In Italia il numero di poveri è molto alto e per questo sono necessari servizi in grado di dare assistenza e un aiuto concreto. Tra i principali ambiti in cu è doveroso operare c’è quello dell’alimentazione. Aprire una mensa sociale permette di contribuire a supportare una comunità prendendosi cura di chi ha più bisogno. Sebbene si tratti di un lavoro solitamente svolto dal volontariato, si può decidere di trasformare la struttura in un’attività imprenditoriale.
Va fatto un business plan per studiare l’offerta presente e le necessità e per stabilire le azioni da intraprendere. Si può avere un ritorno sotto forma di stipendio, ma ci vogliono grandi abilità gestionali e di reperimento fondi. Per questo ci si deve rivolgere ai partner più adatti a supportare una struttura impegnata in questo ambito.
Vanno affrontati anche i passaggi burocratici, quindi l’aiuto di un commercialista è essenziale per poter seguire le pratiche, velocizzando i tempi ed evitando gli errori che potrebbero pregiudicare il regolare svolgimento dell’attività. Il professionista si occuperà direttamente della predisposizione e della trasmissione della documentazione, inoltre darà una mano a redigere il business plan e a tenere la contabilità.
Per il successo della mensa, bisogna pensare di collaborare con finanziatori, ma anche con supermercati che forniscano prodotti vicini alla scadenza per soddisfare i bisogni degli utenti. Ci sono aziende alimentare che possono donare prodotti e sfruttare la pubblicità attraverso azioni di responsabilità sociale. Da un lato è importante raccogliere finanziamenti e donazioni, mentre dall’altro è doveroso contenere i costi accettando regali in natura. Infine servono volontari per preparare i pasti e servirli.
Nulla deve essere lasciato al caso e si deve essere determinati. Ci vogliono volontà, spirito di sacrificio e capacità imprenditoriali. Perché pur trattandosi di un lavoro sociale, l’attività deve portare un profitto. Chiaramente si deve anche individuare con cura la zona in cui operare per non entrare in concorrenza con altre realtà simili. Si deve sempre optare per la collaborazione e mai per la competizione.
APRIRE UNA MENSA SOCIALE: I PRIMI PASSI
Aprire una mensa sociale, se si creano le giuste connessioni, può essere una scelta redditizia. Non mancano certo i poveri da servire, ma loro non pagano, per questo si deve lavorare molto sui finanziatori pubblici o privati che siano. Avere donatori è essenziali, ma sarà più facile ottenere cibo, mentre con la complicità della crisi sarà più difficoltoso ricevere denaro. A tal proposito si possono avviare molte iniziative.
Dalle raccolte benefiche alla partecipazione a bandi, da accordi di sponsorizzazione a eventi a pagamento destinati a potenziali finanziatori. Sono questi alcuni esempi di come si possono reperire risorse economiche. Si potrà anche pensare di affittare il salone della mensa per organizzare riunioni o altre attività. Ovviamente in orari diversi da quelli destinati al servizio per i poveri.
Per poter fare tutto ciò ci vuole una struttura. Quindi si inizia con pochi e semplici passi dedicati alla location. Si deve porre particolare attenzione a ogni dettaglio per aprire una mensa sociale, quindi è opportuno fare un passo alla volta assicurandosi che sia fatto nel modo giusto. Ecco i primi elementi di cui occuparsi:
- scelta del posto perché sia facilmente raggiungibile dai destinatari del servizio;
- arredamento del locale con semplicità e praticità per permettere di svolgere il servizio nel modo migliore;
- disporre di materie prime buone;
- avere una cucina adeguatamente attrezzata;
- cercare volontari;
- predisporre la documentazione burocratica;
- promuovere il servizio per farne conoscere la presenza, focalizzandosi sull’inclusione dei nominativi e dei loghi dei principali sponsor in cambio dei doni o dei finanziamenti ricevuti.
Ogni aspetto va curato con scrupolo. Il locale deve essere in una zona tranquilla, dove non si arreca disturbo a nessuno, ma soprattutto dove gli utenti possono arrivare semplicemente, soprattutto perché non hanno mezzi. Può essere in una zona periferica della città oppure vicino al centro. Va tenuto conto che cambiano i prezzi di locazione.
APRIRE UNA MENSA SOCIALE: BUROCRAZIA
Indipendentemente dal fatto che sia un’attività utile alla comunità, per aprire una mensa sociale bisogna seguire la medesima procedura di una qualsiasi impresa commerciale, specialmente a livello burocratico. Se si preferisce creare un’associazione si possono avere agevolazioni, ma è meglio verificare l’ipotesi con il commercialista per poter valutare la convenienza o meno.
Oltre all’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate e dell’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio va presentata la Dichiarazione di Inizio Attività al Comune. L’ente poi provvede a inoltrare ai Vigili del Fuoco e all’Azienda Sanitaria Locale la documentazione. I loro ispettori verificheranno che il locale rispetti le norme antincendio e igienico-sanitarie.
Il cuoco, volontario o dipendente, deve essere in possesso di un diploma di scuola alberghiera o di una qualifica nel settore della ristorazione e di aver maturato nello stesso ambito un’esperienza di almeno due anni negli ultimi cinque. Va conseguito o rinnovato il certificato HACCP sull’igiene alimentare. Si frequenta un corso e si supera l’esame finale. Questi sono i requisiti necessari per aprire una mensa sociale.
La somministrazione di cibi e bevande prevede il rispetto della legge a tutela delle persone che ne usufruiscono. Per questo è basilare seguire le indicazioni fornite dalle norme. Ogni locale deve essere realizzato secondo quanto previsto dalle regole di sicurezza e igiene. Possono sempre essere effettuate ispezioni a sorpresa, quindi meglio provvedere a mantenere gli ambienti come prescritto. Se si impiegano dipendenti vanno aperte posizioni Inps e Inail, mentre i volontari vanno coperti da polizza assicurativa.
APRIRE UNA MENSA SOCIALE: SPESE E FINANZIAMENTI
Per aprire una mensa sociale ci vuole un discreto capitale così da poter strutturare il locale e avviare le prime attività. Le spese sono molte e quantificabili solamente esaminando il caso specifico, tuttavia si possono elencare i principali costi da affrontare per compilare il bilancio a cui verranno aggiunte le cifre da chi intende creare la mensa. Ci sono l’affitto o l’acquisto dei locali, l’allestimento della cucina con arredamento e strumenti da lavoro, e quello della sala, le eventuali retribuzioni del personale, le materie prime, la campagna pubblicitaria, le utenze, le imposte e le tasse.
Parte di questi costi possono essere tagliati reperendo arredi usati ma in buono stato oppure chiedendo donazioni a privati o aziende. Se comunque non si dispone del denaro necessario, si può ricorrere ai finanziamenti. Vista la finalità benefica si può partecipare a bandi per ottenere denaro a fondo perduto. Ci sono opportunità messe a disposizione dagli enti pubblici e vanno verificati al momento dell’apertura.
Impegnarsi per chiedere un prestito a un’istituto di credito consente di affrontare l’investimento iniziale, tuttavia non è la strada consigliata perché prima di poter rientrare potrebbe essere necessario un po’ di tempo e ci sono dei rischi. Molto dipende dalla capacità di attrarre donazioni soprattutto in denaro per pagare stipendi a titolare e dipendenti, qualora ce ne siano.
Per i locali si può chiedere alle istituzioni di concedere a titolo gratuito o con canone agevolato un locale che possa essere utilizzato per la mensa sociale. Limitare le uscite è utile, così si riesce ad accorciare i tempi di rientro. Poi a seconda dell’andamento e dei finanziamenti rintracciati, si può sempre ingrandire la struttura e ampliare i servizi offerti ai poveri della zona, collaborando anche con altre realtà.
Va considerato il crowdfunding. Ci sono molte piattaforme online che aiutano gli interessati a creare e diffondere campagne destinate a raggiungere piccoli e grandi benefattori che vogliono donare un contributo alla causa. Per convincere le persone possono essere distribuiti gadget da realizzare utilizzando una piccola parte dei fondi raccolti. Questa modalità è piuttosto efficace.
FAQ: le risposte alle tue domande
1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?
Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.
2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?
Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.
3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?
Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.
4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?
Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.
5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?
Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.
6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?
Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.
7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?
Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.
8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?
Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.

