Regime Impatriati 2024: ecco tutte le novità!

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Regime Impatriati 2024: Contesto e Panoramica Generale

Il 2024 ha segnato un punto di svolta per il panorama fiscale italiano, in particolare per quanto riguarda il Regime Impatriati 2024. Questa evoluzione, originata dal Disegno di Legge del Governo e strettamente legata alla legge di bilancio 2024, ha generato molte discussioni e speculazioni tra gli esperti del settore, i professionisti e i lavoratori che valutano l’opzione di rientrare in Italia. Ma quali sono le ragioni dietro questi cambiamenti? E come influenzeranno il tessuto economico e professionale del paese?

Nel passato, il regime speciale per i lavoratori impatriati ha offerto condizioni favorevoli per chi decideva di rientrare in Italia, ma dal 2024, questa realtà cambierà radicalmente. La nuova agevolazione fiscale, pur mantenendo alcune delle caratteristiche passate, ha introdotto criteri di selezione più stringenti, concentrandosi principalmente sui lavoratori con elevata qualificazione e specializzazione, e con detassazione del reddito non più pari al 70% o al 90%, bensì pari al 50% o al 40%.

 

Dettagli e Requisiti del Nuovo Regime: Una Lente di Ingrandimento

Mentre una panoramica generale può dare un’idea delle modifiche, è essenziale immergersi nei dettagli per comprendere appieno le implicazioni del nuovo regime. La riforma non solo modifica le percentuali e i limiti di detassazione, ma ridefinisce anche chi può effettivamente beneficiare di queste agevolazioni.

Il primo e più evidente requisito riguarda la residenza fiscale: un lavoratore che desidera beneficiare delle nuove agevolazioni non deve aver avuto residenza fiscale in Italia nei tre anni precedenti il suo rientro. Questo periodo di “non residenza” è fondamentale per accedere alle agevolazioni e rappresenta una chiara linea di demarcazione tra il passato e il futuro del regime.

Inoltre, una volta rientrato, il lavoratore ha l’obbligo di mantenere la residenza fiscale in Italia per almeno quattro anni. Questo impegno a lungo termine è una chiara indicazione dell’intento del governo di stabilizzare e incentivare il rientro di professionisti qualificati nel paese.

Un altro aspetto cruciale riguarda la natura del lavoro svolto una volta rientrati in Italia:

  • l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente in Italia;
  • è possibile lavorare presso il medesimo datore di lavoro estero ma, in tal caso, gli anni di permanenza all’estero non sono più 3 ma aumentano a:
    • sei periodi d’imposta, se il lavoratore non è stato in precedenza impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo;
    • sette periodi d’imposta, se il lavoratore, prima del suo trasferimento all’estero, è stato impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo

 

Differenze importanti

Sono, dunque, palesi le differenze esistenti tra il decreto legislativo 209/2023 e il D.lgs. 147/2015 così come modificato e aggiornato dal D.lgs. 34/2019.

In primo ordine, infatti, se il decreto internazionalizzazione prevedeva, per l’accesso al regime agevolato, il possesso della residenza fiscale estera per almeno 2 periodi d’imposta precedenti il rientro, nella nuova dottrina questo termine è aumentato a 3 anni.

Non solo.

A fronte dei 2 periodi d’imposta successivi al rimpatrio durante i quali è richiesto il mantenimento della residenza fiscale in Italia a pena della perdita del beneficio impatriati, il nuovo decreto 209 amplia questo termine a 4 anni.

Inoltre, trai redditi agevolati è stato escluso il titolare del reddito d’impresa, con conferma per i titolari di reddito di lavoro dipendente, di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e di lavoro autonomo.

Infine, l’agevolazione fiscale viene applicata solo per i primi 600.000 euro di reddito annui, e la percentuale di detassazione è passata dal 70% o 90% al 50% o 40% dell’ammontare del reddito.

 

Cosa Significa “Elevata Qualificazione e Specializzazione”?

Mentre la terminologia “elevata qualificazione e specializzazione” può sembrare astratta, la normativa fornisce criteri ben definiti. Questi criteri sono fondamentali per determinare chi può effettivamente accedere alle nuove agevolazioni.

I lavoratori devono possedere titoli di istruzione superiore riconosciuti in Italia, che attestino un percorso di formazione di almeno tre anni. Ma non solo: questi titoli devono rientrare in specifici livelli della classificazione ISTAT delle professioni, che identificano le professioni di alto livello e specializzazione.

Inoltre, per alcune professioni, sono previsti ulteriori requisiti, come quelli stabiliti da specifici decreti legislativi. Questi dettagli sono essenziali per garantire che solo i professionisti veramente qualificati e specializzati possano beneficiare delle nuove agevolazioni.

 

Riflessioni Finali e Prospettive sul Regime Impatriati 2024

Il Regime Impatriati 2024 rappresenta senza dubbio una svolta per l’Italia. Mentre le agevolazioni passate erano più inclusive, la nuova normativa punta a creare un ecosistema in cui solo i professionisti altamente qualificati e specializzati possano beneficiare di detassazioni e incentivi. Questo approccio selettivo potrebbe avere ripercussioni significative sul mercato del lavoro italiano, influenzando la capacità del paese di attrarre talenti dall’estero.

Tuttavia, come ogni riforma, presenta sfide e opportunità. Alcuni vedono questa riforma come un passo avanti verso l’attrazione di professionisti di alto livello, mentre altri la considerano potenzialmente escludente. Solo il tempo dirà se questa svolta porterà i benefici sperati all’economia italiana.

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Commenti

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  1. Presumo che se qualcuno firmi un contratto di lavoro prima del 31.12. 2023 si applichera’ il regime attuale (anche con possibilita’ di proroga). Corretto?

    Altra domanda: posso firmare contratto di lavoro con azienda del nord a fissare residenza nel sud per ottenere l’agevolazione del 10% secondo il regime attuale?

    Grazie in anticipo per il chiarimento


    • Purtroppo al momento siamo in attesa di capire quali reali cambiamenti subirà la disciplina, che attualmente (ricordo) è ancora in discussione in Parlamento. Le risposte che attendiamo riguardano proprio questo:
      la attuale disciplina troverà applicazione per coloro che si trasferiscono entro il 31/12/2023 oppure per coloro che trasferiscono la propria residenza fiscale entro il 2023?
      A ragion di logica, la nuova disciplina dovrebbe riguardare coloro che si trasferiscono a partire dall’1/1/2024, rientrando nella attuale chi , invece, ha effettuato il trasferimento (a prescindere dalla residenza fiscale) in Italia entro il 31/12/2023, ma dobbiamo attendere aggiornamenti.
      Al momento, purtroppo, è tutto ancora in dubbio.
      In ogni caso, qualora lei dovesse applicare la “vecchia” disciplina, la percentuale di detassazione corrisponderà al luogo in cui dimora abitualmente. Di conseguzna, anche se il datore di lavoro è stabilito in una regione del nord Italia ma lei vive al sud, potrà appplicare l’agevolazione al 90%.


  2. Buongiorno,
    per quanto riguarda coloro (allenatori di Calcio e/o sportive professionisti) che hanno fatto una scelta di vita rientrando nel 2022 , hanno usufruito sino a maggio 2022 poi c’é stata une modifica, mettendo dei tetti (500.000) che esculde molti professionisti…
    Loro che fine fanno?


    • Dovrebbe trovare applicazione la disciplina in vigore al momento del rientro. Attendiamo, però, conferme in merito.

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