Movimentazioni dei Beni e IVA

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MOVIMENTAZIONI DEI BENI

La Corte di Giustizia UE è intervenuta, con la sentenza 30.4.2015, in materia di tassazione per una prestazione di servizi nel caso il committente sia residente in uno Stato UE diverso da quello nel quale la prestazione è effettivamente eseguita. Tale intervento può essere direttamente collegato alla precedente sentenza 6.3.2014 in cui venne stabilita la “non conformità” della normativa italiana rispetto alla Direttiva comunitaria.
Prima di entrare nel merito dell’ultima sentenza UE occorre soffermarsi un attimo sulla sentenza 6.3.2014. Anche in questa situazione i Giudici sono intervenuti in materia di tassazione per scambi intracomunitari, evidenziando infatti una irregolare trasposizione della norma comunitaria nella nostra legislazione nazionale.

SENTENZA 30.4.2015

Il procedimento in questione ha origine da un evento precedente al 2010. La discussione prende quindi in considerazione, ai fini dell’IVA, il luogo delle prestazioni di servizi di subappalto eseguite da una società con sede in Ungheria per conto di una società consorella stabilita nel Regno Unito
Secondo la legislazione comunitaria le prestazioni dovevano essere tassate nello Stato in cui la prestazione era materialmente eseguita.
Il contenzioso era stato aperto poiché i beni appartenenti all’azienda inglese, eseguiti in Ungheria, dopo l’assemblaggio erano rimasti in territorio ungherese, pertanto solo dopo la loro rivendita i beni finiti erano stati oggetto di trasporto/spedizione all’estero
La Corte di Giustizia UE ha quindi stabilito che poiché i beni finiti, dopo l’assemblaggio, sono rimasti in Ungheria e trasportati all’estero solo al momento della vendita, non viene soddisfatta la specifica normativa che regolamenta e identifica il luogo di tassazione delle prestazioni.
Di conseguenza è stato evidenziato che il luogo di tassazione di tali prestazioni è quello Stato UE di esecuzione materiale del servizio, nel caso specifico l’Ungheria.

EFFETTI DELLE SENTENZE E ADEGUAMENTO NAZIONALE

Le regole vigenti possono continuare ad essere applicate in attesa da un intervento del Legislatore; in questo modo l’operatore non residente può non identificarsi in Italia e il prestatore italiano non deve mai rilevare l’acquisto e la cessione dei beni introdotti in lavorazione.
In seguito al giudizio dei Giudici comunitari è stata avviata nei confronti delle Stato italiano la fase precontenziosa della procedura di infrazione; la Commissione UE ha contestato quindi all’Italia che la legislazione UE prevede un regime IVA sospensivo per quei beni movimentati da uno stato all’altro ai fini della lavorazione.
Sono già state effettuate delle specifiche modifiche, in sede di approvazione della cosiddetta “Legge Europea 2014”, per bloccare la procedura di infrazione della Commissione.

Lo Studio Allievi – Dottori Commercialisti è a disposizione dei propri clienti o comunque per tutti i lettori del nostro Blog per qualsiasi dubbio in merito alla regolamentazione IVA comunitaria per il trasferimento di beni e servizi. Per qualunque necessità non esitare a contattarci e a fissare un appuntamento presso i nostri uffici.

 


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