Rientro dei Cervelli Tassazione: qual è?

RIENTRO DEI CERVELLI TASSAZIONE

Rientro Dei Cervelli Tassazione: quali sono i requisiti che un lavoratore deve possedere per accedere al regime?

Il regime del Rientro dei Cervelli, conosciuto anche come regime degli impatriati, garantisce ai lavoratori che decidono di rientrare in Italia la possibilità di tassare solo una parte del reddito ivi prodotto, ossia il 50% o il 40% nei casi in cui il lavoratore si trasferisce in Italia con un figlio minore o vi è la nascita/adozione di un minore durante il periodo di fruizione del regime.
L’agevolazione viene riconosciuta per i primi 5 anni, estendibili per ulteriori 3 al determinarsi di condizioni che di seguito vedremo.
Il regime del Rientro dei Cervelli sembra essere, quindi, molto vantaggioso ed in tal sede ci concentreremo proprio sulla Tassazione alla quale sono assoggettati i redditi dei contribuenti che decide di rientrare in Italia.

In questo articolo, sul tema “Rientro dei Cervelli Tassazione” scopriremo:

  • La normativa di riferimento
  • I requisiti oggettivi e soggettivi da possedere per accedere al regime di vantaggio
  • La durata dell’agevolazione e le differenze rispetto al secondo quinquennio
  • La Tassazione Irpef e INPS che il regime del Rientro dei Cervelli prevede

 

La normativa di riferimento

Il Decreto internazionalizzazione del 2015 e il Decreto Crescita del 2019 sono le prime due principali fonti normative regolanti il regime del Rientro dei Cervelli, rimasto invariato in certi aspetti e modificato per altri, ma pur sempre con una Tassazione molto favorevole per in contribuenti che vi possono accedere.

la ratio della norma è stata fin da subito quella di incentivare un “rientro dei cervelli in fuga” dall’Italia, garantendo a questi ultimi, nel rispetto di determinate condizioni che di seguito vedremo, la possibilità di tassare una sola parte dell’intero reddito prodotto in Italia, derivante da attività di lavoro subordinato o lavoro autonomo.

Negli anni questo regime speciale ha subito delle  modifiche importanti. L’ultima legislazione ha portato alla abrogazione del primo articolo di legge (art. 16 del D.lgs. 147/2015), definendo nuove condizioni utili, per i lavoratori, ad accedere all’agevolazione fiscale.

Ma cosa prevede la norma pubblicata e resa esecutiva a partire dal 2024?

Requisiti soggettivi e oggettivi

L’art. 5 del D.lgs. 209/2023 specifica che la Tassazione ridotta del reddito è riconosciuta a condizione che:

  • Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei tre periodi d’imposta precedenti il rimpatrio
  • Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno i quattro anni successivi al rimpatrio stesso
  • L’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Nel rispetto di tutti e tre questi requisiti, restano agevolabili:

  • I redditi da lavoro dipendente e assimilato,
  • I redditi da lavoro autonomo, derivanti dall’esercizio di arti e professioni.

La percentuale del 50% è ridotta al 40% nei seguenti casi:

    • il lavoratore si trasferisce in Italia con un figlio minore;
    • in caso di nascita di un figlio ovvero di adozione di un minore di età durante il periodo di fruizione del regime. In tale caso il beneficio è fruito a partire dal periodo d’imposta in corso al momento della nascita o dell’adozione e per il tempo residuo di fruibilità dell’agevolazione.

La durata dell’agevolazione

Nel rispetto dei requisiti suddetti, la Tassazione agevolata prevista dal regime del Rientro dei Cervelli spetta per i primi 5 anni d’imposta, nelle percentuali del 50% o del 40% a seconda della presenza o meno di almeno un figlio minore al momento del rimpatrio o della nascita/adozione dello stesso nel corso del quinquennio.

Ai sensi del comma 10 dell’art. 5 D.lgs. 209/2023, l’agevolazione fiscale può essere ampliata ed estesa per ulteriori 3 periodi d’imposta, ed il reddito soggetto a tassazione sarà pari al 50% del suo intero ammontare.

Riportando il dictum della norma:

 “Limitatamente ai soggetti che trasferiscono la propria residenza anagrafica nell’anno 2024 le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori tre periodi di imposta nel caso in cui il contribuente è divenuto proprietario, entro la data del 31 dicembre 2023 e, comunque, nei dodici mesi precedenti al trasferimento, di un’unità immobiliare di tipo residenziale adibita ad abitazione principale in Italia”.

Come usufruire dell’agevolazione?

Abbiamo ben compreso quanto la Tassazione prevista dal regime del Rientro dei Cervelli possa essere profittevole per i lavoratori che decidono di rientrare in Italia. Ma in che modo questi ultimi devono farne richiesta?

Lavoratori subordinati

I lavoratori dipendenti devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro resa mediante autocertificazione di cui al DPR 445/2000.
A seguito del ricevimento della richiesta, il datore di lavoro può applicare le ritenute fiscali sul 40% o 50% del reddito complessivo in busta paga. In mancanza, il contribuente può fruirne direttamente in dichiarazione dei redditi.

Lavoratori autonomi

I lavoratori autonomi possono accedere al regime di vantaggio direttamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. Ma non solo!
Difatti, è possibile fruire dell’agevolazione anche in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente. In tal caso, però, il prestatore d’opera è tenuto a compilare ed inviare al committente un’autodichiarazione di cui al DPR 445/2000 attestante e riportante il diritto a beneficiare del regime del Rientro dei Cervelli.

 

Quanti sono i contributi Inps da pagare?

Il regime del Rientro dei Cervelli garantisce un vantaggio in termini di Tassazione mai visto prima in Italia! E sappiamo che il reddito soggetto ad imposta, nelle percentuali del 40% o 50% del totale, sconta l’aliquota progressiva IRPEF.

Un lavoratore, però, oltre tale imposta, è tenuto a versare anche i contributi INPS, ma su quale reddito? Sul suo ammontare complessivo o in proporzione alle percentuali stabilite dal regime degli impatriati?

Prima di rispondere al quesito, proviamo a fare un passo indietro.

In linea generale, i contributi previdenziali previsti dal nostro ordinamento giuridico sono differenti a seconda della posizione lavorativa ricoperta dal contribuente italiano.

Nello specifico, i liberi professionisti con partita iva iscritti alla Gestione Separata INPS sono tenuti a versare una quota pari al 26,23% del reddito imponibile. Diversamente, i commercianti o gli artigiani devono versare i contributi previdenziali direttamente alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, secondo il seguente schema:

  • 3850 € circa all’anno a cadenza trimestrale se il reddito complessivo è compreso tra 0 € e 16.000 € circa;
  • Se il reddito, però, supera un minimale pari ai 16.000 € suddetti, è richiesto il versamento dei contributi fissi con l’aggiunta di una parte variabile, corrispondente per il 2022 al 24,48% dell’eccedente il minimale.

 Fatta questa obbligatoria premessa, rispondiamo al nostro quesito!

Oltre la Tassazione Irpef, ai fini contributivi l’impatriato deve prendere in considerazione il reddito complessivo o la sola percentuale stabilita dal regime del Rientro dei Cervelli?

In particolare, per quel che concerne il lavoro autonomo e di impresa, la Circolare numero 102/2003 (successivamente richiamata e confermata da parte dell’agenzia delle entrate), precisa che:

I contributi previdenziali sono calcolati sulla totalità dei redditi di impresa dichiarati ai fini IRPEF, prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce. È parimenti noto che il rinvio alle norme fiscali legittima l’individuazione dei suddetti redditi in quelli di impresa propriamente detti e in quelli come tali considerati ai sensi e per gli effetti delle varie disposizioni contenute nel TUIR”.

In assenza di indicazioni di prassi differenti da parte dell’INPS, non può che applicarsi la medesima circolare anche al regime agevolato dovendo, per questo, prendere in considerazione il totale dei redditi di impresa, così come dichiarato ai fini delle imposte sui redditi.

Il medesimo principio si applica sia ai redditi derivanti da lavoro dipendente che da lavoro autonomo.

 

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  Comments: 8

Commenti

  Commenti: 8


  1. Salve,

    è possibile organizzare una call di 30min per capire i requisiti per la fuga di cervelli? Devo cambiare contratto da francese a italiano ed ho bisogno di informazioni entro il 5 marzo.

    La prego di scrivermi via e-mail o chiamarmi al 348 69 59 259.

    Cordialmente,
    Roberta


  2. Salve, non mi e’ chiara una cosa abbastanza importante, i contributi previdenziali vengono calcolati sulla totalita’ dei redditi di impresa calcolati ai fini IRPEF, cio’ sarebbe il fatturato meno le spese dell’attivita’? Es. ho un fatturato di 100.000, spendo 10.000 per la mia attivita’, su 90.000 verranno calcolati i contributi previdenziali? 90.000 x 26% (circa) = 23.400 INPS? Grazie.


  3. Buongiorno, la recente circolare 52 del 07-06-2023 che chiarisce che per i lavoratori impatriati i contributi inps vanno calcolato sull’imponibile irpef (quindi dopo aver applicato l’agevolazione) si applica anche al caso dei ricercatori e docenti?

  4. Claudio Adami


    Cerco di riassumere per vedere se ho capito bene:

    Fatturo 110.000 euro
    Spese 10.000 euro
    Contributi INPS vengono calcolati su 100.000 e non su 50.000
    Inps 26.23% su 100.000= 26.230 euro.
    Imponibile 100.000-26.230= 73.770 Euro
    È a questo punto che si applica agevolazione del 50%?
    Cioè l’IRPEF viene calcolata su 73.770/2=36885 euro?

    Una bella ingiustizia questa dell’Inps, che vanifica quasi tutta l’agevolazione, se devo pagare 26.000 euro solo di contributi previdenziali


    • Salve,
      no. Il calcolo del 50% di detassazione di applica sul reddito imponibile (fatturato – costi).
      Seguendo i suoi numeri, il suo reddito imponibile è pari a 100.000€, da detassare al 50%. Il reddito soggetto ad imposizione Irpef e Inps sarà 50.000€.

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