Regime Impatriati Retroattivo: scopriamolo!

Regime Impatriati Retroattivo

Regime Impatriati Retroattivo: L’Essenza della Riforma 2024

Regime Impatriati Retroattivo: quello che in molti si chiedono è se il D.lgs. 209/2023 reso esecutivo ad inizio anno 2024 possa, in qualche modo, riguardare anche chi ha già adottato il Regime degli Impatriati perché (già) tornato in Italia per vivere e lavorare. Indubbiamente, questa nuova legge rappresenta un punto di svolta nella storia fiscale italiana, ed è stata capace di generare molte discussioni tra esperti, professionisti e coloro che stanno ponderando l’idea di rientrare in Italia. Ma cosa c’è dietro queste modifiche? E come influenzeranno l’ambiente economico e professionale italiano?

In passato, il regime speciale per i lavoratori impatriati offriva condizioni favorevoli per coloro che decidevano di tornare in Italia. Ma dal 2024, vedremo una metamorfosi significativa. La nuova agevolazione fiscale, pur mantenendo alcune delle sue peculiarità iniziali, adotterà criteri di selezione molto più stringenti, con un focus su lavoratori altamente qualificati e specializzati. Questo beneficio fiscale prevederà una detassazione del 50% del reddito e con un tetto ben definito di 600.000 euro annui.

Dettagli e Requisiti del Nuovo Regime

Il D.lgs. 209/2023 rappresenta una delle riforme fiscali più significative e discusse nell’ambito fiscale italiano degli ultimi anni. Questa riforma, che mira a regolare il rientro dei professionisti italiani dall’estero, introduce una serie di dettagli e requisiti che meritano un’analisi approfondita e dettagliata.

La Residenza Fiscale come Cardine della Riforma

Uno dei pilastri fondamentali della riforma riguarda la residenza fiscale. Questo aspetto è cruciale perché determina l’accesso alle nuove agevolazioni. Per poter beneficiare delle nuove agevolazioni, un lavoratore non deve aver avuto residenza fiscale in Italia nei tre anni antecedenti al suo ritorno. Questo periodo di “non residenza” è stato introdotto per garantire che l’agevolazione sia rivolta a chi ha effettivamente vissuto e lavorato all’estero per un periodo significativo, assicurando che il beneficio non venga abusato. Questo requisito rappresenta una chiara distinzione tra il passato e il futuro del regime, sottolineando l’intento del governo di attrarre professionisti che hanno acquisito esperienze e competenze all’estero.

Impegno a Lungo Termine e Contributo alla Società Italiana

Dopo il rientro in Italia, il lavoratore ha l’obbligo di mantenere la residenza fiscale nel paese per almeno quattro anni. Questo impegno a lungo termine non è casuale. È una chiara indicazione dell’intento del governo di stabilizzare e incentivare il rientro di professionisti qualificati, garantendo che essi contribuiscano attivamente all’economia e alla società italiane per un periodo prolungato.

Natura del Lavoro e Nuovo Datore di Lavoro

Un altro aspetto cruciale riguarda la natura del lavoro svolto una volta rientrati in Italia:

  • l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente in Italia;
  • è possibile lavorare presso il medesimo datore di lavoro estero ma, in tal caso, gli anni di permanenza all’estero non sono più 3 ma aumentano a:
    • sei periodi d’imposta, se il lavoratore non è stato in precedenza impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo;
    • sette periodi d’imposta, se il lavoratore, prima del suo trasferimento all’estero, è stato impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo

Differenze e Innovazioni del nuovo Regime degli Impatriati

Le differenze tra il nuovo disegno di legge e la normativa precedente sono notevoli. Ad esempio, mentre in passato era richiesto avere la residenza fiscale all’estero per almeno due anni prima del rientro, ora questo periodo aumenta a tre anni. Ma non è tutto. Rispetto ai due anni post-rientro durante i quali era obbligatorio mantenere la residenza fiscale in Italia, il nuovo disegno di legge estende questo periodo a quattro anni.

Il nuovo Regime degli Impatriati, pur offrendo agevolazioni significative, introduce anche una serie di limitazioni specifiche che delineano chiaramente il perimetro di applicazione e le condizioni per beneficiare delle detrazioni. Queste limitazioni sono state progettate per garantire che il regime sia equo, sostenibile e mirato a coloro che possono apportare il massimo valore all’economia italiana.

Limitazione Quantitativa sul Reddito

Una delle limitazioni più evidenti introdotte dalla riforma riguarda l’entità del reddito prodotto. Mentre in passato le agevolazioni fiscali erano più generiche, la nuova riforma stabilisce un tetto ben preciso: l’agevolazione sarà applicatao per i primi 600.000 euro di reddito annui. Questo limite è stato introdotto per mantenere la sostenibilità del sistema fiscale nel lungo termine.

Percentuale di Detassazione Ridotta

Oltre alla limitazione quantitativa, c’è anche una modifica significativa nella percentuale di detassazione. Mentre in passato si poteva beneficiare di una detassazione che raggiungeva il 70% (o addirittura il 90% in certi casi specifici), la nuova riforma ha ridotto questa percentuale al 50% del totale del reddito, al quale si affianca il 40% se siamo in presenza di almeno un figlio minore al momento del rimpatrio o della nascita/adozione dello stesso nel corso del quinquennio.

Criteri di “Elevata Qualificazione e Specializzazione”

La terminologia “elevata qualificazione e specializzazione” è centrale nella nuova riforma. Anche se potrebbe sembrare un termine vago, la normativa fornisce criteri chiari e ben definiti. Per poter accedere alle nuove agevolazioni, i lavoratori devono possedere titoli di studio superiori riconosciuti in Italia, che attestino un percorso formativo di almeno tre anni. Questi titoli devono anche rientrare in specifici livelli della classificazione ISTAT delle professioni, che identificano le professioni di alto livello e specializzazione. Questo garantisce che solo i professionisti realmente qualificati e specializzati possano beneficiare delle nuove agevolazioni.

Regime Impatriati Retroattivo? I limiti di applicabilità temporale

E’ ben comprensibile l’importante differenza che la nuova disciplina sembra voler apportare al Regime degli Impatriati così come lo conosciamo oggi.

Le domande che tutti ci poniamo in questo momento sono: a partire da quando la nuova disciplina sui lavoratori impatriati entrarà in vigore? Riguarderà anche i contribuenti che si sono trasferiti in Italia entro il 31/12/2023, oppure solo coloro il cui trasferimento avverrà a partire dall’1/1/2024?

Rispondiamo alla domanda partendo dalle basi del diritto costituzionale rispetto al concetto di retroattività di una norma tributaria.

Le norme tributarie contenute sia in leggi che in regolamenti, al pari di qualsiasi altra norma giuridica, in tema di efficacia sono sottoposte alla disciplina generale dettata dal nostro ordinamento.

Il concetto di efficacia attiene agli effetti prodotti dalla norma in un determinato ambito spaziale e temporale (tema di nostro interesse). Come sempre, partiamo da una analisi normativa: artt. 10 e 11 del Codice Civile.

  1. L’articolo 10 stabilisce che le norme di legge e regolamentari entrano in vigore e diventano efficaci 15 giorni dopo la loro pubblicazione, ovvero una volta trascorso il periodo di vacatio legis. Sarà poi il legislatore che potrà ridurre questo periodo o annullarlo stabilendo l’entrata in vigore della norma lo stesso giorno della sua pubblicazione. Ovviamente, questa possibile anticipazione non potrà considerarsi come una applicazione retrodata della norma.
  2. L’articolo 11 esprime, invece, un ulteriore principio molto importante, secondo cui la legge dispone solo per l’avvenire, non potendo avere efficacia retroattiva. La formulazione della norma è molto chiara, e dalla lettura in concerto del suo senso positivo – la legge non dispone che per l’avvenire – e di quello negativo – non ha effetto retroattivo – si coglie maggiormente la ratio del legislatore, ovvero l’irretroattività delle norme giuridiche.
Le conseguenze di questo dictum sono fondamentali sia sul piano della certezza del diritto sia sul piano della tutela del cittadino e contribuente.
Dunque, come risponderemo alla nostra domanda principale (il nuovo decreto legislativo n. 209/2023 si applica per colo che trasferiranno la residenza a partire dall’anno 2024)?
Sulla base di quanto finora detto, la nuova disciplina riguarderà coloro che trasferiranno la propria residenza a partire dall’1/1/2024, rientrando nel novero dell’articolo 16 d.lgs. 147/2015 coloro che, invece, hanno effettuato il trasferimento in Italia entro il 31/12/2023.
E di questo ne abbiamo certezza anche (finalmente) leggendo la lettera della norma, il cui comma 9 dell’articolo 5 d.lgs. 209/2023 stabilisce che:
“Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati l’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, e l’articolo 5, commi 2 -bis , 2 -ter e 2 -quater , del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. Tuttavia, le disposizioni di cui al primo periodo continuano a trovare applicazione dei confronti dei soggetti che hanno trasferito la loro residenza anagrafica in Italia entro il 31 dicembre 2023 ovvero, per i rapporti di lavoro sportivo, che hanno stipulato il relativo contratto entro la stessa data.”

La rassicurazione da parte del Viceministro

Già il Viceministro Maurizio Leo nelle prima comunicazioni, precedenti alla resa esecutiva della norma, ha preso una posizione chiara e decisa su questo argomento, sottolineando il principio del “pacta sunt servanda” (gli accordi devono essere rispettati), assicurando, così, ai lavoratori impatriati che le nuove regole non avrebbero avuto effetto su coloro che ottenevano la residenza anagrafica in Italia entro il 31 dicembre 2023.

Tutti i cambiamenti proposti avrebbero ed hanno, infatti, penalizzato coloro che erano intenzione a rientrare in Italia a partire dal 2024.

Rispetto alle iniziali comunicazioni, è da sottolineare l’introduzione del comma 10 che permette l’estensione di ulteriori 3 anni del regime agevolato (eliminato con la nuova normativa) limitatamente ai soggetti che trasferiscono la propria residenza anagrafica nell’anno 2024 divenendo proprietari, entro la data del 31 dicembre 2023 o nei dodici mesi precedenti il trasferimento, di un’unità immobiliare di tipo residenziale adibita ad abitazione principale in Italia. In tal caso i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare.

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