La ricerca di spazi in cui lavorare e condividere cercando di risparmiare sulle spese e di socializzare per confrontarsi sulle idee di business è un obiettivo che raggruppa molti creativi e giovani imprenditori. Da questi ambienti sono nate collaborazioni e tantissime startup. Ecco perché aprire un hub è una buona idea. Può essere redditizia per chi vuole permettersi in proprio. Si tratta di offrire uno ufficio condiviso e un servizio dedicato a chi non vuole solo una scrivania, ma la possibilità di incontrare altre menti brillanti.
Sono diffusi in moltissime città del mondo, ma di spazio per gli hub, che si sono sviluppati negli ultimi anni, ce n’è ancora molto. Ciò che bisogna però mettere in atto è l’innovazione, ovvero ci si deve distinguere da quelli esistenti sul territorio per le attività collaterali proposte, per gli spazi e per i servizi proposti. Si devono incontrare le esigenze e le richieste dei potenziali clienti.
L’obiettivo è quello di fare social innovation, ovvero di favorire la nascita di idee e progetti che possano apportare cambiamenti alla società e quindi al mondo. Si intende migliorare la vita delle persone trovando soluzioni innovative. Per raggiungere questo risultato bisogna creare le condizioni giuste. L’incontro tra persone con idee pronte a mettersi in gioco e a confrontarsi con gli altri è la strada da seguire.
L’hub permette tutto questo. Da un lato ci sono tavoli, sedie, computer e strumentazioni che servono alle persone per lavorare e dall’altro lato si creano eventi e iniziative che promuovano la struttura e consentano di radunare giovani imprenditori e professionisti in vari ambiti per fare proposte e trovare modalità di sviluppo unendo gli intenti. Affittare gli spazi e creare connessioni con il territorio sono questi i principali compiti per chi decide di avviare questa attività.
La richiesta è alta e questo significa che ci sono ottime opportunità di guadagno, ma servono alcune caratteristiche personali. Essere dinamici, sapersi relazionare con le persone, essere abili nell’organizzare eventi sono queste le competenze necessarie. Ci vuole anche un capitale iniziale perché bisogna strutturare lo spazio. Si può però fare affidamento alle reti esistenti approfittando delle formule di franchising.
APRIRE UN HUB: IL LOCALE
Se ci sono le capacità e la motivazione, unite a un impegno costante si può aprire un hub. Il primo passo riguarda la scelta del locale. Si tratta di strutturare un ambiente di lavoro e di design collaborativo. L’idea di fondo è di permettere a chi ha bisogno di un ufficio temporaneo per svolgere alcune attività, ma anche di fare un acceleratore d’impresa e un club privato. Si deve quindi avere un immobile con più stanze per suddividere i diversi spazi.
Da un lato ci sono ambienti di coworking, mentre dall’altro servono stanze dove realizzare seminari, proiezioni e quante attività, inclusa la socializzazione, possano portare all’incontro di idee diverse. Molto utile è la presenza di un bar interno. Le persone riescono a interagire meglio di fronte a un caffè o a un aperitivo. Una volta suddivise le stanze si deve pensare agli arredi e alle strumentazioni. Mobilio, scaffali per i libri, computer, televisori, fotocopiatrici e stampanti. Naturalmente il Wi-Fi è essenziale, quindi si deve offrire una connessione veloce e stabile.
Cosa serve? Per operare è opportuno disporre di un’area relax per eventi informali di circa 150 metri quadrati per ospitare una trentina di persone. Si svolgono attività culturali e di creazione di rete. Fanno parte di questa zona il bar e un open space dove mettere divani, tavoli e sedie. Poi serve una sala riunioni che possa accogliere almeno una ventina di persone, quindi ci vogliono almeno 27 metri quadrati.
Il coworking è l’ambiente più grande e deve essere ampio almeno 200 metri quadrati. Vengono ospitati piccoli uffici, scrivanie, ma anche zone per workshop e conferenze. L’affitto può riguardare tutti gli spazi. Se si dispone di aree esterne è una buona idea sfruttarli per la socializzazione e qualche evento. Chiaramente dipende dall’esposizione al rumore. Le startup possono organizzare conferenze e feste per clienti e investitori oppure fare riunioni e lavoro d’ufficio.
I servizi riguardano l’uso delle strumentazioni, la realizzazione di seminari tematici di approfondimento, l’incontro e la presenza di referenti del mondo imprenditoriale e finanziario perché possano entrare in contatto con gli startupper. Questo passaggio potrebbe favorire il supporto economico dei progetti migliori. Insomma, aprire un hub vuol dire aiutare le persone che vogliono proporre innovazione e dare un impulso alla comunità per risolvere alcune delle sue problematiche.
In merito all’offerta destinata ai clienti che prendono in affitto uno spazio per lavorare e frequentano l’hub si deve lavorare a un vero e proprio percorso finalizzato a realizzare gli obiettivi, a velocizzare il tempo per raggiungere il mercato con la propria iniziativa d’impresa e di costruire alleanze che al di fuori della struttura non si riuscirebbero a mettere in piedi. Il cliente può trovare un vero e proprio aiuto per essere instradato.
APRIRE UN HUB: RICAVI
Non è possibile quantificare i ricavi in modo preciso perché ci sono molti fattori che influenzano l’aspetto economico. Con l’aiuto del commercialista si può predisporre un business plan per aprire un hub e compilare un bilancio con costi e potenziali guadagni. Il professionista supporta anche nella parte burocratica, quindi si può beneficiare di un’assistenza indispensabile per lo sviluppo del progetto di avvio dell’impresa.
In ogni modo, a titolo esemplificativo, si possono esaminare le diverse opzioni. Per assicurarsi una continuità nelle entrate e per fidelizzare la clientela è consigliabile attivare dei veri e propri abbonamenti. Si chiede una somma periodica di iscrizione concedendo un certo numero di utilizzo degli spazi e alcuni servizi inclusi. Si propongono varie formule suddividendo prezzi, benefici e periodi.
A seconda di quanto viene proposto per un pacchetto si può arrivare a chiedere una somma annuale compresa tra 200 e 300 euro. Lo si fa per ogni singola iscrizione che può riguardare una persona o eventualmente un’azienda. Ciò significa che si recupera abbastanza facilmente l’investimento iniziale soprattutto perché le iscrizioni mensili e annuali portano entrate immediate.
Aprire un hub permette di ricevere il pagamento di spazi e servizi anticipatamente. Questo consente di affrontare le spese di gestione, come ad esempio utenze, manutenzione, salari dei collaboratori o affitto dei locali con più sicurezza. Prima di stabilire i prezzi è bene verificare le tariffe della concorrenza per non essere fuori mercato. Non si deve per forza applicare un prezzo più basso perché si possono differenziare le offerte e innovare i servizi.
APRIRE UN HUB: LA BUROCRAZIA
Come accade per ogni tipologia di impresa anche aprire un hub richiede di rispettare le norme e quindi di seguire uno specifico iter burocratico. Non c’è nulla di complicato ma il commercialista può disbrigare le pratiche velocizzando i tempi ed eliminando il rischio di commettere errori. Si inizia con l’apertura della partita Iva e poi si effettua l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio.
Quindi si trasmette la Dichiarazione di Inizio Attività al Comune che avvisa i Vigili del Fuoco per l’ispezione dei locali al fine di verificare il rispetto delle norme di sicurezza antincendio. Se non ci sono elementi ostativi viene rilasciata una certificazione che consente di aprire la struttura al pubblico. Nel caso si apra un bar e vengano somministrati cibi e bevande bisogna ottenere anche la certificazione da parte dell’Azienda Sanitaria Locale che viene consegnata dopo l’ispezione relativa alle norme igienico-sanitarie.
Inoltre il responsabile del bar deve essere in possesso di un titolo di studio o una qualifica nel settore nonché un’esperienza biennale nella ristorazione maturata negli ultimi cinque anni. Deve avere l’attestato HACCP sull’igiene alimentare. Per avere tale documento si deve frequentare un apposito corso e superare l’esame finale. Vale però la pena attivare il punto di ristoro che consente di aumentare il fatturato.
FAQ: le risposte alle tue domande
1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?
Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.
2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?
Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.
3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?
Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.
4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?
Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.
5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?
Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.
6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?
Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.
7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?
Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.
8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?
Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.

