Regime degli Impatriati e Distacco: quali sono i limiti?

Regime Impatriati Distacco

Regime degli Impatriati e Distacco: come applicare il regime agevolato? Quali sono i limiti legati al distacco di un lavoratore?

Il Regime degli Impatriati rappresenta una delle iniziative più significative per gli italiani che, dopo aver vissuto all’estero, valutano l’opzione di tornare in patria. Questo regime fiscale, pensato come un incentivo per il rientro dei cervelli, offre una serie di vantaggi fiscali, ma a condizione che il contribuente decida di stabilire nuovamente la propria residenza fiscale in Italia.
Ma quali sono esattamente questi vantaggi? Come deve comportarsi una persona fisica quando desidera applicare il Regime degli Impatriati in caso di Distacco dall’estero?

In questo articolo scopriremo:

  • I riferimenti normativi
  • I requisiti da rispettare per accedere al Regime degli Impatriati
  • La durata dell’agevolazione e le modalità per usufruirne
  • I limiti dell’applicazione del Regime degli Impatriati in caso di Distacco

 

Cosa prevede la norma?

Il Regime degli Impatriati è stato introdotto con l’obiettivo di incentivare il ritorno in Italia di quei talenti e professionisti che, per vari motivi, avevano scelto di vivere e lavorare all’estero. Questa iniziativa mira a rendere l’Italia più attraente dal punto di vista fiscale, offrendo una detassazione su una parte significativa del reddito da assoggettare ad IRPEF.

Il quadro normativo che regola il Regime degli Impatriati anche in caso di Distacco all’estero del lavoratore era delineato dal D.lgs. 147/2015, noto come Decreto internazionalizzazione, modificato nel 2019 con il Decreto Crescita.

Negli anni, infatti, questo regime speciale ha subito delle  modifiche importanti. L’ultima legislazione ha portato alla abrogazione del primo articolo di legge (art. 16 del D.lgs. 147/2015), definendo nuove condizioni utili, per i lavoratori, ad accedere all’agevolazione fiscale.

Ma cosa prevede la norma pubblicata e resa esecutiva a partire dal 2024? Quali sono i requisiti che permettono l’accesso al regime di vantaggio?

Requisiti soggettivi e oggettivi

L’art. 5 del D.lgs. 209/2023 definisce i Requisiti soggettivi ed oggettivi necessari per accedere al Regime degli Impatriati.

Dai commi 1 a 10 si specifica che la tassazione ridotta del reddito avviene rispettando le seguenti condizioni:

  • Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei tre periodi d’imposta precedenti il rimpatrio
  • Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno i quattro anni successivi al rimpatrio stesso
  • L’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Nel rispetto di tutti e tre questi requisiti, restano agevolabili:

  • I redditi da lavoro dipendente e assimilato,
  • I redditi da lavoro autonomo, derivanti dall’esercizio di arti e professioni.

La percentuale del 50% è ridotta al 40% nei seguenti casi:

  • il lavoratore si trasferisce in Italia con un figlio minore;
  • in caso di nascita di un figlio ovvero di adozione di un minore di età durante il periodo di fruizione del regime. In tale caso il beneficio è fruito a partire dal periodo d’imposta in corso al momento della nascita o dell’adozione e per il tempo residuo di fruibilità dell’agevolazione.

 

Quanto dura l’agevolazione?

Nel rispetto dei requisiti appena elencati su elencati, il regime agevolato permette di detassare una parte del reddito passivo Irpef. La medesima applicazione della norma può trovare spazio anche nei caso di Regime degli Impatriati con Distacco all’estero del lavoratore?

Iniziamo specificando che la durata del regime del rientro dei cervelli è quinquennale, con possibilità di estensione per ulteriori 3 anni, concorrendo alla formazione del reddito imponibile solo il 50% del suo intero ammontare.

Ai sensi del comma 10 dell’art. 5 D.lgs. 209/2023:

 “Limitatamente ai soggetti che trasferiscono la propria residenza anagrafica nell’anno 2024 le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori tre periodi di imposta nel caso in cui il contribuente è divenuto proprietario, entro la data del 31 dicembre 2023 e, comunque, nei dodici mesi precedenti al trasferimento, di un’unità immobiliare di tipo residenziale adibita ad abitazione principale in Italia”.

 

Il significato del “distacco”

Nel rispetto dei suddetti requisiti, il Regime degli Impatriati può essere riconosciuto anche in caso di Distacco all’estero?

Il Decreto Internazionalizzazione non disciplinava esplicitamente la posizione del soggetto distaccato all’estero che rientrava in Italia, a differenza di quanto previsto, invece, dalla legge 238/2010 concernente il regime di favore per i c.d. “controesodati”, che escludeva espressamente dal beneficio ogni forma di distacco.

Al riguardo, la circolare n. 17/E del 2017 precisava i requisiti e le modalità di accesso al regime di favore chiarendo che

i soggetti che rientravano in Italia dopo essere stati in distacco all’estero non possono fruire del beneficio di cui al citato articolo 16 in considerazione della situazione di continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia.

Cosa si intende per “situazione di continuità”?

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta ad interpello n. 259/2022, a titolo esemplificativo e non esaustivo costituiscono indice di una situazione di continuità sostanziale:

  • il riconoscimento di ferie maturate prima del nuovo accordo contrattuale
  • il riconoscimento dell’anzianità dalla data di prima assunzione
  • l’assenza del periodo di prova
  • clausole volte a non liquidare i ratei di tredicesima (ed eventuale quattordicesima) maturati nonché il trattamento di fine rapporto al momento della sottoscrizione del nuovo accordo
  • clausole in cui si prevede che alla fine del distacco, il distaccato sarà reinserito nell’ambito dell’organizzazione della Società distaccante e torneranno ad applicarsi i termini e le condizioni di lavoro presso la Società di appartenenza in vigore prima del distacco.

Diversamente, laddove le condizioni oggettive del nuovo contratto (prestazione di lavoro, termine, retribuzione e così via) richiedano un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello precedente, con nuove ed autonome situazioni giuridiche cui segua un mutamento sostanziale dell’oggetto della prestazione e del titolo del rapporto, l’impatriato può accedere al beneficio fiscale degli impatriati.

Cosa è cambiato con la nuova legge di bilancio 2024?

Rispetto al passato, in materia di distacco il d.lgs. 209/2023 ha apportato una modifica importante con riferimento ai lavoratori che, rientrati in Italia dopo anni di permanenza fuori dall’Italia, decidono di continuare la propria attività lavorativa presso il medesimo datore di lavoro estero.

Nel merito, il comma 1 lett b) dell’art. 5 D.lgs. 209/2023 specifica che se il lavoratore presta l’attività lavorativa nel territorio dello Stato in favore dello stesso soggetto presso il quale è stato impiegato all’estero prima del trasferimento oppure in favore di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo, il requisito minimo di permanenza all’estero NON dovrà essere più di 3 anni, bensì di:

  • sei periodi d’imposta, se il lavoratore non è stato in precedenza impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo;
  • sette periodi d’imposta, se il lavoratore, prima del suo trasferimento all’estero, è stato impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto oppure di un soggetto appartenente al suo stesso gruppo

 

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