Le Criptovalute Vanno Dichiarate Nel 730?

le criptovalute vanno dichiarate nel 730

Le criptovalute vanno dichiarate nel 730?Come si faceva negli anni precedenti? E in caso di mancata dichiarazione ci sono sanzioni da pagare?

Le criptovalute vanno dichiarate ne 730? È sempre stata una domanda richiesta da tutti coloro che cominciavano ad immergersi nel mondo del Bitcoin e delle Criptovalute, sottolineando che è un fenomeno sempre in maggiore crescita. Se negli anni precedenti non avevamo una risposta certa da fornire a questo tipo di domanda, grazie alla nuova Legge di Bilancio 2023, possiamo finalmente essere più concreti su questo argomento.

In questo articolo andremo a scoprire alcuni dei maggiori cambiamenti riguardo proprio questa legge, nell’ambito delle criptovalute, e come comportarsi in determinate situazioni, in particolare:

  • Il passato
  • Il presente
  • Cosa succede se non si dichiarano

 

Le criptovalute vanno dichiarate nel 730? Il passato

Fino alla fine dell’anno appena passato, non avendo ancora una legge che determinasse le condizioni per la vendita delle Criptovalute, l’Agenzia delle Entrate ha sempre equiparato le Criptovalute alle valute estere, creando moltissime discordie e pareri differenti, nonchè critiche.

L’Agenzia prese come riferimento un’aliquota del 26%, per le quali tutte le plusvalenze derivanti sia dagli scambi crypto-fiat che dagli scambi crypto-cypto dovevano essere tassati: Nel periodo d’imposta da dichiarare la giacenza dei depositi complessivamente intrattenuti dal contribuente, per almeno 7 giorni consecutivi, doveva risultare superiore a 51.645 € circa, quindi si parla di un valore piuttosto elevato, al di sopra del quale la totalità del valore ottenuto sarebbe poi stato tassato.

Un’altra forma di pensiero, una minoranza formatasi successivamente, andava parzialmente contro quella idea formata dall’Agenzia delle Entrate, ritenendo come l’unica fonte di scambi su cui era corretto tassare al 26% erano i crypto-fiat.

La Legge di Bilancio 2023 i permetterà ora di avere un punto fisso su cui poter fare affidamento riguardo questi argomenti spigolosi, e andremo un po’ più nello specifico nei prossimi paragrafi.

Le criptovalute vanno dichiarate nel 730? Il presente

Con le nuove norme, la tassazione delle Criptovalute trova luogo all’interno del D.P.R. 917/76 con l’aggiunta all’articolo 67, comma 1, della lettera c-sexies :

 c-sexies) le plusvalenze e gli altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attività, comunque denominate, non inferiori complessivamente a 2.000 euro nel periodo d’imposta. Ai fini della presente lettera, per “cripto-attività” si intende una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga. Non costituisce una fattispecie fiscalmente rilevante la permuta tra cripto-attività aventi eguali caratteristiche e funzioni.

Per criptoattività si intendono valute virtuali e le cosiddette “rappresentazioni digitali”, ovvero la tecnologia blockchain.

In particolare, viene introdotta la soglia di 2.000€, al di sopra del quale, eventuali plusvalenze o proventi derivanti dalla cessione a titolo oneroso, intesa come conversione della criptoattività in valuta avente corso legale, saranno soggette a tassazione.  Al di sotto di tale soglia, le plusvalenze non assumono rilevanza fiscale

I guadagni dovranno quindi essere sommati algebricamente alle perdite e, saranno dunque tassate al 26% solamente se superano i 2.000€ nel periodo di imposta.

Le plusvalenze

Le plusvalenze sono determinate come la differenza tra:

  • il corrispettivo percepito o il valore normale delle cripto-attività permutate;
  • il costo o il valore di acquisto, precisando che:
    • in caso di successione conta il valore definito o dichiarato in dichiarazione di successione,
    • in caso di donazione conta il costo sostenuto dal donante.

Il monitoraggio fiscale 

In seguito alla nuova Legge di Bilancio del 2023, viene introdotto l’obbligo del monitoraggio fiscale: si dovrà versare l’imposta di bollo nella misura pari al 2 per mille, calcolata sul valore complessivo delle criptoattività.

In merito a questa novità, la norma prevede che gli stessi sussistono indipendentemente dalle modalità di conservazione delle cripto, a prescindere che siano detenuti all’estero o in Italia.

 

Fisco e Tasse Criptovalute: rivalutazione valore d’acquisto

La nuova disciplina legislativa,  legge 197/2022, al comma 133, la cd. rideterminazione del valore delle criptoattività, ovvero la possibilità di accedere a un’imposta del 14% per ciascuna criptoattività detenuta, rivalutando il valore di acquisto al 1° gennaio 2023 di un importo pari al valore che la cripto aveva a quella data, con la possibilità di  assolvere questa tassa in un’unica soluzione oppure rateizzarla in 3 rate, da versare però entro il 30 giugno 2023, e l’importo rideterminato non è valido ai fini della quantificazione di eventuali minusvalenze.

Le criptovalute vanno dichiarate nel 730? Cosa succede se non si dichiarano

Nel caso in cui i contribuenti non hanno dichiarato la propria appartenenza di criptovalute in sede di dichiarazione dei redditi, secondo la nuova legge di bilancio 2023, possono rimediare secondo questo principio:

  • trattandosi del solo monitoraggio fiscale, potranno sanare l’inadempimento di ogni anno versando lo 0,5% del valore delle attività non dichiarate a titolo di sanzione;
  • trattandosi di redditi fiscalmente rilevanti, alla sanzione dello 0,5% si aggiunge quella del 3,5% del valore delle attività detenute al termine di ciascun anno o al momento del realizzo.

 

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