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Aprire un aparthotel: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un aparthotel

Iniziamo subito col dire che aprire un aparthotel è un progetto commerciale molto impregnativo e faticoso, particolarmente dispendioso sia in termini di sacrifici e responsabilità che dal punto di vista finanziario. Una premessa per mettere in chiaro dall’inizio le grosse difficoltà da affrontare per realizzare un progetto simile, da portare avanti solo con un quadro preciso e completo della situazione da sviluppare.

Al netto delle problematiche iniziali e gestionali, dare vita a un’attività del genere con delle solide basi e delle strategie commerciali opportune vuol dire moltiplicare le possibilità di successo. Un discorso valido per ogni settore imprenditoriale, ancora di più quando si tratta di aprire un aparthotel.

Ecco perché nulla va lasciato al caso, un modo per tutelare efficacemente il capitale finanziario da investire e tutte le risorse fisiche e mentali da mettere in campo. In commercio guai a credere nei facili guadagni, un concetto sbagliato da mettere immediatamente da parte e lasciarlo riposare per sempre. Passiamo allora nei seguenti paragrafi a vedere come fare per aprire un aparthotel: di cosa stiamo parlando, dove avviare la nuova attività commerciale, cosa serve dal punto di vista burocratico fino alle conclusioni.

APRIRE UN APARTHOTEL: DI COSA STIAMO PARLANDO

In parole semplici si tratta di un hotel di appartamenti con ambienti dotati di cucina, soggiorno, camera da letto e bagno. Diversamente dagli appartamenti tradizionali, affittando un aparhotel si fruisce di una serie di servizi: pulizia, cambio asciugamani e lenzuola, e molto spesso della colazione inclusa nel prezzo. Inoltre questi appartamentini vengono affittati anche per un solo giorno, a differenza di quelli tradizionali il cui affitto solitamente interessa almeno una settimana.

Piccoli appartamenti all’interno di un hotel, con soluzioni economiche convenienti soprattutto per i soggiorni delle famiglie ma non solo. Un aparthotel può essere tranquillamente paragonato a una sorta di condominio, con una gestione di prenotazione tenuta dall’hotel. Un’ottima soluzione abitativa per persone che spesso o saltuariamente vivono lontano da casa e vogliono comunque godere di buoni comfort e di un ambiente familiare.

APRIRE UN APARTHOTEL: DOVE AVVIARE LA NUOVA ATTIVITA’ COMMERCIALE

Ragionevolmente conviene aprire un aparthotel in luoghi con un grande flusso di potenziali clienti. Il centro-città è il posto più indicato per una struttura ricettiva, anche se con ogni probabilità in questo caso bisognerà fare i conti con molti concorrenti. Tuttavia non sono da scartare le zone periferiche, anche se non parliamo di zone completamente isolate, in quanto parte della clientela, al caos del centro, preferisce decisamente una maggiore tranquillità e un’aria più respirabile.

L’ideale comunque sarebbe aprire un aparthotel in luoghi di forte richiamo turistico o in prossimità di posti strategici come gli stadi, palazzetti dello sport, aeroporti e stazioni ferroviarie. Riuscire ad avviare l’attività commerciale in un posto simile significa la garanzia di una grande visibilità per via del grande flusso di gente che caratterizza soprattutto i grandi centri sportivi, sedi di manifestazioni sportive e spesso di grandi concerti.

Il risvolto della medaglia è però dato da una grande concorrenza e dai costi molto alti per l’affitto dei locali. Spese per l’affitto a parte, aprire la propria struttura vicino a un concorrente già affermato non è solitamente una buona mossa commerciale. Detto questo, la concorrenza si può sempre battere con la qualità dei servizi e con la proposta ai clienti di prezzi vantaggiosi.

Al di là di ogni considerazione, non è possibile azzeccare il luogo adatto prescindendo da un’analisi profonda del territorio di interesse. Un’indagine di mercato da affidare a un serio professionista del settore, capace di indagare con grande professionalità e individuare il posto migliore per la vostra attività. Affidare questo compito a un professionista comporterà un ulteriore costa, ma ne vale davvero la pena se si vuole una location ideale.

APRIRE UN APARTHOTEL: COSA SERVE DAL PUNTO DI VISTA BUROCRATICO

Per aprire un aparthotel nel nostro Paese innanzitutto bisogna possedere alcuni requisiti morali, cioè non dovrete essere stati dichiarati falliti precedentemente. Trattandosi di una struttura molto complessa gli eventuali lavori di ristrutturazione dovranno interessare soprattutto la messa a norma degli ambienti e poi l’aspetto estetico, quest’ultimo tra l’altro molto importante per attirare la curiosità dei clienti.

Gli appartamenti quindi devono rispettare pienamente le norme vigenti in termini di agibilità, sicurezza e igiene. Infatti, solo in seguito a scrupolosi controlli da parte delle autorità competenti vi saranno rilasciati i nulla osta per iniziare ad operare regolarmente. Con i requisiti morali richiesti e gli appartamenti in regola, secondo quanto stabilito dalla normativa, è l’ora di passare ad altri adempimenti obbligatori.

Una serie di passaggi indispensabili a partire dall’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, per continuare con l’iscrizione al Registro delle Imprese da fare alla Camera di Commercio, con la regolarizzazione delle posizioni INPS e INAIL, con la segnalazione di inizio attività agli uffici del comune competente, con la richiesta di permesso per esporre l’insegna e con la regolarizzazione eventuale della posizione con la SIAE per la diffusione della musica.

Aprire un aparthotel senza dipendenti è pressoché impossibile, viste le dimensioni della struttura e i numerosi servizi da offrire ai clienti. In tale logica aprire le posizioni INPS e INAIL è non solo obbligatorio, ma anche utile per effettuare i versamenti dei contributi previsti dalla legge e per la tutela contro gli infortuni sul lavoro.

Con la Comunicazione Unica di Impresa oggi è tutto più facile, una procedura online studiata di proposito per accelerare i tempi e semplificare gli adempimenti nei confronti della Camera di Commercio, dell’INAIL, dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Una procedura che aiuta tanto, ma che non basta da sola per pensare di ultimare l’iter burocratico in completa autonomia senza una conoscenza approfondita della materia e una buona dose di esperienza.

In questi casi la cosa migliore da fare resta quella di delegare i compiti burocratici a chi ha piena coscienza del settore, cioè a un professionista esperto e competente. Un buon commercialista pronto a presentare la documentazione di rito nei tempi giusti e correttamente. Per trovarlo, è sufficiente contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino, un compito semplice che invita a non fare tutto da soli per non correre il serio rischio di incappare in qualche fastidioso errore.

APRIRE UN APARTHOTEL: CONCLUSIONI

Aprire un aparthotel è un compito difficile e possibile solo a determinate condizioni. Visto soprattutto il grosso capitale finanziario da investire nel progetto imprenditoriale non conviene a nessuno essere leggeri, piuttosto meglio non intraprendere alcuna iniziativa per non incorrere in un veloce e costoso fallimento. Raccomandazioni non per scoraggiarvi, ma per mettervi in guardia da possibili dannose leggerezze.

In fondo una delle cose più belle in commercio è vedere fruttare i propri sforzi, per farlo date il meglio di voi senza troppi tentennamenti e con grande spirito di responsabilità. Con i presupposti giusti, una buona campagna pubblicitaria e dei validi collaboratori i risultati non tarderanno a venire e, con essi, tante soddisfazioni economiche e professionali.

Per finire, occhio dunque anche a una buona pubblicità, da sviluppare principalmente attraverso i nuovi veicoli promozionali come il sito web e i social network, e alla scelta di collaboratori estremamente qualificati, cordiali e in grado di relazionarsi al meglio con i clienti. Strategie da seguire con cura per abbreviare la strada verso un business vincente e allontanare i rischi di impresa. Dopo gli ultimi suggerimenti, non resta che farvi un grande in bocca al lupo per l’apertura del vostro aparthotel!

Aprire un social club: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un social club

Negli anni le esigenze delle persone cambiano, ma la funzione una volta svolta dai circoli, sebbene rinnovata, viene sempre più ricercata. Non si tratta di avere un posto privato o esclusivo, ma dedicato alla socialità. Ecco perché aprire un social club, per chi cerca una soluzione lavorativa può essere una buona idea, anche redditizia. Tuttavia non si tratta di una vera e propria impresa, quindi si deve fare attenzione alle procedure che portano al reddito.

La formula migliore è quella associativa con uno statuto, che non implica l’assenza di profitti e di stipendi, ma servono cariche direttive e separazione dei compiti. Molto dipende anche dall’obiettivo. Un social club deve avere uno scopo ben preciso rivolgendosi così a persone che hanno una o più passioni in comune. Così si definiscono le attività da svolgere e le modalità di gestione degli introiti.

Ogni club sociale si pone l’obiettivo di radunare le persone e proporre delle attività o semplicemente fare in modo che possano accedere a uno spazio e praticare liberamente determinate azioni. Può avere a che fare con lo sport, con giochi di ruolo o con qualsiasi altro ambito che metta le persone in relazione tra loro. Va chiarito lo scopo di lucro. Ad esempio se si somministrano cibi e bevande si fanno pagare gli avventori e il gestore del servizio percepisce guadagni.

Ma non ci sono profitti al di fuori dei salari e comunque una parte delle entrate devono essere reinvestite. Si tratta di organizzare il club secondo le normative e per questo è utile rivolgersi a un commercialista. Il professionista consiglia circa le strade da percorrere, assiste nella redazione dello Statuto e di un business plan per esaminare il territorio e il suo potenziale. Inoltre disbriga le pratiche e si occupa degli adempimenti fiscali.

Una volta stabiliti gli obiettivi e affrontata la burocrazia il social club può diventare un’attività di successo e consentire a chi se ne occupa a tempo piene di avere un ritorno soddisfacente. Le competenze specifiche sono necessarie e dipendono dalle attività da svolgere, ma sicuramente servono spirito d’iniziativa, capacità relazionali e molto impegno. Solo lavorando con costanza si possono raggiungere gli obiettivi desiderati.

APRIRE UN SOCIAL CLUB: LA COSTITUZIONE

Il primo passo da compiere per aprire un social club è quello di fare uno studio del territorio in cui si vuole operare. Si conoscono le esigenze, l’offerta presente e il potenziale. Ovviamente i dati vanno intrecciati con le proprie capacità e intenzioni. A quel punto si costituisce un gruppo. Se si adotta la formula associativa ci vogliono almeno tre persone per dare avvio alla struttura.

Formato il gruppo, che costituirà il primo consiglio direttivo si scrivono lo statuto e l’atto costitutivo. Parte delle regole contenute sono frutto della volontà dei fondatori, mentre altre seguono obbligatoriamente le indicazioni di legge sulla trasparenza e sulla democraticità delle cariche, sull’assenza di lucro, fatta eccezione per eventuali salari, limiti dei mandati e così via. Per procedere al meglio si deve optare per il tipo di associazione più adatto e su questo aspetto il commercialista può fornire consigli.

Qualsiasi attività venga proposta è destinata a persone iscritte, quindi chi accede agli spazi dell’associazione e partecipa alle attività deve essere iscritto. Aprire un social club significa raccogliere le adesioni e fornire una tessera. Su questo punto è bene prestare molta attenzione perché si tratta di un obbligo di legge. Se le autorità competenti fanno un controllano e trovano persone non in regola con l’iscrizione si rischiano sanzioni pecuniarie e anche la chiusura temporanea dello stesso club.

Terminate le fasi costituenti e di predisposizione della documentazione, con l’aiuto del commercialista si inizia l’iter burocratico. Oltre alla registrazione dell’associazione si devono richiedere permessi e autorizzazioni in base alle attività svolte. Non c’è nulla di complicato, ma commettere errori può compromettere l’avvio e il regolare andamento delle fasi. Il rispetto della legge è essenziale.

APRIRE UN SOCIAL CLUB: LA BUROCRAZIA

Superati i passaggi formali di costituzione tra i fondatori, si deve avviare la procedura prevista dalle normative. Si porta lo statuto all’Agenzia delle Entrate per fare la registrazione ed ottenere un codice fiscale. Se si prevede lo svolgimento di attività commerciale si deve ottenere anche la partita Iva per potersi mettere in regola con il Fisco. In questo caso si deve provvedere a iscrivere l’associazione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio.

Aprire un social club con all’interno attività commerciale e in particolare la somministrazione di cibi e bevande significa ottenere dei permessi. Si deve quindi trasmettere l’apposita documentazione al Comune competente territorialmente che provvederà ad informare i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria Locale perché possano ispezionare i locali del club e verificare il rispetto delle norme antincendio e igienico-sanitarie.

Se si decide di preparare e somministrare cibi e bevande è necessario che il gestore o comunque chi si occupa di quest’attività abbia i titoli per farlo. Sono richiesti dalle normative un diploma o qualifica nel settore della ristorazione e un’esperienza di almeno tre anni maturata negli ultimi cinque anni solari. Inoltre si deve possedere un attestato denominato HACCP. Questo documento rappresenta la certificazione rilasciata con la frequentazione del corso sull’igiene alimentare e con il superamento del relativo esame finale.

Ci sono vari adempimenti, ma seguendo la normativa con scrupolo si può aprire un social club in regola e cominciare a guadagnare. Con l’aiuto del commercialista si potrà gestire al meglio l’attività. Tutte le transazioni finanziarie vanno documentate, sia i pagamenti sia le entrate. Gli introiti possono derivare dalle iscrizioni al club, dalla vendita di bevande e alimenti e da altre attività commerciali che si intendono mettere in atto. Sono comunque sempre necessarie fatture e ricevute.

Il professionista può facilmente indicare il regime da seguire e consigliare per poter ottenere agevolazioni. A seconda del tipo di associazione si può beneficiare di aiuti, come ad esempio sull’Iva. Si emettono fatture al pari delle imprese, ma si versa allo Stato solo il 50%, aumentando così il proprio guadagno. Ovviamente questo incide sui prezzi praticati ai soci che sono più bassi rispetto a quelli dei normali bar, ristoranti, o attività commerciali.

APRIRE UN SOCIAL CLUB: LA PROMOZIONE

Avviare una nuova attività richiede sempre molto impegno e costanza, anche perché la fase iniziale può essere complessa per attirare nuovi soci, ma la parte più difficile è quella di mantenere gli iscritti nel tempo. Quindi non si deve mai lasciare nulla al caso e dedicarsi alle attività in modo attento. Aprire un social club può essere divertente e sicuramente vuol dire fornire un servizio utile al territorio, ma è un lavoro a tutti gli effetti.

Per iniziare è consigliabile l’organizzazione di una campagna promozionale adeguata. La conoscenza del territorio e del target di riferimento costituisce la base sui cui poggiarsi per costruire il marketing. In base all’offerta si può decidere di utilizzare determinati canali. Meglio agire online e offline. Si può avere maggiore visibilità e raggiungere un pubblico più vasto. Del resto lo scopo è quello di conquistare la gente.

Da un lato può essere utile realizzare una conferenza stampa così da informare i giornalisti e in parallelo creare un sito web e diffondere notizie sulle proposte attraverso i social network. Se si dispone di un budget può essere d’aiuto l’acquisto di spazi pubblicitari su internet oppure su giornali, riviste, radio e TV locali. Nel caso sia possibile per chi organizza avere dei testimonial, qualche personaggio conosciuto o influente può dare una mano a convincere le persone ad avvicinarsi al social club.

Naturalmente i primi iscritti e frequentatori faranno passa parola, un efficiente mezzo per fare pubblicità. All’inizio si potranno anche utilizzare attività aperte al territorio, ottenendo l’autorizzazione dal Comune per evitare che la presenza di non iscritti venga considerata una violazione normativa, per far vedere da vicino la realtà del club e raccogliere nuovi aderenti.

Aprire un narghilè bar: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un narghilè bar

Chi vuole mettersi in proprio e riuscire a trovare un’alternativa al lavoro oppure crearsi uno sbocco lavorativo spesso si orienta verso l’avvio di un’attività nella somministrazione di cibi e bevande. In effetti si possono avere molte soddisfazioni economiche, ma bisogna avere competenze e capacità, altrimenti si rischia il fallimento. Una buona idea è sicuramente quella di aprire un narghilè bar. Non perché rappresenti la strada verso il successo, ma perché è di tendenza.

La prima regola per poter raggiungere gli obiettivi con un bar è proprio quello di saper intercettare i gusti dei potenziali clienti. Essere alla moda, offrire innovazione e proporre loro eventi è utile per garantire il buon andamento del locale. Ci vogliono quindi alcuni requisiti indispensabili come le capacità relazionali e lo spirito di iniziativa. Per avere soddisfazioni bisogna essere buoni imprenditori e disporre di un certo capitale da investire.

Le abilità personali sono assolutamente necessari, mentre per il capitale, nel caso in cui non si disponga di un somma adeguata, si può ricorrere a soci finanziatori oppure a prestiti. Non è complicato gestire un narghilè bar, ma è difficile conquistare e mantenere la clientela nel tempo. Ci vuole quindi un progetto imprenditoriale ben dettagliato. Si deve partire dallo studio del territorio per arrivare a un calcolo delle spese e delle potenziali entrate.

In questo caso può essere d’aiuto un commercialista, che consiglia e supporta il cliente nella predisposizione di una ricerca di mercato, negli adempimenti burocratici e nella gestione fiscale. Per fare in modo che il locale diventi un punto di ritrovo del territorio, apprezzato dalla gente, si deve offrire qualcosa di diverso dalla concorrenza, andando a colmare le lacune lasciate dagli altri bar. Si deve curare ogni aspetto, non solo quindi i prodotti, ma anche l’arredamento. Ci vuole uno stile riconoscibile, ma fuori dal comune.

APRIRE UN NARGHILÈ BAR: LOCALE E PROGETTO

Prima di addentrarsi nella burocrazia, bisogna individuare il locale e quindi predisporre un progetto. Aprire un narghilè bar ci vuole lo spazio giusto per strutturare l’ambiente e mettere i clienti a proprio agio. Sono principalmente due i criteri da usare: la dimensione e la posizione. Il luogo fa la differenza, perché se si avvia l’attività in un punto di passaggio si ottiene grande visibilità, che è essenziale per il successo. Inoltre deve essere facilmente raggiungibile e avere un’area di parcheggio adiacente o nelle immediate vicinanze.

Meglio dedicare tempo alla ricerca, perché ci vuole il posto giusto e non il primo che capita. Inutile andare in periferia se la gente non passa. Chiaramente è altrettanto importante lo spazio interno. Sia che ci siano altri locali del genere nelle vicinanze, sia che siano assenti i concorrenti, è bene focalizzarsi sull’ambientazione. Ci vogliono servizi da proporre e anche un tema per rappresentare lo stile del bar.

La personalizzazione del locale aiuta molto, specialmente se si vuole aprire un narghilè bar. Dove si vuole bere e fumare? Quali sono i clienti principali? Sono le due domande da cui partire. Conoscere i clienti da conquistare permette di individuare tutti gli elementi utili a creare l’ambiente ideale. Non si deve dimenticare il clima. Meglio uno spazio chiuso, uno aperto o entrambe?

Questo aspetto sembra di secondaria importanza ma con il narghilè si deve fare i conti con il ricambio dell’aria. All’esterno non ci sono problemi, mentre all’interno si deve disporre di un impianto realizzato per lo scopo. L’ambiente interno deve poi avere aree ben divise, nel rispetto della normativa sul fumo. Non si tratta solo di rispettare le regole, ma soprattutto la salute dei clienti.

Cosa serve per caratterizzare il locale e per offrire un buon servizio? Ci vogliono almeno una decina di narghilè con i ricambi, meglio se la loro provenienza è medio orientale. La qualità deve essere la parola chiave per i prodotti e gli strumenti, tutti senza eccezioni. Vanno acquistati i bracieri e un adeguato numero di ricambi, nonché tubi monouso per l’igiene. Serve il carbone per la gestione del braciere.

Il tabacco deve provenire da rivendite autorizzate come i tabaccai, anche perché l’unico canale previsto è quello del Monopolio di Stato. Se ad un controllo si trovassero prodotti sprovvisti dell’apposito contrassegno, il locale verrebbe chiuso. Meglio evitare rischi inutili. Poi si deve pensare a mantenere i narghilè puntando sull’igiene. Inoltre è opportuno assumere personale formato all’utilizzo di narghilè e bracieri, così da fornire ai clienti servizio e assistenza impeccabili.

APRIRE UN NARGHILÈ BAR: LA BUROCRAZIA

Come accade per ogni tipo di attività commerciale, anche per aprire un narghilè bar, bisogna adempiere ad alcuni obblighi burocratici. Con l’aiuto del commercialista sarà molto più facile e veloce, tuttavia i passaggi non sono complessi. Va comunque prestata la massima attenzione, perché commettere errori può allungare i tempi o addirittura precludere la strada verso l’avvio.

Una delle prime azioni da compiere è quella di ottenere le autorizzazioni per l’apertura del locale. Si tratta soprattutto del rispetto delle norme antincendio e delle regole igienico-sanitarie. Ci vuole anche un permesso per la somministrazioni di bevande, di cibi e ovviamente di tabacco. Una volta in possesso delle licenze previste dalla legge si procede con le altre richieste e registrazioni indicate dalla normativa.

Per regolarizzare la propria posizione fiscale si deve effettuare l’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate e quindi provvedere all’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio. Per aprire un narghilè bar sono necessari anche i dipendenti. Per loro e per il titolare si aprono le posizioni Inps per il versamento dei contributi e Inail per ottenere una tutela contro gli infortuni sul lavoro.

APRIRE UN NARGHILÈ BAR: I FINANZIAMENTI

Come già accennato per aprire un narghilè bar serve un capitale di una certa entità e se non lo si possiede è necessario reperirlo. Difficile stimare un importo preciso, perché ci sono molte variabili da considerare a partire dal luogo e dalle dimensioni del locale. Tuttavia si spendono alcune decine di migliaia di euro. A seconda dell’ambizione del progetto si deve avere una somma ben proporzionata.

Per reperire i fondi necessari ci sono comunque più strade. La prima è la richiesta di un prestito ad una banca o a una finanziaria. Grazie a numerose agevolazioni esistenti si possono trovare buone condizioni e usufruire di tassi di interesse particolarmente bassi. A stimolare questo tipo di vantaggio c’è anche la grande concorrenza sul mercato. In ogni modo si deve fare un’analisi accurata per individuare la proposta migliore.

Si può fare una prima selezione degli istituti finanziari e delle loro offerte attraverso i comparatori messi a disposizione online da alcuni siti internet del settore. Poi si possono chiedere preventivi ad hoc così da conoscere in maniera dettagliata le condizioni riservate. Oggi non è neppure più necessario essere clienti della banca alla quale si richiede il prestito. Anche in questo caso comunque il commercialista può rivelarsi un buon consigliere.

In alternativa si possono chiedere fondi pubblici a sostegno dell’imprenditoria giovanile o femminile. Si deve però verificare la disponibilità al momento dell’avvio dell’impresa attraverso il sito della propria Regione di appartenenza. Infine si apre la strada della società. Si individuano soggetti disponibili a investire capitali nel narghilè bar senza necessariamente essere coinvolti nel lavoro.

Il progetto imprenditoriale è ambizioso e realistico, ma si devono affrontare tutti i passaggi con una certa attenzione. Una buona partenza è molto utile ai fini del raggiungimento del successo. Ci vogliono quindi basi solide e abilità. Oltre alle capacità richieste al titolare si deve avere personale ben formato e altrettanto capace nello svolgere il lavoro e nel rapportarsi alla clientela.

Aprire una location per matrimoni: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una location per matrimoni

Intraprendere un’attività in proprio è una cosa seria e mai troppo semplice, aprire una location per matrimoni è un’iniziativa commerciale ancora più ambiziosa. Un’idea imprenditoriale da sviluppare attraverso un progetto lungimirante e duraturo nel tempo che sappia rispondere a principi di mercati corretti e vincenti.

In commercio spesso si cade nella trappola di credere in facili successi, invece la strada per un business soddisfacente è piena di ostacoli, lunga e tortuosa. Ottimizzare la progettualità vuol dire segnare un primo passo per un buon risultato dell’attività commerciale, a cui devono seguire tanti altri passaggi fondamentali e ai quali prestare sempre la massima attenzione.

Occorre molto coraggio, senso di responsabilità, pazienza e una grande tenacia per non fermarsi di fronte alle prime difficoltà e continuare a credere sempre nel progetto. Inutile nasconderlo, lungo il percorso imprenditoriale le problematiche non mancheranno di certo, la cosa importante è saperle superare egregiamente.

Di seguito vediamo adesso come fare per aprire una location per matrimoni: progettualità, risorse finanziarie e documentazione burocratica, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UNA LOCATION PER MATRIMONI: ATTENTI A UNA BUONA PROGETTUALITÀ

Come accennato agli inizi, per aprire una location per matrimoni e confidare in buon giro di affari uno dei primi passi da fare è stilare un buon progetto commerciale. Bisogna concentrarsi su un studio di fattibilità per comprendere esattamente le chance di riuscita e le possibilità di guadagno, serve cioè un progetto completo di ogni punto per definire le voci di spesa, conoscere il capitale da investire, individuare la location e il luogo, e stabilire quali i lavori di ristrutturazione effettuare.

Oggi gli strumenti moderni facilitano il compito, perché con le tecniche innovative visionare un territorio e reperire informazioni è molto più semplice e veloce di un tempo. Questo non vuol dire affatto stilare il progetto in maniera autonoma, sicuramente più opportuno delegare il compito dell’indagine di mercato a un professionista della materia, una persona capace di indirizzarvi al meglio grazie al bagaglio di esperienza accumulato nel campo.

Meglio cioè poter contare sulla collaborazione di un esperto per individuare prima il luogo che, trattandosi di una location per matrimoni, deve essere di grande richiamo. Attività simili richiedono un contesto circostante dal fascino particolare, in questa logica si fanno preferire posti in prossimità del mare, dei laghi oppure di monumenti storici di grande interesse turistico. Luoghi paesaggisticamente attraenti dove fare delle foto indimenticabili e festeggiare alla grande uno dei giorni più belli ed emozionanti della vita.

Una volta individuato il luogo è il momento di concentrare le forze sulla location. La scelta degli ambienti è difficoltosa perché l’attività richiede degli spazi enormi. Stiamo parlando infatti di aprire una location per matrimoni e non di avviare un’attività commerciale che richiede piccoli spazi. Per dare vita a una simile attività imprenditoriale occorrono bellissimi a attrezzati ambienti interni e splendidi giardini, questi ultimi da sfruttare soprattutto per matrimoni primaverili ed estivi.

Una location con sale per il ricevimento, cucine, servizi igienici, spazi esterni e parcheggio per soddisfare tutte le esigenze degli sposi e degli invitati. Con un progetto completo di ogni punto è più semplice raggiungere gli obiettivi, dopo un accurato studio di fattibilità tutto diventerà meno complicato e il sogno imprenditoriale sarà più vicino.

APRIRE UNA LOCATION PER MATRIMONI: RICERCA DELLE RISORSE FINANZIARIE DA INVESTIRE

Per aprire una location per matrimoni non è difficile comprendere che uno degli ostacoli principali sia il capitale da investire. Questa attività commerciale richiede un grosso impegno finanziario, per realizzare il progetto la cifra da preventivare dovrà essere molto alta. Una somma di denaro non sempre alla portata dei nuovi imprenditori, un problema da superare con la strategia giusta e senza farvi prendere dallo sconforto.

In questi casi, vista l’entità della cifra da investire, è da prendere in considerazione l’idea di intraprendere la nuova avventura insieme a uno o più soci. Persone comunque di fiducia, non è mai facile condividere e gestire un’attività con le stesse idee e gli stessi obiettivi, disposte a impegnare parte del capitale occorrente.

Questa è solo una delle strade percorribili per reperire le risorse finanziarie, in alternativa resta sempre in piedi l’ipotesi di ricorrere a un prestito bancario. Oggi le possibilità di ottenere un finanziamento a tassi di interesse sostenibili esistono, anche se all’istituto di credito bisogna presentare le dovute garanzie.

Senza garanzie oppure, in caso siate stati segnalati come cattivi pagatori, è impossibile stipulare con qualunque banca un contratto di prestito. Al contrario, con le garanzie previste che tranquillizzano gli istituti di finanziamento rispetto al rischio di insolvenza, l’ottenimento del prestito è un’operazione molto più fattibile.

Appurate le condizioni di fattibilità, prima di formalizzare il finanziamento è bene indagare sulle proposte offerte dal mercato. Un compito semplificato e velocizzato dall’utilizzo del web e dei comparatori online, strumenti facili da usare e capaci di confrontare in pochi minuti i diversi preventivi.

In questo modo avrete un attendibile quadro della situazione per fare una scelta del prestito più conveniente e rispondente alle vostre necessità. Il tutto senza dover sopportare le lunghe file agli sportelli fisici, quindi senza ulteriori perdite di tempo.

APRIRE UNA LOCATION PER MATRIMONI: DOCUMENTAZIONE BUROCRATICA E COMMERCIALISTA

La trafila burocratica da fare per aprire una location per matrimoni è abbastanza complessa e molto lunga. In primo luogo, una volta individuata la location, bisogna metterla a norma con mirati lavori di ristrutturazione. Questo perché la struttura deve rispettare la normativa vigente in termini di agibilità, sicurezza e igiene. La messa a norma dei locali va certificata dalle autorità preposte, attestati di idoneità rilasciati solo a seguito di verifiche approfondite sullo stato degli ambienti.

Tra i nulla osta da acquisire anche quello dell’ASL, ente preposto a controllare la sussistenza dei requisiti igienici per la trattazione di cibi e bevande. Condizioni igienico-sanitarie da mantenere nel tempo, in quanto i controlli saranno frequenti e severi. Inoltre, il personale destinato alla trattazione dei cibi e delle bevande deve aver seguito il corso HACCP.

Regolarizzata la posizione del locale, per aprire una location per matrimoni la trafila burocratica deve proseguire con altri adempimenti. Obblighi di legge riconducibili a una serie di passaggi di seguito elencati:

  • apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  • iscrizione alla Camera di Commercio locale;
  • iscrizione all’INPS, propedeutica al versamento dei contributi previdenziali;
  • iscrizione all’INAIL, per la tutela contro gli infortuni sul lavoro:
  • richiesta per l’esposizione dell’insegna;
  • pagamento dei diritti SIAE per la diffusione della musica nella location;
  • presentazione della SCIA al comune di competenza (Segnalazione Certificata Inizio Attività).

Vista la lunga serie di adempimenti obbligatori non è per niente difficile immaginare la necessità di ricorrere a un commercialista per sbrigare i documenti utili da presentare all’Agenzia delle Entrate, all’INPS, all’INAIL e alla Camera di Commercio. Trattasi di un professionista qualificato pronto a ultimare l’iter documentale correttamente e nel pieno rispetto dei tempi. Per delegare i compiti burocratici a un bravo professionista è sufficiente interpellare l’Ordine dei Dottori Commercialisti e il gioco è fatto.

Alla luce della complessità della burocrazia italiana e della facilità con cui richiedere una consulenza professionale sarebbe pura follia credere di poter agire in totale indipendenza. Per ultimare l’iter burocratico senza intoppi bisogna avere alle spalle le giuste competenze e una grande esperienza.

Tra l’altro, con tutti lavori da seguire per aprire una location per matrimoni accollarsi anche l’onere della documentazione burocratica non sembra il caso. Molto meglio vivere tranquilli da questo punto di vista e lasciare il compito a un professionista qualificato. Un grande in bocca al lupo per l’apertura della vostra location per matrimoni!

Aprire un book bar: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un book bar

Provare a scendere in campo nel mondo commerciale è una lecita ambizione, un sogno condiviso da molti giovani decisi a mettersi in gioco con un’attività in proprio per dare a una svolta alla propria vita. Con buon senso, aprire un book bar potrebbe rivelarsi un’intuizione imprenditoriale azzeccata, vista anche la scarsa diffusione di quest’attività commerciale sul territorio nazionale.

Anche se il trend arriva da lontano e, precisamente dagli Stati Uniti, con i primi locali dove i consumatori leggevano un libro comodamente seduti mentre sorseggiavano un caffè o qualche altra bevanda, oggi i book bar stanno prendendo piede anche nel nostro Paese. Luoghi ben curati nel design dove passare qualche gradevole ora da dedicare alla lettura mentre si mangia o beve qualcosa.

Una tendenza innovativa, un modo per vivere qualche ora della giornata in maniera diversa dalle vecchie tradizioni. Un locale alternativo alla classica libreria, quest’ultima attività compromessa dalla grande distribuzione che sempre più sta rubando la scena.

Il connubio aperitivo, birra o caffè con il libro piace sempre di più alla gente, pronta a dedicarsi alla lettura in ambienti graziosi e rilassanti. Passiamo ora a vedere come fare per aprire un book bar e puntare dritto a un business vincente: zona da preferire, location, allestimento degli ambienti e procedura burocratiche.

APRIRE UN BOOK BAR: ZONA E LOCALE

Per regalare buone chance di successo a una qualunque nuova attività commerciale la scelta del locale riveste un ruolo primario. Senza una location posizionata bene e allestita in modo tale da creare un’atmosfera accogliente avere successo diventa molto più difficile. Zone nei pressi di centri storici, scuole, università e associazioni culturali sono posti che si sposerebbero bene con un’attività del genere, in sintonia con un progetto commerciale anche a sfondo culturale e sociale.

Rintracciare un luogo simile vuol dire stimolare una fetta di utenza particolarmente votata alla lettura, al dialogo e agli scambi di opinioni. Un vantaggio non da poco rispetto a una zona più periferica, anche se ovviamente meno costosa relativamente alle spese da sostenere per l’affitto.

Una volta individuato il luogo più in linea con la nuova attività commerciale da avviare è importante concentrarsi sulle dimensioni della location. In linea di massima per aprire un book bar corre la necessità di ambienti di almeno 120/150 metri quadrati perché riuscire, oltre alla sala lettura, ad offrire ai clienti anche uno spazio per lo studio o per la promozione dei libri sarebbe il massimo possibile.

Ecco perché gli sforzi da fare vanno indirizzati anche verso uno studio di settore mirato alla ricerca della zona e della location migliore e, in generale, alla conoscenza del territorio e alle sue potenzialità. Informazioni opportune per conoscere, inoltre, la presenza di eventuali concorrenti, questi ultimi sempre meglio tenere a distanza di sicurezza. Uno studio fi fattibilità da affidare a esperti del settore e favorito dall’utilizzo delle nuove tecniche.

APRIRE UN BOOK BAR: ALLESTIMENTO E CAMPAGNA PUBBLICITARIA

Una volta identificata la zona e individuata la location destinata alla nuova attività commerciale, ecco il momento di allestire gli ambienti nella maniera migliore. In questi casi il design è molto importante, vale la pena davvero creare un’atmosfera accogliente e graziosa attraverso un arredamento bello e funzionale.

Aprire un book bar significa dare molta importanza alla lettura per puntare al successo, ma non vuol dire trascurare la qualità e la diversificazione delle bevande e del caffè da commercializzare. Non bisogna mai perdere di vista la qualità dei cocktail, degli aperitivi, dei caffè, delle altre bevande e degli stuzzichini perché leggere un libro gustando un buon prodotto è più piacevole e distensivo.

Con la qualità dei prodotti, un’altra colonna portante di una simile attività sono appunto i libri. In tale logica è bene organizzare una libreria con un buon numero di testi per garantire ai lettori una scelta ampia. La cosa migliore sarebbe trovare un buon accordo con qualche leader di mercato, stipulare cioè un rapporto contrattuale con un marchio famoso a condizioni vantaggiose.

Una buona strategia di mercato sarebbe trovare un fornitore capace di offrirvi libri a prezzi contenuti e dietro pagamenti dilazionati, una maniera per far respirare le vostre tasche e non gravare troppo sul budget da investire. Un’altra buona opportunità è data dai libri usati, una soluzione più economica e non da scartare in partenza.

Chiaramente se si punta sui libri usati è buona regola valutare le condizioni dei testi, che devono comunque essere buone. Un po’ lo stesso discorso fatto per alimenti e bevande, occhio alla qualità innanzitutto. Un amante della lettura non accetterà mai di sfogliare un libro non tenuto bene e, spesso, in questi casi, preferirà un locale diverso dal vostro.

Un altro passo rilevante verso il successo è una buona campagna promozionale. Una pubblicità che non può prescindere da i nuovi mezzi quali un sito web ben fatto e i social network. Strumenti online da abbinare ai vecchi mezzi pubblicitari come volantini, cartelloni e così via. Non dimenticate neanche le partecipazioni alle fiere e alle manifestazioni di settore.

APRIRE UN BOOK BAR: PROCEDURE BUROCRATICHE

Per aprire un book bar i passaggi da seguire sono diversi e tutti importanti per dare inizio al nuovo lavoro senza problemi. In fondo, senza portare a compimento un preciso iter burocratico, nessuna attività commerciale può spiccare il volo. Stiamo parlando di un settore commerciale dedito alla lettura dei libri ma anche alla commercializzazione di bevande e alimenti, quindi le procedure burocratiche devono soddisfare determinati requisiti.

Tra le procedure burocratiche da seguire rientra la messa a norma dei locali. A meno che non si tratti di una location nuova di zecca già progettata per ospitare un book bar, sicuramente ci saranno da fare dei lavori di ristrutturazione per soddisfare precisi dettati di legge. Lavori indirizzati verso questi obiettivi e piuttosto onerosi.

Gli ambienti quindi dovranno rispettare le norme in termini di agibilità, igiene e sicurezza per ottenere dall’autorità competenti i permessi per iniziare ad operare. Autorizzazioni concesse solo a seguito dei controlli di rito, verifiche che continueranno anche nel corso della gestione dell’attività imprenditoriale.

Messa a norma la location, è necessario passare ad altri obbligatori adempimenti. Trattandosi di un bar tutti i soggetti destinati a lavorare a stretto contatto con alimenti e bevande devono precedentemente aver seguito un corso HACCP, mentre il titolare deve aver frequentato il corso S.A.B per la somministrazione di alimenti e bevande.

Inoltre bisogna aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese da fare alla locale Camera di Commercio, regolarizzare le posizioni INPS e INAIL, chiedere l’autorizzazione per l’esposizione dell’insegna e presentare al Comune la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).

Utilizzare la Comunicazione Unica di Impresa, una procedura telematica sicura e veloce, facilita i compiti nei confronti della Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL. Una modalità online efficace per rispettare gli adempimenti previsti dalla legge. Nonostante però lo snellimento amministrativo, risolvere l’iter burocratico resta un’operazione difficile e da fare solo da parte di chi ha specifiche competenze.

Per questo è sempre opportuno delegare gli adempimenti a un soggetto con totale coscienza della materia, cioè ad un commercialista serio e qualificato. Tra l’altro, individuare il professionista che fa per voi è semplice, è sufficiente contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti oppure chiedere in giro a qualche amico fidato.

La burocrazia in Italia è complessa e, molto spesso, fastidiosa da seguire: perché allora rischiare quando la soluzione è a portata di mano? Al contrario, delegare le procedure burocratiche permette di concentrare gli sforzi su altri aspetti e lasciarsi alle spalle almeno la burocrazia.

Aprire una caffetteria in Irlanda: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una caffetteria in Irlanda

In Italia la disoccupazione giovanile è un problema serio e irrisolto, nonostante gli sforzi dei governi che si sono succeduti nel tempo. A spingere i nuovi imprenditori a cercare fortuna all’estero sono anche una pressione fiscale alta e un’altra serie di problemi rilevanti. Al di là dei confini nazionali, aprire una caffetteria in Irlanda potrebbe risultare un’intuizione commerciale vincente e pienamente soddisfacente.

Si tratta di sviluppare una nuova idea imprenditoriale per provare a capitalizzare una serie di vantaggi garantiti dalla legislazione irlandese. Tutto sempre a condizione di non affrettare i tempi né di credere che lontano dall’Italia sia tutto estremamente facile e che fare business all’estero è semplicemente un gioco da ragazzi.

Altrove, come pure nel nostro Paese, per un buon e duraturo successo ci sono delle regole precise da rispettare e bisogna investire nel progetto imprenditoriale sacrifici, intraprendenza e capitali. Vediamo di seguito come fare per aprire una caffetteria in Irlanda e confidare in un’attività commerciale di successo: vantaggi garantiti dalla legislazione irlandese, location, strategie di mercato, franchising e consulenza professionale, ecco quello che c’è da sapere.

APRIRE UNA CAFFETTERIA IN IRLANDA: VANTAGGI DA SFRUTTARE

Se l’Irlanda è uno dei Paesi europei con più investimenti stranieri negli ultimi anni qualcosa vorrà pure dire. Negli ultimi tempi sono stati molti i capitali esteri investiti, risorse finanziarie che hanno creato migliaia di posti di lavoro e con ogni probabilità destinate a crescere ancora. Una tendenza che fa onore all’Irlanda e che trae origine da una serie di vantaggi.

Da queste parti vive una popolazione molto giovane con un’età media nazionale al di sotto degli standard europei, il sistema fiscale è solido, le imposte sui redditi di impresa sono basse, così come sono abbastanza contenuti i costi per gli affitti dei locali. In aggiunta a questi importanti vantaggi, per chi vuole fare impresa in questo Paese europeo, qui da diversi anni si sta praticando una politica economica mirata a una diminuzione progressiva delle tasse.

Una politica per attirare i capitali e per facilitare di gran lunga gli investimenti nazionali e stranieri. Questo spiega la grande crescita degli investimenti stranieri avuta negli ultimi anni e, appunto, un trend che sembra destinato a una lunga vita futura.

Inoltre costituire una società o una ditta individuale è conveniente anche dal punto di vista burocratico, in quanto la burocrazia in questo Paese è piuttosto snella e molto funzionale. Per costituire un’impresa e presentare la documentazione di rito servono molto meno euro che in altri Paesi. Anche la gestione contabile è meno impegnativa rispetto a quella italiana perché sono minori gli adempimenti fiscali.

Poi, ovviamente, al netto dei vantaggi fiscali e di una politica favorevole ai capitali esteri, per aprire una caffetteria in Irlanda e puntare dritto al successo occorre mettere in campo tante capacità individuali e un grande senso di responsabilità. Senza avere coscienza di questi determinanti aspetti non si va da nessuna parte, si corre solo il rischio di compromettere tutto.

APRIRE UNA CAFFETTERIA IN IRLANDA: LA LOCATION E LE STRATEGIE DI MERCATO DA SEGUIRE

Conoscere i vantaggi offerti dalla legislazione irlandese è un primo passo verso il successo, ma è solo l’inizio di un lungo percorso per aprire una caffetteria in Irlanda. Per un business vincente è una grande necessità approfondire alcuni temi, un modo per non andare incontro a qualche inaspettato risultato negativo.

Una delle cose da fare è mettere in campo le forze necessarie per individuare la zona migliore per la vostra attività, il luogo potenzialmente più affidabile dal punto di vista commerciale. In questa direzione sono da privilegiare i posti più trafficati e facilmente raggiungibili, anche se i trasporti in Irlanda funzionano benissimo e collegano bene tutte le zone. Con una caffetteria le zone residenziali, le università, le aree ospedaliere e quelle commerciali garantiscono buone chance di successo.

Una volta individuato il luogo, è giusto concentrarsi sul locale da scegliere e in linea con le proprie idee. Le dimensioni dipendono dal progetto commerciale anche se, in linea di massima, con una caffetteria non servono spazi enormi. Anzi, per aprire una caffetteria in Irlanda, potrebbe essere sufficiente una location di 60/70 metri quadrati.

L’importante è riuscire a regalare alla location un aspetto grazioso e accogliente, con un arredamento invitante e funzionale. Insomma, lo stile “irlandese” è un’ottima soluzione per un locale ospitale. Poi siccome tutto il mondo è paese, a fare la differenza sul mercato sono la qualità e la diversificazione dei servizi, la cordialità, le capacità relazionali e una buona politica dei prezzi.

Garantire ai consumatori un’ampia proposta, vale a dire un’offerta di caffè espresso, macchiato, schiumato, lungo, doppio, con panna, al ginseng oppure alla nocciola è un buon punto di partenza per richiamare un buon numero di clienti.

Un’altra strategia di mercato da cui non prescindere mai è un’ottima campagna promozionale. Per una maggiore visibilità della nuova attività commerciale la pubblicità è un elemento fondamentale. Oggi i social network e un buon sito web sono i mezzi su cui principalmente puntare per farvi conoscere, ma non disdegnate neanche i vecchi veicoli pubblicitari. La pubblicità è l’anima del commercio in ogni parte del mondo, non dimenticatelo mai.

APRIRE UNA CAFFETTERIA IN IRLANDA: LA FORMULA DEL FRANCHISING

Aprire una caffetteria in Irlanda è possibile anche tramite la formula commerciale del franchising, cioè con l’affiliazione a un marchio famoso ed esperto del settore commerciale di competenza. Una maniera pratica per contenere i rischi di impresa e sfruttare le potenzialità di un franchisor conosciuto e qualificato. Soprattutto all’estero, il franchising potrebbe rivelarsi la soluzione giusta per avviare una nuova attività imprenditoriale.

Con l’affiliazione a una casa madre si viene supportati in termini di formazione, aggiornamento, politiche commerciali, gestionali e anche dal punto di vista burocratico. Quindi un modo per aprire una caffetteria in Irlanda con meno stress e più sicurezze future. Detto questo, vanno valutate le condizioni contrattuali imposte dalla casa madre.

Prima formalizzare il contratto di franchising è quindi molto opportuno conoscere tutte le clausole previste per un rapporto lavorativo reciprocamente conveniente. Vanno esaminati i termini economici e i vincoli commerciali imposti dal marchio.

Questo perché con il franchising si perde non poco del potere decisionale e non è sempre un vantaggio per chi è abituato a decidere con la propria testa. In quest’ultimo caso, meglio decidere in autonomia anche se aumentano i rischi di impresa e il capitale da investire.

APRIRE UNA CAFFETTERIA IN IRLANDA: CONSULENZA PROFESSIONALE

Stiamo parlando di aprire una caffetteria in Irlanda, quindi di dare vita a un’attività commerciale lontana dai confini italiani. Questo per dire che è ancora maggiore il bisogno di avvalersi di consulenti qualificati per accelerare i tempi e contenere molto i rischi di errori. Una consulenza professionale a 360 gradi, vale a dire fatta di veri e propri professionisti esperti della materia estera.

Dovrete interpellare consulenti che sappiano indirizzarvi relativamente alle scelte da fare sia in termini commerciali che in termini più strettamente fiscali. Dal punto di vista fiscale vi occorre un commercialista preparato sulla materia e competente rispetto al sistema vigente in Irlanda.

La cosa migliore è interpellare l’Ordine dei Dottori Commercialisti, una maniera pratica ed efficace per affidarvi alla consulenza di un bravo ed esperto professionista del settore. In bocca al lupo per l’apertura della vostra caffetteria in Irlanda!

Aprire una surf house: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una surf house

Da sempre affrontare le onde marine su una tavola attira molte persone ed è per questo che aprire una surf house costituisce un’ottima opportunità economica. Negli ultimi anni sono nate in giro per il mondo moltissime strutture dedicate ad accogliere gli appassionati di surf. Si tratta di guest house collocate però vicino al mare dove poter sfruttare le correnti per divertirsi. Generalmente si abbinano anche dei corsi oppure eventi specifici.

Chi vuole mettersi in proprio e trovare soddisfazione può lavorare in questa direzione. Non ci vogliono competenze particolare, ma essere surfisti o comunque conoscere il settore aiuta. Infatti non bisogna solo saper gestire una casa in cui ospitare i viaggiatori, ma puntare su una categoria di turisti ben precisa. Ecco perché si deve operare nelle giuste condizioni e proporre qualcosa di nuovo e interessante per chi pratica surf.

All’inizio si otterrebbe un guadagno extra, ma con il tempo una surf house può diventare una vera e propria alternativa al lavoro, ovvero un’attività redditizia a cui dedicarsi a tempo pieno. Le entrate potranno raggiungere un livello elevato, ma servono molti ospiti e quindi ci vogliono impegno e costanza per strutturare i servizi e riuscire a conquistare la fiducia della clientela.

Da un lato questo tipo di casa non è un albergo, quindi l’offerta si può limitare al solo pernottamento. Tuttavia i surfisti richiedono un determinato tipo di ambiente, quindi è consigliabile predisporre una serie di servizi aggiuntivi. Non significa creare qualcosa all’interno della struttura, ma piuttosto di essere parte dell’organizzazione degli eventi oppure della promozione territoriale dedicata proprio a questa categoria di persone.

Ci sono adempimenti normativi e limitazioni dati dalle regole, ma ciò non esclude la possibilità di stipulare convenzione con i fornitori di servizi rivolti ai surfisti. Inoltre si può essere organizzatori di attività, come corsi, competizioni e quanto possa attirare chi è interessato a questo tipo di sport. Così si raggiungerà un pubblico più ampio per trovare clienti che si fermino a dormire nella casa messa a disposizione.

APRIRE UNA SURF HOUSE: I REQUISITI

Come avviene per qualsiasi impresa o attività che abbia un carattere commerciale si deve fare riferimento alla legge. Ci sono infatti regole da seguire scrupolosamente per aprire una surf house. Innanzitutto si deve adibire l’appartamento o la casa all’attività di Affittacamere. Quindi si deve controllare la destinazione d’uso dell’immobile, assicurandosi che sia di tipo abitativo-residenziale.

A determinare le normative sono le Regioni, quindi va verificata la richiesta dell’amministrazione competente per territorio. In alcuni casi, come accade in Veneto, l’uso è turistico e non residenziale. In ogni modo, oltre a questo, l’attenzione va prestata agli ulteriori requisiti richiesti che riguardano la struttura e chi la gestisce, così da fornire un servizio all’altezza degli standard previsti.

I dettagli vanno verificati sul sito della Regione competente per territorio, ma ci sono alcuni elementi comuni tra le varie aree d’Italia che devono essere presi in considerazione se si desidera intraprendere questa strada. Per aprire una surf house si deve avere un numero di stanze limitato, il numero dipende dalla normativa regionale, e quindi una quantità di ospiti proporzionata alle camere presenti. Non esiste una classificazione in stelle come per gli alberghi, ma ci sono ambienti di lusso.

Non vige alcun obbligo di possedere una partita Iva per avviare una surf house, ma bisogna fare attenzione all’entità dei guadagni. Infatti il Fisco prescrive l’apertura della partita Iva a chiunque superi entrate per oltre 5 mila euro annui. Ciò significa che si può svolgere l’attività senza essere imprenditori e diventarlo in seguito se si raggiungono risultati importanti. Sicuramente all’avvicinarsi della cifra che porta all’obbligo di aprire la partita Iva si può procedere presentando l’istanza all’Agenzia delle Entrate.

Le indicazioni sulla forma giuridica arrivano comunque dalla normativa regionale del settore. Qualora si debba avviare un’attività commerciale, bisognerà seguire la procedura riservata alle imprese. Alcune Regioni richiedendo l’attività imprenditoriale potrebbero prevedere alcuni servizi aggiuntivi al pernottamento. Ad esempio le pulizie quotidiane e il cambio delle lenzuola. Si svolgerebbe il lavoro in modo continuativo nell’arco dell’anno e non solo in maniera occasionale.

APRIRE UNA SURF HOUSE: LA PROCEDURA DA SEGUIRE

Indipendentemente dal possesso della partita Iva e dalla conseguente iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, quando si intende aprire una surf house bisogna trasmettere la comunicazione al SUAP, lo sportello unico delle attività produttive del Comune competente territorialmente. Si procede solitamente in via telematica e si deve allegare la documentazione relativa all’immobile.

Per sapere nei dettagli cosa e come presentare è opportuno fare riferimento agli uffici comunali del comune presso cui si trova l’immobile da destinare all’accoglienza degli ospiti. Andranno compilati i moduli relativi alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività, SCIA, che costituisce la denuncia di inizio attività. Tale documentazione deve essere prodotta prima di avviare l’attività. L’ente locale, una volta ricevuta la richiesta, ha tempo sessanta giorni per controllare il possesso dei requisiti previsti dalle norme da parte del titolare dell’immobile.

Gli addetti visionano la domanda, la planimetria e tutti i documenti richiesti dal regolamento. Va stipulata inoltre una polizza assicurativa per la responsabilità civile. Questo atto è previsto dalla legge, ma è molto utile per potersi avvalere di una tutela qualora qualche ospite possa subire un danno durante la sua permanenza presso la struttura. Meglio non correre rischi che potrebbero costare molti cari.

La procedura burocratica non si limita alla sola trasmissione dei documenti al Comune. Bisogna presentare la domanda all’Azienda Sanitaria Locale per avere un nulla osta attestante il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Gli ispettori dell’Asl provvederanno a ispezionare la surf house. Dal momento che ci saranno bagni e cucina messi a disposizione degli ospiti loro verificheranno che siano idonei. Meglio quindi rivolgersi all’Azienda Sanitaria prima di avviare la procedura per conoscere i dettagli.

APRIRE UNA SURF HOUSE: TASSE E CARATTERISTICHE

Come per qualsiasi attività commerciale anche per aprire una surf house bisogna tenere in conto il pagamento delle tasse. Se la somma incassata nell’arco dell’anno è inferiore o pari a 5 mila euro si può utilizzare la ritenuta fiscale versando allo Stato il 20%. In caso tale somma venga superata si deve aprire la partita Iva adottando quindi il regime più idoneo. Rivolgendosi al commercialista si possono avere tutte le informazioni necessarie e un supporto per redigere il business plan e per far fronte alla burocrazia.

Qualora la Regione preveda la costituzione di un’impresa si deve procedere immediatamente con la richiesta di partita Iva con il pagamento delle tasse a seconda del regime più adatto. Se non si tratta di attività imprenditoriale i guadagni sono assoggettati alle norme riguardanti i redditi fondiari. Si prevede così il calcolo dell’imposta sulla rendita catastale dell’immobile destinato alla surf house. Se rientra tra le attività commerciali le entrate rientrano tra i redditi diversi e vengono sommati ad altri guadagni per poi applicare lo scaglio Irpef di competenza.

Infine se si avvia l’impresa i redditi seguono la disciplina per le società e quindi si pagano Ires e Irap. Per quanto concerne invece le caratteristiche bisogna che l’immobile disponga di accesso diretto alla spiaggia o che ne sia a breve distanza. Inoltre va ricordato che i surfisti cercano ospitalità di alto livello. Meglio quindi attrezzare la struttura per raggiungere standard elevati, così da soddisfare i clienti più esigenti.

Aprire un boat and breakfast: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un boat and breakfast

Aprire un Boat & Breakfast può essere un’impresa interessante per chi ama progetti fuori dal comune e vuole distinguersi sul mercato delle vacanza e dei soggiorni fuori casa. Questa innovativa formula di ospitalità consiste nell’attrezzare la imbarcazione ormeggiata in porto per poter ricevere ospiti alla stessa stregua di un hotel o di un bed & breakfast tradizionale.

L’idea è nata parecchi anni fa nel Nord Europa soprattutto in località lacustri e fluviali in cui è usanza lasciare le imbarcazioni ormeggiate presso banchine e moli di porti turistici. In città come Amsterdam e Stoccolma, il Boat & Breakfast è una realtà ormai consolidata e riscuote un buon successo, soprattutto tra i giovani che amano essere liberi dagli schemi.

Il dolce dondolio dell’acqua e la quiete notturna favorisce il senso di libertà e relax che ci si aspetta da una vacanza alternativa. Molto spesso al pernottamento e alla prima colazione vengono abbinati giri in barca per far conoscere i luoghi affacciati sullo specchio d’acqua.

Per quanto possa essere bello e intrigante, però, spesso ci si chiede: ‘Come aprire un Boat & Breakfast?’ La domanda può essere fonte di dubbi ed esitazioni per chi si lancia in questa nuova impresa. Ma, se la passione anima il desiderio di lavorare in un progetto che affascina, allora non ci sarà alcuna difficoltà a realizzare il sogno. Basta rivolgersi a professionisti che guideranno passo passo il cliente sulla strada giusta.

Ovviamente, bisogna possedere requisiti e autorizzazioni alla stessa stregua di ogni altra attività commerciale. La sicurezza delle persone va tutelata, infatti, attraverso procedure e verifiche che renderanno il pernottamento in barca un’esperienza unica ed irripetibile.

APRIRE UN BOAT AND BREAKFAST: ORGANIZZAZIONE DELL’IMBARCAZIONE

Aprire un boat and breakfast, quindi, è anche un vantaggio per chi possiede un’imbarcazione in quanto, noleggiandola per un pernottamento, riesce a coprire i costi dovuti all’ormeggio, alla manutenzione e alla gestione nei mesi invernali.

Gli ospiti che noleggiano la barca per dormire si aspettano di trovare un genere di comfort basilare ma comunque essenziale. Ovviamente, i costi di pernottamento aumentano con l’aumentare dello standard offerto al cliente. Molto dipende dalla barca e dalla sua dimensione. Il lusso, le coccole, i dettagli e le comodità hanno un prezzo.

Le piccole imbarcazioni possono essere noleggiate in formula Boat & Breakfast per due o tre persone e per coppie. Il comfort di trovarsi su una barca in intimità senza le formalità dell’hotel non ha prezzo. Le coppie amano questo genere di ospitalità, in quanto non c’è niente di più romantico che coccolarsi cullati dalle onde.

I servizi che bisogna offrire sono, come già detto in precedenza, il pernottamento e la colazione. A bordo è necessaria, però, tutta l’attrezzatura per rendere confortevole il soggiorno senza mancare di nulla. In genere, si preferisce far pernottare un numero esiguo di persone in contemporanea. In occasioni di manifestazioni, molti preferiscono sfruttarla meglio per dare la possibilità a tutti.

I bagni devono essere in numero proporzionato al numero di ospiti che possono pernottare nello stesso giorno. La biancheria da letto e da bagno deve essere pulita e fornita all’ospite insieme al necessario per la doccia e la toilette. Su molte imbarcazioni è possibile trovare anche la cucina da poter utilizzare per la preparazione dei pasti. Deve essere, poi cura del cliente lasciare tutto in ordine dopo aver cucinato.

Il resto, è un’esperienza entusiasmante che, se curata nei dettagli, può essere fonte di reddito sicuro e continuato. Il possessore dell’imbarcazione che vuole aprire un boat & breakfast dovrà poi organizzarsi con servizi accessori da proporre al cliente per attirare un maggior numero di ospiti e far fruttare l’impresa.

Per servizi si intende la possibilità di assumere uno skipper nel caso il cliente voglia fare un gita in barca oppure un cuoco che cucini sulla barca. Le proposte possono essere infinite e dipenderanno dalla voglia di mettersi in gioco in questa inusuale attività. Proprio come in un hotel tradizionale gli optional renderanno interessante il Boat & Breakfast.

APRIRE UN BOAT AND BREAKFAST: NORMATIVA DEL SETTORE

Per aprire un boat & Breakfast occorre fare riferimento al Codice della Nautica da diporto. In realtà, non esiste una vera e propria normativa che regoli quest’attività. Ma essendo comunque un’attività commerciale deve essere soggetta a determinate disposizioni che il commercialista aiuterà a far rispettare.

L’art. 2, infatti, afferma che le unità da diporto possono sono utilizzate con finalità commerciali quando sono oggetto di locazione o noleggio. In questo caso, prevede l’iscrizione presso l’Archivio Telematico Centrale delle Unità da Diporto (ATCN). Contestualmente va indicata l’attività che si intende svolgere e la forma d’impresa scelta, sia essa individuale che societaria. Tutto questo dopo aver registrato la stessa impresa presso la Camera di Commercio, Industria e Artigianato.

La legge, inoltre, fa la distinzione tra noleggio e locazione indicando le differenze tra i due tipi di contratto. Il noleggio consiste nell’impegno del noleggiatore di mettere a disposizione del noleggiante l’imbarcazione per un determinato periodo di tempo. L’imbarcazione rimane comunque a disposizione del proprietario e l’equipaggio alle sue dipendenze.

La locazione, invece, prevede di pagare un corrispettivo al locatore per aver godimento della barca. In questo caso, è il locatario ad assumersi tutte le responsabilità circa la navigazione e rischi che da essa possono derivare. Tutti i documenti devono essere in regola come il possesso si patente nautica, assicurazione e libretto di navigazione.

Per quanto riguarda la posizione nei confronti delle Agenzie delle Entrate c’è da dire che per il noleggio occasionale bisogna darne comunicazione. Allo stesso modo, bisogna dare comunicazione anche alla Capitaneria di Porto di competenza. In questi casi di noleggio occasionale dà la possibilità di pagare l’imposta sostituiva del 20% sui proventi se il contratto della durata inferiore ai 42 giorni.

Come si può notare non è una vera e propria normativa che spiega come aprire un boat & Breakfast. La regola generale, quindi, è quella di provvedere a ottenere tutte le autorizzazioni e fare in modo che le persone che soggiornano sull’imbarcazione lo facciano in sicurezza. I controlli sui dispositivi presenti sull’imbarcazione devono essere fatti con regolarità al fine di evitare incidenti. L’utilizzo di forni a microonde, fornelli, stufe di riscaldamento devono essere in perfetto stato.

 

Aprire un locale di musica live: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un locale di musica live

Intraprendere un’attività commerciale in proprio è un progetto altamente ambizioso, da trasformare in un lavoro professionalmente interessante sotto ogni punto di vista con grande impegno ed enorme spirito di sacrificio. Aprire un locale di musica live è un’interessante prospettiva per puntare al successo e dare una svolta alla propria vita, a condizione di rispettare determinati principi di mercato e di non lasciarsi prendere dalla fretta di fare subito.

Un lavoro che può diventare un business vincente, un punto di riferimento territoriale per i giovani e meno giovani, pronti a spendere parte dei loro risparmi per divertirsi e ascoltare bella musica live in compagnia. Vediamo allora insieme nei paragrafi seguente cosa serve per un’attività di successo e duratura nel tempo: prime cose da fare, strategie di successo, procedure burocratiche fino alle conclusioni, ecco che c’è da sapere.

APRIRE UN LOCALE DI MUSICA LIVE: LE PRIME COSE DA FARE

Un locale di musica live è un posto di divertimento e intrattenimento, un luogo ideale per ascoltare musica dal vivo e bere qualcosa in bella compagnia. Per un business di successo è importante dare l’impronta giusta decidendo tra le diverse possibilità, in quanto la scelta del format perfetto deve rispettare la domanda di mercato 28e le necessità del target locale.

Quindi è assolutamente importante decidere, per esempio, tra un locale notturno o un locale per il dopocena musicale. Il motivo per cui è di fondamentale importanza pianificare ogni elemento, dalla fase organizzativa a quella gestionale passando per l’analisi dei costi, per gli obiettivi, per i possibili ricavi e per la campagna di marketing.

In poche parole, è necessario stilare una pianificazione completa avvalendosi di opportune indagini di mercato per comprendere il target di riferimento, i concorrenti e le potenzialità del territorio. Un modo efficace per raccogliere le informazioni utili e per orientare così al meglio le scelte commerciali. Fermo restando che la differenza sul mercato passa per la qualità dei servizi offerti ai consumatori e la politica dei prezzi.

Per avere successo, inoltre, è importante anche individuare la location pienamente rispondente alle proprie aspettative. Il locale da scegliere deve essere adatto all’attività da intraprendere, in linea con le norme in materia di agibilità, sicurezza e igiene e posizionato in luogo con una grande densità di giovani. Quindi occhio anche alle dimensioni, se si vuole consentire ai clienti anche di ballare occorre uno spazio da riservare al ballo.

APRIRE UN LOCALE DI MUSICA LIVE: STRATEGIE DI SUCCESSO

Per avere successo con un locale di musica live corre la necessità di prestare la massima cura a determinati fattori, tra cui la qualità dei servizi, la strategia dei prezzi, la musica, l’originalità del locale, la promozione, la comunicazione e il tasso di gradimento. Oggi non si raggiungono i risultati per caso, senza cioè garantire ai clienti la massima qualità a prezzi in media con la proposta di mercato.

In più, a far preferire da parte della clientela il vostro locale rispetto a quelli dei concorrenti sarà anche un’atmosfera particolare creata ad hoc con un allestimento alla moda e grazioso. Non scartate neanche l’ipotesi di un locale a tema, proponendo generi di musica dal vivo particolari e accattivanti. Una buona idea sarebbe quella di organizzare periodicamente serate con generi musicali differenti per coinvolgere una clientela vasta e diversificata.

Altri fattori determinanti per il successo di un locale sono anche la capacità di comunicare con i clienti direttamente in modalità online, strutturare un buon sito web, organizzare serate a tema, manifestazioni ed eventi. Infine, è buona abitudine testare con continuità il gradimento dei clienti verso il vostro locale attraverso l’utilizzo dei social network o il contatto diretto con gli utenti.

Capire periodicamente la crescita o la diminuzione del gradimento della gente in relazione alla musica offerta, al cibo e alle bevande somministrati è molto opportuno ai fini del successo. Tutte strategie di mercato da progettare e realizzare per un business vincente, redditizio e soddisfacente dal punto di vista professionale.

APRIRE UN LOCALE DI MUSICA LIVE: PROCEDURE BUROCRATICHE E CONSULENZA PROFESSIONALE

Anche per aprire un locale di musica live ci sono delle procedure da seguire dal punto di vista burocratico. Una serie di adempimenti a cui ottemperare obbligatoriamente per intraprendere il nuovo lavoro nel pieno rispetto della legge e senza incorrere in sanzioni e fastidiose perdite di tempo.

Per prima cosa la location prescelta deve rispettare pienamente le disposizioni in termini di igiene, sicurezza, agibilità e urbanistica. Obbligatorio prevedere anche uscite di sicurezza perfettamente a norma, servizi igienici divisi tra personale e clienti, e specifiche polizze assicurative. Senza questi importanti elementi non vi sarà concessa dalle autorità competenti nessuna autorizzazione ad aprire per cominciare ad operare.

Bisogna poi aprire la partita IVA presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio locale, aprire le posizioni INPS e INAIL, comunicare al comune l’inizio dell’attività, ottenere il permesso per esporre l’insegna e pagare i diritti SIAE per la diffusione della musica.

Adempiere agli obblighi nei riguardi dell’INPS, dell’INAIL, dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio oggi è più semplice con la Comunicazione Unica di Impresa. Quest’ultima, infatti, è una procedura informatica veloce e sicura, pensata e ideata proprio per snellire e accelerare le pratiche burocratiche.

Questo non significa affatto operare in completa indipendenza perché la burocrazia nel nostro Paese resta comunque complessa. La cosa migliore da fare in questi casi è ricorrere alla consulenza di un serio professionista, un commercialista pronto a sbrigare la documentazione senza particolari problematiche.

Stiamo parlando di una persona preparata ed esperta che sappia pure consigliarvi su altri aspetti importanti oltre, naturalmente, a seguire e a portare a termine l’intero processo burocratico. Per affidarsi a un bravo professionista basta consultare l’Ordine dei Dottori Commercialisti più comodo.

Meglio vivere sonni tranquilli con le spalle al sicuro e non rischiare di incappare in qualche problematica documentale. Tra l’altro, considerata la facilità con cui trovare un buon commercialista, rischiare sarebbe davvero folle e da incoscienti.

APRIRE UN LOCALE DI MUSICA LIVE: CONCLUSIONI

I costi per avviare e gestire un locale di musica live non sono per niente pochi, per una buona riuscita dell’attività commerciale serve un corposo investimento iniziale. Tra locale, eventuali lavori di ristrutturazione, arredamento, collaboratori, illuminazione, allacci vari, pagamento delle utenze, campagna pubblicitaria e burocrazia le voci di spesa da conoscere sono numerose.

Una volta realizzato il progetto però sono molte anche le soddisfazioni personali e i guadagni, sempre a patto di avviare e gestire il locale con criteri logici. Questo vuol dire che non bisogna mai abbassare la guardia perché è difficile raggiungere certi traguardi, ma è ancora più complicato restare a certi livelli. Fallire il progetto imprenditoriale per estrema leggerezza è un errore imperdonabile, principalmente alla luce dei sacrifici fatti e del budget investito.

Bisogna ricordarsi sempre che in questo settore commerciale i concorrenti sono tanti e pronti a sfruttare ogni vostro errore per rubarvi i clienti e spingervi alla crisi. Come visto, fortunatamente, le strategie di mercato per scongiurare un precoce fallimento esistono: è sufficiente conoscerle e soprattutto svilupparle in maniera adeguata. In bocca al lupo per l’apertura del vostro locale di musica live!

 

Aprire una birreria artigianale: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una birreria artigianale

Aprire una birreria artigianale e credere in un business di successo non è da incoscienti, in quanto l’operazione commerciale è possibile con le valide strategie e i sacrifici richiesti. Un progetto imprenditoriale da realizzare con entusiasmo, tenacia, spirito di iniziativa e con un investimento iniziale abbastanza corposo. Un’iniziativa alla portata di tutti, ma solo a determinate condizioni.

L’impegno non deve mai mancare né bisogna accontentarsi di fare le cose approssimativamente. In campo commerciale la qualità dei servizi, la professionalità e la cordialità generalmente pagano mentre, al contrario, l’approssimazione porta a un veloce fallimento.

Detto questo, entriamo di seguito nei dettagli per capire come fare per aprire una birreria artigianale, limitare i rischi di impresa e accelerare il cammino verso il successo: le prime cose da sapere, le spese da sostenere, l’opportunità della formula commerciale del franchising e la documentazione burocratica.

APRIRE UNA BIRRERIA ARTIGIANALE: LE PRIME COSE DA SAPERE

Aprire e gestire una birreria artigianale è quindi un compito faticoso che necessita di grande passione, competenze e professionalità. Indispensabili sacrifici a parte, le opportune strategie di mercato vi porteranno a buoni risultati e a guadagni soddisfacenti.

D’altronde la concorrenza è abbastanza agguerrita e solo con l’originalità dei servizi e la qualità dei prodotti proposta ai consumatori è possibile trasformare il progetto imprenditoriale in un business vincente.

Un’altra buona regola commerciale da attenzionare con una birreria artigianale è la diversificazione dei prodotti, cioè riuscire a offrire ai clienti un grande assortimento di birre e non limitarsi a una piccola produzione. Oltre alle tradizionali birre è opportuno optare per qualcosa di più sofisticato e innovativo. Insomma, maggiore sarà l’offerta e più facile sarà aumentare il giro di clienti e i guadagni.

A fare la differenza nel settore, inoltre, sono anche il locale e il luogo prescelto per ospitare l’attività commerciale. La cosa fondamentale è riuscire nell’intento di creare un’atmosfera graziosa, un modo per favorire una lunga permanenza dei clienti nella vostra location per sorseggiare una delle gustose birre artigianali.

Per quanto riguarda il luogo, sono da preferire senza alcun dubbio i posti molto trafficati e facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici e privati. Relegare la birreria artigianale in una zona di periferia servirebbe solo a risparmiare sui costi per l’affitto, non per dare la giusta visibilità al locale.

Occhio anche alla cordialità e all’ospitalità da garantire ai clienti, più sarete cortesi e più la fiducia dei clienti aumenta. Ecco perché serietà, preparazione e, in generale, una grande professionalità, sono qualità personali che da sole non bastano. A queste qualità sono da affiancare una grande ospitalità e del personale cordiale e particolarmente simpatico. Vale a dire dipendenti affabili e capaci fin da subito di catturare la curiosità dei clienti.

APRIRE UNA BIRRERIA ARTIGIANALE: I COSTI DA AFFRONTARE

Uno dei compiti più difficile quando si tratta di dare vita a un nuovo lavoro è quello di quantificare con precisione i costi da sostenere. Un’impresa impossibile, mentre diverso è conoscere le voci di spesa che consentono di farvi un’idea della somma da investire.

In ogni caso, è bene sapere che per aprire una birreria artigianale la somma di denaro da investire non è bassa, in quanto serve una cifra importante. Occorre un budget cospicuo da investire per l’acquisto o l’affitto del locale, per eventuali dipendenti, per le attrezzature da lavoro, per i fornitori, per le utenze, per la pubblicità e per la burocrazia.

Per abbattere parte dei costi è possibile pensare, almeno agli inizi, di portare avanti l’attività commerciale con una conduzione familiare, per poi aumentare l’organico del personale solo dopo aver tirato i primi bilanci sull’andamento del nuovo lavoro.

Infatti, uno dei costi che più grava sul budget da investire inizialmente è quello relativo a eventuali dipendenti, ai quali pagare lo stipendio mensile e ai quali versare i contributi previsti dalla legge.

APRIRE UNA BIRRERIA ARTIGIANALE: FORMULA DEL FRANCHISING

Aprire una birreria artigianale con la formula commerciale del franchising è una buona opportunità anche per contenere in modo considerevole i rischi di impresa. Con il franchising, infatti, dietro la corresponsione delle somme di denaro richieste, è possibile affiliarsi a un marchio già conosciuto sul mercato e di fruire di numerosi vantaggi.

Generalmente i servizi offerti dalla casa madre, una volta stabilite le condizioni e contrattualizzato il rapporto di collaborazione, sono da ricondurre all’assistenza in fase di progettazione, a una formazione continua, alla scelta della location, dell’arredamento e delle attrezzature, alla campagna pubblicitaria e, in linea di massima, a una continua consulenza in relazione alla gestione commerciale.

Ma l’elemento più importante da sottolineare con l’affiliazione a un franchisor di valore è l’individuazione delle birre da commercializzare. Stiamo parlando di una serie di consigli distribuiti grazie a un’esperienza pregressa nel campo e, quindi, di cui far tesoro.

Attenzione, però, perché l’affiliazione a un marchio famoso comporta sì dei benefici, ma vuol dire anche perdere buona parte di autonomia decisionale. Inoltre, non raramente, vengono richieste precise competenze o l’abbandono di lavori collaterali.

Alla luce di quanto detto, appare evidente come il franchising non sia particolarmente adatto a chi vuole mantenere una totale autonomia nelle scelte e non dipendere da altri. In ogni caso, prima di formalizzare l’affiliazione con un franchisor, bisogna leggere dettagliatamente le condizioni previste dal contratto. Una maniera efficace per non cadere in qualche sorpresa e scegliere la casa madre più consono alle proprie esigenze.

APRIRE UNA BIRRERIA ARTIGIANALE: DOCUMENTAZIONE BUROCRATICA E COMMERCIALISTA

Tra i tanti passaggi da fare, per aprire una birreria artigianale c’è anche bisogno di presentare una serie di documenti burocratici. Innanzitutto la location destinata ad ospitare la birreria artigianale deve rispettare la normativa in termini di agibilità, sicurezza e igiene. In tal senso, è bene sapere che, trattandosi di una attività volta alla commercializzazione di bevande, i controlli saranno ancora più severi per ovvi motivi.

Sistemato il locale nel rispetto delle norme in vigore, è necessario aprire la partita presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, aprire le posizioni INPS e INAIL, presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al comune, chiedere il permesso per l’esposizione dell’insegna e pagare i diritti SIAE per poter diffondere la musica nel locale.

Inoltre, servono la certificazione HACCP e quella SAB, due attestati da non confondere tra loro. Mentre la certificazione SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande) è richiesta esclusivamente per i proprietari e i gestori, l’HACCP è imposto dalla normativa vigente a tutte le persone che operano a stretto contatto con gli alimenti.

La cosa migliore da fare, visto tutto il processo burocratico da affrontare per aprire una birreria artigianale, è quella di affidarsi alla consulenza di professionisti specializzati nelle rispettive materie, a partire da un buon commercialista.

Avvalersi della consulenza di un commercialista per ultimare le varie documentazioni e rispettare gli obblighi nei confronti dell’INPS, dell’INAIL, dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio è indispensabile per vivere il momento con più serenità e per non fare passi falsi dal punto di vista burocratico. Per farlo, è sufficiente rivolgersi all’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino alla vostra residenza.

Avere a che fare con le pratiche burocratiche non è un gioco da ragazzi, ma una cosa molto seria da affrontare con piena coscienza della materia. Per questo è meglio non rischiare e puntare dritto sulla competenza di un professionista. Ora non resta che augurarvi buona apertura della vostra birreria artigianale!

 

Aprire una spaghetteria: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una spaghetteria

Il cibo italiano rappresenta senza dubbio un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale. In particolare la pasta è sicuramente uno degli alimenti più apprezzati. Nel nostro paese la sua qualità è molto alta e la capacità di preparazione contribuisce a rendere questa pietanza eccezionalmente buona.
L’amore che il mondo ha per la pasta e per gli spaghetti è indiscusso e questo lascia pensare che l’idea di aprire una spaghetteria è sicuramente interessante da un punto di vista imprenditoriale e può offrire grandi ritorni economici.

DOVE APRIRE UNA SPAGHETTERIA

Il primo passo per aprire una spaghetteria è senza dubbio quello di scegliere un luogo e un contesto adatti.
In linea generale si possono distinguere due casi: quello in cui ci si rivolge ai residenti di zona e quello in cui si decide di orientare l’offerta prioritariamente ai turisti.

Se si ritiene opportuno rivolgersi ai cittadini si può scegliere una località densamente abitata contando sull’idea che in un gran numero di residenti ci saranno senza dubbio persone che desiderano, di tanto in tanto, rivolgersi alla spaghetteria. Una buona strategia potrebbe essere quella di scegliere zone popolate da numerosi uffici.

Se poi ci si rivolge infatti a masse di lavoratori che devono pranzare fuori casa, proporre un piatto di spaghetti per pranzo rappresenterà senza dubbio un’idea apprezzata e vincente.
Occorre ricordare che spesso i dipendenti acquistano il pasto con il relativo buono aziendale. Accettare i buoni sarà molto importante per acquisire clienti.

Se in alternativa ci si rivolge ad una platea di turisti si dovrà scegliere un luogo frequentato da loro collocato nel centro di una delle città principali d’Italia o in prossimità di un sito altamente frequentato.
In tal caso sarà si potrà pensare di proporre menù turistici dedicati ed eventualmente stipulare apposite convenzioni, ad esempio, con gli alberghi del luogo.

MA COSA BISOGNA FARE PER APRIRE UNA SPAGHETTERIA

Una spaghetteria è una realtà commerciale e per questo ha una serie di obblighi burocratici e fiscali ed è inoltre un luogo in cui si prepara e distribuisce cibo e ciò comporta l’obbligo di rispettare le norme vigenti in materia.

Chi manipola il cibo, entra in qualche modo in contatto contatto con esso e deve garantire la sicurezza dovrà disporre delle relative certificazioni e in particolare dell’attestato Haccp.

I locali destinati alla preparazione dovranno essere a norma e rispettare tutti i requisiti previsti per i luoghi dove si prepara e conserva il cibo.
Inoltre, salvo il caso in cui il cibo è servito solo per l’asporto, sarà necessario prevedere servizi igienici utilizzabili dalla clientela.

Dal punto di vista burocratico e fiscale la prima cosa da fare è rivolgersi ad un commercialista esperto. Sarà sua cura indicare l’intero iter da compiere per essere in regola. In linea generale sarà necessario aprire una Partita IVA e mettersi in regola con gli istituti previdenziali per il versamento dei relativi contributi.

Occorre poi valutare con il professionista scelto le particolarità del caso. Sarà bene esporre fin da subito le proprie idee, i propri progetti per l’immediato futuro e i sogni che si coltivano per l’attività che si intende avviare.

Domande relative alla situazione economiche di partenza, al numero di persone che saranno coinvolte nelle fasi di avvio e sulle aspettative di crescita dell’attività sono indispensabili per trovare il modo migliore di gestire l’aspetto fiscale e finanziario.

Occorre infatti tenere presente che periodicamente il governo offre agevolazioni e incentivi.
Aprire un’attività in una città piuttosto che in un’altra può determinare notevoli differenze fiscali e per l’accesso al credito.

Occorre poi tenere presente che un’azienda avviata da chi ha già una Partita IVA e una posizione economica consolidata accede ad un regime fiscale diverso da quello previsto per chi per la prima volta avvia un’impresa.
Oltre agli incentivi statali possono essere previste specifiche agevolazioni e facilitazioni per fare impresa previste dall’Ente Regionale o Comunale.

Insomma esaminare la situazione con un professionista aggiornato in merito alle normative vigenti sarà essenziale per stabilire il percorso più adatto per aprire una spaghetteria e ottimizzare i costi relativi alla gestione fiscale. Dopo aver sistemato i locali e aver completato l’iter burocratico non resterà che aprire al pubblico e dedicarsi alla preparazione di invitanti e gustosi piatti di spaghetti.

 

Aprire un atelier d’arte: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un atelier d'arte

Una volta superate le lecite preoccupazioni per i rischi di impresa ipotizzare di mettersi in proprio è una buona opportunità di investimento e un’ottima soluzione alternativa al lavoro dipendente. Per un giovane intraprendente e appassionato del mestiere aprire un atelier d’arte è un’occasione propizia per entrare nel mondo del lavoro e realizzare un progetto commerciale interessante e potenzialmente redditizio.

Passare dalle parole ai fatti è però una cosa molto seria perché i passi da fare sono tanti e vanno portati avanti nella direzione giusta. Difficile affermarsi sul mercato senza una specifica preparazione di alto livello nel settore, senza impegno, responsabilità e spirito di iniziativa. Gettare le basi per un business vincente non è facile, ma non impossibile seguendo le opportune regole di mercato.

In linea di massima chi vuole intraprendere un lavoro del genere deve avere una grande passione e un innato talento per realizzare artigianalmente quadri, lavori in vetro, ceramica o simili cose. Dopo le premesse del caso, passiamo ora a vedere nei paragrafi successivi come fare per aprire un atelier d’arte e provare a realizzare un sogno imprenditoriale: primi passi da realizzare, voci di spesa, procedure burocratiche, campagna promozionale e ultime considerazioni.

APRIRE UN ATELIER D’ARTE: PRIMI PASSI DA REALIZZARE

Per aprire un atelier d’arte la scelta della location riveste una grande importanza, in quanto occorre cercare un locale con precise caratteristiche da ogni punto di vista: sicurezza, igiene e nome antincendio da rispettare. Il più delle volte per adeguare il locale in base alla normativa di legge occorrono dei lavori di ristrutturazione, da seguire con attenzione per superare i successivi controlli delle autorità preposte.

Lavori di ristrutturazione a parte, è molto meglio individuare una location strategicamente posizionata, vale a dire vicino a centri abitati e a debita distanza da eventuali concorrenti. Anche quando di tratta di iniziare a lavorare con un atelier d’arte restare lontani dalla concorrenza è una buona regola commerciale per accelerare i tempi del successo, fermo restando sempre che vanno garantite la qualità dei servizi e la massima professionalità .

Per ottimizzare la scelta del locale bisogna realizzare un’analisi di mercato che possa anche, in generale, far comprendere le chance di successo dell’attività commerciale in quel territorio specifico. Si tratta di portare avanti un’indagine approfondita e con estrema competenza, cosa che lascia intendere il ricorso a degli esperti.

Un altro passo da fare è relativo all’acquisto delle attrezzature, alla creazione di un determinato ambiente per accogliere i clienti di turno e di uno spazio per le esposizioni. Con una location ben strutturata, pulita e accogliente aumentano le possibilità di successo perché, soprattutto il campo dell’arte, richiede un colpo d’occhio particolare.

APRIRE UN ATELIER D’ARTE: VOCI DI SPESA

Per aprire un atelier d’arte i costi da sostenere sono diversi e molto dipende dal progetto imprenditoriale che si intende realizzare. Si può infatti entrare nel mondo del lavoro pensando in grande oppure attraverso pretese e ambizioni decisamente minori. In ogni caso, serve un certo investimento per aprire e gestire una simile attività commerciale.

Poi molto è legato anche al tipo di lavorazione a cui dedicarsi in quanto trattare il vetro, la ceramica o quadri di pittura è diverso, e differenti sono i macchinari e le materie prime da utilizzare. I costi per l’affitto o l’acquisto della location, per le materie prime con cui realizzare i pezzi artistici, per le attrezzature, per eventuali collaboratori, per le utenze e per la campagna di marketing sono le voci che più incidono sull’investimento iniziale e sull’intera gestione dell’attività.

Il capitale da investire per un atelier d’arte è dunque abbastanza cospicuo, ma investendo nella direzione giusta si possono raggiungere risultati soddisfacenti dal punto di vista professionale e in termini più strettamente economici. La morale è sempre la stessa: nulla va lasciato al caso e tutto va seguito con la massima scrupolosità.

APRIRE UN ATELIER D’ARTE: LA BUROCRAZIA

Per aprire un atelier d’arte vanno bene tutte le cose analizzate finora, ma non bastano perché per avviare la nuova attività commerciale in piena regola è d’obbligo anche seguire alcune precise procedure burocratiche. In primo luogo servono l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio e l’apertura della partita IVA da effettuare presso l’Agenzia delle Entrate.

Per il titolare e gli eventuali collaboratori è d’obbligo invece regolarizzare le posizioni INPS e INAIL, per versare i contributi e per la tutela contro gli infortuni sui luoghi di lavoro. Inoltre, è bene sapere che occorre comunicare all’ufficio competente del comune responsabile territorialmente l’inizio dell’attività e ottenere l’autorizzazione per esporre l’insegna.

Ricordiamo sempre che con la Comunicazione Unica di Impresa è più veloce, trattandosi di una procedura informatica, ottemperare agli obblighi di legge nei confronti di INPS, INAIL, Camera di Commercio e Agenzia delle Entrate. Ciò nonostante, le procedure burocratiche in assoluto restano complicate da seguire quando alla base non esiste una specifica preparazione, per questo affidarsi alla consulenza di un professionista è la cosa migliore da fare.

Con un commercialista alle spalle sbrigare le pratiche documentali sarà più facile e sicuro, con molto meno rischi di ritardare i tempi di apertura della nuova attività commerciale. Per affidarsi a un bravo professionista è sufficiente contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino alla vostra residenza.

Credere di poter fare da soli e ultimare la burocrazia prevista in totale autonomia è rischioso soprattutto quando mancano le basi e l’esperienza necessaria, un concetto da non dimenticare mai. In fondo, vista la facilità con cui chiedere la consulenza di un buon commercialista perché accollarsi un altro onere e correre certi rischi?

APRIRE UN ATELIER D’ARTE: CAMPAGNA PROMOZIONALE E ULTIME CONSIDERAZIONI

Una campagna pubblicitaria ben condotta è fondamentale per tutti gli artisti, ecco perché bisogna mettere in campo tutte le forze per una promozione a sostegno dell’atelier d’arte. Riviste specializzate, passaggi radiofonici, partecipazione a ferie e mostre e il web sono tutti strumenti validi per valorizzare il proprio lavoro e dare maggiore visibilità all’attività imprenditoriale.

Oggi specie i social network e un proprio sito web sono veicoli pubblicitari validi per ottenere buoni riscontri commerciali e un numero di clienti elevato. Utilizzare per la propria campagna di marketing tali strumenti è un modo diretto per comunicare con gli utenti e per instaurare un rapporto continuo e di fiducia.

Una buona pubblicità è quindi indispensabile per un business di successo e per aumentare il giro di affari. Con i tempi che corrono difficile affermarsi senza alle spalle una pubblicità costante e ben mirata, anche alla luce di una concorrenza sempre più agguerrita e che non perdona neanche i minimi sbagli.

Per aprire un atelier d’arte e confidare in una buona riuscita dell’attività commerciale è assolutamente necessario fare attenzione anche ai minimi particolari. In campo commerciale essere leggeri significa, quasi sicuramente, compromettere l’investimento fatto e una serie di sacrifici, un errore da evitare a ogni costo.

Dalla location alla campagna promozionale passando per le attrezzature, le materie prime e dei collaboratori eccellenti e cordiali tutto va attenzionato per favorire una crescita costante del fatturato e per raggiugere enormi soddisfazioni professionali. Arrivare al successo è possibile senza però mai abbassare la guardia.

Per concludere, seguire quindi opportune regole di mercato facilita parecchio il compito di un nuovo imprenditore, discorso valido ovviamente anche quando si vuole avviare un atelier d’arte. Dopo le ultime dovute considerazioni, non resta che augurarvi un grosso in bocca al lupo per l’apertura del vostro atelier d’arte!

 

Aprire una pizzeria ad Amsterdam: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una pizzeria ad Amsterdam

In Italia il fenomeno della delocalizzazione delle aziende è costantemente in crescita, colpa della pressione fiscale ancora alta e di un momento poco felice per l’economia del Paese. A questi ne andrebbero aggiunti altri, anche se bastano tali motivi per giustificare la corsa all’estero degli imprenditori italiani. Tra le molte città europee, aprire una pizzeria ad Amsterdam potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata, un’ottima intuizione commerciale per provare a migliore le proprie condizioni di vita e della propria famiglia.

Una scelta coraggiosa, un modo per cambiare radicalmente vita ma anche una buona opportunità per imporsi nel campo lavorativo. Per diventare un buon imprenditore all’estero comunque bisogna sapersi muovere e conoscere le migliori strategie di mercato.

Nonostante una normativa generalmente più semplice e procedure burocratiche più snelle, per un business vincente l’impegno non deve mai mancare. Ora passiamo a vedere nei paragrafi successivi cosa sapere per aprire una pizzeria ad Amsterdam: dai primi passi agli ultimi consigli.

APRIRE UNA PIZZERIA AD AMSTERDAM: LE PRIME COSE DA SAPERE

L’Olanda è un Paese che semplifica le libere iniziative e incentiva le aziende con delle specifiche leggi fatte per favorire il commercio. Pensare però di avere successo ad Amsterdam solo confidando sulla politica olandese è comunque molto riduttivo perché per investire da queste parti e raggiungere un buon volume di affari è necessario mettere in campo denaro e qualità professionali.

Tanto per iniziare, per aprire una pizzeria ad Amsterdam è importante conoscere la lingua oppure, almeno, bisogna saper capire e parlare bene l’inglese. Il massimo sarebbe conoscere l’olandese e l’inglese ma, in alternativa, occorre la conoscenza della lingua più famosa al mondo. Le competenze linguistiche possono essere affinate sul posto ma, per andare avanti, almeno un minimo di infarinatura serve fin dagli inizi.

Dal punto di vista della tassazione, ad Amsterdam gli imprenditori sono soggetti al pagamento di imposte comunali e governative. Ci sono dunque da effettuare versamenti relativi alle imposte sul reddito e da versare i contributi per i dipendenti previsti dalla legge olandese.

Al di là di tutto, la cosa fondamentale è acquisire la fiducia della gente del posto e dei numerosi turisti che annualmente affollano la capitale perché spesso gli italiani vengono visti come delle persone furbe. Guadagnarsi una buona reputazione è sempre importante in commercio, quando sei un imprenditore straniero lo è ancora di più.

Farvi conoscere come imprenditori capaci e onesti vi aiuterà a non incontrare alcuna difficoltà al momento di aprire il conto corrente bancario, di affittare la casa e soprattutto all’atto di scegliere la location per iniziare la nuova attività commerciale.

Per quanto riguarda il luogo da preferire, la zona delle principali vie commerciali nei pressi di Piazza Dam è molto costosa ed è praticamente quasi un’esclusiva delle grandi catene internazionali. Sarebbe naturalmente il luogo ideale visto il flusso quotidiano di gente, ma i costi per l’affitto mensile dei locali sono esagerati.

Qui, solitamente, appena si libera un locale le grandi catene sono pronte a spese folli per prenderlo in affitto o per acquistarlo. In ogni caso, con una grande disponibilità finanziaria, si può puntare questa zona e fare le cose in grande. Altrimenti, meglio spostarsi più lontano da Piazza Dam e dalle principali aree commerciali, se il denaro da investire non è tale da soddisfare la richiesta.

APRIRE UNA PIZZERIA AD AMSTERDAM: PUNTARE SUL MADE IN ITALY

Una volta superate le difficoltà iniziali e si è pronti a partire ricordatevi sempre di puntare decisamente sui prodotti tipici della cucina italiana. Tutto il mondo è paese, anche ad Amsterdam i prodotti italiani di alta qualità sono apprezzati e riscuotono grandi consensi. Bisogna insistere senza indugi sulla genuinità delle materie prime e, appunto, sulla loro provenienza.

Anche perché nella capitale dei Paesi Bassi le pizzerie italiane esistono e non sono neanche poche, la differenza sul mercato dovrete farla investendo molto sulla qualità e la genuinità. Inoltre è necessario mettere in campo tutta l’arte di fare la pizza, una dote tipicamente italiana. In Olanda molte pizzerie italiane non hanno sempre pizzaioli nostrani, un errore da non commettere se si vogliono gettare le basi per un business di successo.

Aprire una pizzeria ad Amsterdam e avvalersi di prodotti e personale completamente italiani è un grande passo in avanti per gestire al meglio un’attività commerciale all’estero e per distinguersi dalla concorrenza. Credere di avviare una pizzeria all’estero senza tali presupposti è sbagliato e rischioso.

Il mestiere va portato avanti con le dovute conoscenze, se così non fosse perché non conoscete i segreti di una buona pizza meglio non intraprendere questa strada. In Olanda per avere successo bisogna portare il lavoro avanti con arte non con l’improvvisazione. Rischiare un precoce fallimento per una qualsiasi leggerezza è un pericolo da non correre.

APRIRE UNA PIZZERIA AD AMSTERDAM: ASPETTI BUROCRATICI

Qualsiasi attività commerciale si voglia iniziare ad Amsterdam bisogna essere informati su alcuni aspetti burocratici. Così come in Italia, ci sono delle regole da seguire e rispettare per aprire una pizzeria ad Amsterdam. Innanzitutto occorre l’iscrizione alla Camera di Commercio (Kamer van Koophandel), non prima di avere individuato il tipo di impresa che si vuole avviare.

In ogni caso, presso la Camera di Commercio riceverete anche buoni consigli su come muovere i passi e come stilare e ultimare un buon progetto commerciale. Inoltre, occorre anche effettuare l’iscrizione presso l’Agenzia delle Entrate locale, una modalità da seguire per le tasse da pagare con cadenza periodica. Procedure obbligatorie per poter operare in piena regola e senza andare incontro ad alcuna sanzione.

La cosa migliore da fare per portare avanti l’intero processo burocratico è quello di rivolgersi a un consulente del posto oppure fare riferimento all’Ordine dei Dottori Commercialisti italiano per affidarsi a un professionista esperto della materia internazionale.

Impossibile cioè pensare di aprire una pizzeria ad Amsterdam senza contare sulla consulenza professionale di qualche esperto. Mettersi in proprio è un compito difficile ed è fondamentale la collaborazione di persone esperte del settore di competenza.

APRIRE UNA PIZZERIA AD AMSTERDAM: ULTIMI CONSIGLI

L’Olanda offre molte opportunità di lavoro, ma sa anche riconoscere i bravi imprenditori e la qualità dei servizi proposti. Motivi in più per investire solamente con serie intenzioni e senso di responsabilità, in questo caso e con un po’ di fortuna aprire una pizzeria ad Amsterdam potrebbe essere un’intuizione felice e conveniente sotto tutti i punti di vista.

Per trasformare il progetto imprenditoriale in un’attività commerciale vincente ricordatevi sempre di rispettare la tradizione italiana in fatto di pizza, un grande punto di partenza per accorciare la via verso il successo. Poche chiacchiere e molti fatti, la concretezza in commercio viene sempre apprezzata, anche e soprattutto all’estero. Inoltre, ricordatevi di dare la giusta rilevanza anche alla campagna promozionale, da condurre con ogni mezzo lecito.

I modi per arrivare alla gente ci sono: web, social network e i tradizionali mezzi di informazioni sono strumenti validi in ogni parte del mondo per dare visibilità alle attività commerciali. Dopo le ultime raccomandazioni, ora non resta che farvi un grosso in bocca al lupo per l’apertura della vostra pizzeria ad Amsterdam!

 

Aprire una struttura per anziani: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire una struttura per anziani

Ipotizzare di dedicarsi alla cura e al benessere degli anziani non solo è un fine nobile, ma è anche un’opportunità lavorativa potenzialmente gratificante in termini economici e non solo. Aprire una struttura per anziani è un compito senza dubbio molto impegnativo, sicuramente molto più di altri.

Per tale ragione serve mettere subito in chiaro la delicatezza della nuova attività perché per stare a contatto con le persone anziane diverse ore della giornata ci vuole pazienza, sacrificio e sensibilità, senza queste doti caratteriali è molto difficile andare avanti.

In sintesi, solo con certe predisposizioni di base è opportuno aprire una struttura per anziani e offrire loro una serie di servizi efficienti. Chiarito questo, garantire servizi di alta qualità a persone di una certa fascia di età è una possibilità di lavoro interessante sotto ogni punto di vista. Allora vediamo come fare per dar vita dal niente a questo genere di attività: di cosa si tratta, cosa serve, possibili finanziamenti, pratiche burocratiche e conclusioni.

APRIRE UNA STRUTTURA PER ANZIANI: DI COSA SI TRATTA

Cominciamo col dire che per aprire una struttura per anziani è buona regola conoscere le principali tipologie riconosciute dall’ordinamento giuridico. Solo con un quadro piuttosto chiaro della situazione si può più facilmente comprendere in quale direzione investire. Esistono infatti le RSA, destinate soprattutto a persone non autosufficienti, anche se tali strutture possono comunque tranquillamente ospitare anziani sani.

In linea di principio però le RSA devono essere preparate per far fronte a particolari necessità, proprio perché restano strutture particolarmente indicate per persone poco sufficienti. Quindi, in questo caso, è indispensabile all’interno della struttura per anziani la presenza di medici e infermieri specializzati, pronti a intervenire nel momento del bisogno.

Poi ci sono le case di riposo per anziani, rivolte a soggetti sani che non necessitano di una continua assistenza medica perché totalmente autonomi. Dunque esiste una sostanziale differenza tra le due strutture riservate agli anziani: mentre le RSA sono molto più impegnative perché strutture para-ospedaliere, le case di riposo possono essere definite una residenza alternativa per persone di età avanzata che, per varie ragioni, non vogliono restare sole in casa.

Da queste sensibili diversità si comprende come le RSA hanno costi superiori ma anche un’operatività maggiore, mentre le case di riposo hanno margini di operatività sicuramente più contenuti. Prima di aprire una struttura per anziani è dunque molto importante fare chiarezza sull’attività da avviare, una scelta da fare anche e soprattutto secondo il budget economico a disposizione. Come abbiamo visto, infatti, investire in una RSA comporta un investimento finanziario decisamente più corposo.

APRIRE UNA STRUTTURA PER ANZIANI: COSA SERVE

Per aprire una struttura per anziani è assolutamente obbligatorio una location perfettamente rispondente alle norme previste dalla legge. La struttura deve possedere precise caratteristiche in termini di agibilità, sicurezza e igiene, altrimenti difficilmente si otterranno i permessi per iniziare la nuova attività. In tale logica bisogna prevedere dei lavori di ristrutturazione mirati proprio al rispetto dei parametri previsti dalla normativa vigente.

Per avviare una casa per anziani bisogna abbattere le barriere architettoniche che potrebbero ostacolare gli spostamenti degli ospiti, prevedere posti letti in numero tale da rispettare la legge e collegati con un campanello per le emergenze, degli spazi comuni, servizi igienici adeguati, una cucina, un servizio di lavanderia e un registro degli ospiti.

Inoltre, in tutti quei casi di strutture su due piani, è necessaria l’installazione di un ascensore per facilitare gli spostamenti degli anziani. Le strutture quindi devono rispondere pienamente alle esigenze degli anziani e deve essere molto funzionali. Senza le strutture adeguate non è possibile intraprendere questo lavoro.

APRIRE UNA STRUTTURA PER ANZIANI: FINANZIAMENTI

In caso di necessità, per aprire una struttura per anziani, è bene conoscere anche le possibilità riservate al settore dai finanziamenti agevolati. Specialmente nei casi in cui la volontà è quella di avviare una RSA l’impegno economico aumenta e non sempre le risorse finanziarie disponibili soddisfano il capitale da investire.

Ecco allora che cresce il bisogno di informarsi sull’opportunità di beneficiare di qualche agevolazione economica per procurarsi il budget occorrente per aprire una struttura per anziani. Trattasi di contributi statali ed europei erogati a condizioni molto favorevoli per tassi di interesse e piani di rimborso.

Agevolazioni ancora più convenienti sono i contributi a fondo perduto, ma è bene sapere che stiamo parlando di risorse economiche destinate a particolari categorie: disoccupati, imprenditoria femminile e giovani.

Per poter accedervi, l’importante è appartenere a uno di queste categorie e presentare un progetto valido con tutta la documentazione prevista dal bando. La maniera migliore per tenersi aggiornati sulle possibilità di richiedere un finanziamento agevolato è consultare con continuità i siti regionali e quello di INVITALIA.

Un modo efficace per conoscere preventivamente tutti i requisiti richiesti dal bando, le somme di denaro disponibili, le scadenze, i tassi di interesse, le modalità di restituzione e altre informazioni utili.

In alternativa, da considerare la possibilità di richiedere un prestito bancario. In questo caso le condizioni saranno decisamente diverse e meno favorevoli, anche se vale la pena provare a stipulare comunque un contratto di prestito favorevole. In fondo, prima di abbandonare qualunque progetto imprenditoriale per carenza di fondi, è bene cercare ogni modo lecito per reperire le risorse necessarie.

La cosa fondamentale, soprattutto in caso di prestito bancario, è informarsi preventivamente e attraverso i canali giusti per non stipulare contratti di prestito poco convenienti. Consultare il web è un modo semplice e veloce per conoscere le varie offerte bancarie e scegliere in totale tranquillità.

APRIRE UNA STRUTTURA PER ANZIANI: PRATICHE BUROCRATICHE

Dal punto di vista burocratico, aprire una struttura per anziani significa dover ottemperare a una serie di adempimenti obbligatori e funzionali. Dopo aver reso la struttura perfettamente a norma, è necessario aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio, regolarizzare le posizioni INPS e INAIL e segnalare al Comune l’inizio dell’attività.

Con la Comunicazione Unica di Impresa oggi è più facile rispondere agli obblighi nei confronti della Camera di Commercio, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS e dell’INAIL. Si tratta, infatti, di una procedura informatica veloce e sicura pensata per accelerare i tempi di disbrigo delle pratiche e rendere le cose più semplici.

Ciò nonostante, ultimare l’intero processo burocratico resta un compito difficile, per questo è meglio fare affidamento a un commercialista con la totale coscienza della materia. Un professionista bravo ed esperto, capace di portare a termine tutte le pratiche con la massima correttezza e senza perdite di tempo.

Una persona di fiducia che sappia anche indirizzarvi relativamente alle scelte delicate da fare. Per trovare un buon commercialista basta contattare l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino.

APRIRE UNA STRUTTURA PER ANZIANI: CONCLUSIONI

Per un business di successo è fondamentale riservare parte del tempo e di denaro anche a una buona campagna pubblicitaria. Una maniera valida per dare visibilità alla struttura e per far conoscere all’esterno i servizi offerti. Raggiungere certi traguardi senza pubblicità è pressoché impossibile, specialmente di questi tempi con una concorrenza così agguerrita.

I mezzi per pubblicizzare una nuova attività esistono e sono tanti, l’importante è saperli sfruttare adeguatamente. Social network, siti web, passaggi pubblicitari radiotelevisivi e volantini sono tutti strumenti utili per dare la giusta visibilità alla vostra struttura per anziani.

Quindi la pubblicità, al pari dei servizi da offrire, della funzionalità dei locali, della professionalità dei collaboratori e delle capacità individuali, è un altro elemento indispensabile per un buon volume di affari e per un lavoro gratificante. Il modo più veloce per arrivare a buoni risultati resta quello di attenzionare ogni elemento fino ai minimi particolari.

 

Aprire un garni in Trentino: tutto quello che devi sapere

By Ilaria Negrini,
Aprire un garni in Trentino

Chi desidera lavorare nel settore del turismo e avviare un’attività imprenditoriale può pensare di aprire un garni in Trentino. La regione è una delle mete in cui il numero dei visitatori italiani e stranieri è in crescita. Paesaggi incantevoli, le Dolomiti e l’ambientazione di alcune serie televisive sono alcuni dei motivi per cui i viaggiatori scelgono di trascorrere le proprie vacanze sul territorio trentino. Non mancano le strutture dedicate all’ospitalità, ma c’è spazio per quelle nuove.

Soprattutto se si tratta di creare una ambiente innovativo capace di unire la familiarità di un Bed and Breakfast con i servizi di un albergo. Per questa ragione si incontra facilmente il favore del pubblico, attento alla spesa ma interessato ad avere strutture e attenzione tipiche dell’accoglienza riservata dagli hotel. Si può raggiungere il successo ma bisogna lavorare con costante impegno e competenza.

Una volta appurato di essere in possesso delle capacità manageriali, di essere in grado di accogliere e servire la clientela, bisogna concentrarsi sui requisiti normativi. Infatti se si vuole svolgere questa attività è doveroso rispettare la legge che prevede molte regole a cui allinearsi. Avviare un garni significa disporre di conoscenze e spazi dove strutturare le stanze e gli ambienti comuni per fornire i servizi aggiuntivi.

A differenza del B&B questo tipo di impresa non prevede l’obbligo di svolgere il lavoro in modo saltuario, ma si può dare continuità. Vanno garantiti alla clientela una stanza e la prima colazione, a cui si possono aggiungere altri servizi a seconda degli obiettivi della struttura. A partire dalla ristorazione così da offrire la possibilità agli ospiti di consumare pranzo e cena all’interno della struttura.

A questo proposito bisogna avere un cuoco con qualifica, esperienza e attestato HACCP sulla sicurezza alimentare. Con l’aiuto di un commercialista è più facile superare gli ostacoli burocratici. L’esperto aiuta a predisporre il business plan, consiglia sulle procedure e si occupa del disbrigo delle pratiche come richiesto dalle norme velocizzando i tempi ed evitando errori che potrebbero mettere a rischio l’attività da svolgere.

APRIRE UN GARNI IN TRENTINO: SERVIZI E INVESTIMENTO

La categoria della struttura ricettiva prevede il rispetto dei servizi minimi da offrire alla clientela. L’ospitalità prevede che venga fornita la prima colazione, con prodotti confezionati qualora non sia presente una cucina con un cuoco qualificato e abilitato. Aprire un garni in Trentino significa anche assicurare la pulizia quotidiana con il rifacimento dei letti, la fornitura di biancheria da bagno e da letto.

Ogni stanza deve poter disporre di un servizio igienico annesso e di avere energia elettrica, acqua sanitaria e condizionamento dei locali. Una volta definiti gli standard minimi, proprio per distinguersi dalle altre tipologie di strutture si deve pensare ai servizi. Molto dipende dagli obiettivi, dal livello dell’albergo e dalla posizione. Si può pensare a un salotto comune con televisore, a una palestra, a una sauna e a spazi dedicati al deposito degli sci.

Questi sono solo alcuni esempi di ciò che potrebbe essere utile per migliorare l’esperienza dei clienti e attrarli. Gli spazi vanno abbinati a servizi come l’apparecchiatura per asciugare gli scarponi se si opera in una località sciistica, l’affitto di biciclette, il servizio in camera. La lista potrebbe essere molto lunga ma è bene che il titolare decida autonomamente per fare in modo da rispondere alle esigenze dei clienti.

Aprire un garni in Trentino richiede un investimento iniziale abbastanza importante. Non si può quantificare perché ci sono molti fattori che influiscono sul budget e per questo è opportuno fare un business plan con l’aiuto del commercialista. In ogni modo vanno considerati l’acquisto o l’affitto dell’immobile se non lo si possiede già, con il relativo adeguamento normativo degli impianti e dei locali per l’uso che se ne vuole fare.

Vanno acquistati gli arredi, corrisposti i salari e pagati gli oneri, le utenze e le imposte. Se non si ha il capitale si può chiedere un prestito oppure trovare dei soci finanziatori che non si occupino del lavoro ma solamente di sostenere economicamente l’impresa. In alternativa è consigliabile esplorare la possibilità di ottenere fondi pubblici, come ad esempio quelli destinati all’imprenditoria giovanile e femminile. La verifica deve essere effettuata al momento dell’avvio.

APRIRE UN GARNI IN TRENTINO: LA LEGGE DI RIFERIMENTO

A regolare i dettagli per l’apertura delle strutture alberghiere sono le normative regionali, quindi per aprire un garni in Trentino è necessario seguire la legge del Trentino Alto Adige. Questa tipologia di struttura ha dei requisiti minimi da rispettare i merito ai servizi da offrire ai propri ospiti. Nell’elencazione si trovano le indicazioni utili alla realizzazione dell’albergo.

I servizi:
– pulizia quotidiana delle stanze;
– cambio settimanale della biancheria;
– reception disponibile H24;
– lavandino con acqua corrente calda e fredda in tutte le camere;
– almeno un servizio igienico negli spazi comuni adeguatamente suddiviso per uomini e donne, oltre ai servizi presenti nelle singole stanze;
– un telefono a uso comune;
– spazi comuni che devono disporre di una superficie complessiva di almeno un metro quadrato per posto letto;
– eventuale somministrazione di alimenti e bevande.

Non ci sono limiti per le stanze come accade per i B&B, ma devono essere superiori alle 4 unità. Si possono quindi disporre le camere in base all’offerta, ovvero singole, doppie, triple, quadruple. Per ottenere le autorizzazioni si deve prestare attenzione ai requisiti richiesti dalla legge in materia alberghiera a livello nazionale, legge numero 135 del 2001, a cui aggiungere le regole regionali.

Aprire un garni in Trentino bisogna tenere presente che si viene assimilati agli hotel, quindi viene applicata la classificazione con le stelle. A seconda della struttura e dei servizi offerti il loro numero varia. All’aumento degli oneri corrisponde un innalzamento dei prezzi con buone possibilità di guadagno. Va fatta però attenzione alla creazione di camere adeguate in termini di metratura e conformità degli impianti. Con l’aiuto del commercialista si esaminano i requisiti e si predispongono i requisiti.

APRIRE UN GARNI IN TRENTINO: BUROCRAZIA E ADEMPIMENTI

Una volta individuati i locali si può avviare la procedura burocratica per aprire un garni in Trentino. Per poter gestire la fiscalità si deve aprire una partita Iva e quindi iscrivere la struttura alberghiera presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Successivamente si deve trasmettere la dichiarazione sottoscritta di inizio attività rivolgendosi allo Sportello Unico delle Attività Produttive.

Alla dichiarazione si allegano la planimetria dell’albergo, il certificato di proprietà o il contratto di locazione e la polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile. I tempi sono veloci, ma prima dell’apertura, deve avvenire l’ispezione da parte dei Vigili del Fuoco per verificare il rispetto delle norme antincendio. Se si decide di avere un ristorante interno si riceve l’ispezione dell’Azienda Sanitaria Locale per controllare che siano applicate le regole igienico-sanitarie.

Ovviamente in questo caso, come già accennato, si deve avere un cuoco esperto e qualificato in possesso della certificazione HACCP sull’igiene alimentare. Prima di iniziare l’iter bisogna assicurarsi che l’immobile e soprattutto le stanze siano in possesso dei requisiti previsti dalla legge vigente in Trentino Alto Adige. La Regione e le Province Autonome di Trento e Bolzano decidono come devono essere progettati spazi comuni e camere.

Le stanze singole devono essere di almeno 8 metri quadri, mentre per le doppie la superficie deve contare almeno su 20 metri quadri. Ci vogliono inoltre una sedia per occupante un letto con comodino, luci, specchio e prese per l’energia elettrica, oltre a un contenitore per i rifiuti. È d’obbligo la presenza di un bagno ma non necessario in stanza e riservato ai soli occupanti di una camera. Chiaramente dipende dal livello del garmi. Va comunque inserita anche la doccia o eventualmente una vasca da bagno.

Meglio assicurarsi di essere in regola prima di avviare l’attività. Infatti qualora non venissero rispettate le leggi vigenti si rischierebbe di ricevere sanzioni amministrative con pene pecuniarie. Non solo, si potrebbe anche dover chiudere l’albergo. Per questa ragione prima di agire bisogna adempiere ai vari obblighi, così come si osservano le regole durante la gestione.