Tasse da pagare con la partita iva: ecco quali sono

tasse da pagare con la partita iva

LE TASSE DA PAGARE CON LA PARTITA IVA

Mettersi in proprio ed essere fiscalmente autonomi è la nuova frontiera per molti giovani. Cresce infatti la nascita di Partite Iva, perché ormai le collaborazioni con le aziende superano le assunzioni nelle imprese. Le tasse da pagare con la Partita Iva, però, sono molte e bisogna fare attenzione a fare bene i conti prima di richiedere il codice all’Agenzia delle Entrate. Non mancano le agevolazioni, ma bisogna, in questo caso, sapersi districare.

L’elemento più complesso da comprendere riguarda l’inquadramento contributivo. Si tratta di un aspetto molto complesso, perché vi è una moltitudine di inquadramenti professionali e si deve fare riferimento all’attività prevalente, che va ovviamente mantenuta nel tempo. La prima distinzione si ha tra il lavoro di libero professionista e di impresa. Poi si sceglie tra i vari settori, dall’artigianato al commercio, passando per varie opzioni che prevedono sistemi previdenziali differenti.

Il regime contabile è invece indicatore del volume di affari, che va calcolato per poter pagare il giusto. Si può sempre cambiare con l’aumentare o il diminuire del fatturato, ma essere previdenti aiuta. Le opzioni sono tre: ordinario, semplificato e agevolato. Con la finanziaria 2016 è stato introdotto il regime forfettario. L’obiettivo è stata la revisione della gestione separata e della cassa professionale, con un cambiamento strutturale delle regole per i contributi previdenziali INPS. Da un lato ci sono i professionisti senza cassa e dall’altra le gestioni dedicate agli artigiani e ai commercianti.

Per poter comprendere i differenti casi, è bene fare un’analisi dei principali ambiti.

LA PARTITA IVA PER L’ATTIVITA’ DI SERVIZI

Se la tipologia di attività scelta non ha l’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, si aprono due strade, riferite alla gestione previdenziale. La prima concerne la gestione separata per i professionisti che non hanno una cassa, ovvero che non fanno riferimento ad un albo professionale. La seconda riguarda coloro che esercitano una professione per cui esiste un albo a cui iscriversi e quindi la cassa per i versamenti contributivi.
Nel caso dei titolari di Partita Iva iscritti alla gestione separata, si contano altre due opzioni. Si tratta di due situazioni riferite ai trattamenti pensionistici. Ovvero ci sono i soggetti che non percepiscono altri contributi e redditi derivanti da pensioni e coloro che invece sono titolari di pensione e che usano quindi la Partita Iva per incrementare.

Le tasse da pagare con la Partita Iva girano principalmente intorno al sistema previdenziale, per questa ragione è importante analizzare con cura il proprio caso e fare attenzione alle decisioni da prendere e alle dichiarazioni da presentare. Chi non percepisce alcuna pensione o che non corrisponde altri contributi a casse previdenziali, deve calcolare il pagamento dell’aliquota fissata al 27,72% sul reddito.
Coloro che invece versano già altri contributi previdenziali, oppure che già ricevono un trattamento pensionistico, faranno riferimento all’aliquota INPS del 24% sul reddito fiscale dichiarato.

Ancora differente è il calcolo applicato al contributi INPS che devono pagare artigiani e commercianti. In questo caso vige l’obbligo di iscriversi alla Camera di Commercio e quindi alla gestione separata INPS a loro dedicata. Loro beneficiano di un minimale contributivo ridotto, rispetto alle iscrizioni avvenuti nelle annualità precedenti, che ammonta al 35%. Chi detiene una Partita Iva aperta nel 2015 o in precedenza, può comunque approfittare di tale vantaggio in virtù di alcune deroghe specifiche contenute nella legge. Artigiani e commercianti devono seguire le scadenze ordinarie, ovvero il giorno 16 dei mesi di maggio, agosto, novembre e febbraio per effettuare i versamenti dei contributi previsti dal minimale. A quel punto presentando il Modello Unico dell’anno successivo riferiti ai redditi dei dodici mesi precedenti verificheranno il corretto ammontare del reddito forfettario. Lo si ottiene con l’applicazione al fatturato del coefficiente di redditività relativo. Si andrà così a determinare se sia stato superato il reddito minimale previsto dall’Inps, oppure se sia stato inferiore o uguale.

Se si ottiene un risultato inferiore al minimale non si effettueranno versamenti per il saldo e per l’acconto, mentre se il fatturato è superiore al limite imposto, si svolgerà il calcolo del saldo da corrispondere e quindi si adotterà un’aliquota ridotta sulla parte del reddito eccedente.
All’atto dell’apertura della Partita Iva è sempre bene consultare le autorità competenti o un professionista, perché nel corso dell’anno, all’affiorare dei dubbi, vengono emesse circolari interpretative che forniscono chiarimenti in merito. Ciò consente di avere certezze sui diversi casi che si possono presentare e quindi fare calcoli precisi su quanto dovuto per le eccedenze.

LE NOVITA’ DEL 2016

L’anno che si sta chiudendo ha portato grandi cambiamenti, introducendo nuove regole per i regimi di Partita Iva agevolata. Le tasse da pagare con la Partita Iva sono contenute rispetto agli anni precedenti. La Legge di Stabilità 2016 ha definito il regime forfettario, da leggere nel dettaglio, per comprendere come comportarsi. Si tratta dell’unica Partita Iva agevolata, che si riferisce appunto ad un ammontare a forfait. Il regime dei minimi invece può essere mantenuto fino alla scadenza naturale, ovvero i cinque anni che coincidono con il compimento dei 35 anni.

Chi apre una nuova Partita Iva può accedere al regime forfettario. Ci sono criteri da rispettare:
– non si devono registrare ricavi o compensi che superino i limiti indicati nella legge, diversificati a seconda del codice Ateco (ovvero quello assegnato ai settori di attività);
– non aver speso, per il pagamento di prestazioni di collaboratori, una cifra superiore ai 5.000 euro lordi;
– non avere un ammortamento di beni strumentali che sia superiore ai 20.000 euro lordi.

L’esclusione da tale regime si verifica per coloro che:
– hanno regimi Iva speciali o forfettari;
– non risiedano in Italia o che non producano almeno il 75% del reddito totale;
– si occupano di cessioni di fabbricati, terreni edificabili e mezzi di trasporto nuovi.

Il codice Ateco determina la cifra massima riferita al reddito che consente di usufruire dell’agevolazione. Superati tali limiti in modo continuato si passa ad un regime ordinario, con aliquote superiori. Per fare il calcolo dell’imposta sostitutiva si applica la formula al prodotto tra il fatturato registrato e il coefficienti di redditività, anche questo si rifa al codice Ateco registrato all’atto di apertura della Partita Iva.

Come già riportato, i limiti di fatturato o ricavi vengono imposti dal legislatore secondo la tipologia di attività, definita tramite i codici Ateco.
Di seguito si possono leggere i dettagli:
– le industrie alimentari e delle bevande hanno un coefficiente del reddito pari al 40% con un limite di fatturato pari a 45.000 euro;
– il commercio all’ingrosso e al dettagli conta un coefficiente del 40% e il limite per i ricavi ammonta a 50.000 euro;
– il commercio ambulante per i prodotti enogastronomici conta un coefficiente del 40%, ma il fatturato non deve superare il 40.000 euro;
– il commercio ambulante di prodotti diversi da alimenti e bevande ha un limite di reddito di 30.000 euro e il coefficiente del 54%;
– il settore delle costruzioni e delle attività immobiliari ha un limite di 25.000 euro per il fatturato con un coefficiente dell’86%;
– gli intermediari del commercio hanno un limite di 25.000 euro per i ricavi e un coefficiente di redditività del 62%;
– le attività di fornitura di servizi di alloggio e di ristorazione hanno un limite fissato a 50.000 euro e un coefficiente del 40%;
– le attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, dell’istruzione, dei servizi finanziari e assicurativi prevedono un limite fissato a 30.000 euro con un coefficiente del 78%;
– le altre attività economiche hanno un coefficiente del 67% e un limite pari a 30.000 euro.

Le tasse da pagare con la Partita Iva, inoltre, prevedono un’aliquota del 5% per i primi cinque anni di attività, che sale al 15% a partire dal sesto anno. Si tratta di un’imposta unica che sostituisce Irpef e Irap, mentre l’Iva non viene pagata. Ciò significa che non si recupera l’Iva delle spese, ma nemmeno si deve versare quella relativa alle fatture emesse.

 

 

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