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Aprire un impact hub: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un impact hub

Chi vuole mettersi in proprio per riuscire a crearsi una buona fonte di guadagno e far fronte ai tempi duri deve cercare un’idea vincente. Il criterio essenziale in ogni ambito è quello di saper innovare e seguire i trend del mercato. Aprire un Impact Hub rientra proprio tra le attività consigliate per le persone desiderose di avere successo e di fornire un servizio richiesto.

In un momento storico in cui le nuove imprese, le startup, sono le protagoniste dell’economia e ricevono particolare attenzione, concentrarsi su di loro è un modo per ottenere riscontro. Infatti loro puntano a conquistare il mercato cercando di ottimizzare i costi per far fruttare al meglio i capitali a disposizione. Per poter raggiungere questo obiettivo bisogna risparmiare sulla sede. Insomma serve uno spazio di coworking.

Serve una sede attrezzata in cui confrontarsi, lavorare, prendere contatti con altre persone, ricevere clienti e finanziatori. Avviare una sede affiliata a Impact Hub è sicuramente la migliore risposta da dare alle startup e alle persone che vogliono avere un ufficio per un tempo limitato, magari con giorni e orari fissi di settimana in settimana. Oltretutto il coworking permette ai clienti di conoscersi e scambiare idee.

Il guadagno per chi gestisce lo spazio arriva proprio dall’affitto. Ovviamente si devono prevedere varie formule per consentire alla clientela di decidere quale tipologia di canone possa essere più conveniente. Infatti qualcuno può averne bisogno una volta a settimana, qualcuno tutti i giorni, inoltre può essere utilizzato per poche settimane o per un paio d’anni. Dipende dai casi, ma bisogna organizzarsi.

Non mancano le difficoltà e neppure la burocrazia, ma facendo un buon piano di lavoro e facendosi assistere fin dalle fasi di ideazioni da un commercialista si possono velocizzare i tempi ed evitare gli errori. Il professionista supporta l’imprenditore nel disbrigo delle pratiche ma anche nella preparazione di un business plan e nella fase di affiliazione, necessaria per poter sfruttare al meglio i benefici proposti da Impact Hub.

APRIRE UN IMPACT HUB: IL MODELLO DA SEGUIRE E IMPOSTARE

Servono spazi molto ampi, un’atmosfera stimolante e qualcosa in più di un semplice ambiente di coworking. Aprire un Impact Hub significa dare alle persone un aiuto, un modo per crescere insieme. Non è solamente mettere a disposizione tavoli e sedie o qualche attrezzatura. Intanto il network a cui ci si affilia è uno dei più importanti nel mondo e la sua presenza in tanti Paesi permette di avere un confronto con altre realtà, da cui prendere spunto.

Inoltre unisce il coworking all’incubatore di idee mettendo al centro l’innovazione sociale. Avviare questo tipo di progetto significa dare una mano a chi vuole fare impresa per fare profitto, ma ciò deve avere una ricaduta sul territorio, dare modo alla comunità e all’ambiente di crescere insieme a loro. Si vuole creare così un legame tra le aziende e l’area in cui si sviluppa. Questo aspetto fa parte della filosofia di Imact Hub e deve diventare un leitmotiv per chi decide di percorrere questa strada.

Condivisi i principi ispiratori bisogna mettersi all’opera. I passaggi da seguire si suddividono in tre categorie: locale, affiliazione e burocrazia. Il primo punto è importante perché si tratta del contenitore da dare alla clientela, mentre il secondo prevede più che altro una procedura già stabilita da seguire. Allo stesso modo si fa per la parte burocratica, in gran parte seguita dal commercialista.

Sono questi i passaggi da fare per aprire un Impact Hub, che diventa a tutti gli effetti un’impresa, utile anche a crearne di nuove. Nel senso che all’interno dello spazio di coworking si vedranno nascere le startup. Infatti non tutti i clienti avranno già avviato la loro attività. Poi nasceranno nuove collaborazioni. Questi elementi potranno dare anche maggiori soddisfazioni di quelle economiche, che non mancheranno.

APRIRE UN IMPACT HUB: IL LOCALE

Disporre di uno spazio adeguato costituisce il primo passo da compiere. Del resto è indispensabile per l’affiliazione, per lo svolgimento delle attività, ma anche per calcolare i costi e redigere un business plan per valutare la convenienza del progetto. Quindi chi vuole aprire un Impact Hub deve cercare un locale adatto. A seconda degli obiettivi si decide la grandezza, ma più ampio è e meglio è.

In alcune grandi città ci sono strutture del genere con superfici che si aggirano sui 1500 metri quadri. Non bisogna necessariamente arrivare al medesimo livello, ma questo dato permette di comprendere facilmente che non ci si può limitare a locali di 100 metri quadri. Questo fa salire i costi, ma con qualche finanziatore è possibile far fronte alle spese iniziale e poi saranno le entrate a permettere di far rientrare gli investimenti e sostenere le somme impegnate per la gestione.

Per aprire un Impact Hub non si devono solo avere scrivanie e tavoli di lavoro, ma ci vogliono ambienti per eventi. Ad esempio sale per le conferenze, così da ospitare riunioni, seminari, anche feste aziendali. Questo indica che oltre ad affittare le sale si possono organizzare corsi specifici per i clienti. Ad esempio si invita un esperto che spieghi agli startupper come trovare i fondi per i loro progetti.

Un modo per dare alle persone un supporto più completo e guadagnare anche con i servizi. Non sarebbe male disporre di una cucina per invogliare gli ospiti a sfruttare la pausa pranzo, sfruttando l’ambiente per preparare e consumare un veloce pasto per tornare subito al tavolo alle loro attività. Poi vanno tenute in considerazione le esigenze della clientela e dei potenziali frequentatori del coworking.

Potrebbe essere utile un angolo da dedicare alla realizzazione di video oppure di posa fotografica. Molte aziende usano tali strumenti per creare le loro presentazioni. Dare loro la possibilità di farlo nell’Impact Hub sarà un ulteriore elemento per attirare nuovi clienti e avere successo. Potrebbe essere una buona idea di strutturare tale ambiente a prova di social. Ovvero di puntare su parti dell’arredamento ideali per diventare lo sfondo ideale per immagini da far circolare sui social network, non solo per pubblicizzare i progetti dei clienti, ma l’hub stesso. Si può anche aggiungere una biblioteca con testi dedicati.

APRIRE UN IMPACT HUB: AFFILIAZIONE E BUROCRAZIA

L’iter burocratico è molto simile a quello affrontato da una qualsiasi impresa. Si apre la partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, si effettua l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, trasmettendo poi la comunicazione di inizio attività al Comune competente territorialmente. Poi ci sarà l’ispezione dei Vigili del Fuoco per la verifica del rispetto delle norme antincendio. Questi sono i passaggi necessari per aprire un Impact Hub.

Ma per usare il nome si entra a far parte di una rete, che non è un franchising e tutti sono alla pari. Va tenuto presente che non serve personale, perché ci vuole un responsabile che coordini l’attività ma le altre persone possono essere collaboratori freelance. Per far parte del network si deve trasmettere una richiesta. Saranno gli uffici di Impact Hub a fornire la documentazione da compilare agevolando così gli aderenti.

La verifica viene fatta a partire dai curriculum dei fondatori per conoscere le loro competenze e accertarsi che abbiano le capacità necessarie alla gestione di questo tipo di attività. Non si tratta di avere qualifiche specifiche, ma piuttosto di avere un passato in linea con i valori e lo stile della rete. Se ci sono elementi o caratteristiche discordanti non si viene accettati. In ogni modo a vagliare l’istanza c’è una squadra di esperti, ma la decisione si prende a livello assembleare.

Sono tutti gli Impact Hub esistenti a votare sull’adesione, quindi a stabilire il futuro del nuovo punto della rete. Il processo è un po’ lungo, ma ci sono vari livelli attraverso cui passare. Si è associati, poi candidati, per arrivare infine all’approvazione definitiva. A differenza di un franchisor non pone vincoli alla strutturazione e non obbliga a fare acquisti di materiali. C’è la libertà degli associati purché si rispettino le linee generali di stile della rete.

Aprire un’insalateria: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un'insalateria

Progettare di aprire un’insalateria non è una cattiva idea imprenditoriale, a condizione di investire nel campo commerciale tutta una serie di risorse. Capacità imprenditoriali e relazionali, sacrifici, buon senso e un budget iniziale sono risorse umane e finanziare alla base di un business vincente. In commercio la grande concorrenza non deve spaventare solamente quando si mettono in campo le strategie di mercato più opportune.

Al contrario, i rischi di fallire e vanificare gli sforzi, aumentano in maniera esponenziale di fronte a una progettualità poco seria e non rispettosa di precise regole. Detto questo, complice una maggiore attenzione alimentare da parte dei consumatori, oggi le insalaterie sono una realtà consolidata e potenzialmente attività lavorative capaci di prospettare buone soddisfazioni professionali. Un’attività commerciale che riscuote sempre più consensi da parte dei clienti, felici di consumare pietanze fresche, genuine e salutari.

Mettersi in proprio puntando su un’attività commerciale del genere può essere dunque un’intuizione di successo, anche alla luce di un investimento iniziale non particolarmente elevato. Scopriamo allora insieme nei paragrafi seguenti come fare per aprire un’insalateria: cosa serve, costi e franchising, passaggi burocratici e consigli finali per un business vincente, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UN’INSALATERIA: COSA SERVE

Per aprire un’insalateria non bisogna possedere particolari conoscenze e competenze, l’importante è avere le giuste capacità imprenditoriale, organizzative e gestionali, tenacia e proporre ai consumatori prodotti di qualità, genuini e di tendenza.

Altre qualità da cui non si può prescindere per un business di successo sono l’inventiva e la grande passione per il settore culinario, aspetti fondamentali per intercettare le curiosità dei clienti e per realizzare piatti originali. Doti personali a parte, è necessario concentrarsi anche sul locale da destinare alla nuova attività commerciale.

Una location che non richiede grandi spazi, potrebbe infatti essere sufficiente un locale di 50/60 metri quadrati. Questo perché per lo sviluppo di un’attività simile non occorrono grandi macchinari né una cucina sofisticata. Poi molto dipende dalle intenzioni e dalle aspettative, nel senso che allestire un’insalateria da asporto è un conto, mentre diverso è puntare su un locale arredato per i consumi in loco.

Al di là delle dimensioni della location, la stessa deve rispettare tutte le norme in termini di agibilità, igiene e sicurezza. Senza il rispetto della normativa e i permessi dell’autorità locali non sarà affatto possibile l’inizio dell’attività. Autorizzazioni vincolate ai rigidi controlli di rito, verifiche che continueranno nel tempo per accertare il mantenimento dei requisiti previsti dalla legge.

Come per ogni altra attività imprenditoriale, individuare il luogo e la location perfetti per la propria iniziativa commerciale, significa investire tempo e denaro anche in una profonda indagine di mercato. Stiamo parlando di uno studio di settore per individuare un posto strategico, funzionale e raggiungibile con i mezzi di trasporto senza alcuna difficoltà. Inoltre, l’indagine deve puntare anche a scoprire gli eventuali concorrenti nelle vicinanze.

APRIRE UN’INSALATERIA: COSTI E FRANCHISING

Aprire un’insalateria dal nulla vuol dire impegnare una cifra di denaro di qualche migliaia di euro, anche se non si tratta di somme astronomiche. Costi che dipendono soprattutto dalla grandezza e dalla posizione del locale, dall’assunzione di eventuali dipendenti, dall’arredamento e dalla campagna pubblicitaria.

Naturalmente con una struttura particolarmente attrezzata per le consumazioni in loco, rispetto a una solo da asporto, i costi aumentano e non di poco. Ad affiancare queste spese principali ci sono poi i costi per gli allacci delle utenze e per le pratiche burocratiche. Appare chiaro che quantificare il capitale da investire è un’operazione difficile da portare a termine, tutto dipende dalle intenzioni e dalla disponibilità economica.

Senza grosse risorse finanziarie il suggerimento è di cominciare a lavorare con un’attività a conduzione familiare e puntando molto sulla creatività. Con la professionalità, la cordialità e con piatti originali e genuini è molto più facile conquistare una buona fetta di utenza e aumentare il volume di affari.

Inoltre, non va neanche dimenticata la formula del franchising. Un modo per fruire della fama di un brand conosciuto già sul mercato di settore, di una continua assistenza dal punto di vista gestionale e burocratico, della formazione e dell’aggiornamento e di altri vantaggi.

In parole semplici, avviare un’attività imprenditoriale con il vantaggio di un marchio famoso alle spalle vi aiuterà molto nel cammino verso il successo. Il franchising è una buona opportunità, la cosa fondamentale è saper scegliere il brand a cui affiliarsi, anche in relazione alle condizioni contrattuali del rapporto di collaborazione.

APRIRE UN’INSALATERIA: PASSAGGI BUROCRATICI

Dal punto di vista burocratico per aprire un’insalateria bisogna presentare una serie di documenti per regolarizzare alcune posizioni, adempimenti obbligatori per iniziare a lavorare in piena regola. Si tratta di aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la CCIAA, aprire le posizioni INPS e INAIL, richiedere l’autorizzazione per poter esporre l’insegna e presentare al Comune la segnalazione di inizio attività.

Ricordiamo sempre che per adempiere agli obblighi nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS, dell’INAIL e della Camera di Commercio esiste la Comunicazione Unica d’Impresa. Una procedura online veloce e sicura, ideata per facilitare lo snellimento amministrativo. Inoltre, trattandosi di un’attività commerciale volta alla somministrazione di alimenti, servono le attestazioni SAB e HACCP.

In ogni caso, per il disbrigo della documentazione burocratica la cosa migliore da fare è quella di delegare il compito a un professionista. Un commercialista pienamente cosciente della delicata materia e pronto a consigliarvi al meglio. Una persona non solo utile per assolvere a tutti gli obblighi burocratici propedeutici all’avvio della nuova attività commerciale, ma anche indispensabile durante l’intera gestione della stessa.

In fondo, trovare un commercialista che fa al vostro caso non è affatto così difficile, basta chiedere in giro oppure contattare direttamente l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino alla vostra zona. Meglio non rischiare quando si tratta di doversi confrontare con la burocrazia e quando la soluzione è particolarmente semplice da trovare.

APRIRE UN’INSALATERIA: CONSIGLI FINALI PER UN BUSINESS VINCENTE

Per avere buone speranze di successo, come già sottolineato in precedenza, è importante attenzionare diversi aspetti sia nella fase precedente l’avvio che durante l’intera gestione dell’attività commerciale. Occorrono una location accogliente, gradevole e strategicamente posizionata, in prossimità di scuole, uffici e aziende, un’accurata analisi di mercato per conoscere la concorrenza e orientarvi sull’offerta di qualità da assicurare ai consumatori, una politica dei prezzi in linea con il mercato e una campagna promozionale ben indirizzata.

Riuscire a proporre un’offerta di alta qualità e prodotti salutari a prezzi competitivi è una strategia di mercato quasi sempre vincente. Viceversa, un’offerta scadente e magari a prezzi esagerati, accorcia solamente la strada verso un precoce fallimento. Occhio anche alla campagna pubblicitaria oggi, più che in passato. un elemento di primo piano per un business vincente.

Molto difficile contrastare la concorrenza e farsi conoscere sul mercato di settore senza praticare una buona promozione della propria attività imprenditoriale. Per aprire un’insalateria e confidare in buoni guadagni un effciace sito web è indispensabile, al pari dei social network. Tra l’altro, puntare sulla pubblicità online non preclude la possibilità di far conoscere il proprio lavoro all’utenza finale anche attraverso i canali tradizionali: tv, radio, volantini e partecipazioni alle manifestazioni.

Ogni mezzo è buono per dare visibilità alla nuova attività commerciale, basta saper sfruttare tutti gli strumenti al meglio per ottimizzare la campagna pubblicitaria. Il tutto, fermo restando, che alla gente vanno garantiti prodotti finali di assoluta qualità, altrimenti ogni cosa risulterà completamente inutile. La morale in commercio è sempre la stessa: i fatti prima di tutto. La gente non va presa in giro, bisogna soddisfare i clienti offrendo il massimo possibile.

Aprire un fight club: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un fight club

A rendere la disciplina famosa sono stati il libro e il film dedicati alla lotta. Successivamente alla loro diffusione sono stati molti ad avvicinarsi alla pratica, ma ci sono vari modi di interpretarne l’utilità. Aprire un fight club è un modo per coltivare la propria passione ma anche per aiutare gli altri a farlo. Si può guadagnare e ottenere successo, anche perché non si tratta di una palestra come tante altre. Sebbene le opere letteraria e cinematografica abbiano invogliato le persone ad avvicinarsi alla lotta, la concorrenza nel settore non è molta.

Chi vuole iniziare un’attività nel settore trova spazio senza troppi problemi. Se da un lato non è difficile inserirsi in questo ambito, dall’altro lato è bene sapere che ci sono molti adempimenti burocratici e normativi da rispettare. Infatti la natura del fight club mette di fronte a potenziali rischi. Bisogna impegnarsi per fare in modo che si sviluppino l’aspetto sportivo o di difesa personale senza che ci possa essere una degenerazione violenta.

Va messo in conto anche un grande impegno nell’avvicinare le persone e nel mantenere la palestra con standard elevati. Si deve tenere presente che praticare questo tipo di disciplina, ancora più che in altri sport, significa seguire un certo stile di vita. Ci sono due tipologie di persone a cui puntare: coloro che desiderano imparare e allenarsi nei combattimenti e chi è interessato ad apprendere i rudimenti per potersi difendere in caso di aggressione.

È indispensabile avere una preparazione tecnica o disporre della collaborazione di uno staff qualificato che possa seguire gli iscritti nelle loro attività. Sia per aiutarli nelle fasi di allenamento sia per svolgere i corsi. Per quanto riguarda invece la parte burocratica è consigliabile l’aiuto di un commercialista. Il professionista può dare pareri e suggerimenti ma anche occuparsi direttamente del disbrigo delle pratiche. In questo modo si evitano errori e si velocizza la tempistica. Darà anche una mano nella predisposizione del business plan.

APRIRE UN FIGHT CLUB: LE CARATTERISTICHE DELL’ATTIVITÀ

Il primo passo da compiere, ancora prima di lavorare alla pianificazione e agli adempimenti richiesti dalla burocrazia, è quello di comprendere bene la logica della disciplina. Aprire un fight club vuol dire creare un modello e rispondere alle esigenze delle persone. Per questa ragione si deve strutturare l’attività in modo che possa assolvere alla sua funzione, senza deviazioni di alcun genere.

Un fight club non è caratterizzato da violenza oppure odio, ma al contrario serve a eliminare stress e rabbia. Il fine di questo tipo di attività è quello di aiutare le persone ad affrontare i problemi, a uscire dalla zona di conforto per far fronte senza paura a alle difficoltà della vita. Naturalmente questo aspetto include anche un allenamento fisico che porta a ritrovare la virilità personale.

Chi si avvicina alla disciplina deve essere fortemente motivato e deve essere pronto a compiere un vero e proprio percorso di cambiamento personale. Si acquisiscono stimoli e lezioni importanti per migliorare la propria condizione. Si abbina l’attività fisica all’aspetto psicologico. Ecco perché aprire un fight club è importante e lo si deve fare con competenza e tenendo presenti i valori che hanno ispirato la nascita di questa disciplina.

Chi intraprende questa attività deve stabilire, seguire e e far seguire regole precise. Sono quelle riportate dal libro e dal film. Ovviamente ci possono essere delle modifiche in relazione alle necessità del singolo club, ma la direzione è la stessa. Sebbene si tratti di imparare attraverso il combattimento si devono rispettare gli altri e agire in un certo modo. Si combatte solo e unicamente tra due soggetti senza il coinvolgimento di altre persone e se uno si accascia, si termina. L’obiettivo non è la violenza, ma saper affrontare la vita, i problemi e i rischi. Ecco perché ci sono regole da seguire. Lo deve sapere bene chi gestisce il club.

APRIRE UN FIGHT CLUB: IL LOCALE

Una volta deciso di aprire un fight club bisogna reperire il locale adatto permettendo alle persone di accedere e prendere parte alle attività. In questo caso non ci si deve nascondere dalle autorità, come accade nel racconto cinematografico, ma è bene comunque avere riservatezza. Quindi non si deve cercare un posto particolarmente visibile. Meglio, anzi, essere distanti da scuole, locali notturni, e posti che potrebbero esporre a frequentazioni non adatte.

Non servono particolari attrezzature, ma l’ampiezza varia in base agli obiettivi. Ovvero a quante persone si ospitano e a quanti combattimenti, allenamenti e corsi si vogliono svolgere contemporaneamente. Ci si deve assicurare di rispettare le norme di sicurezza e disporre di spogliatoio e bagno, separando il locale per gli addetti da quello degli iscritti. Sono questi i requisiti necessari per la struttura da adibire all’attività. Potrebbe comunque essere utile avere una vicina area di parcheggio.

Aprire un fight club segue, seppur l’attività si svolga con una certa differenza, un iter simile a quello delle palestre. Ma per la burocrazia ci si può affidare al commercialista per non sbagliare i passaggi e per affrontare ogni richiesta in modo appropriato. Essendoci meno attrezzature e tipologie di attività si può avere una maggiore semplicità nella strutturazione del locale e soprattutto dell’impresa stessa.

Si può prendere in considerazione anche l’idea di partire con un locale piccolo per poi trovarne uno più grande se l’attività va bene. È inutile spendere più del necessario se si può risparmiare, anche per capire l’andamento del club. Contenendo le uscite si ha più facilità nel portare i correttivi e soprattutto nell’ammortizzare la spesa in tempi più rapidi. Il locale infatti costituisce l’impegno economico maggiore e va tenuto a mente.

APRIRE UN FIGHT CLUB: BUROCRAZIA E ADEMPIMENTI

Intanto si deve scegliere la forma giuridica. Potrebbe essere ideale creare un’associazione dedicando le attività ai soci. In questo modo si fa una selezione specifica e si decide il numero di persone, nonché la relativa quota. Aprire un fight club in questo modo consente di avere una struttura rispondente alle proprie esigenze e a quelle degli aderenti. Si deve però iniziare in tre, il numero minimo di soci per avviare un’associazione.

Dovrà essere chiaro agli aderenti che svolgendo tale disciplina ci si può ferire gravemente. Vanno quindi stipulate polizze assicurative ad hoc e avere l’occorrente per il primo soccorso. La formula associativa potrebbe comunque dare diritto ad alcune agevolazioni fiscali, ma su questo è bene consultare il commercialista al momento dell’avvio dell’attività così da esplorare le condizioni più adatte al caso specifico.

Si dovranno richiedere codice fiscale e partita Iva all’Agenzia delle Entrate e quindi iscriversi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Naturalmente in base alla forma giuridica scelta si potranno perfezionare questi passaggi. Se ad esempio si sceglie l’associazione si devono redigere statuto e atto costitutivo da presentare all’Agenzia delle Entrate. Poi si dovrà procedere alla trasmissione della documentazione al Comune in cui ha sede il fight club.

L’amministrazione comunale provvede a informare i Vigili del Fuoco perché ispezionino i locali al fine di verificare il rispetto delle norme antincendio e di sicurezza. Loro rilasceranno un nullaosta che consentirà di aprire il locale. Nel caso vi siano elementi ostativi forniranno le prescrizioni a cui adeguarsi e quindi svolgeranno un ulteriore controllo. Con questo passaggio si completa l’iter burocratico. Ma c’è qualcosa a cui fare attenzione.

Gli aspetti fiscali per la gestione dell’attività potranno essere affrontati tranquillamente con il commercialista. Mentre è importante, nel rispetto dei sani principi del fight club, di stabilire una relazione con le forze dell’ordine. Indipendentemente dalle leggi, vista la natura e i rischi dell’attività la collaborazione e la trasparenza sono le chiavi per assicurarsi di operare senza pericoli per il titolare e per gli aderenti. Andrà comunque salvaguardata la riservatezza. Combinando questi aspetti si avranno tante soddisfazioni.

Aprire una friggitoria ambulante: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una friggitoria ambulante

Aprire una friggitoria ambulante e puntare al successo con un’attività in proprio è un’idea intraprendente e ambiziosa, da portare avanti con particolare attenzione e interesse. Anche perché non tutti possono o vogliono dedicarsi a un negozio fisso e che funzioni per 12 mesi l’anno, diverse persone preferiscono lavorare per strada o nei mercati.

Un’opportunità lavorativa da considerare, in quanto trovare occupazione come lavoratore dipendente diventa sempre più complicato. Con coraggio e un pizzico di inventiva, il commercio ambulante può regalare enormi soddisfazioni.

Inoltre, con un’attività ambulante, i costi sono decisamente inferiori rispetto a una location fissa, anche se le spese non mancano neanche in questo caso. Ricordiamo, infatti, che l’affitto dei locali è una delle voci di spesa che più grava sul bilancio, uno scoglio superabile con un’attività del genere.

Da non dimenticare neppure una maggiore autonomia dovuta alla stessa natura della vendita ambulante, vantaggi da capitalizzare al massimo con la conoscenza delle strategie giuste. Allora vediamo di seguito come fare per aprire una friggitoria ambulante: licenze, strategie di mercato, iter burocratico e conclusioni, ecco cosa c’è da sapere.

APRIRE UNA FRIGGITORIA AMBULANTE: LE LICENZE

Cominciamo col dire che un’attività commerciale del genere può essere svolta da persone fisiche e anche da società personali, non però da società di capitali. Una precisazione doverosa prima di addentarci nel campo delle licenze. Da questo punto di vista, ricordiamo che l’ultimo riferimento normativo riguardante il settore ambulante risale al decreto Bersani 114/98.

Per svolgere regolarmente il mestiere dell’ambulante esistono due licenze: tipo A e tipo B. La licenza di tipo A viene concessa dal comune di appartenenza, permette gli spostamenti all’interno della regione di residenza e dura dieci anni. Alla scadenza bisogna partecipare a un nuovo bando. La licenza di tipo B, invece, rilasciata anche questo dal comune di appartenenza, permette l’esercizio dell’attività sull’intero territorio nazionale esclusivamente nei posteggi che non sono stati assegnati.

Per entrambi i tipi di licenza occorre fare domanda scritta al proprio Comune tramite raccomandata. Il sindaco, una volta controllati i requisiti previsti dalla legge, provvederà a rilasciare l’autorizzazione necessaria entro il termine di 30 giorni.

Due licenze diverse da richiedere in base al raggio di azione e, quindi, al territorio interessato allo svolgimento dell’attività ambulante. Anche perché, in linea di massima, estendere l’operatività commerciale al di fuori dei confini regionali può portare sì maggiori guadagni ma pure costi superiori. La ragione per la quale avere le idee chiare è determinante ai fini della scelta corretta. La confusione in commercio non porta da nessuna parte, se non a un rapido fallimento.

APRIRE UNA FRIGGITORIA AMBULANTE: STRATEGIE DI MERCATO

In commercio, specie negli ultimi tempi, i fast food, le friggitorie e gli street food stanno riscuotendo enormi consensi da parte dei consumatori finali. I frenetici ritmi di vita spesso non consentono la possibilità di dedicare al cibo qualche ora della giornata, ma impongono pasti veloci e consumati nel giro di qualche minuto. Fattore che ha favorito anche l’incremento e il successo delle friggitorie ambulanti.

Un’attività commerciale che permette la vendita di cibi sfiziosi e gustosi, preparati velocemente e a costi bassi. Commercializzare il fritto dunque potrebbe rivelarsi alla lunga un’intuizione imprenditoriale indovinata a patto, anche in questo caso, di assicurare generi alimentari freschi e di buona qualità.

Ai fini di un business vincente parecchio dipende poi dai posti, riuscire a garantirsi posteggi in zone di grande traffico e con un buon afflusso pedonale è un primo passo fondamentale verso un’attività ambulante di successo. In più, sempre tenendo conto delle disposizioni comunali, si può pensare di allestire vicino al veicolo un’area attrezzata con tavolini per permettere ai clienti di consumare i fritti in totale comodità.

In buona sostanza, in linea generale, gli aspetti da attenzionare sono sempre gli stessi anche quando si tratta di aprire una friggitoria ambulante. Professionalità, cordialità, materie prime fresche e di qualità, punti strategici e prezzi concorrenziali sono tutti elementi che concorrono a un buon volume di affari.

Il tutto abbinato a una politica promozionale condotta sfruttando i mezzi telematici e quelli tradizionali. Per un business di successo la pubblicità è un fattore determinante anche per un’attività ambulante, per questo è fondamentale prestare attenzione a una buona campagna promozionale.

APRIRE UNA FRIGGITORIA AMBULANTE: ITER BUROCRATICO

Licenza a parte, per aprire una friggitoria ambulante correttamente la trafila burocratica è comunque lunga e difficile da portare a termine. I passaggi da fare sono l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione alla CCIAA locale (Camera di Commercio) e regolarizzare le posizioni INPS e INAIL.

Queste ultime iscrizioni importanti per il versamento periodico dei contributi (INPS) e per la tutela contro gli infortuni sui luoghi di lavoro (INAIL). Trattandosi poi di un’attività ambulante destinata alla preparazione e alla vendita di prodotti alimentari e bevande è necessaria la frequenza di un corso sul commercio nel campo alimentare. Un corso utilissimo per la trattazione ottimale dei generi alimentari.

Inoltre il furgone o, qualunque altro mezzo destinato ad ospitare l’attività commerciale, deve rispettare obbligatoriamente le norme in materia di igiene e sicurezza. Occhio anche alla cassa per gli incassi e il rilascio degli scontrini, obbligatoria ai fini fiscali.

Chiaramente ottemperare agli obblighi di legge dal punto di vista burocratico è piuttosto difficile, soprattutto senza una buona preparazione di base, delle ottime conoscenze e qualche anno di esperienza alle spalle. La soluzione migliore per la cura e il disbrigo di tutta la documentazione utile per aprire una friggitoria ambulante è affidarsi alla consulenza di un professionista.

Si tratta di avvalersi della professionalità di un bravo commercialista pronto a seguirvi passo passo lungo tutto il percorso burocratico necessario per dare inizio regolarmente al nuovo lavoro e anche durante la gestione dell’attività commerciale. Una persona in grado di consigliarvi pure in merito alle scelte da fare.

Appare chiaro che la figura del commercialista riveste un ruolo importante e vi mette al riparo dai rischi di errori e da perdite di tempo. Pochi dubbi quindi: è assolutamente conveniente contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti per fruire dalla consulenza di un valido professionista. La burocrazia è una materia decisamente seria e complicata, meglio non prenderla sotto gamba.

APRIRE UNA FRIGGITORIA AMBULANTE: CONCLUSIONI

Come detto agli inizi, aprire una friggitoria ambulante, comporta un notevole risparmio sui costi d’affitto perché non c’è la necessità di individuare un locale per ospitare il nuovo lavoro. L’attività commerciale ambulante, infatti, richiede il possesso di un mezzo idoneo all’attività di street food: una roulotte oppure un furgone purché adeguatamente allestito con un banco per la vendita dei fritti e con tutti gli altri strumenti per la preparazione dei prodotti.

Generalmente per una friggitoria ambulante occorre una cucina con un’attrezzatura abbastanza limitata: una buona friggitrice elettrica o a gas dotata di cappa per aspirare i fumi, un piano di lavoro efficiente, una zona per il lavaggio, un frigorifero, uno scaffale e gli utensili per la preparazione dei fritti.

Per concludere, aprire una friggitoria ambulante non sarà mai un modo veloce per diventare ricchi sfondati, ma sicuramente un’opportunità lavorativa per dei buoni guadagni e una vita dignitosa. L’importante è non farsi mai prendere dalla paura di non farcela, andare avanti con tenacia e mettere in campo tutte le forze possibili e disponibili.

Con le cose fatte nel modo giusto i clienti non mancheranno né mai vi gireranno le spalle. La cosa fondamentale, una volta conquistata la fiducia dei consumatori, è continuare a lavorare bene per offrire servizi e prodotti ottimali duraturi nel tempo. Dopo le raccomandazioni finali, ora non resta che farvi un grande augurio per l’apertura della vostra friggitoria ambulante!

Aprire un vigneto: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un vigneto

Aprire un vigneto è una scelta ottimale per chi ama la campagna e il vino. La sua gestione favorisce la vita all’aria aperta a contatto con la natura e la soddisfazione di vedere crescere giorno dopo giorno le piante di vite che poi avranno un grande longevità. É un pò come crescere un figlio, che dopo averlo seguito nella crescita, arriva a dare delle grandi soddisfazioni.

La pazienza è una delle prime doti possedute da chi avvia un vigneto. L’impresa sarà abbastanza ardua ma sicuramente ripagherà di tutti gli sforzi fatti. Il bicchiere del vino della prima annata farà dimenticare tutto il lavoro condotto per arrivare a quel punto. La buona vigoria della vite, che con il suo verde spazia all’infinito, sarà la soddisfazione dell’alacre agricoltore.

La scelta di aprire un vigneto è occasione di investimento ottimale per chi possiede molto terreno e non riesce a decidere come impiegarlo. La consulenza di specialisti del settore aiuterà a capire la fattibilità del progetto e i possibili risultati in funzione della localizzazione del terreno e del microclima presente nell’area geografica.

Ma non è solo questo. Quando si decide di voler avviare un’attività vitivinicola con l’impianto di un nuovo vigneto è necessario informarsi su una serie di norme riguardanti l’argomento. Nel senso, che non tutti possono alzarsi la mattina e decidere di avviare un vigneto. Precise regole sono dettate al fine di regolamentare la produzione vitivinicola.

Ogni regione ha un proprio regolamento in merito, per evitare una sovrapproduzione rispetto alla richiesta del mercato. É anche vero che l’italia si posiziona come uno dei primi produttori di vino al mondo insieme alla Francia, la Spagna e agli esordienti Stati Uniti, Cile e Australia. Appunto, per questo, si è cercato di regolamentare il settore per disciplinare la produzione vitivinicola.

Ogni regione ha un proprio regolamento in funzione della disponibilità dei terreni e della produzione registrata. Un altro limite è rappresentato anche dalla varietà di uva che può essere impiantata. Quindi, se aprire un vigneto rappresenta una valida opportunità di guadagno dall’altro ha una serie di adempimenti e obblighi che vanno valutati insieme ad un esperto.

Se l’agronomo può dare consigli circa la fattibilità del progetto agricolo, il commercialista è la figura più idonea a stilare il progetto di fattibilità del vigneto. Solo lui è in grado di fornire la consulenza con previsione di spesa e profitto che andranno a essere realizzati con l’avvio dell’attività.

Il supporto del commercialista è, inoltre, indispensabile per capire se si può usufruire di aiuti statali o europei finalizzati allo sviluppo agricolo in alcune aree. Studiando la posizione del suo cliente potrà indirizzarlo per compiere i passi giusti per arrivare a mescere il primo vino. Infine, il consulente si occuperà del disbrigo di tutte le pratiche burocratiche per l’avvio dell’attività.

APRIRE UN VIGNETO: IMPRENDITORE O COLTIVATORE DIRETTO

Sulla scia della popolarità guadagnata dal vino nell’ultimo decennio, molti giovani si sono interessati al settore sognando di avviare un’attività vitivinicola propria. Questo è spesso il sogno di chi possiede un terreno e vuole creare qualcosa di esclusivo. La domanda che sorge spontanea è “Imprenditore agricolo o coltivatore diretto”. Le due figure sembrano coincidere ma, in realtà, presuppongono situazioni lavorative ben distinte.

La figura dell’imprenditore agricolo è descritta nell’articolo 2135 del Codice Civile. Originariamente l’articolo recitava “É imprenditore agricolo colui che esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla selvicoltura, all’allevamento di bestiame e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura”.

Successivamente l’articolo è stato modificato con Decreto legislativo del 2001: “É imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”. Nel caso dei produttori di vino, per attività connesse si intende anche comprare uva da vinificare per aumentare la quantità di vino. A patto, però che la quantità acquistata non superi quella prodotta dalla propria azienda.

La figura dell’imprenditore agricolo, quindi, è finalizzata alla produzione, manipolazione, trasformazione e valorizzazione ai fini commerciali dei prodotti ottenuti dall’attività agricola. Il coltivatore diretto appartiene, invece, una categoria di lavoratori autonomi impegnati nella coltivazione diretta di terreni agricoli.

L’imprenditore per essere considerato tale deve possedere i titoli di qualifica professionale come ad esempio una laurea o un diploma ad indirizzo agrario aver esercitato almeno tre anni di lavoro presso un’azienda agricola. Egli deve, inoltre, dimostrare che dedica il 50% del suo tempo all’attività agricola e che il 50% del suo reddito deriva dallo svolgimento di questa attività.

Il coltivatore diretto per essere riconosciuto tale deve effettuare l’Iscrizione all’INPS e deve dimostrare di impiegare due terzi del suo tempo lavorativo alla coltivazione del fondo agricolo con l’ottenimento di due terzi del suo reddito dalla stessa attività.

Quindi, da come si può capire il fine dell’imprenditore è più commerciale rispetto a quello di coltivatore diretto e in virtù di questo può essere considerata una vera e propria attività con diritti e obblighi derivati. L’attività, infatti, va assoggettata a relativa tassazione, ma allo stesso tempo ha la possibilità di usufruire di agevolazioni e partecipare all’assegazione di fondi europei finalizzati allo sviluppo agricolo.

APRIRE UN VIGNETO: ITER BUROCRATICO

Una volta verificata la possibilità di impiantare nuove piante di viti per aprire un vigneto è necessario avviare l’iter burocratico per la messa in regola dell’attività. Come già detto, in questa fase un ruolo importante viene giocato dal commercialista che disbrigherà tutte le pratiche necessarie affinché si possa cominciare il lavoro.

Il primo passo è iscrivere l’azienda presso il Registro delle Imprese tenuto presso la Camera di Commercio. L’apertura della Partita Iva rende visibile l’azienda al fisco e allo stesso tempo ne definisce la sua posizione di INPS e INAIL per il versamento dei contributi ai fini pensionistici. Al comune va presentata la SCIA ovvero la dichiarazione di inizio attività.

Il lavoro può iniziare solo dopo che siano trascorsi 30 giorni dalla presentazione in quanto vale la regola del silenzio assenso. Oggi, comunque, è possibile usufruire della Comunicazione Unica. Si tratta di compilare tutta una serie di documenti presenti in un file che poi verrà inviato al Registro delle Imprese.

APRIRE UN VIGNETO: MISURA DELL’INVESTIMENTO

La realizzazione dell’apertura di un vigneto comporta spese non indifferenti. Il possesso di un terreno agricolo non basta. Quest’ultimo, infatti, deve essere autorizzato all’impianto di nuove viti. Se si possiede un fondo già destinato a vigneto è probabile che ci sia su di esso un diritto di reimpianto. Nel caso in cui il vigneto sia stato estirpato da oltre 8 anni è necessario verificare di nuovo la possibilità di impiantare ex-novo.

Comunque, se si vuole aprire un vigneto in area autorizzata è necessario l’acquisto del terreno o l’affitto. nel primo caso, il costo da tenere in conto si aggira intorno ai 100.000-150.000 euro per avere un’estensione significativa ai fini produttivi. Il calcolo è fatto tenendo conto che, mediamente, da 3-4 ettari si ottengono 500 quintali di uva per un totale di 350 ettolitri di vino. Questa è la resa media se non si mira ad un livello qualitativo particolarmente alto da esigere una resa inferiore 90 quintali per ettaro.

Se nella fase iniziale, comunque, non si ha la possibilità di acquistare tutte le attrezzature per produrre vino, si può optare per la produzione di uva a scopo di vendita. I viticoltori possono far parte di consorzi agricoli per conferire l’uva prodotta e ottenerne così un ritorno economico che potrà essere reinvestito in seguito.

Le spese di avvio del vigneto comportano anche l’acquisto di attrezzature come trattori, attrezzature per sistemare i filari, le attrezzature per la produzione del vino come vasche di fermentazione, autoclavi e pigia-diraspatrice da porre in locali con condizioni igienico-sanitarie idonee alla materia prima da trattare.

L’aiuto del commercialista sarà anche finalizzato a studiare il progetto al fine di poter usufruire di agevolazioni sia fiscali che finanziarie per aprire un vigneto. Leggi europee e regionali, infatti, spesso promulgano leggi sia di sviluppo agricolo che anche di aiuto all’occupazione giovanile. Un giovane che vuole aprire un vigneto sarà certamente agevolato grazie alla sua giovane età.

Il regime biologico, ad esempio, è in forte espansione grazie alla sensibilizzazione pubblica nei confronti dell’ambiente e della natura. La conversione dei vigneti in biologici o l’avvio di nuovi a regime biologico porta una serie di vantaggi non indifferenti che vanno valutati insieme al commercialista.

Aprire un’accademia di danza: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un'accademia di danza

La danza, oltre ad essere una grande passione, può trasformarsi in un lavoro redditizio e professionalmente molto soddisfacente. Stiamo parlando cioè di aprire un’accademia di danza per dare maggiore sfogo a una passione e per tradurla in un’attività di successo.

La passione è però solo uno dei tanti aspetti utili per un business vincente. Un’efficace progettualità va supportata da una grande professionalità, buon senso, capacità relazionali e dalle indispensabili risorse economiche. Mettere in campo tutte queste risorse è assolutamente opportuno per aumentare le chance di successo e allontanare i rischi di fallimento.

Tra l’altro, l’utenza non manca, il motivo per cui nel corso degli ultimi tempi le accademie di danza hanno avuto una grossa diffusione. Giovani e meno giovani le frequentano assiduamente e sono pronti a investire parte dei propri risparmi per divertirsi e abbinare una salutare attività fisica.

APRIRE UN’ACCADEMIA DI DANZA: STRATEGIE DA SEGUIRE PER UN BUSINESS DI SUCCESSO

Per aprire un’accademia di danza servono tanta professionalità, competenza e una buona esperienza di base. Occorrono competenze specifiche in termini tecnici e gestionali per fare la differenza sul mercato e distinguersi dall’agguerrita concorrenza. In questo campo i concorrenti non mancano, ma con servizi di qualità non sarà difficile conquistare la fiducia di una buona fetta di clientela.

Insediare poi l’accademia in un posto particolarmente indicato è un altro fattore determinante ai fini del successo finale. Da preferire possibilmente, e compatibilmente con la disponibilità finanziaria necessaria, una località popolata da una buona percentuale di giovani, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e privati, e sufficientemente alla larga dai concorrenti.

Stare lontani dalla concorrenza è sempre una scelta commerciale azzeccata, anche se con una proposta innovativa e di tendenza i concorrenti fanno molto meno paura. In linea di massima, comunque, avviare una nuova attività imprenditoriale in un posto già coperto da un servizio simile non conviene a nessuno.

Individuato il luogo è il momento della location. Per aprire un’accademia di danza le sale devono essere per forza di cose belle grandi, tali da ospitare un alto numerosi di iscritti. Ambienti che devono prevedere anche una sala d’attesa, gli spogliatoi, i servizi igienici, le docce e un ufficio. Locali rispettosi delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza, climatizzati e riscaldati. Inoltre, non trascurate neanche la possibilità di una location con un ampio parcheggio per permettere all’utenza di sostare senza alcuna difficoltà.

Per ciò che attiene l’insegnamento, invece, sarebbe opportuno aprire l’attività insieme a qualche ballerino di professione. Con dei soci che sappiano anche insegnare danza i costi si riducono e il bilancio respirerà maggiormente. Chiaramente stiamo parlando di maestri di danza non improvvisati, ma con un’esperienza alle spalle almeno di qualche anno e buoni conoscitori dei vari stili.

Danza classica, moderna e hip hop vanno forte, anche se un insegnante deve essere anche in grado di far divertire gli allievi. Imparare sì, ma anche con tranquillità e senza aggiungere altro stress alla quotidianità. La vita di questi tempi è per molti stressante e caotica, iscriversi a un corso di danza significa pure passare qualche ora lontano da problemi di tutti i giorni.

APRIRE UN’ACCADEMIA DI DANZA: COSTI DA SOSTENERE E CONOSCERE

Per quanto riguarda i costi, per aprire un’accademia di danza, il capitale da investire dipende da ciò che si vuole ottenere. Le voci di spesa più rilevanti sono relative alla location, ai maestri e alla messa a norma degli ambienti. Soprattutto un eventuale acquisto dei locali da destinare all’accademia rappresenta un costo piuttosto alto, da ammortizzare solamente con il passare degli anni e con una gestione oculata.

Ragionamento simile per le spese del personale, sicuramente consistenti dal punto di vista retributivo e contributivo. In questo senso una figura importante e costosa per un’accademia di danza è il direttore artistico, un ruolo che però, con le competenze specifiche, potrebbe svolgere direttamente il proprietario.

Inoltre, ci sono da affrontare le spese per gli allacci delle utenze, per la campagna promozionale e per la documentazione burocratica. Tutte voci di spesa da considerare per avere un’idea abbastanza attendibile del capitale necessario, anche se non sarà mai possibile quantificare la cifra da investire con precisione.

Come abbiamo visto, infatti, troppe sono le variabili per individuare esattamente la somma di denaro da impegnare. In ogni caso, una corretta progettualità vi permetterà di conoscere preventivamente i costi da affrontare e le maggiori spese da sostenere.

APRIRE UN’ACCADEMIA DI DANZA: PROCESSO BUROCRATICO E CONSULENZA

La trafila per dare inizio a una nuova attività lavorativa in proprio è lunga e complessa, e non può non comprendere un determinato processo burocratico. In ogni parte del mondo solo con tutte le autorizzazioni e i documenti di rito in regola è possibile cominciare ad operare.

Tra i passi burocratici da ultimare per aprire un’accademia di danza quelli relativi ai locali rivestono un ruolo fondamentale. Ambienti di lavoro che devono rispettare le disposizioni di legge in materia di agibilità, igiene e sicurezza. Dal punto di vista edilizio quindi particolare importanza va data ai lavori di ristrutturazione, da far seguire da un esperto del settore proprio per una location a norma di legge.

Una volta curata la messa a norma dei locali, bisogna passare ad altri adempimenti obbligatori. Si tratta di aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi alla CCIAA locale, regolarizzare le posizioni INPS e INAIL, comunicare al Comune l’inizio dell’attività, chiedere il permesso per esporre l’insegna e regolarizzare la posizione nei confronti della SIAE per la diffusione della musica.

Per ottemperare alle pratiche burocratiche nei confronti dell’INAIL, dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate e della CCIAA esiste la Comunicazione Unica di Impresa, una procedura telematica sicura e veloce. Tuttavia, i passaggi burocratici restano complicati e di diversa natura, ecco perché è consigliabile ricorrere a un commercialista esperto.

La giusta figura professionale per la risoluzione delle problematiche legate agli aspetti burocratici e per ottimizzare i tempi di disbrigo. Delegare i compiti a un commercialista è quasi un percorso obbligato, specie alla luce delle competenze e dell’esperienza necessaria per ultimare il processo documentale.

Pochi dubbi allora, meglio affidarsi alla sapienza di un professionista, da ricercare tra gli amici o contattando direttamente l’Ordine dei Dottori Commercialisti. Mai credere che sia facile affrontare la burocrazia senza le dovute conoscenze, un modo solo per complicarsi la vita e allungare i tempi.

APRIRE UN’ACCADEMIA DI DANZA: CONSIGLI FINALI

Aprire un’accademia di danza vuol dire mettere in campo una serie di risorse fisiche, mentali ed economiche. Per questo vale davvero la pena impegnarsi a fondo per non gettare al vento tutti i sacrifici fatti e l’impegno profuso. Al netto delle difficoltà iniziali, organizzative e gestionali, e dei concorrenti di settore, con quest’attività è ancora possibile conquistare una buona fetta di mercato e guadagnare cifre molto dignitose.

Le condizioni per un business di successo sono quelle fin qui descritte e tutte riconducibili a delle idonee strategie di mercato. Capacità imprenditoriali e relazionali, intraprendenza, professionalità, senso di responsabilità, location ben posizionata e confortevole e una buona campagna pubblicitaria sono tutti aspetti che concorrono a spianare la strada verso il successo.

Dunque è opportuno dedicare risorse e tempo a tutti gli aspetti senza trascurare niente, neanche i minimi particolari. A volte sono proprio le piccole cose a fare la differenza sul mercato, anche quello all’apparenza meno importanti. La concorrenza è spietata è non aspetta altro che sfruttare ogni vostro errore, meglio non dimenticarlo mai per non dare vantaggi ai concorrenti. Per ottimizzare al massimo il proprio investimento questi sono tutti principi di cui tener conto senza dubbio alcuno. Buona fortuna per la vostra nuova attività!

Aprire un ambulatorio medico: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un ambulatorio medico

Aprire un ambulatorio medico può essere occasione per offrire un servizio utile alla collettività. Molte località, infatti, sono lontane dalla città e quindi avere un servizio aiuterebbe chi sta male e non può recarsi così lontano. Nell’entroterra ancora ci sono paesini abitati da gente anziana che sarebbe contenta di potersi recare in visita medica vicino casa.

Questa, ovviamente, è solo un’idea di dove aprire un ambulatorio medico. Dall’altra parte, la città offrirebbe un’utenza più numerosa con possibilità di aumentare il volume d’affari. Per contro, però, ci potrebbe essere la concorrenza di altri ambulatori che offrono lo stesso servizio. Prima di avventurarsi occorre fare le opportune indagini sul comprensorio.

Conoscere la densità abitativa, le malattie e il tenore di vita degli abitanti del quartiere è un primo passo per capire come potrebbero andare gli affari. Del resto l’investimento è tutt’altro che indifferente. Attrezzature, personale e iter burocratico comportano delle spese che vanno a pesare sul bilancio dei primi anni. A tal proposito occorre fare una distinzione tra studio medico e ambulatorio medico.

Lo studio medico viene aperto da un professionista che esercita la sua attività dopo abilitazione alla professione. L’apporto del medico, in questo caso, è il fattore determinante nell’apertura dello studio rispetto all’utilizzo di attrezzature e apparecchiature per eseguire diagnosi e studi approfonditi sulla patologia del paziente.

L’ambulatorio medico, invece, è una complessa organizzazione di beni, servizi e professionalità alla stessa stregua di una vera e propria azienda. Per questo, prima della sua apertura è necessario fare uno studio approfondito delle opportunità e un progetto dell’attività che si vuole condurre. Il commercialista rappresenta un valido supporto per fare un progetto con i dettagli di spesa e di investimento .

Il commercialista, inoltre, è in grado di velocizzare le pratiche burocratiche al fine di evitare inutili perdite di tempo e spreco di risorse. Affidarsi a questa figura è essenziale per la buona riuscita del progetto di apertura di un ambulatorio medico. Vista la complessità dell’operazione partire avvantaggiati, compiendo i passi giusti, è sicuramente un buon inizio.

APRIRE UN AMBULATORIO MEDICO: ITER BUROCRATICO

Una volta stilato il progetto per aprire un ambulatorio medico e valutata la sua fattibilità si può passare alla fase pratica. L’iter burocratico è abbastanza lungo e complesso da richiedere l’onere di richiedere autorizzazioni e licenze ad un serie di enti preposti allo scopo. Come si è già detto, l’aiuto del commercialista sarà determinante per la rapidità del disbrigo di complesse pratiche burocratiche.

Il passo da compiere, comunque, resta di scegliere la sede. Il locale deve disporre di ampi spazi per svolgere l’attività in sicurezza. L’ingresso in genere viene riservato al ricevimento dei pazienti con un locale attiguo per la sala d’attesa. Lo spazio serve anche a tutelare la privacy di chi arriva all’accettazione. Dati sulla sua vita vengono dati al personale della reception per cui risulterebbe sgradito farli ascoltare a chi è in sala d’attesa.

Il resto dei locali deve essere ripartito in modo da assicurare la privacy di chi deve eseguire esami o comunque consultarsi col medico. I servizi igienici, inoltre, vanno progettati senza barriere architettoniche per la fruibilità anche per persone disabili. Il consiglio di professionisti è più che mai valido al fine di evitare errori che porterebbero a dovere ricevere multe per mancato adeguamento alle norme. Essi sapranno indirizzare verso la realizzazione di una struttura medica a norma.

Un elemento importante da valutare prima di aprire un ambulatorio medico è di essere in regola col personale medico. Se il titolare non è un medico, deve nominare un direttore sanitario che sia laureato in medicina e in regola con l’esercizio della professione con la relativa iscrizione all’Ordine. Questo è quanto stabilisce la legge anche per fini assicurativi contro errori medici nei confronti dei pazienti.

Una volta definiti i dettagli e attuato il progetto, si può passare alla fase esecutiva come per qualsiasi altra attività imprenditoriale. Intanto si sceglie la ragione sociale e si effettua l’Iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di commercio. Il passo successivo sarà l’Iscrizione presso INAIL per il versamento dei contributi ai fini pensionistici e all’INAIL per gli infortuni sul lavoro.

L’ASP dovrà verificare che sono state prese tutte le precauzioni per assicurare le condizioni igienico-sanitarie dell’ambulatorio. I Vigili del Fuoco dovranno poi rilasciare il certificato che attesta l’adeguamento della struttura alle norme antincendio. Quindi, si può presentare la SCIA al Comune per avvisare l’inizio della nuova attività sul territorio. L’apertura però dovrà avvenire solo dopo 30 giorni dalla presentazione della SCIA, in quanto vale la regola del silenzio-assenso.

Vista la particolarità delle prestazioni eseguite nei confronti dei pazienti, è necessario disporre anche di un programma di archiviazione che assicura la privacy dei pazienti. Va redatto, infatti, un Documento Programmatico di Sicurezza per tutelare la riservatezza delle cartelle cliniche e dei documenti.

APRIRE UN AMBULATORIO MEDICO: ALCUNE SPECIFICHE

Per aprire un ambulatorio medico è necessario attenersi, quindi, alle specifiche delle leggi in materia per quanto riguarda le caratteristiche dei locali in cui si svolgerà l’attività medica. La legge parla chiaro circa le precauzioni che vanno prese all’interno dei locali al fine di tutelare la sicurezza del personale e dei pazienti. I requisiti si distinguono in strutturali e tecnologici.

La superficie del locale adibito ad ambulatorio non deve essere inferiore a 12 mq. L’area dello spogliatoio può essere compresa all’interno dell’ambulatorio. Nel caso si trovi all’interno di una struttura polifunzionale è necessario che sia indicato con segnaletica efficiente e che si trovi in un posto facilmente identificabile.

La disposizione continua con la definizione della collocazione di apparecchiature ingombranti. In questo caso, esse andranno posizionate in locali abbastanza spaziosi da consentire al personale sanitario di muoversi agevolmente. La sicurezza del personale e dei pazienti è al centro delle disposizione in materia per aprire un ambulatorio medico.

La dimensione della sala d’attesa deve essere proporzionata al numero dei pazienti che si gestiscono e al volume delle prestazioni previste. Nel caso l’ambulatorio preveda anche il ricovero, in questo caso la sala d’attesa dei pazienti esterni deve essere separata da quelli interni.

La disposizione in materia continua citando i locali presenti nell’ambulatorio medico. Dovranno, infatti, essere previsti locali per lo sporco, un deposito per il materiale sanitario con opportune misure igieniche e soprattutto un locale per la disinfezione, decontaminazione e sterilizzazione degli strumenti medici riutilizzabili.

I requisiti tecnologici riguardano, invece, il possesso di frigoriferi idonei a conservare igienicamente e a temperatura adeguata i farmaci che devono essere somministrati ai pazienti. Essi devono essere presenti, inoltre, in numero adeguato al volume di attività insieme ad un armadietto per i farmaci. I locali devono possedere arredi lavabili e idonei all’attività svolta.

APRIRE UN AMBULATORIO MEDICO: MISURA DELL’INVESTIMENTO

Aprire un ambulatorio medico sicuramente rappresenta un investimento non indifferente. Il punto di partenza sta nel capire quanto capitale si ha a disposizione per cominciare ad avviare il progetto. Il consiglio è quello di iniziare con poco, perché per ingrandirsi c’è sempre tempo. Nel frattempo si fa una valutazione generale dell’attività e del suo profitto. In ogni caso il fine deve sempre quello di fornire un servizio alla comunità e prestare aiuto sanitario.

Se non si dispone di molto capitale allora ci si deve accontentare di una struttura non troppo grande e limitare il volume delle prestazioni che possono essere eseguite. Indebitarsi eccessivamente non è conveniente soprattutto se ci si lancia in un’attività del tutto nuova in un contesto non conosciuto.

Le spese per i locali dipendono dalla collocazione dell’ambulatorio. É chiaro che un ambulatorio in centro città avrà un costo di locazione almeno tre volte superiore a quello aperto in periferia o in zone di campagna. Quindi, nel caso dell’affitto occorre tenere presente che vanno depositati almeno 4 mesi di locazione in anticipo ed una caparra. Comunque tutto questo dipende dall’accordo stabilito tra le parti.

Le attrezzature sono il costo più rilevante in fase di apertura dell’ambulatorio medico. Queste potranno essere acquistate oppure prese in leasing nel caso verranno eseguite visite diagnostiche particolari. Quelle prese in leasing avranno il vantaggio di poterle cambiare ogni qualvolta che esce una versione nuova.

Le spese del personale, infine, sono tra i più rilevanti. Il personale dovrà essere qualificato ed essere in regola con l’esercizio della professione. Per la gestione del personale andrà pagato lo stipendio mensile commisurato all’attività svolta e il versamento dei contributi previdenziali. Eventuali corsi di aggiornamento dovranno essere finanziati dalla proprietà dell’ambulatorio.

Aprire una moto officina: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una moto officina

Il mondo attuale pone soprattutto i giovani dinanzi a scelte abbastanza difficili, una di queste è senza alcun dubbio quella legata alla ricerca di un lavoro che possa soddisfarli non solo sotto il profilo personale ma anche economicamente. Molti sono coloro che in tale frangente optano per far diventare le proprie passioni anche il proprio lavoro. In tale contesto, soprattutto per chi ama le motociclette non è da sottovalutare l’idea di aprire una moto officina.

LE MOTO: UN ESERCITO IN CRESCITA

Uno dei primi fattori che dovrebbe far prendere in considerazione l’avvio di una moto officina è quello legato alla presenza dei motocicli nel nostro paese. Dai dati ufficiali le moto sono i mezzi meccanici che presentano il più alto tasso di crescita, a evidenziare tale dato vi sono le statistiche ufficiali edite dall’ACI, esse confermano come in poco più di dieci anni i mezzi a due ruote sono aumentate di due milioni di unità, passando dai quattro milioni e mezzo del 2004 agli oltre sei milioni e mezzo alla fine del 2016. Il dato sicuramente offre già una prima base per prendere in considerazione l’apertura di un officina dedicata esclusivamente alla moto, anche se esso da solo potrebbe essere fuorviante stante le altre variabili da prendere in considerazione.

LA PERIZIA DEL MECCANICO

Un motociclista porta il proprio mezzo in officina, al di fuori della normale manutenzione programmata, solamente quando questo presenta una problematica di tipo meccanico o elettronica. La base della fortuna di un officina è per questo motivo la possibilità di offrire la risoluzione delle problematiche in itinere, meglio se ad un prezzo competitivo rispetto alle altre officine presenti nelle vicinanze. Questa semplice legge di mercato sta alla base del successo o meno di un officina meccanica e sposta l’attenzione del futuro imprenditore sulla sua perizia. Soprattutto gli amanti delle due ruote posseggono già un infarinatura di base, questa da sola però non è sufficiente per potersi presentare come meccanico.

Per questo motivo prima di prendere in considerazione l’idea di un investimento è necessario, con la massima autocritica possibile, riuscire a capire se si ha la preprazione necessaria. In ogni caso sia che l’imprenditore riconosce di avere una base meccanica sia che esso non possegga per nulla esperienza meccanica, è comunque necessario preventivare un corso di aggiornamento presso una struttura specializzata. Tali corsi di aggiornamento interesseranno finanche la parte elettronica dei mezzi, componentistica che giorno dopo giorno acquisisce sempre più importanza.

LA LOCATION

Una volta presa la decisione dell’apertura della propria officina il futuro imprenditore dovrà per forza di cose prendere in considerazione dove materialmente la sua impresa debba sorgere. Come in tutte le attività commerciali l’individuazione della location giusta è indispensabile, essa dovrà essere in un centro abbastanza grosso, meglio se di passaggio, possedere un parcheggio all’altezza delle aspettative e soddisfare alcuni accorgimenti tecnici al suo interno.

Indispensabile infatti che l’officina sia ampia abbastanza da poter prevedere due o tre postazioni di lavoro, quest’ultime dovranno permettere agevolmente il lavoro dei meccanici. All’interno dell’officina si dovranno inoltre prevedere delle attrezzature specifiche che possano agevolare le riparazioni. Indispensabile inoltre preventivare all’interno del garage uno o più banchi di lavoro, nelle adiacenze di quest’ultimi dovranno essere posizionati tutti gli attrezzi che si dovranno utilizzare durante le lavorazioni.

Per agevolare il lavoro sotto i mezzi in riparazione quasi tutte le officine possiedono un sollevatore idraulico, questo è forse l’investimento più oneroso, utile quindi in fase di apertura sondare il mercato finanche quello delle attrezzature usate.

I PERMESSI BUROCRATICI

Dopo aver acquisito la perizia necessaria, aver trovato la giusta ubicazione e aver attrezzato l’officina con tutti gli strumenti si dovrà passare a richiedere i vari permessi burocratici.

La legislazione vigente divide le officine in meccatroniche, di carrozeria e relative alle gomme, per questo si dovrà prestare attenzione nel richiedere il permesso giusto. Inizialmente si dovrà provvedere all’apertura di una partita IVA, successivamente si dovranno richiedere al comune le licenze per l’esercizio e infine dotare la propria attività di tutti i permessi, non ultimi quelli previsti dalla legge ambientale, per poter effettuare le lavorazioni.

Ultima ma non meno importante è l’effettuazione di tutti gli adempimenti relativi alla sicurezza dei lavoratori. All’interno dell’officina dovranno essere previste delle cassette di pronto soccorso, degli aereatori allo scopo di purificare l’aria, alcuni dispositivi antincendio e infine i dispositivi di protezione individuali. E’ buon uso visto l’importanza della richiesta dei permessi quella di affidarsi ad un professionista del settore, egli curerà le varie richieste presso gli enti competenti.

CONCLUSIONI

Per quanto la somma da investire nell’apertura di una moto officina sia abbastanza alta l’attività potrebbe essere un ottima strada da percorrere allo scopo di trovare un lavoro stabile. L’imprenditore che vorrà cimentarsi in quest’attività potrà rientrare della somma investita in un lasso di tempo ragionevole, a patto che egli si cimenti nel proprio lavoro con passione e perseveranza.

Da considerare che nel caso di mancanza delle risorse economiche iniziali si potrà prendere in considerazione l’opzione di recepire le somme tramite un finanziamento creditizio, esso dovrà essere valutato con attenzione in quanto porterà ulteriori spese da ammortizzare. Un’altra opzione potrebbe essere quella di affidarsi ad una società di franchising, in questo caso l’investimento sarà minore ma minori saranno anche i ricavi generati dall’attività.

Aprire una banca d’affari: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una banca d'affari

La crisi finanziaria recente ha reso i risparmiatori molto più diffidenti verso le banche, ma al tempo stesso li ha messi in condizione di necessitare di persone affidabili a cui affidare capitali da gestire. L’obiettivo è quelli di farli crescere. In questo contesto aprire una banca d’affari, ovvero che si occupi di gestire i grandi patrimoni, è certamente una buona idea. Oltre ai singoli risparmiatori e alle famiglie si possono aiutare le imprese che vogliono investire parte della propria liquidità.

Bisogna avere competenze specifiche per poter avviare un’attività in questo settore. Se si è qualificati e pronti ad affrontare i mercati si può cominciare a lavorare per la creazione di una banca d’affari. Vanno però seguite con scrupolo tutte le procedure del caso gestite dalla Banca d’Italia che decide sui nuovi istituti. Per affrontare la burocrazia si può fare affidamento a un commercialista che aiuta a predisporre la documentazione e a fare tutti i passaggi richiesti dalle norme in modo corretto e veloce.

La procedura più complessa di cui occuparsi riguarda la richiesta da trasmettere alla Banca d’Italia, incaricata, a norma di legge, di verificare e decidere sull’approvazione di ogni nuova banca, di qualunque tipologia sia. L’ente deve effettuare una serie di controlli sulle persone che intendono iniziare l’attività, che dovranno anche garantire la disponibilità di un capitale iniziale. Nel caso della banca d’affari si chiederà un’autorizzazione per prestare servizi di investimento.

Sarà possibile anche emettere moneta elettronica ed erogare altri servizi a pagamento per i propri clienti. Ciò significa dover decidere con precisione il tipo di attività svolte dall’istituto per poter così strutturare la società e presentare la documentazione richiesta dalla Banca d’Italia in base alle leggi vigenti. Questi passaggi si se ci si attiene scrupolosamente alle procedure. Bisognerà poi lavorare sugli strumenti finanziari migliori da dare ai clienti per poterli consigliare e far crescere i loro risparmi. Sono queste le chiavi del successo.

APRIRE UNA BANCA D’AFFARI: LA BUROCRAZIA

Chi desidera aprire una banca d’affari deve seguire l’iter come una qualsiasi impresa provvedendo a richiedere la partita Iva all’Agenzia delle Entrate e iscrivendosi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Ma alle procedure comuni si dovrà aggiungere quella più importante, senza la quale non si può iniziare a operare. Si tratta, come già accennato, della richiesta di autorizzazione alla Banca d’Italia.

Per agevolare i nuovi istituti sul sito ufficiale della Banca ci sono le indicazioni e i moduli, nonché i contatti dei funzionari addetti alle verifiche del caso. Infatti è consigliabile, in fase preliminare, richiedere un incontro agli uffici competenti così da raccogliere tutte le informazioni, fornire le prime indicazioni sulle proprie intenzioni e ottenere suggerimenti su come procedere nel rispetto delle leggi e poter ottenere il via libera da parte della Banca d’Italia.

Gli operatori del settore possono trovare utili tali incontri al fine di comprendere meglio la normativa da applicare e i vari passaggi dell’iter autorizzativo. Non si ha nessun obbligo, ma si trae beneficio. In ogni modo si deve fare riferimento, per l’inoltro della richiesta, al Servizio Regolamentazione e Analisi Macroprudenziale, Divisione Costituzioni Banche e Altri Intermediari.

Per aprire una banca d’affari bisogna riferirsi a al Decreto Legislativo numero 385 del 1993 e alla Circolare numero 285 del 2013 della Banca d’Italia. All’interno di questi articolati si trovano tutte le indicazioni circa gli adempimenti da seguire scrupolosamente. La procedura messa in pratica prevede come primo passo il controllo del possesso dei prerequisiti del richiedente. Se tutto è in regola per la Banca d’Italia, che agisce sotto l’egida della Banca Centrale Europea, concede l’autorizzazione entro 10 giorni. Altrimenti la domanda viene rigettata.

Qualora la documentazione sia incompleta o manchino delle informazioni gli stessi uffici della Banca d’Italia provvedono a richiedere ai presentatori della domanda le integrazioni necessarie. Se ciò si verifica si allungano i tempi per i controlli. L’istruttoria è finalizzata ad assicurarsi che la società intenzionata all’avvio della banca abbia un assetto trasparente e adeguato. Si fanno accertamenti sui componenti della società e sulla struttura stessa perché sia affidabile e solida.

APRIRE UNA BANCA D’AFFARI: IL CAPITALE

Come si può facilmente immaginare per aprire una banca d’affari serve un capitale iniziale che servirà in parte per prendere in locazione gli uffici e per affrontare le prime spese quali utenze, personale, pubblicità. Ma ci vuole anche una somma da depositare in garanzia. E su questo punto a fornire indicazioni è sempre la Banca d’Italia. A seconda della tipologia di istituto si vuole aprire ci sono delle differenze. Se si opta per una S.p.A. il capitale minimo richiesto ammonta a 10 milioni di euro.

Siccome nella documentazione deve essere presente una previsione del programma di attività, la Banca d’Italia può chiedere una cifra maggiore al fine di garantire l’assolvimento delle attività. In parte il capitale può essere conferito in natura, ma in misura massima del 30% del totale complessivo. Per conoscere esattamente l’importo di cui disporre è opportuno valutare il proprio caso rivolgendosi direttamente agli uffici preposti.

Va tenuto presente che la verifica sul capitale riguarda anche la sua provenienza. Serve a escludere che si utilizzino fondi illeciti o ottenuti per vie illegali. Vengono sottoposti ad accurati controlli anche i soci, ovvero tutti coloro che possiedano almeno il 10% delle azioni o del diritto di voto. Al vaglio passano la reputazione, l’onorabilità, ma anche competenza e solidità finanziaria. Per quanto riguarda i requisiti di onorabilità ci si riferisce al Decreto Ministeriale numero 144 del 1998. Mentre per gli altri elementi si seguono gli orientamenti delle competenti autorità dell’Unione europea.

La solidità finanziaria è un elemento importantissimo per garantire la gestione regolare dell’attività successivamente all’avvio. Per aprire una banca d’affari bisogna contare su azionisti seri, trasparenti e soprattutto senza macchia. Qualora non vi siano tali requisiti anche per un solo socio l’istanza viene rifiutata, quindi è bene prestare la massima attenzione a questa regola. I controlli prendono in considerazione anche i legami dei soggetti coinvolti, quindi familiari, amici, frequentazioni professionali e associativi e così via.

APRIRE UNA BANCA D’AFFARI: PROGRAMMA DI ATTIVITÀ E GOVERNANCE

Chiaramente la valutazione da parte di Banca d’Italia delle istanze trasmesse da chi intende aprire una banca d’affari include diversi aspetti. Se i prerequisiti e i soci meritano il focus iniziale, a costituire un punto fondamentale nelle verifiche dell’ente è il programma di attività. Tale documento contiene le informazioni sugli obiettivi e sul lavoro che si intende svolgere per il funzionamento della banca d’affari stessa.

Questo controllo mette in relazione gli investimenti con gli obiettivi e i volumi operativi che si vogliono raggiungere. Si esaminano i bilanci di previsione con i prospetti relativi all’andamento dei fondi. Il tempo da prendere in considerazione riguarda i primi tre anni di attività. Ciò significa che si deve fare una previsione sull’operatività per tale lasso di tempo cercando di convincere chi decide sulla capacità di gestire la banca e di riuscire ad avere successo.

La Banca d’Italia ha la facoltà di chiedere ai soci di sottoscrivere delle dichiarazioni con l’impegno a intervenire con capitali propri in caso vi siano delle problematiche finanziarie. Per quanto riguarda la governance è opportuno sottolineare la divisione dei compiti. Ogni organo interno deve avere una sua funzione e vanno ben evidenziati i rapporti con gli azionisti. Si deve lavorare sulle competenze.

Chi opera all’interno dell’azienda deve avere l’idoneità a operare, a partire dagli amministratori, dal collegio sindacale e dal direttore generale. I criteri per verificare che siano adatti a ricoprire l’incarico sono vari. L’esperienza maturata, l’onorabilità, il sussistere di eventuali conflitti d interesse, la disponibilità di tempo per seguire le attività affidate, nonché le capacità tecniche per assolvere i compiti.

Prima di scegliere le persone e comporre gli organi interni è bene leggere con attenzione il Decreto Ministeriale numero 161 del 1998. Sono contenuti i criteri e tutte le indicazioni da seguire per individuare le figure più adatte per la costituzione degli organi interni della banca d’affari. Contano anche i carichi pendenti, sono infatti un elemento ostativo procedimenti penali in corso o condanne definitive per reati.

Aprire una mini palestra: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una mini palestra

Al netto delle numerose palestre in circolazione un po’su tutto il territorio nazionale, aprire una mini palestra non è una cattiva idea imprenditoriale. Questo perché oggi è molto diffusa la cultura del corpo e la voglia di mostrarsi alla gente in perfette condizioni fisiche. Tra l’altro, fattore rilevante, avere una forma smagliante aiuta a stare bene in salute e alla propria testa. L’importante è indovinare il posto dove avviare la nuova attività e avere la giusta preparazione professionale per operare.

Si tratta ormai di un settore che “tira” da diversi anni e che ancora oggi, con le cose fatte bene, offre buoni margini di guadagni. Un business di questi tempi che appare inesauribile, un’opportunità di successo concreta a condizione di saperci fare e conoscere alla perfezione il mestiere. Appare superfluo, ma è sempre meglio specificare ancora una volta, come la gente mostri sempre la sua contrarietà verso l’improvvisazione e la poca professionalità.

Per sfondare in qualunque campo commerciale i servizi devono rispettare alti standard di qualità ed essere in linea con le richieste dei clienti. Il fitness non fa eccezione e, per imporsi sul mercato con una palestra, è indispensabile allestire la location con tutta una serie di attrezzi moderni e tecnologici e conoscere le nuove tecniche di lavoro.

Fatte le premesse del caso, scendiamo nei dettagli per vedere come fare per aprire una mini palestra e puntare a un business di successo: luogo e location, formula commerciale del franchising, iter procedurale e commercialista, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UNA MINI PALESTRA: LUOGO E LOCATION DA PREFERIRE

Pochi dubbi in merito, quando si tratta di aprire una mini palestra la location assume un ruolo determinante ai fini di un business vincente. Un valido punto di partenza porta proprio all’individuazione di un adeguato locale, cioè con tutte le caratteristiche utili alla causa da portare avanti. Non è possibile scegliere il luogo senza tenere conto di alcuni aspetti: posizione strategica, lontananza dai diretti concorrenti e un buon bacino di utenza.

L’ideale sarebbe individuare una location nelle vicinanze di scuole, università e uffici. Nei pressi di questi punti strategici con delle speciali promozioni potreste intercettare un buon numero di giovani e coloro pronti a mantenersi in forma dopo le ore di stress e lavoro. Oggi sono tanti gli impiegati negli uffici disposti anche a rinunciare alla pausa pranzo per dedicare qualche ora della loro giornata alle attività fisiche.

Una volta identificata la zona in totale sintonia con le vostre aspettative è necessario attenzionare il locale. Stiamo parlando di una mini palestra, dunque non di una location con grandi spazi da riservare all’attività. L’importante è allestire la palestra in modo grazioso, con attrezzi di qualità e innovativi, trovare una location con delle vetrate e con un comodo parcheggio per i clienti. Per un cliente non trovare posto per il proprio mezzo di trasporto, specie quando il tempo è tiranno, è un motivo valido per scegliere un’altra palestra.

Con una mini palestra la soluzione migliore è quindi quella di puntare sulla qualità dei servizi e sulla specializzazione, non tanto sulla quantità. Tradotto in breve, stiamo parlando di offrire ai clienti un limitato numero di macchinari e di corsi, però perfettamente in linea con i nuovi trend e le richieste di mercato. In fondo puntare sulla qualità è da sempre un’ottima strategia di mercato, soprattutto quando gli spazi sono limitati.

APRIRE UNA MINI PALESTRA: FORMULA COMMERCIALE DEL FRANCHISING

Aprire e gestire una palestra, anche di piccole dimensioni, richiede una particolare conoscenza del mercato di riferimento e la capacità di garantire servizi di buon livello. Principi efficaci per limitare i rischi di impresa, sempre dietro l’angolo quando si tratta di un’attività commerciale. L’importante capitale da investire per dare vita a un’attività simile potrebbe scoraggiare chiunque, anche se gli ostacoli possono essere superati affidandovi alla formula del franchising.

Anche nel nostro Paese esistono ormai delle catene nazionali ed estere il cui marchio è conosciuto su tutto il territorio e che assicurano agli affiliati una serie di servizi validi ed efficaci. Grazie all’affiliazione a un marchio famoso si può fruire di un’assistenza totale, che parte dalla ricerca del locale fino alla campagna promozionale, passando per la formazione e l’aggiornamento, l’allestimento, le attrezzature e le procedure burocratiche.

Aprire una mini palestra in franchising vuol dire principalmente beneficiare dell’affiancamento di persone qualificate e debitamente formate. In modo particolare è molto importante l’aggiornamento offerto dal franchisor ai suoi affiliati, infatti spesso vengono organizzati corsi di aggiornamento per diffondere le ultime news sul mondo del fitness e sui macchinari di ultima generazione. Poi chiaramente con la formula commerciale del franchising viene sfruttato il nome di un marchio famoso e già apprezzato sul mercato.

Tanti vantaggi anche se occorre pure considerare alcune condizioni previste dal marchio, aspetti che limitano di molto il potere decisionale. La casa madre interviene sul luogo da scegliere, sulla location, sul suo arredamento e sulla campagna di marketing. Aspetti da valutare per chi vuole decidere ogni cosa senza intermediari e con la propria testa.

Inoltre, ovviamente, ci sono da esaminare gli aspetti economi contenuti nel rapporto contrattuale che si va a definire con il franchisor. Tutti elementi da conoscere preventivamente per non avere brutte sorprese future. In questa logica, se decidete per l’affiliazione a un marchio famoso, leggete attentamente tutte le clausole contrattuali prima di formalizzare il rapporto di collaborazione. La leggerezza è sempre da bandire, da preferire unmpo’ di tempo in più e tanta attenzione anche ai minimi dettagli.

APRIRE UNA MINI PALESTRA: ITER PROCEDURALE E CONSULENZA PROFESSIONALE

Come per tutte le altre attività commerciale, anche quando si vuole avviare una mini palestra è indispensabile dare seguito a una specifica procedura burocratica. La palestra è una struttura aperta al pubblico, nella quale vengono svolte attività motorie che contribuiscono allo sviluppo dello stato psicofisico di un individuo. Proprio per questo, per aprirla e iniziare a operare la prima cosa da fare è ottenere le autorizzazioni in merito al rispetto delle norme in termini di agibilità, igiene e sicurezza relativamente al locale destinato ad accogliere il nuovo lavoro.

Permessi rilasciati dalle istituzioni competenti esclusivamente dopo accurati controlli e che continueranno durante tutto l’esercizio dell’attività. Quindi meglio non abbassare la guardia e attenzionare la struttura per renderla e mantenerla perfettamente a norma con le leggi vigenti. Una volta avuta certezza dell’idoneità del locale, è l’ora di concentrarsi su altri adempimenti.

Questo perché occorre anche e necessariamente aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, effettuare le iscrizioni all’INPS e all’INAIL, comunicare l’inizio attività all’ufficio preposto del Comune competente, chiedere il permesso per poter esporre l’insegna e regolarizzare la posizione nei confronti della SIAE per la diffusione della musica.

Oggi fortunatamente con la Comunicazione Unica di Impresa le procedure burocratiche sono state snellite. Infatti, utilizzando questa procedura online, è più rapido assolvere gli impegni nei confronti della Camera di Commercio, dell’Inail, dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. Ciò nonostante, fare a meno del commercialista è pressoché impossibile.

Senza la competenza e l’esperienza di un professionista, ultimare tutta la documentazione burocratica è molto complesso. Inoltre, basta contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti per chiedere la consulenza di un buon commercialista e lasciarsi alle spalle i compiti burocratici. Con tutte le preoccupazioni legate all’avvio di una nuova attività commerciale accollarsi anche le procedure documentali non è il caso.

Anzi, è pura follia credere di sbrigare le pratiche senza conoscere la materia e privi della dovuta esperienza richiesta da un campo così complicato. Ora non resta che augurarvi un grosso in bocca al lupo per l’apertura della vostra mini palestra!

Aprire un mini cinema: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un mini cinema

Con tutte le multisala presenti sul territorio italiano, la massiccia diffusione di Netflix, che consente di vedere i film da casa ad ogni ora della giornata, e il dilagante fenomeno della pirateria, aprire un mini cinema potrebbe sembrare una mossa azzardata. Eppure un investimento simile potrebbe ancora riservare buone soddisfazioni professionali e finanziarie.

Un’attività dai riscontri positivi solo a patto, come per ogni altra attività commerciale, di fare le mosse giuste e di indirizzare gli investimenti nella giusta direzione. In virtù delle innovative tecnologie oggi si possono mettere tranquillamente a disposizione dei clienti servizi all’avanguardia come, ad esempio, i film in 3D, sempre più apprezzati dai giovani appassionati di cinema e non solo.

I film in 3D vanno benissimo ma è anche fondamentale, ai fini di un buon esito dell’iniziativa imprenditoriale, arredare la sala cinematografica con poltrone moderne e comode e con un tutta un’altra serie di servizi. I film belli e interessanti agli italiani piacciono tanto e un buon flusso di clienti è garantito proprio dai diversi generi cinematografici.

Per tali ragioni aprire un mini cinema, nonostante una concorrenza sviluppata radicalmente un po’su tutto il territorio italiano, resta un’idea interessante da concretizzare con le opportune strategie di mercato. Vediamo insieme nei paragrafi seguenti come fare per iniziare un’attività simile e provare a scalare la via del successo: business plan, costi, finanziamenti e pratiche burocratiche, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UN MINI CINEMA: L’IMPORTANZA DI UN BUON BUSINESS PLAN

Per aprire un mini cinema i passi da fare sono tanti e tutti da attenzionare con la massima cura, a cominciare dalla stesura di un business plan all’altezza della situazione. Una maniera efficace per programmare la nuova attività e preventivare costi e guadagni. Fondamentale anche la scelta del genere di cinema da proporre ai clienti, da effettuare in base alla zona di interesse e all’eventuale presenza di strutture simili presenti sul territorio.

Conoscere bene l’offerta già assicurata dalla concorrenza aiuta ad essere più competitivi sul mercato, proprio attraverso una serie di servizi non coperti dai concorrenti. Il ventaglio di scelte è vario: cinema d’autore, prime visioni o seconde visioni. Una scelta da non sottovalutare affatto per un successo futuro. Generalmente, inoltre, questa è un’attività da avviare in stretta collaborazione con marchi famosi, stiamo parlando di una vera e propria sorta di affiliazione in franchising.

Una formula commerciale a cui destinare un minimo di interesse perché permette di limitare i rischi di impresa attraverso una serie di servizi e un supporto costante durante tutto l’arco della nuova attività. Tutte valutazioni da fare con approfonditi studi di fattibilità per iniziare il nuovo lavoro con delle buone basi. Partire senza un’ottimale progettualità non porta lontano, anzi senza programmazione si creano i presupposti per un veloce fallimento. Rischio da scongiurare assolutamente per non mandare in fumo sacrifici e denaro.

APRIRE UN MINI CINEMA: COSTI E POSSIBILI FINANZIAMENTI

Anche se si tratta di aprire un mini cinema, una sala cinematografica di dimensioni contenute, l’investimento iniziale richiede l’impegno di una bella cifra di denaro. I costi per l’affitto della struttura e per i dipendenti da impiegare sono le voci di spesa particolarmente gravose per il bilancio. Purtroppo, non sono neanche le uniche, perché per l’avvio e la gestione di un mini cinema bisogna tener conto di altre voci di spesa come quelle per le attrezzature, per le utenze, la pubblicità, la campagna promozionale e il commercialista.

Un conto è strutturare il nuovo cinema con sedili moderni, arredamenti lussuosi, proiettori 3D e un piccolo punto ristoro, un altro è accontentarsi di una sala molto meno all’avanguardia. Quest’ultima una scelta non consigliabile vista la grande concorrenza di mercato e le rinnovate esigenze dei clienti. Proprio per le troppe variabili è difficile effettuare un calcolo esatto del capitale da investire, somma di denaro direttamente vincolata anche alla metratura della sala, al luogo prescelto, al numero di dipendenti e alla campagna pubblicitaria.

Occorre dunque un buon capitale inziale. In questo caso, a meno che non abbiate disponibile tutto il budget necessario, la soluzione più logica e fattibile è la richiesta di un prestito. Un finanziamento da richiedere agli istituti di credito presentando le garanzie del caso, per dimostrare alla banca di poter far fede agli impegni nei tempi stabiliti. In parole semplici, l’istituto bancario va tranquillizzato rispetto ai rischi di insolvenza, altrimenti diventa molto improbabile la concessione del prestito.

Detto questo, guai a non esaminare le diverse proposte di finanziamento prima di formalizzare il rapporto contrattuale. L’offerta di mercato molto ampia permette risparmi consistenti sui tassi di interesse, un motivo più che valido per effettuare preventivamente un’indagine di mercato.

Un’indagine mirata pure alla ricerca di qualche incentivo o sgravio fiscale destinato al settore, aiuti finanziari molto utili alla causa. Vista la delicatezza della materia è buona regola affidare l’analisi di mercato a un esperto della materia, una persona qualificata pronta a mettere in campo tutta la sua professionalità ed esperienza. L’indagine di mercato è una cosa seria e non può essere effettuata da chi ignora la materia.

APRIRE UN MINI CINEMA: COSA SERVE DAL PUNTO DI VISTA BUROCRATICO?

Dal punto di vista burocratico, per aprire un mini cinema corre la necessità di seguire una precisa procedura documentale. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni previste dalla vigente normativa relativamente al locale in materia sanitaria, di agibilità e sicurezza, esiste un’altra serie di passaggi da effettuare. Innanzitutto serve aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate ed effettuare l’iscrizione alla CCIAA locale (Camera di Commercio).

La procedura burocratica deve continuare con la regolarizzazione delle posizioni INPS e INAIL, iscrizioni necessarie per il versamento dei contributi e la tutela contro gli infortuni sul lavoro. Inoltre occorre presentare la Segnalazione di Inizio Attività (SCIA) al Comune e regolarizzare la posizione nei confronti della SIAE.

Con la Comunicazione Unica di Impresa i tempi sono stati velocizzati e oggi è più semplice e rapido soddisfare gli obblighi nei confronti della Camera di Commercio, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS e dell’INAIL. Una procedura telematica ideata proprio nell’ottica dello snellimento amministrativo e per velocizzare i tempi di disbrigo. Tuttavia il suggerimento è sempre quello di affidarvi a un buon commercialista per non andare incontro a delle problematiche.

Un professionista in grado di soddisfare tutti gli adempimenti burocratici in maniera corretta e senza allungare i tempi. Una persona qualificata non solo utile per seguivi durante la fase di apertura del mini cinema, ma anche nel corso dell’intera gestione della nuova attività imprenditoriale.

L’illusione di poter ultimare tutti passi burocratici prescindendo dalla consulenza di un professionista deve restare tale, se si vogliono evitare perdite di tempo ed errori. Anche perché per affidare i compiti burocratici a un buon commercialista è sufficiente interpellare l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino alla vostra residenza.

Con una soluzione così facile da trovare è davvero inutile rischiare di allungare i tempi e compromettere il progetto iniziale. Una scelta, quella della commercialista, pure utile per concentrare le vostre forze su altri aspetti altrettanto importanti. Ora non resta che augurarvi un grande in bocca al lupo per l’apertura del vostro mini cinema!

Aprire un saponificio: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un saponificio

Pensare di mettersi in proprio per voltare completamente pagina con un’attività imprenditoriale è un progetto ambizioso e fattibile. Con un pizzico di intraprendenza, coraggio, tanta volontà, buon senso e spirito di sacrificio, aprire un saponificio è una buona opportunità lavorativa. Per trasformare però una semplice idea imprenditoriale in una vera e propria attività commerciale di successo la strada è lunga e tortuosa, per non allungarla ulteriormente occorre conoscere bene le scelte da fare.

Essere cioè preparati ad affrontare ogni difficoltà con prontezza, tenacia e lucidità per non farvi prendere dallo sconforto e dalla paura di non farcela. In commercio la perseveranza aiuta tanto alla realizzazione di un progetto, viceversa credere che sia tutto semplice è sbagliato e serve soltanto a vanificare gli sforzi.

Anche in questo campo la conoscenza professionale e la qualità dei prodotti offerti ai consumatori fanno la differenza. Propensione alla vendita, conoscenza specifica dei detergenti e saper realizzare saponi in proprio, anche semplicemente con un piccolo esercizio commerciale, sono elementi importanti per sfondare sul mercato di settore.

Tra l’altro, il capitale da impegnare per dare vita alla nuova attività non è affatto elevato, molto poi dipende da alcuni fattori, come ad esempio, dalla zona individuata e dalla metratura della location. Vediamo di seguito come fare per aprire un saponificio e a quali passaggi fare particolarmente attenzione: passi principali per un business vincente, opportunità del franchising, possibili finanziamenti e documentazione burocratica, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UN SAPONIFICIO: PASSI VERSO IL SUCCESSO

Non è facile stimare i guadagni in modo esatto perché in commercio le variabili che influiscono sul giro di affari sono diverse. I saponi, in particolare quelli lavorati in maniera artigianale, hanno un costo maggiore ma tirano anche di più. Con un saponificio poi i prodotti da commercializzare possono essere diversi perché con la tradizionale saponetta è possibile mettere in vendita shampoo, cosmetici, schiuma da bagno, talco e un’altra serie di prodotti vari. Prodotti di igiene personale molto richiesti e che garantiscono una buona fetta di potenziali clienti.

Per allargare il giro di consumatori è possibile anche pensare di commercializzare detergenti per pulire pavimenti e per lavastoviglie, una maniera efficace per diversificare l’offerta e aumentare il volume di affari. Con tutta la concorrenza di settore limitarsi alla vendita di pochi prodotti potrebbe essere un rischio, meglio concentrare gli sforzi su una larga azione. Fermo restando che con la quantità non bisogna mai perdere di vista la qualità dei prodotti, altrimenti meglio contenere la vendita e puntare su standard qualitativi più alti.

Il tutto sempre nel pieno rispetto di una politica dei prezzi in linea con il mercato, in quanto è totalmente inutile impegnarsi tanto per un buon prodotto finale per poi sparare prezzi alti. In termini economici la riconoscenza del lavoro svolto va pretesa nella maniera giusta, senza esagerare sui prezzi per non allontanare i clienti. Con un saponificio guadagnare per buon tenore di vita è possibile solamente attraverso la professionalità, la qualità dei prodotti, prezzi concorrenziali e un’adeguata campagna promozionale.

Ecco un altro aspetto da cui dipende un’attività commerciale di successo: la pubblicità. La pubblicità è da sempre l’anima del successo, negli ultimi anni con le nuove tecnologie è diventata ancora più importante per dare visibilità a un’attività commerciale. Per aumentare il volume d’affari oggi non è possibile prescindere da un sito web e dai social network, fermo restando che il vecchio ed efficace passaparola resta un veicolo pubblicitario fondamentale.

Da considerare anche gli altri tradizionali mezzi pubblicitari: passaggi radiotelevisivi e volantini non passano mai di moda. Tutti strumenti utili alla causa per farvi conoscere e informare i consumatori sui prodotti in vendita presso il vostro saponificio.

APRIRE UN SAPONIFICIO: FRANCHISING

I saponifici negli ultimi tempi hanno riscosso un rinnovato successo anche per merito della formula del franchising. Marchi famosi che hanno contributo molto alla rinascita del settore, grazie a soluzioni innovative molto apprezzate dai consumatori finali. L’affiliazione a una casa madre comporta notevoli vantaggi, riscontrabili a partire dalla ricerca della zona dove avviare l’attività, dalla scelta della location, dall’arredamento, dalle politiche commerciali e promozionali fino ad arrivare alle pratiche burocratiche.

Chiaramente per affiliarsi a un franchisor già conosciuto nelle città principali e nei grossi centri commerciali servono investimenti importanti. Questo perché si tratta di marchi di caratura internazionale che garantiscono fin dagli inizi maggiori possibilità di successo. Per chi non ha l’opportunità di investire nel franchising grandi cifre fortunatamente ci sono in giro marchi meno famosi, quindi più accessibili dal punto di vista economico e comunque validi.

Si tratta di investimenti sempre intorno a qualche migliaia di euro, che però danno la possibilità di sfruttare la professionalità di esperti della materia e di un marchio già conosciuto da un buon numero di clienti. La cosa principale, prima di mettere nero su bianco sul contratto di affiliazione, è leggere attentamente tutte le clausole contrattuali. Firmare cioè il rapporto di collaborazione solo dopo un’attenta lettura di tutte le condizioni previste dalla casa madre.

APRIRE UN SAPONIFICIO: FINANZIAMENTI

Capita non di rado che non si dispone delle risorse finanziarie utili per avviare una nuova attività commerciale. In questi casi la ricerca di un socio potrebbe rivelarsi una buona scelta, anche se stiamo parlando di una persona di assoluta fiducia. In commercio andare d’amore e d’accordo non è propriamente semplice, spesso ci sono vedute diverse e il rapporto comincia a deteriorarsi. Per questo bisogna trovare un socio di fiducia, disposto a condividere lo stesso progetto imprenditoriale e ad investire una parte di capitale.

In alternativa, resta aperta la porta del prestito bancario. Gli istituti di credito non mancano, con le dovute garanzie non vi sarà difficile accedere a un prestito per aprire un saponificio. Certo, all’atto della richiesta dovrete essere in grado di dimostrare all’istituto di credito la capacità di mantenere gli impregni e offrire le garanzie del caso. Un modo opportuno per rassicurare la banca sui rischi di insolvenza.

Dopo le doverose precisazione, va anche detto che è possibile ottenere prestiti a tassi di interesse tutt’altro che esagerati. Per farlo è necessaria un’indagine di mercato, fatta anche mediante il web. In internet è possibile confrontare le offerte di finanziamento dei diversi istituti di credito, prima di qualunque decisione finale. Una maniera opportuna per un prestito su misura, senza dover affrontare le fastidiose file agli sportelli per avere un quadro completo della situazione.

APRIRE UN SAPONIFICIO: DOCUMENTAZIONE BUROCRATICA

Per aprire un saponificio c’è una precisa trafila burocratica da portare a termine. Per prima cosa servono i nulla osta della autorità competenti in materia di agibilità, igiene e sicurezza dei locali. Una volta adeguata la location secondo la normativa vigente, bisogna effettuare l’apertura della partiva IVA presso l’Agenzia delle Entrate, fare l’iscrizione alla CCIAA (Camera di Commercio) locale, aprire le posizioni INPS e INAIL, presentare al Comune la segnalazione di inizio attività e chiedere il permesso per esporre l’insegna.

Adempimenti obbligati da ultimare con competenza ed esperienza. Ecco perché è indispensabile ricorrere alla consulenza di un professionista capace di svolgere correttamente tutti i passaggi burocratici. Passi, in Italia, mai troppo semplici, ma lunghi e complessi. La cosa meno opportuna è credere di risolvere le problematiche documentali senza delegare i compiti a un buon commercialista, fare in autonomia è un rischio troppo grande se non si conosce completamente la materia.

Dunque pochi dubbi, meglio contattare subito l’Ordine dei Dottori Commercialisti per affidarsi alla sapienza di un bravo professionista. Per finire, ricordatevi sempre, che quando la soluzione è così facile da trovare è da veri incoscienti affrontare i passaggi burocratici da soli.

Aprire un franchising nel 2020: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un franchising nel 2020

Progettare di aprire un franchising nel 2020 è un’idea imprenditoriale percorribile e sicuramente ambiziosa. Voltare completamente pagina e provare la via del successo con un’attività in proprio, al netto delle naturali difficoltà, è un’opportunità lavorativa molto interessante. Con i tempi che corrono attendere in eterno il posto da lavoratore dipendente non è per niente consigliabile, con un po’ di intraprendenza e coraggio meglio puntare a investire in un’attività commerciale vincente.

Per farlo, ci sono da rispettare alcune efficaci strategie di mercato. Intraprendenza e coraggio vanno bene ma per aumentare le chance di successo servono pure la qualità dei servizi, le capacità imprenditoriali, una buona campagna pubblicitaria e l’affiliazione a un franchising.

Una maniera ottimale per aprire un’attività commerciale è quindi la formula del franchising, un modo per limitare i rischi di impresa e vivere il momento con maggiore serenità. Vediamo allora di seguito di cosa realmente stiamo parlando e cosa sapere per aprire un franchising nel 2020 nel migliore dei modi: di cosa parliamo, attività di successo, suggerimenti pre-contrattuali e burocrazia.

APRIRE UN FRANCHISING NEL 2020: DI COSA PARLIAMO

Iniziamo col dire che il franchising in Italia è regolato dalla legge n. 129 del 6 maggio 2004. In parole semplici si tratta di un contratto di affiliazione commerciale, vale a dire di una vera e propria sorta di collaborazione tra differenti soggetti. Il grosso beneficio per l’affiliato è riconducibile al fatto di poter avvalersi di un marchio famoso, un brand già conosciuto sul mercato che mette a disposizione un team specializzato ed esperto in un determinato settore commerciale. L’affiliazione a una casa madre è in buona sostanza una maniera per trarre vantaggio dall’immagine e dall’azione imprenditoriale di una realtà già consolidata.

Con la formalizzazione di un contratto di franchising si ha la possibilità di commercializzare servizi o prodotti con l’utilizzo di un brand famoso, di fruire di una serie di servizi e di una continua e completa assistenza. Servizi e assistenza di diversa natura: commerciali, promozionali e burocratici.

Tuttavia la formula commerciale del franchising non riserva all’affiliato esclusivamente benefici, perché collaborare con un brand famoso significa anche rispettare dei precisi obblighi contrattuali. Una volta messo nero su bianco sul contratto di affiliazione, l’affiliato prende l’impegno di rispettare le scelte, le azioni e la programmazione della casa madre.

Inoltre, al momento all’inizio dell’attività imprenditoriale, è previsto il pagamento di una somma di denaro calcolata in proporzione alla fama del brand. In aggiunta, c’è da corrispondere alla casa madre prescelta una percentuale sul fatturato annuale (royalty). Per chiudere la lista degli obblighi previsti per l’affiliato, da ricordare quelli sulla riservatezza delle informazioni. Insomma, il contratto di franchising contempla una serie di principi di corretta reciproca collaborazione tra brand e affiliato. Senza il rapporto di fiducia è preclusa ogni chance di successo.

APRIRE UN FRANCHISING NEL 2020: ATTIVITÀ DI SUCCESSO DA INTRAPRENDERE

Aprire un franchising nel 2020 potrebbe rivelarsi un’intuizione commerciale conveniente, a condizione di investire nella direzione giusta.
Il sito www.aprireinfranchising.it raccoglie oltre 350 formule d’affiliazione suddivise in 40 diversi mercati. Consultandolo è possibile ottenere informazioni sulle tendenze in atto e scoprire quali siano i brand più richiesti nel panorama Italiano. Sul sito l’utente potrà valutare in base alla propensione personale la miglior strategia per avviare un’attività autoimprenditoriale.

Oggi un settore in costante crescita è sicuramente quello legato al benessere. Un campo che negli ultimi tempi attrae molto l’interesse di donne, uomini ma anche naturalmente dei più giovani. I trattamenti di benessere e, quelli più strettamente collegati alla salute delle persone, sono in netta espansione e investire in questo settore potrebbe risultare particolarmente vantaggioso.

Cura del corpo, estetica e salute sono principi che spingono numerose persone anche ad affollare le palestre. Certo, un settore commerciale molto battuto in Italia, ma che offre ancora margini di guadagno specie con la fruizione di un marchio famoso. La concorrenza deve spaventare solo fino a un certo punto, quando in campo vengono messe le qualità professionali e si può contare di una spalla forte tutto diventa più facile e costruttivo.

A differenza del welness, un campo non esageratamente sviluppato nel nostro Paese è quello del noleggio a medio e lungo termine delle auto e, in generale, dei mezzi di trasporto. Oggi la tendenza è quella di noleggiare un mezzo di trasporto, per poi cambiarlo dopo appena qualche anno con uno nuovo. Un’opportunità per viaggiare ed effettuare spostamenti con veicoli efficienti e in perfette condizioni.

Aprire un franchising nel 2020 può voler dire anche dedicarsi agli anziani. In una società pronta a diventare sempre più longeva, i servizi rivolti a soggetti di una certa età possono assicurare un ottimo futuro e grosse soddisfazioni professionali ed economiche. Stiamo parlando di un business di successo, un buon investimento e pure di un servizio utile alla collettività. Il tutto, a patto di investire nel campo passione e pazienza, senza pensare mai di avere a che fare con una categoria sensibile come quella degli anziani con leggerezza.

Infine, una grande opportunità resta quella di investire nella ristorazione. Lo street food, anche per il 2020, promette bene, in quanto la ristorazione veloce piace molto ai consumatori. Tra i format da segnalare le paninerie, le piadinerie e le pietanze etniche. Un occhio particolare anche alla telefonia, un settore con una concorrenza spietata ma sempre di moda.

APRIRE UN FRANCHISING NEL 2020: SUGGERIMENTI PRE-CONTRATTUALI

Prima di aprire un franchising nel 2020 è buona abitudine porre attenzione su una lettura completa delle clausole contrattuali. Firmare al buio non conviene mai, una regola che vale anche per l’affiliazione a un brand famoso. Innanzitutto vi dovete accertare che nel contratto vi sia indicata con esattezza la zona commerciale di operatività, cioè la competenza territoriale di vendita dei beni o servizi.

Un altro aspetto di assoluta importanza sono le date di inizio e fine del rapporto di collaborazione. Poi occhio ai servizi garantiti dalla casa madre in termini commerciali, pubblicitari, burocratici e di assistenza tecnica. In generale, questo significa chiarezza delle proposte e delle obbligazioni contrattuali.

In merito agli obblighi, infatti, ricordatevi sempre che le direttive del brand vanno seguite alla lettera, soprattutto in relazione agli standard qualitativi e alla riservatezza sui brevetti. Il franchising è una formula commerciale potenzialmente conveniente, ma occorre informarsi bene su tutti gli aspetti della questione.

APRIRE UN FRANCHISING NEL 2020: BUROCRAZIA DA SEGUIRE

Al di là dell’attività commerciale scelta per aprire un franchising nel 2020, c’è da seguire tutta una procedura burocratica. Di norma, con l’affiliazione a un franchising, è la stessa casa madre ad interessarsi della burocrazia. In ogni caso, bisogna aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, fare l’iscrizione presso la Camera di Commercio, regolarizzare le posizioni nei confronti dell’INPS e dell’INAIL e segnalare l’inizio dell’attività al comune competente.

Tutti adempimenti obbligatori per iniziare a lavorare in piena regola e senza scontrarsi con le autorità locali. La cosa migliore resta quella di farvi consigliare da un commercialista di fiducia, anche proprio in relazione alla scelta del brand da fare. Un professionista serio da ricercare tra amici o parenti oppure direttamente attraverso l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino.

Avere un esperto che vi sappia dare suggerimenti sul marchio da preferire, dopo che lo stesso abbia compiuto un’attenta analisi delle condizioni contrattuali è una cosa molto importante. Proprio dalla scelta del brand, infatti, potrebbe derivare la vostra fortuna. Chiaramente optare per un marchio famoso comporta un investimento maggiore, un discorso che va di pari passo con le possibilità di successo.

Un brand meno conosciuto agli inizi vi permetterà di risparmiare un po’ di denaro, ma alla lunga vi garantirà meno chance di successo sul mercato di settore. Tutte valutazioni da fare insieme a un esperto della materia per limitare i rischi di errore, sempre dietro l’angolo senza le competenze opportune. Dopo le ultime doverose raccomandazioni, resta da farvi solo un grosso in bocca al lupo per la vostra attività futura!

Aprire un GED: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un GED

Anche se molto a rilento, continua nel nostro Paese il processo di dematerializzazione, con la tanto amata carta destinata prima o poi ad andare definitivamente in pensione. In tal senso i centri di gestione elettronica dei documenti ricoprono un ruolo determinante, ecco perché aprire un GED potrebbe rivelarsi una mossa vincente.

La digitalizzazione ormai è una realtà consolidata e i documenti cartacei piano piano scompariranno dalla circolazione con enormi vantaggi in termini di economicità, praticità e velocità. Una necessità nata dall’evoluzione e dalla grande diffusione dei mezzi tecnologici in virtù dei quali si punta all’obiettivo “carta zero”, con l’uso completo della documentazione digitale.

Oggi per uffici, aziende e imprese non stare al passo con i tempi attraverso i sistemi innovativi è impossibile se vogliono rimanere competitivi sul mercato. Fatte le dovute premesse del caso, ora scendiamo nei dettagli per vedere come fare per aprire un GED e perché conviene investire in questo campo: convenienza, punto strategico da scegliere, trafila documentale e capitale da investire, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UN GED: ECCO PERCHE’ CONVIENE

Con l’avvio del processo di dematerializzazione aprire un GED è diventato conveniente perché sono cresciute le aziende, le imprese e gli uffici con l’intenzione di richiedere determinati servizi digitali. I vantaggi principali dei servizi garantiti da un GED sono:

  • una netta riduzione delle spese: gestire e conservare correttamente i documenti digitalmente vuol dire un significativo abbattimento dei costi;
  • inalterabilità della documentazione: viene assicurata l’inalterabilità dei documenti e delle informazioni;
  • disponibilità della documentazione: con i mezzi digitali in qualunque momento è garantita la disponibilità dei documenti;
  • risparmio di tempo: velocizzazione notevole dei tempi di disbrigo delle pratiche;
  • risparmio di carta: in questo modo si preserva maggiormente anche l’ambiente.

La gestione elettronica dei documenti è fondamentale per velocizzare le informazioni nell’ambito di un’azienda, per ottimizzare i tempi e le risorse umane. Soprattutto in uno scenario di crisi economica come l’attuale, alle imprese conviene ridurre le spese di gestione, in quanto quella cartacea è svantaggiosa sotto diversi punti di vista.

Spesso le informazioni aziendali risultano lente e non accessibili in tempo reale, con ripercussioni negative sull’efficienza e sull’immagine dell’azienda. Ecco la necessità della gestione elettronica dei documenti, una strategia opportuna per migliorare la gestione amministrativa e contabile di un’impresa. In sintesi, il grosso vantaggio competitivo passa per la disponibilità e l’economicità delle notizie.

La ragione per cui le installazioni di applicazione GED crescono velocemente, un aumento possibile per merito della competenza e dell’esperienza degli operatori professionali che garantiscono all’utenza finale ritorni economici e standard qualitativi elevati nel giro di poco tempo.

APRIRE UN GED: PUNTO STRATEGICO DOVE AVVIARE LA NUOVA ATTIVITÀ

Aprire un GED in uno dei punti nevralgici di una località aumenta le possibilità di conquistare una buona fetta di utenza. Il ragionamento è semplice: l’utenza maggiore interessata alla gestione elettronica dei documenti deriva dagli uffici, dalle aziende e dagli studenti. Il massimo quindi sarebbe intraprendere l’attività nei pressi di imprese, uffici, scuole e università.

Un posto strategico sarebbe un valido punto di partenza per un buon volume di affari. Stabilito il concetto, ai fini della corretta individuazione del posto dove aprire il centro GED, è indispensabile l’analisi di mercato. Uno studio di fattibilità per conoscere la potenziale utenza e la presenza nelle vicinanze di altri concorrenti. Meglio stare lontani da attività simili per avere più possibilità di successo, anche se per l’affermazione sul mercato molto dipende dalla professionalità, dalla qualità dei servizi offerti e dai prezzi applicati.

In ogni caso, per una corretta e funzionale indagine di mercato, la cosa migliore è quella di incaricare un esperto con piena coscienza della materia. Individuare un punto strategico è un primo passo fondamentale per un business vincente, ecco perché il compito va delegato a un professionista che lo sappia svolgere in maniera funzionale alla causa. Avere la presunzione di poter far tutto senza ricorrere a degli esperti il più delle volte è controproducente al massimo, decisamente più opportuno chiedere aiuto.

APRIRE UN GED: LA TRAFILA DOCUMENTALE E CONSULENZA PROFESSIONALE

Per aprire un GED è d’obbligo affrontare una trafila burocratica ben definita. Tanto per cominciare occorre l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione alla Camera di Commercio locale, regolarizzare le posizioni INPS e INAIL e segnalare al Comune l’inizio attività presentando la SCIA. Passaggi obbligati per iniziare il nuovo lavoro senza problemi e nel pieno rispetto della normativa.

Con la Comunicazione Unica d’Impresa il compito è stato agevolato perché con questa procedura telematica il disbrigo delle pratiche da fare risulta più facile e veloce. Online, infatti, possono essere assolti gli obblighi nei confronti dell’INPS, dell’INAIL, dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio. Questo però non deve far credere di poter sbrigare l’intera documentazione senza conoscere la materia burocratica, un grave errore da non commettere affatto per non allungare inutilmente i tempi.

Soprattutto in Italia, infatti, la burocrazia resta una materia difficile, anche per chi naviga in questo campo da diversi anni e possiede una certa esperienza. Dunque decisamente meglio affidare il compito a un serio commercialista, da rintracciare attraverso l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino. Delegare il disbrigo della documentazione a un professionista è la cosa più logica da fare al momento di avviare una nuova attività, un modo per stare tranquilli almeno dal punto di vista burocratico.

Anche perché non si tratta solo di una persona qualificata utile per dare inizio ai lavori, ma di un professionista pronto a supportarvi durante l’intera gestione dell’attività. Una persona capace di darvi anche preziosi consigli sulle scelte future da fare. Allora perché rischiare quando è facile trovare un buon professionista?

APRIRE UN GED: CAPITALE DA INVESTIRE

Per attrezzare al meglio un centro simile con apparecchiature tecnologiche avanzate i costi da sostenere sono di una certa cifra. Le attrezzature innovative facilitano molto i compiti e accelerano i tempi, ma hanno dei costi piuttosto elevati. Per aprire un GED ci vuole un grosso capitale da investire per coprire le spese delle attrezzature, del locale, dei dipendenti, delle utenze, della campagna pubblicitaria e della burocrazia.

Spese inziali ma anche gestionali, in quanto un buon GED non può affatto fare a meno di personale qualificato. Stiamo parlando di impiegati con le idonee competenze da retribuire secondo il contratto di settore e ai quali versare tutti i contributi previsti dalla legge. Retribuzioni mensili e oneri fiscali che gravano molto sul bilancio del centro gestione elettronica dei documenti.

Vista l’entità della somma di denaro da impegnare, spesso corre la necessità di accedere a qualche forma di finanziamento bancario. In mancanza di fondi sufficienti, il ricorso a un istituto di credito viene naturale. Possibilità di accesso al finanziamento realistiche solo a fronte di una documentazione capace di dimostrare alla banca la capacità di rimborsare le rate regolarmente e di fornire le garanzie di rito.

Con le garanzie giuste la banca vi concederà il finanziamento utile per avviare la nuova attività imprenditoriale e puntare dritto al successo. Senza le cose si complicano terribilmente, in quanto nessuna banca si espone a grossi rischi di insolvenza. Per finire, non resta che farvi un grande augurio per l’apertura della vostra nuova attività!