Tasse e Crypto: differenze tra persone fisiche e imprese

TASSE CRYPTO

COSA DEVI SAPERE SE INVESTI IN CRYPTO? QUALI SONO LE TASSE PREVISTE PER LE PERSONE FISICHE E LE IMPRESE?

 

In Italia, nonostante l’utilizzo diffuso che ha raggiunto la cripto moneta, la normativa fiscale regolante questo ambito appare tutt’oggi lacunosa. Difatti, non vi è contezza di una disciplina certa ed univoca che permetta di comprendere (una volta e per tutte) quali siano le tasse da pagare in caso di investimenti in crypto sia per quanto riguarda le persone fisiche che le imprese.

Dunque, in questo articolo scopriremo insieme:

  • Le tasse da pagare per la persona fisica che investe in Crypto
  • La disciplina Crypto prevista per le imprese
  • Come contabilizzare in bilancio le Crypto

 

TASSE E CRYPTO: COSA PREVEDE LA DISCIPLINA ITALIANA?

Nel caso specifico degli investitori privati, la disciplina fiscale a cui fare riferimento è quella stabilita dall’art.67 comma 1 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sul Reddito) la quale, assimilando le crypto monete alle valute estere, specifica che l’imposta pari al 26% deve riguardare:

  • ogni guadagno prodotto dalla loro compravendita,
  • tutte le conversione di crypto in euro o altra moneta fiat,
  • eventuali acquisti di beni e servizi effettuati con l’utilizzo di monete virtuali.

Attenzione! Ai sensi dell’articolo prima citato, la tassazione si ha solo nel caso in cui la giacenza delle valute complessivamente detenute nei depositi e nei conti correnti sia superiore a 51.645 € circa, per almeno 7 giorni consecutivi

COME FUNZIONA LA TASSAZIONE CRYPTO PER LE IMPRESE?

Purtroppo, è importante anticipare fin da subito che se le lacune sono tutt’oggi presenti per le persone fisiche, per le imprese la situazione non cambia, anzi!

Dunque, la disciplina fiscale da applicare alle società sarà la medesima?

La risposta non può che essere negativa.

Difatti, se nel caso dei contribuenti privati l’articolo di riferimento è il 67 comma 1 TUIR, nel caso di imprese dovranno trovare lettura gli artt. 6 e 81 del medesimo testo, secondo i quali i redditi delle società, di persone commerciali (esclusa la società semplice), delle società di capitali e degli enti commerciali, da qualunque fonte provengano, sono sempre considerati redditi d’impresa, assorbendo qualsiasi altra categoria reddituale in coerenza con il principio dell’onnicomprensività (in vis attractiva del reddito d’impresa).

La disciplina inerente la detenzione e la gestione delle crypto prevista per i contribuenti privati non può, dunque, trovare spazio anche per le società – e ciò lo capiamo anche dal fatto che le società in nome collettivo e le società di capitali sono esonerati dall’obbligo di presentazione del quadro RW. Di conseguenza, sarebbe corretto assoggettare a tassazione IRES e IRAP tutte le plusvalenze maturate durante l’arco di un anno d’imposta, derivanti dall’investimento in valuta virtuale effettuato dalla persona giuridica.  Il tutto, ovviamente, prescindendo dalla soglia media annua raggiunta durante l’anno.


TASSE E CRYPTO
: COME CONTABILIZZARLE IN BILANCIO?

Appurate le tasse spettanti alle imprese in caso di investimenti in crypto, un altro aspetto importante riguarda la loro contabilizzazione nel bilancio di fine esercizio.

Al momento non esiste una disciplina di riferimento. Pertanto – e come sempre accade in ambito giuridico –, laddove non appare possibile riferirsi a regole “specifiche”, vengono in aiuto i “principi generali” del diritto. Dunque, le domande da porsi saranno le seguenti:

In che modo viene utilizzata la crypto da parte della società?

Qual è la finalità sottesa al suo impiego?

Esistono due orientamenti, il primo di stampo internazionale ed il secondo di matrice nazionale.

Secondo lo IASB (International Accounting Standards Board), le cripto valute non presentano natura monetaria e, dunque, possono essere contabilizzate tra le disponibilità liquide o tra gli strumenti finanziari.

Diversamente, secondo l’OIC (Organismo Italiano Contabilità) – teoria avallata e conferma anche dall’Agenzia delle Entrate – prima i circoscrivere le crypto in una o in altra area, è necessario fare una distinzione tra:

  • le imprese che, nelle operazioni in cripto valute, hanno l’oggetto principale della loro attività
  • le imprese che acquistano le cripto valute per operazioni speculative o quale mezzo di pagamento.

Nel primo caso, è richiesta la contabilizzazione di costi e ricavi in conto economico così da rilevare debiti e crediti nello stato patrimoniale. Le eventuali crypto che a fine esercizio saranno ancora nella disponibilità della società costituiranno rimanenza di magazzino, soggette alla disciplina di cui all’art. 2426 codice civile.

Nel secondo caso, invece (operazioni speculative o mezzo di pagamento), è richiesta la contabilizzazione di operazioni di acquisto e vendita. Attenzione: qualora l’attività o la passività generata non fosse regolata nell’esercizio, ci sarà bisogno di valutare le crypto possedute al 31/12 col tasso di cambio del giorno di chiusura dell’esercizio stesso. In questo modo, si genererà una differenza negativa o positiva incidente sulla determinazione dell’utile, con conseguente tassazione.

 

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