Il Veneto è una delle regioni di maggiore interesse per i turisti provenienti da tutto il mondo, non solo per Venezia. Grazie alle numerose attrazioni, alla promozione mirata realizzata da istituzioni e enti privati, nonché alle tante esposizioni artistiche e culturali hanno portato ad un grande incremento del numero di visitatori. Aprire un affittacamere in Veneto rappresenta quindi una buona opportunità di guadagno. Naturalmente bisogna lavorare con impegno e seguire le regole.
Le norme sono infatti il primo elemento da considerare per avviare l’attività. Intanto per definire esattamente la tipologia di struttura. Infatti le normative indicano le caratteristiche da rispettare per ogni tipo di ospitalità. L’affittacamere è una struttura che non supera le sei camere collocate in uno o al massimo due appartamenti nel medesimo stabile. Le stanze e le parti comuni devono essere ammobiliate. Sono queste le caratteristiche che deve avere la struttura.
Non esistono classificazioni ufficiali, ma sono le Regioni a fornire, attraverso le loro leggi, i requisiti minimi per poter esercitare l’attività. In questo è opportuno fare riferimento alle regole del Veneto. Va precisato che si prevede di includere nel prezzo di affitto dei locali le spese di pulizia, di fornitura dell’energia elettrica e del cambio della biancheria. Sebbene in generale tale attività sia assimilabile a quella del B&B, ci sono alcune differenze, disciplinate dai regolamenti regionali.
L’affittacamere può essere definito locanda se in abbinamento alle stanze viene fornito un servizio di ristorazione, con un locale posto nel medesimo edificio. In ogni modo quando si stabilisce cosa si vuole fare e, con l’aiuto di un commercialista, si individua la normativa di riferimento, così da inquadrare i requisiti da rispettare. Si può così redigere un business plan con un bilancio dettagliato e si predispone la documentazione necessaria per poter avviare l’attività.
Il professionista mette a disposizione la propria esperienza per consigliare e per aiutare l’imprenditore in tutte le fasi della creazione dell’attività, non solo in ambito fiscale, ma anche in termini normativi e burocratici. Così si possono evitare errori che potrebbero allungare i tempi iniziali o addirittura precludere l’inizio del lavoro come affittacamere. Il cliente può così concentrarsi sull’operatività mentre l’esperto disbriga le pratiche.
APRIRE UN AFFITTACAMERE IN VENETO: REQUISITI NORMATIVI
Aprire un affittacamere in Veneto è certo un’occasione per riuscire ad arrotondare il bilancio familiare, aumentando le entrate. Bisogna mettere a disposizione la propria dimora, ovviamente alcune stanze o anche solamente una. Non è un’attività imprenditoriale, quindi non viene richiesta l’apertura di una partita Iva, ma ciò dipende anche dall’ammontare del reddito. Anche su questo aspetto è bene fare i conti e chiedere consigli al commercialista sulla normativa vigente all’atto dell’avvio dell’attività.
La legge a cui ci si deve riferire è quella regionale, quindi rientra tra le competenze della Regione Veneto definire con esattezza dimensioni, servizi e caratteristiche specifiche della struttura. Ad esempio si può prevedere la colazione servita a letto, ma non una sala colazioni, a meno che non sia una locanda con ristorante annesso. A svolgere il lavoro devono essere privati che si avvalgono della collaborazione familiare. Questo significa che non deve essere un’impresa con dipendenti.
Inoltre chi si occupa della struttura deve risiedervi all’interno, assicurando così la sua presenza per l’eventuale assistenza ai clienti. Non si può lavorare in maniera professionale in questo ambito, ma piuttosto operare saltuariamente. Tuttavia l’apertura al pubblico non può essere inferiore a 3 mesi all’anno. Tra le altre regole da conoscere per aprire un affittacamere spicca l’ora per il check out, che non può essere fissata prima delle ore 10,00.
Per quanto riguarda la colazione, se servita come indicato, deve essere composta con prodotti interamente confezionati. Non ci può essere alcuna manipolazione da parte della famiglia che gestisce la struttura. La Regione Veneto, a differenza di altri territori, fissa il limite massimo di camere da mettere a disposizione degli affittuari a 3. Ciascuna di queste con un massimo di quattro posti letto. Ci si deve attenere a questi limiti per poter essere autorizzati a operare.
APRIRE UN AFFITTACAMERE IN VENETO: ADEMPIMENTI BUROCRATICI
Per adempiere alle richieste della legge bisogna sapere con esattezza quali sono i requisiti previsti per la struttura, ma anche quali sono i passi da compiere. Aprire un affittacamere in Veneto è abbastanza semplice, soprattutto perché non si deve seguire l’iter per l’avvio di aziende, ciò comporta tempi abbastanza rapidi e l’eliminazione di oneri solitamente previsti per le attività commerciali.
Non si deve fare alcun cambio sulla destinazione d’uso dei locali, ma vanno comunque rispettate le norme igieniche ed edilizie applicabili agli immobili di uso abitativo. Va presentata la SCIA per comunicare l’inizio di attività al Comune in cui si risiede e quindi in cui si trova la struttura. In allegato a tale documento ci vuole la dichiarazione di agibilità firmata da un tecnico abilitato, insieme ovviamente alla planimetria dell’immobile.
Come fare quindi per aprire un affittacamere in Veneto? Il primo passo da compiere per poter operare è quello di chiedere alla Regione la classificazione dell’abitazione da adibire a struttura ricettiva, secondo le indicazioni fornite. Per fare questo ci si rivolge all’URP o all’assessorato al Turismo per ottenere la modulistica da compilare. Il commercialista può occuparsi di reperire e aiutare a predisporre la documentazione necessaria.
La Regione, una volta acquisiti ed esaminati i dati forniti provvede all’attribuzione dei “leoni”, dal simbolo regionale. A eseguire l’operazione è solitamente l’amministrazione provinciale che classifica affittacamere e B&B in generale da due a cinque leoni. La differenza è data di servizi forniti. Tale sistema segue quello delle stelle per gli hotel. Non basta tuttavia compilare il modulo, perché vanno trasmessi agli uffici provinciali competenti alcuni documenti.
La classificazione viene effettuata dopo un’attenta verifica. Quindi un tecnico, ovvero un geometra, un ingegnere oppure un architetto, deve preparare la seguente documentazione, i cui moduli sono forniti dalla Provincia: allegato A della ”domanda di classificazione di strutture ricettive complementari”; allegato B ”asseverazione tecnica di strutture ricettive complementari”. Una volta completata la redazione della modulistica si deve inviare il tutto per via telematica, come da indicazioni riportate sui moduli.
L’amministrazione provinciale invia una risposta entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta e quindi comunica l’esito. A quel punto si presenta la comunicazione al Comune perché possa istruire la pratica. Solamente dopo questo passaggio si può avviare l’attività di affittacamere in Veneto. Le leggi di riferimento si trova nella DGR 419 del 31 marzo 2015, in particolare negli allegati A ed E del BUR 73 del 24 luglio 2015.
APRIRE UN AFFITTACAMERE IN VENETO: LA TASSAZIONE
Aprire un affittacamere in Veneto porta un reddito, ovvero un guadagno che va tassato come prevede la legge fiscale. Non serve la partita Iva, come già precisato, ma bisogna considerare la natura commerciale dell’attività svolta. Si tratta di un’operazione non imprenditoriale, quindi la tassazione applicata rientra nella normativa che regola i redditi fondiari. L’imposta da pagare si calcola basandosi sulla rendita catastale dell’immobile.
La Regione Veneto prevede che si eserciti all’interno della propria abitazione e si svolga l’attività saltuariamente, quindi si esclude la possibilità di avere uno scopo commerciale. Non si rientra così negli scaglioni dell’IRPEF. Va però fatto un conto dell’entità del reddito generato, perché se si superano i 5 mila euro annui bisogna disporre di partita Iva. Sarà a questo punto il commercialista a fornire un supporto per individuare la formula migliore.
Se si vuole intraprendere questa attività come lavoro vero e proprio, si devono aggiungere alcuni servizi a quelli minimi offerti agli ospiti. Eventualmente si possono prendere in considerazione altre classificazione all’interno della legge regionale. Si dovrà quindi aprire una partita Iva e avere una vera e propria impresa. La tassazione sarà così assimilabile a quella delle normali strutture ricettive. Si rilasceranno fatture applicando però l’Iva al 10%, come indicato dalla normativa fiscale in materia di turismo. Risulta molto importante preparare un business plan prima di iniziare l’attività.
FAQ: le risposte alle tue domande
1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?
Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.
2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?
Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.
3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?
Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.
4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?
Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.
5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?
Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.
6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?
Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.
7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?
Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.
8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?
Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.

