Inquadramento Influencer: Qual è Quello Corretto?

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INQUADRAMENTO INFLUENCER: QUALI PROCEDIMENTI BISOGNA SEGUIRE PER APRIRE LA PARTITA IVA? CI SONO DEI CONTRIBUTI DA PAGARE?

Inquadramento influencer: lo sviluppo della tecnologia, nell’ultimo decennio in particolare, ha fatto sì che i social network, quali Instagram, Facebook, Twitter e Tik Tok tra i più importanti, rivoluzionassero il modo di vivere di molte persone. Alcune di queste, hanno colto la palla al balzo, rendendo i social network un vero e proprio lavoro, da cui ottengono visualizzazioni, condivisioni, e di conseguenza anche delle monetizzazioni, legate anche agli sponsor che determinate società possono offrire ai nuovi lavoratori. Negli ultimi anni per indicare una persona che decide di offrire questo tipo di contenuto, viene chiamata “Influencer“, oppure “Content Creator“.

Che tipo di inquadramento si può trovare l’influencer? La partita IVA è obbligatoria per il content creator? Esistono degli obblighi fiscali per svolgere questo tipo di attività?

In questo articolo scopriremo:

  • Èobbligatorio aprire una Partita Iva?
  • In quale inquadramento rientrano gli influencer?
  • Quali regimi fiscali possono essere seguiti?
  • Bisogna pagare una percentuale di contributi INPS?

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È OBBLIGATORIO APRIRE UNA PARTITA IVA?

Attualmente, considerando che il content creator o lo streamer o in generale l’influencer sono professioni innovative e differenti da quelle cui siamo stati abiutati a vedere, ci sono ancora parecchie difficoltà dal punto di vista fiscale. L’Agenzia delle Entrate, per esempio, non ha ancora fornito un codice ateco adatto a questo nuovo tipo di occupazione, che rimane comunque un professionista a 360 gradi.

Ad ogni forma di reddito corrisponde un obbligo impositivo e dichiarativo da assolvere, a seconda della natura del reddito. Di conseguenza, anche se non si è trovato ancora un modo preciso per inquadrare la categoria di Influencer, nel momento in cui guadagnano regolarmente denaro con i loro contenuti, sono obbligati a pagare le tasse

LA PRESTAZIONE OCCASIONALE

Bisogna precisare che la partita IVA, per qualsiasi caso in cui l’attività venga considerata “occasionale”, ovvero applicata in modo sporadico, non continuativo, non è necessaria la partita IVA.

Nel momento in cui l’unica o la principale fonte di reddito diventa quella ricevuta con i guadagni dai social media, si diventa dei veri  e propri professionisti, anche perchè risulta successivamente un’attività abituale e non più occasionale. Diventa quindi obbligatorio anche l’apertura della partita IVA.

IN QUALE INQUADRAMENTO RIENTRANO GLI INFLUENCER?

Il codice ateco da utilizzare, e il conseguente inquadramento per gli influencer, come detto in precedenza, è una scelta complicata, in quanto anche l’Agenzia delle Entrate non ha uno specifico codice per questo tipo di attività.

La scelta ricade quindi su uno dei seguenti codici:

59.11.00attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi

73.11.02 – conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari

È fondamentale che la scelta del codice ateco da utilizzare sia ponderata e commentata con l’aiuto e l’assistenza di un consulente fiscale, o di un professionista del settore, in quanto a seconda dell’attività che si vuole svolgere, risulta migliore il primo o il secondo codice.

QUALI REGIMI FISCALI POSSONO ESSERE SEGUITI?

Uno degli aspetti principali da seguire nell’immediato è la scelta riguardante il regime fiscale maggiormente adatto alla propria attività. Nel nostro ordinamento giuridico ne troviamo tre:

  • Regime forfettario
  • Regime semplificato
  • Regime ordinario

IL REGIME FORFETARIO

Il regime forfetario , chiamato anche “regime di vantaggio”, è un regime fiscale particolarmente adatto per gli imprenditori alle prime armi. I vantaggi sono indubbiamente una contabilizzazione semplice, e il non addebito dell’IVA in fattura.

Il content creator titolare di Partita Iva in regime forfettario, vede assoggettare il proprio reddito imponibile ad un’imposta particolarmente bassa: del 15% in via ordinaria, del 5% in caso di “start up”; e tale reddito (anche conosciuto come base imponibile) viene calcolato a forfeit, ossia determinato da un coefficiente di redditività definito in base al codice ateco dell’attività.

IL REGIME SEMPLIFICATO

Il regime semplificato, proprio delle ditte individuali e delle società di persone, conserva due importanti differenze rispetto al regime forfettario:

  1. l’IVA in fattura deve essere addebitata;
  2. i costi non sono detraibili/deducibili in maniera “forfettaria” bensì seguendo l’equazione “fatturato meno costi”.

Questo vuol dire che le tasse vengono pagate sul solo margine reale. Nonostante questo, la tassazione del regime semplificato è molto più elevata rispetto a quella prima vista nel regime forfettario poiché, sia sul reddito del professionista in ditta individuale che su quello dei soci di una società di persone, si applica l’IRPEF a scaglioni – più elevato è il reddito, maggiore sono le tasse.

Di seguito trovi una tabella riepilogativa degli scaglioni IRPEF, aggiornata al 2022

INQUADRAMENTO INFLUENCER

SOCIETÀ DI CAPITALI E REGIME ORDINARIO

Il regime ordinario, proprio delle società di capitali, nonostante implichi il sostenimento di costi di gestione particolarmente elevati a causa dei complessi e molteplici adempimenti richiesti dalla normativa, permette un’ottimizzazione fiscale di non poco conto. Difatti, la possibilità di inserire una serie di costi capaci di abbattere la base imponibile, vede come conseguenza il potenziale assoggettamento del fatturato ad un tax rate vantaggioso.

Non solo. E’ di vitale importanza considerare che, in termini legali, le società di capitali garantiscono una limitata responsabilità patrimoniale e personale dei soci che ne fanno parte: in caso di debiti societari, infatti, i soci ne rispondono limitatamente alle quote ivi possedute.

 

BISOGNA PAGARE UNA PERCENTUALE DI CONTRIBUTI INPS?

Ultimo aspetto da analizzare è l’iscrizione alla cassa previdenziale – obbligatoria ed utile al versamento dei contributi pensionistici.
Il content creator con Partita Iva, non ha una specifica cassa di riferimento o un albo al quale iscriversi, in quanto svolge un’attività innovativa. Pertanto, la sua prima cassa previdenziale sarà quella Inps, sezione Gestione Separata, riservata ai liberi professionisti. Tali contributi devono essere pagati in percentuale al fatturato, o per meglio dire, calcolati sul reddito imponibile e con aliquota del 26,23% per l’anno 2022.

 

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