aprire un bar

APRIRE UN BAR: I REQUISITI PROFESSIONALI

Il bar è un’attività che, se gestita correttamente, può essere molto vantaggiosa e può anche dare moltissime soddisfazioni. Di seguito saranno fornite informazioni utili per chi vuole sapere come aprire un bar.

Innanzitutto, il primo passo da compiere è quello di verificare di essere in possesso di tutti i requisiti professionali necessari per aprire un’attività del genere. In questo caso, infatti, si dovrà essere in possesso di un’autorizzazione che vi permetta di somministrare cibi e bevande. Questa è rilasciata ai maggiorenni che abbiano assolto gli obblighi scolastici obbligatori, quindi abbiano finito almeno le scuole medie, e non siano mai stati titolari di un’azienda poi dichiarata fallita.

Essendo in possesso di tutti i requisiti, è necessario superare un esame molto semplice col quale ottenere l’autorizzazione richiesta per aprire. L’ammissione all’esame avviene in automatico per tutti coloro i quali abbiano frequentato la scuola alberghiera, istituti professionali o corsi universitari, così come per coloro che abbiano lavorato nell’ultimo quinquennio in una struttura di ristorazione o turistica per almeno due anni.

Se non si rientra tra queste categorie, è obbligatorio frequentare dei corsi denominati con la sigla SAB. Questi hanno una durata che varia dalle 60 alle 100 ore ed un costo compreso tra i 450 € e i 600 €. Tempi e costi sono però soggetti a variazione a seconda della regione in cui si ha intenzione di frequentarli. Per informazioni utili e per conoscere le strutture presso le quali poter seguire questi corsi, è consigliabile rivolgersi alla Camera di commercio, oppure alla Confcommercio o alla Confesercenti.

Superato l’esame si avrà il permesso di aprire un bar e in generale qualsiasi attività ristorativa. Prima di fare i passi successivi, però, è preferibile visitare tante strutture diverse e farsi un’idea dell’attività che si vuole aprire. Si deve considerare che oggi in Italia esistono moltissimi bar. Per farsi largo tra la concorrenza è necessario avere un’idea ben chiara e precisa di quello che si vuole offrire al cliente e del modo in cui ci si vuole far riconoscere univocamente da tutti loro.

BUSINESS PLAN E VALUTAZIONE DEI COSTI

Le informazioni da sapere su come aprire un bar sono molte. Un passo importante da compiere consiste nella realizzazione del cosiddetto business plan, per il quale è consigliabile essere coadiuvati da un esperto del settore.

Il business plan è la pianificazione dettagliata dell’attività che avete intenzione di aprire, che comprende un’attenta analisi dei costi che si andranno a sostenere e una valutazione dei locali necessari per il bar che si ha in mente. Partendo dalla location, è indispensabile capire se è più conveniente acquistare un locale oppure affittarlo. Entrambe le soluzioni comportano un esborso, che può essere solo iniziale oppure a rate mensili, ma la differenza tra le due consiste nel rischio che si vuole assumere e nella durata del vostro progetto.

Se avete intenzione di aprire un bar in un locale inizialmente piccolo, avviare l’attività e successivamente ampliarla, è consigliabile valutare la soluzione dell’affitto. Acquistando un locale, invece, si avrà maggiore autonomia nella gestione degli spazi e nella possibilità di effettuare modifiche e ristrutturazioni. Ma l’acquisto richiede un’ingente somma di denaro e spesso anche la necessità di richiedere un finanziamento in banca. In quest’ultimo caso, è indispensabile informarsi circa la possibilità di ottenere un finanziamento a tasso agevolato oppure a fondo perduto, stimando anticipatamente i costi da sostenere ciascun mese per rientrare nel debito contratto con le banche. Inoltre, quando si sceglie una location, è importante che questa disponga delle licenze e dei requisiti necessari per aprire un bar.

Per indicazioni su come aprire un bar, è necessario avvalersi di persone esperte in materia, ma è anche fondamentale avere una conoscenza ampliata di tutti i requisiti richiesti. Innanzitutto, è fondamentale che il locale abbia una destinazione d’uso di tipo commerciale. Inoltre, è importante che siano rispettati i requisiti urbanistici e strutturali. Tra questi, sono inclusi spazi sufficientemente ampi, pareti facilmente lavabili e disinfettabili e locali aerati naturalmente oppure artificialmente.

Si ricorda che l’apertura di un bar comporta la SCIA, modulo di autocertificazione che attesta l’inizio dell’attività. Mediante essa, si andranno a certificare i requisiti professionali richiesti. Inoltre, si indicherà la posizione del locale e la presenza o meno di eventuali parcheggi, necessari se la metratura è superiore ai 25 metri quadri. Infine, si certifica l’aspetto acustico, per il quale è necessario l’ausilio di un tecnico competente e specializzato.

Per quanto riguarda l’uso di una cucina all’interno del locale, ci sono alcune cose importanti che bisogna sapere. Non è necessario possedere una licenza particolare per poter servire piatti cucinati o interi pasti, ma è indispensabile soddisfare i requisiti igienici previsti per legge. Per usufruire di una cucina, sarà richiesta una zona adibita a tale scopo, sufficientemente arieggiata e dotata di canna fumaria certificata che consenta l’eliminazione dei fumi di cottura. Inoltre, è necessario acquistare elettrodomestici e prodotti professionali in acciaio e dotati di specifici requisiti per la sicurezza. Per quanto riguarda i costi, si capisce che una cucina ad uso professionale può arrivare anche a 15000 €. Di conseguenza, è necessario capire in fase di progettazione quel che si vuole realizzare, valutando anticipatamente costi e benefici di ogni soluzione.

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NORMATIVE CHE REGOLAMENTANO COME APRIRE UN BAR

Le normative richieste per come aprire un bar sono tantissime. Per poter allestire degli spazi all’esterno è necessario possedere l’autorizzazione ad occupare il suolo pubblico, pagando al Comune la rispettiva tassa di occupazione. La difficoltà nel creare verande esterne varia a seconda della città e della zona. In ogni caso, è consigliabile richiedere consulenza ad uno studio tecnico per redigere una valutazione dell’impatto ambientale, strutturale ed urbanistico del progetto.

Per quanto riguarda la possibilità di fare musica dal vivo ed organizzare serate musicali è richiesto il pagamento della SIAE, la tassa obbligatoria per chi vuole diffondere musica, pena il pagamento di multe anche piuttosto salate. L’imposta SIAE verrà versata annualmente oppure periodicamente, e la quota varia a seconda del modo in cui verrà diffusa musica all’interno del locale.

Un altro aspetto da considerare è l’eventuale coinvolgimento di familiari nel lavoro e nella gestione del bar. Bisogna sapere che il familiare può contribuire a titolo gratuito in un’azienda in cui il membro familiare risulti essere l’imprenditore, a patto che esso sia il coniuge, parenti entro il terzo grado o figli. Qualora il familiare sia anche un lavoratore dipendente e stipendiato, la normativa è la stessa dei collaboratori.

All’apertura del bar, è altresì importante allestire un’insegna che identifichi immediatamente il locale. Per insegne superiori ai 5 metri quadri, si dovrà pagare una tassa comunale, calcolata in base alla superficie totale e alla luminosità dei caratteri. Non sono soggette a tassazione le scritte generiche ‘bar’ e nemmeno i riferimenti alla marca di caffè servita.

Ma veniamo adesso alla parte più importante da conoscere su come aprire un bar. Per gestirlo correttamente è fondamentale conoscere le normative fiscali che regolamentano l’attività, come l’IVA. E’ una tassa che paga soltanto il cliente finale e che varia. Per prodotti somministrati in chioschi ammonta al 22%, mentre per bevande e cibi somministrati in bar si può usufruire dell’iva a tasso agevolato del 4% o del 10%. Nel momento in cui si calcola il prezzo di listino dei prodotti, dunque, è necessario considerare il costo d’acquisto ed anche l’Iva. Inoltre, è importante capire come rifornirsi per la spesa dei prodotti. Esistono tre soluzioni.

La prima consiste nell’acquistare direttamente dai fornitori; si consideri che spesso questi permettono di dilazionare i pagamenti anche di 90 giorni.

La seconda soluzione consiste nel rivolgersi a supermercati denominati cash & carry e rivolti esclusivamente a chi possiede la partita iva, che propongono sempre offerte vantaggiose.

La terza soluzione consiste nel rivolgersi a produttori locali, come contadini, fattorie e vinaie. In ogni caso, è necessario conoscere con precisione ciò che si ha intenzione di acquistare.

Infine, per aprire un bar, è necessario fare tanto marketing: ciò significare farsi conoscere e attirare clientela attraverso campagne pubblicitarie. Questo è possibile anche mediante l’apertura di un sito web o di pagine social, ma soprattutto offrendo la possibilità ai clienti di usufruire di offerte e promozioni.

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.