Come si apre una partita iva: ecco come fare

dove si apre la partita iva

Il tema delle partite IVA in Italia è estremamente avvertito, anche alla luce della situazione creata dal Jobs Act, che ha in pratica segnato la fine del posto fisso nel nostro Paese.
Considerata la contrazione di posti di lavoro che continua a caratterizzare l’economia dei Paesi più avanzati, che va ad aggiungersi all’automatizzazione dei processi produttivi, sono in molti a prendere in esame uno sbocco come il lavoro autonomo.
Naturalmente per queste persone diventa del tutto necessario porsi la domanda sullo strumento necessario per poter offrire i propri servizi sul mercato del lavoro e intrattenere il necessario rapporto con l’amministrazione finanziaria statale, ovvero la partita IVA. In particolare, la domanda cui occorre dare una risposta è la seguente: come si apre una partita IVA e conviene?
A tal proposito va ricordato come, a partire dal primo giorno dell’anno in corso, sia possibile aprire soltanto una tipologia di partita IVA agevolata, quella che rende possibile il regime forfettario, che è in pratica uno strumento messo a disposizione di chi non guadagna molto, ma vuole comunque rimanere nelle regole fiscali indicate dallo Stato italiano. Per tutti gli altri, in particolare per chi guadagna molto, è invece necessario rivolgersi alla partita IVA con regime ordinario.
Prima di aprirla, sarebbe però molto meglio informarsi in maniera esaustiva sui costi e sulla effettiva convenienza di ricorrere ad uno strumento di questo genere, anche perché in molti casi è possibile ricorrere ad un’altro regime fiscale, ovvero la ritenuta d’acconto, in particolare quando la prestazione richiesta non arriva ai 5 mila euro lordi annuali.

COME SI APRE UNA PARTITA IVA: LE PROBLEMATICHE

Le questioni che si accompagnano all’apertura di una partita IVA sono molte, iniziando con la procedura da seguire e coi costi che occorre sostenere una volta che si sia optato in tal senso. In particolare sarebbe consigliabile rivolgersi al proprio commercialista per cercare risposte più esaustive al proposito e magari provare a percorrere strade più confacenti al proprio caso.
La prima cosa che occorre sapere è che essa può essere aperta da tutti coloro che esercitano una attività economica rivolta alla fornitura (produzione, vendita o scambio) di beni o servizi, ovvero da lavoratori autonomi e titolari di imprese.
L’apertura della partita IVA non solo è facile, ma non comporta alcun onere finanziario. Una volta che si sarà fatta la domanda, entro un termine di trenta giorni dall’inizio dell’attività in questione, sarà l’amministrazione finanziaria a fornire al richiedente un codice numerico. La comunicazione all’Agenzia delle Entrate deve essere avanzata tramite un modello, che sarà contrassegnato dalla sigla AA9/7 nel caso di lavoratori autonomi o ditta individuale, e da AA7/7 ove invece si tratti di un’impresa. I moduli in questione possono essere scaricati dal sito istituzionale dell’amministrazione finanziaria ed essere presentati o andando personalmente alla sezione territoriale dell’Agenzia delle Entrate, munendosi preventivamente di un documento di riconoscimento in corso di validità, oppure inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando una fotocopia della carta d’identità o di un altro documento per il riconoscimento. E’ anche possibile procedere all’invio telematico, per il quale è però necessario scaricare l’apposito software apposito dal portale dell’Agenzia delle Entrate.
L’apertura di una partita IVA deve essere preceduta dalla scelta del codice ATECO riferito alla specifica attività che si desidera intraprendere.
Occorre anche optare per il tipo di tassazione desiderata, scegliendo tra regime forfettario e contabilità ordinaria. A tal proposito va ricordato come chi abbia in passato optato per il regime dei minimi possa continuare ad usufruirne sino al 35° anno di età o attendere che esso spiri al termine dei cinque anni previsti.
Soltanto una volta che sia stata consegnata la dichiarazione firmata, avviene il rilascio del numero di partita IVA, destinato a restare uguale sino al momento in cui l’attività verrà dismessa. Chi sia intenzionato a procedere alla registrazione di una ditta individuale, dovrà inoltre iscriverla alla Camera di Commercio, oltre a mettere al corrente il Comune di residenza del suo varo. Va infine ricordato che l’ultima tappa in questo cammino è rappresentato dalla doverosa visita all’INPS, al fine di aprire una propria posizione previdenziale.

QUANTO COSTA L’APERTURA E LA GESTIONE DI UNA PARTITA IVA?

Come abbiamo già ricordato, l’apertura di una partita IVA non comporta alcun costo iniziale. Allo stesso tempo occorre però precisare come le spese necessarie per poterla mantenere siano abbastanza considerevoli.
Chi opta per il regime di contabilità ordinaria, deve essere in grado di collezionare introiti abbastanza cospicui, proprio in previsione delle spese di gestione, mentre chi sceglie invece il regime forfettario è sottoposto ad una tassazione al 10%, cui va aggiunto il 27% dei redditi d’impresa da destinare all’INPS sotto forma di contribuzione.
Per quanto riguarda chi invece opti per l’impresa individuale, dovrà destinare alla Camera di Commercio una quota tale da attestarsi tra gli 80 e i 100 euro annuali, cui dovrà essere aggiunto il costo relativo alle prestazioni del commercialista (che possono essere quantificate intorno al migliaio di euro ogni anno), la contribuzione INPS, le imposte sul reddito e l’IRAP.

QUANDO E’ MEGLIO NON APRIRE LA PARTITA IVA?

Se l’apertura di una partita IVA può apportare comprensibili vantaggi, va anche messo in rilievo come il costo per mantenerla possa sconsigliare di procedere in tal senso.
Prima di procedere occorre quindi monitorare attentamente la propria situazione, in particolare facendo riferimento all’importo annuale dei propri guadagni.
Nel caso in cui si sia lavoratori autonomi e i propri proventi vadano a superare la soglia dei 5 mila euro all’anno, sarebbe assolutamente auspicabile procedere alla sua apertura, in modo da poter regolarizzare i rapporti con il fisco. Nel caso contrario non conviene farlo, in quanto proprio le spese necessarie per gestirla potrebbero andare a incidere in maniera anche rilevante sul guadagno finale.
Una alternativa praticabile in questo caso può essere la ritenuta d’acconto, senz’altro più sostenibile, anche dal punto di vista dei necessari adempimenti. In questo secondo caso il lavoratore andrà a percepire il compenso spettante al netto del 20% il quale dovrà essere versato all’amministrazione finanziaria dalla controparte, in qualità di sostituto d’imposta. Inoltre non si devono versare contributi all’INPS.

QUALI SONO GLI ADEMPIMENTI OBBLIGATORI?

L’apertura di una partita IVA deve essere accompagnata obbligatoriamente da alcuni adempimenti di carattere fiscale. In particolare è obbligatorio emettere la fattura per ogni prestazione, in cui devono essere riportati il numero progressivo del documento, la data in cui è stato emesso, gli estremi della partita IVA e il codice fiscale di chi lo produce, la ragione sociale e il domicilio di emittente e cliente, una descrizione dei beni, compresa la quantità, il corrispettivo e l’aliquota fiscale applicata.
Occorre poi procedere alla compilazione dei registri contabili recanti le fatture emesse e ricevute, le bolle doganali e il corrispettivo.
Inoltre vanno ricordate le detrazioni relative alle operazioni sottoposte a tassazione e le operazioni non imponibili e altri adempimenti di carattere fiscale come il versamento dell’IVA dovuta e la dichiarazione che la riguarda, tramite Modello Unico, oppure separata.

PARTITA IVA O RITENUTA D’ACCONTO?

Resta quindi un’ultima domanda cui rispondere: meglio la partita IVA o la ritenuta d’acconto? Non si tratta soltanto di una questione di convenienza, se si pensa che in molti casi sono le stesse aziende a chiedere di intrattenere rapporti solo ed esclusivamente con i detentori di partita IVA.
Possiamo quindi dire che sarebbe preferibile aprire una posizione di questo genere ove si ritenga di possedere una serie di requisiti professionali e il know-how necessario per poter svolgere prestazioni richieste dalle aziende. Da un punto di vista della presentazione la partita IVA può presentare vantaggi cospicui, conferendo un aspetto più professionale al lavoratore autonomo che se ne avvalga, cui va aggiunta la possibilità di aprire una posizione previdenziale commisurata al reddito percepito.
Nel caso in cui si abbia un solo committente, o comunque un giro di affari abbastanza limitato, magari di carattere temporaneo e non si preveda di dare vita ad ulteriori collaborazioni, si può senz’altro optare per la ritenuta d’acconto.

 

 

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