Dropshipping Italia Tasse: quali sono?

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Dropshipping Italia Tasse: Quali Inquadramenti Esistono?

Dropshipping in Italia Tasse: in questo articolo andremo a spiegare come funziona la tassazione sull’attività di dropshipping e qual è il procedimento per avviare l’attività.

Si necessita il possedimento della partita iva per cominciare l’attività di dropshipping in quanto diventa un’attività professionale e continuativa dal momento in cui si cominciano a vendere i prodotti online. Non è possibile fare un periodo di prova per capire come potrebbe andare avanti e successivamente aprire la partita iva. Si può discutere su quando aprirla, a condizione che però venga aperta prima di creare lo store online e cominciare a vendere i prodotti, anche il giorno prima.

Per quanto riguarda il limite dei 5000 € di fatturato è qualcosa che non vale per chi fa dropshipping. Tale limite riguarda infatti solo i lavoratori autonomi che svolgono attività occasionale. In questo ambito se non si superano i 5000 € di fatturato non si dovranno pagare i contributi. Qualora tale limite è invece superato, si pagheranno i contributi sulla parte eccedente.

Quali sono le Pratiche da Presentare?

Avendo l’obbligo di aprire la partita IVA per avviare l’attività di dropshipping, sono necessarie da presentare delle pratiche ad alcuni enti pubblici, in modo tale da poter essere in regola con l’apertura.

La prima pratica è quella all’Agenzia delle entrate, e si presenta per chiedere il numero della partita IVA. Il codice attività corretto è 47.91.10, che non è specifico del dropshipping ma che riguarda “vendite di beni e servizi tramite internet”.

La seconda pratica da presentare è quella alla CCIAA per iscriversi al registro delle imprese.

La terza pratica da presentare è all’ INPS per iscriversi nella gestione commercianti. Successivamente è possibile chiedere uno sconto oppure l’esenzione, relativamente al pagamento dei contributi minimi obbligatori previsti dalla gestione commercianti. Lo sconto è previsto per coloro che adottano il regime forfettario come inquadramento per l’avvio dell’attività ed è del 35%; l’esenzione invece avviene per coloro che vengono considerati lavoratori dipendenti a tempo pieno.

L’ultima pratica da presentare è la SCIA al comune nel quale si avvierà l’attività.

Quali Regimi Possono Essere Seguiti?

Esistono diversi regimi fiscali adattabili allo svolgimento dell’attività. I regimi in questione sono: il regime forfettario, il regime della ditta individuale e delle società di persone e infine il regime delle società di capitali. Ogni regime ha i propri vantaggi e svantaggi, per cui prima di scegliere quale regime adottare, si deve valutare bene in quale situazione ci si trova.

Il regime forfettario è destinato a chi ha un fatturato annuo sotto i 65.000€, con vantaggi come costi di gestione e tassazione ridotti, oltre a uno sconto sui contributi. Gli svantaggi includono la tassazione su un margine predefinito, l’impossibilità di recuperare l’IVA sugli acquisti e problemi con l’IVA nelle transazioni estere.

Per le ditte individuali e società di persone, i vantaggi sono una gestione più semplice e costi più bassi, con le tasse calcolate sui margini reali. Gli svantaggi includono aliquote IRPEF elevate e responsabilità illimitata sui debiti.

Le società di capitali offrono vantaggi come l’ottimizzazione fiscale con una flat tax del 28% e la protezione del patrimonio dei soci. Tuttavia, hanno costi di mantenimento più alti e richiedono una maggiore formalità.

Qui puoi trovare il modello AA7/9, utile per le dichiarazioni di inizio attività.

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