Aprire un duty free

Viaggiatori e turisti sono in aumento, quindi gli aeroporti registrano una forte crescita anno dopo anno. I passeggeri costituiscono un vero business non solo per compagnie aeree e scali, ma anche per i negozi nelle aerostazioni. Ecco perché aprire un duty free rappresenta una grande opportunità di guadagno per chi decide di intraprendere un’attività in proprio. La caratteristica di questo tipo di punti vendita che attira una vasta clientela sono i prezzi.

Infatti grazie a una speciale politica fiscale si possono trovare oggetti di grandi marche a costi davvero molto contenuti. Si vende al dettaglio senza dover applicare le imposte locali sulla merce proposta alla clientela. Sebbene i duty free possano sorgere in particolari situazioni, la maggior parte è all’interno degli aeroporti. La clientela ha l’opportunità di entrare in un ambiente ricercato e sofisticato.

L’aerostazione porta ad avere un contatto diretto con i viaggiatori, che sono le persone giuste da raggiungere per vendere una grande varietà di prodotti. Perché sono i clienti ideali? Hanno del tempo da trascorrere prima dell’imbarco e hanno una certa disponibilità a spendere. Le ragioni di un acquisto sono molte, in particolare per questa tipologia di acquirenti. Hanno dimenticato a casa qualcosa che serve per il viaggio, devono comprare un regalo da portare a destinazione, cercano qualcosa che li aiuti ad affrontare il viaggio, come un libro da leggere, uno snack da assaggiare e tanto altro.

I capi di abbigliamento sono tra i beni più apprezzati. Non si tratta solo di una necessità, ma della possibilità di avere un abito o un accessorio di lusso a un costo inferiore rispetto a quello praticato da altri negozi. Tra i prodotti più gettonati figurano inoltre profumi, liquori e cravatte. Questi oggetti costituiscono tra il 15% e il 30% del fatturato. L’ambito dei duty free rappresenta un settore economico in ottime condizioni.

Perché si possono applicare regole fiscali vantaggiosi? La merce esposta sugli scaffali è presente nel negozio dell’aeroporto, ma tecnicamente non entra nel Paese. Questo significa che non possono essere applicati i dazi. Inoltre per arrivare al punto vendita i prodotti non passano dalle mani dei distributori nazionali e si risparmia sul ricarico da operare per poter sostenere le spese legate al loro servizio.

Va però precisato che ci sono anche costi extra. Infatti gli operatori dei duty free devono corrispondere all’aeroporto in cui si trovano delle commissioni che possono raggiungere una somma di tre volte superiore a quella dei dazi. Per le società che gestiscono gli scali tali entrate possono costituire fino al 50% degli introiti. Chiaramente questo incide sul prezzo al dettaglio praticato. Si riduce il beneficio per i consumatori e si innalza la spesa per i negozianti. In ogni modo l’attività è conveniente.

APRIRE UN DUTY FREE: LA BUROCRAZIA

Un commercialista aiuta l’imprenditore a redigere un business plan e a disbrigare le pratiche burocratiche. Il titolare dell’attività si può concentrare sul lavoro, i tempi si velocizzano e i rischi di errore vengono eliminati. Quindi è opportuno rivolgersi a un professionista per aprire un duty free. La procedura da seguire non differisce rispetto a quella per una qualsiasi azienda. Si deve possedere la partita Iva e iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio.

A livello fiscale si fattura la vendita dei prodotti senza dover applicare e pagare le imposte statali. Questo riduce i costi di distribuzione e gli oneri. Vanno però messe in conto le pratiche per la concessione. A differenza dell’avvio di un normale negozio sul territorio italiano si deve chiedere e ottenere una concessione. Vi è quindi una spesa da sostenere che varia da caso a caso e soprattutto da uno scalo a un altro.

Non si deve semplicemente presentare un’istanza, ma bisogna partecipare a una gara d’appalto producendo documentazione e garanzie richieste. Una volta ottenuto l’atto si può contare su una durata compresa tra i 5 e i 7 anni. L’aeroporto determina una franchigia minima e l’operatore vince proponendo il rialzo maggiore. Insomma chi offre commissioni più elevate si aggiudica lo spazio.

A contribuire per la formazione della valutazione dell’offera ci sono stime sul traffico aereo, la tipologia di passeggeri e l’importanza dello scalo. Aprire un duty free vuol dire aggiudicarsi una grande opportunità di guadagno, per questa ragione bisogna conquistarsi lo spazio. Naturalmente le spese per la concessione e per le commissioni determineranno il ricarico sui prodotti da vendere. A seconda dei Paesi le differenze possono essere notevoli.

In alcuni aeroporti si offrono riduzioni sulle spese agli operatori in modo che possano mantenere più bassi i prezzi e attirare più clienti. Aumentando la quantità venduta crescono i profitti, quindi si tratta di una scelta strategica che conviene sia al gestore dello scalo sia al venditore. Ne beneficia comunque anche il pubblico che spende meno per acquistare un oggetto.

APRIRE UN DUTY FREE: IL FRANCHISING

Può risultare complesso agire in modo indipendente con il sistema aeroportuale, per questa ragione si può aprire un duty free aderendo a una catena che offre il franchising. C’è una commissione da corrispondere anche all’azienda a cui ci si affilia, ma ci sono più opportunità di successo e si riceve un supporto concreto per affrontare i diversi passaggi e per avviare l’attività.

Gli operatori più importanti sono multinazionali che lavorano all’interno degli aeroporti. Il primo duty free è stato aperto in Irlanda, a Shannon, nel 1947. All’epoca si trattava di un singolo negozio, mentre oggi le aziende del settore hanno dimensioni molto grandi e contano numerosi punti vendita sparsi per i cinque continenti. Al momento attuale la metà delle attività di questo tipo vengono gestite da 5 o 6 aziende.

Il punto di forza delle multinazionali è di poter offrire commissioni più alte agli aeroporti per vincere la maggior parte delle gare d’appalto. Affiliandosi a tali aziende e lavorando per loro si riesce ad avere successo più velocemente. Inoltre lo sfruttamento del marchio si presenta come una garanzia di professionalità ed esperienza di fronte alle società aeroportuali che gestiscono gli spazi da affidare ai negozi.

Quali sono le maggiori aziende del settore? Si può aprire un duty free con DFS Group Ltd, una divisione del gruppo LVMH. L’impresa detiene 150 punti vendita in giro per il mondo e ha la sua sede a San Francisco. Con il suo quartier generale a Ginevra, Nuance è attivo soprattutto in Europa, Stati Uniti e Australia. Oltre ai punti vendita negli scali si occupa di vendita a bordo grazie all’accordo con oltre 20 linee.

La tedesca Heinemann è invece specializzata nella commercializzazione di prodotti alimentari e tabacchi. I duty free con il suo marchio si trovano in Europa e Stati Uniti. Un’altra azienda particolarmente forte sul mercato è Lotte duty-free, che ha una rete di punti vendita nei centri cittadini. La consegna, però, avviene a bordo dell’aereo. A livello mondiale è la rete di negozi che fa capo a Dufry, presente in porti e aeroporti. Infine c’è Dubai airport, il duty free più grande al mondo che fattura 45 milioni di euro all’anno ma è presente solamente all’aeroporto di Dubai.

aprire un duty free

APRIRE UN DUTY FREE: I COSTI

Per valutare i contratti di franchising e trovare la strada più adatta è bene rivolgersi al commercialista. In ogni modo ciò che interessa di più chi intende aprire un duty free sono i costi. Naturalmente quelli che seguono sono dati indicativi, ma il budget specifico va calcolato sul caso specifico, tenendo conto delle diverse variabili. L’allestimento dello spazio destinato alla vendita richiede una spesa che varia tra i 1.000 e i 5.000 euro al metro quadro.

Le utenze invece vanno pagate in relazione alla dimensione. Se il negozio è di 50 metri quadri si spendono circa 5.000 euro all’anno. A fronte di tale spesa ci sono i ricavi. Quali sono i guadagni? Il margine si aggira sul 10% al netto di tutte le spese. Va però specificato che generalmente varia da prodotto a prodotto. Se si vendono telefoni mobili si ha un costo, tra merce e contabilità, che si aggira sui 300 mila euro all’anno, ma il fatturato può raggiungere i 500.000 euro.

Si riesce così a ricavare una percentuale maggiore. Il budget con uscite e potenziali entrate deve essere predisposto al momento in cui si pianifica l’attività. Peraltro il documento va presentato all’aeroporto per partecipare al bando, insieme a tutta la documentazione che attesta i dati economici e l’operatività al fine di calcolare l’ammontare della commissione.

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.