Rientro dei Cervelli e Partita Iva: cosa prevede la normativa?

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA: QUALI SONO I REQUISITI DA POSSEDERE PER ACCEDERVI? QUANTE TASSE E CONTRIBUTI INPS DEVE VERSARE UN IMPATRIATO?

Una delle misure fiscali maggiormente discusse in Italia perché volta ad incentivare l’ingresso di nuovi lavorati nel Paese è il regime del Rientro dei Cervelli.
Il suo grande pregio è quello di riconoscere ai lavoratori che possono beneficiarne la possibilità di tassare solo una parte del reddito complessivamente prodotto in Italia, ovvero il 30% o il 10% nei casi di trasferimento della residenza in una delle regioni del Sud Italia. L’agevolazione viene riconosciuta per i primi 5 anni decorrenti dal rimpatrio, estendibili per ulteriori cinque al determinarsi di condizioni previste dalla norma.
Il Regime del Rientro dei Cervelli può essere riconosciuto agli impatriati che percepiscono sia redditi da lavoro dipendente sia redditi da lavoro autonomo, per questo obbligati all’apertura di una Partita Iva.  Ma quali sono i requisiti che permettono l’accesso al regime di vantaggio? Qual è la tassazione nel regime del Rientro dei Cervelli in caso di lavoro con Partita Iva?

In questo articolo scopriremo:

  • La normativa di riferimento
  • I requisiti oggettivi e soggettivi utili ad accedere al regime del Rientro dei Cervelli
  • Come applicare il regime del Rientro dei Cervelli per i lavoratori con Partita Iva 
  • Qual è il reddito da considerare per il calcolo dei contributi INPS

 

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA: IL D.LGS. 147/2015 E IL DECRETO CRESCITA

Il regime del Rientro dei Cervelli vede la una sua regolamentazione nel Decreto internazionalizzazione (D.lgs. 147/2015), successivamente modificato dal Decreto Crescita n. 34/2019.

Visti i benefici già accennati (che approfondiremo anche di seguito), il pensiero del legislatore di varare una normativa di così tanto vantaggio era quello di incentivare un rientro in patria dei cervelli in fuga dall’Italia, garantendo loro la possibilità di detassare una gran fetta del reddito derivante da attività di lavoro subordinato, di lavoro autonomo o imprenditoriale (sempre in forma individuale).
Va da se che, in ossequi al dictum del nostro ordinamento giuridico, anche nel regime del Rientro dei Cervelli lo svolgimento di un’attività di lavoro professionale o imprenditoriale presuppone l’apertura di una Partita Iva. Ma vediamo ora i requisiti utili ad accedere al regime di vantaggio.

REQUISITI SOGGETTIVI E OGGETTIVI

L’art. 16 del D.lgs. 147/2015 enuclea nel suo dettato normativo i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari all’accesso nel regime del Rientro dei Cervelli, anche per chi fosse intenzionato ad aprire Partita Iva.

Ai sensi del primo comma, la tassazione ridotta del reddito avviene rispettando le seguenti condizioni:

  • Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia per almeno due periodi d’imposta precedenti il rimpatrio,
  • Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno due anni successivi al rimpatrio,
  • L’attività lavorativa deve essere prestata in via prevalente sul territorio nazionale.

Come anticipato, nel rispetto di tutti e tre questi requisiti sono agevolabili sia i redditi da lavoro autonomo che di impresa. Sul punto, però, è bene evidenziare che l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 33/E/2020, ha precisato che sono agevolati i soli redditi di impresa prodotti dal soggetto impatriato, non rientrandovi anche i redditi prodotti dalle società di persone commerciali e imputati per trasparenza direttamente a ciascun socio, in proporzione alla propria quota di possesso.

 

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA: LA DURTA DELL’AGVOLAZIONE

Nel rispetto dei suddetti requisiti, (anche) i lavoratori intenzionati ad aprire Partita Iva possono vedersi riconoscere il regime del Rientro dei Cervelli. Per i primi 5 anni d’imposta le percentuali di detassazione sono pari al 70% o al 90% del reddito complessivamente prodotto in Italia, a seconda della regione di residenza nella quale in rientrante in Italia decide di stabilirsi.

Ai sensi del comma 3 bis dell’articolo 16 D.lgs. 147/2015, l’agevolazione fiscale può essere ampliata ed estesa per ulteriori 5 anni, concorrendo alla formazione del reddito imponibile solo il 50% del suo intero ammontare.
Questo ulteriore vantaggio del Rientro dei Cervelli è riconosciuto nei casi in cui il lavoratore autonomo con Partita Iva abbia a suo carico almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, e/o diventi proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia.

Attenzione! Nel caso specifico in cui il lavoratore beneficiario del regime di vantaggio abbia almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, per gli ulteriori 5 periodi di imposta la percentuale del reddito soggetto a tassazione passa dal 50% al 10% del suo ammontare.

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L’ESTENSIONE DEL BENEFICIO

L’estensione del beneficio temporale in presenza di almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, è riconosciuta sia nei casi in cui il figlio minorenne e/o a carico sia nato prima del trasferimento in Italia sia successivamente, purché entro e non oltre la scadenza del primo quinquennio di fruizione dell’agevolazione.

L’acquisto dell’unità immobiliare in Italia, invece, può avvenire sia entro i 12 mesi precedenti il rimpatrio, sia successivamente (ma entro e non oltre i primi cinque anni). L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore, dal coniuge, dal convivente o dai figli, o anche in situazioni di comproprietà. L’agevolazione non può essere, però, estesa nei casi in cui l’acquisto dell’immobile avvenga a titolo gratuito.

 

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA: COME USUFRUIRE DELL’AGEVOLAZIONE

Nel rispetto dei requisiti suddetti, dunque, abbiamo ben compreso che anche i lavoratori autonomi con Partita Iva possono beneficiare del regime del Rientro dei Cervelli.

Ma in che modo questi ultimi devono farne richiesta?

Il vantaggio impositivo previsto dal regime di favore trova attuazione direttamente in dichiarazione dei redditi. Ma non solo!
I lavoratori autonomi, infatti, possono fruire dell’agevolazione anche in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente. In tal caso, però, il prestatore d’opera è tenuto a compilare ed inviare al committente un’autodichiarazione di cui al D.P.R. 445/2000 attestante e riportante il diritto a beneficiare del regime del Rientro dei Cervelli.

 

RIENTRO DEI CERVELLI E PARTITA IVA: UN FOCUS SUI CONTRIBUTI INPS

Il regime del Rientro dei Cervelli garantisce un vantaggio che, abbiamo ben compreso, essere davvero profittevole per i lavoratori autonomi che decidono di aprire Partita Iva per lo svolgimento del proprio lavoro i Italia.

Il reddito soggetto a tassazione, nelle percentuali del 10%, 30% o 50% del totale, sconta l’aliquota progressiva IRPEF.

Un lavoratore, però, oltre tale imposta, è tenuto a versare anche i contributi previdenziali INPS, ma su quale reddito? Sul suo ammontare complessivo o in proporzione alle percentuali stabilite dal regime di vantaggio?

Prima di rispondere al quesito, è bene sapere che i contributi previdenziali previsti nel regime ordinario (all’interno del quale rientra il regime del Rientro dei Cervelli) sono differenti a seconda della posizione lavorativa ricoperta dal contribuente italiano con Partita Iva.

Nello specifico, i liberi professionisti con partita iva iscritti alla Gestione Separata INPS sono tenuti a versare una quota pari al 26,23% del reddito imponibile. Diversamente, i commercianti o gli artigiani sono chiamai a versare i contributi previdenziali direttamente alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, secondo il seguente schema:

  • con un reddito complessivo compreso tra 0 e 16.000 € circa, è prevista una quota contributiva fissa pari a 850 € circa all’anno, da versare in quattro rate trimestrali;
  • con redditi superiori a 16.000 € circa, è richiesto il versamento dei contributi fissi più una parte variabile, corrispondente (per il 2022) al 24,48% dell’eccedente il minimale.

ARRIVIAMO AL PUNTO!

Fatta questa obbligatoria parentesi, rispondiamo al primo quesito:

ai fini contributivi, il lavoratore con Partita Iva deve prendere in considerazione il reddito complessivo o la sola percentuale stabilita dal regime del Rientro dei Cervelli?

In particolare, per quel che concerne il lavoro autonomo e di impresa, la Circolare numero 102/2003 (successivamente richiamata e confermata da parte dell’agenzia delle entrate), precisa che:

I contributi previdenziali sono calcolati sulla totalità dei redditi di impresa dichiarati ai fini IRPEF, prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce. È parimenti noto che il rinvio alle norme fiscali legittima l’individuazione dei suddetti redditi in quelli di impresa propriamente detti e in quelli come tali considerati ai sensi e per gli effetti delle varie disposizioni contenute nel TUIR”.

In assenza di indicazioni di prassi differenti da parte dell’INPS, non può che applicarsi la medesima circolare anche al regime agevolato dovendo, per questo, prendere in considerazione il totale dei redditi di impresa, così come dichiarato ai fini delle imposte sui redditi.

 

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