Seguici sui nostri canali social!

Aprire un fish bar: quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Progettare di mettersi in proprio non è mai troppo semplice perché con una nuova attività imprenditoriale i rischi di impresa sono dietro l’angolo. Eppure con le cose fatte bene, spirito di iniziativa e grande senso responsabilità confidare in buoni margini di guadagno non è affatto utopistico. Al netto delle lecite preoccupazioni, aprire un fish bar nel nostro Paese potrebbe rivelarsi un’intuizione commerciale vantaggiosa, a condizione appunto di seguire le strategie di mercato appropriate.

Trasformare il locale in un punto di ritrovo per un pranzo o una cena veloce, farlo diventare un appuntamento fisso per clienti affezionati dove gustare prelibatezze di pesce, rigorosamente fresco e sapientemente preparato, vuol dire gettare le basi per un business di grande successo. In Italia il consumo di specialità di pesce è in costante crescita e il trend positivo è molto probabilmente destinato ad aumentare ancora.

Un tipo di attività imprenditoriale dunque in continuo sviluppo, da avviare con giudizio per trasformare il progetto in un lavoro redditizio e soddisfacente dal punto di vista professionale. L’importante è sapere muovere i passi nella direzione giusta per far fruttare al massimo l’investimento di sacrifici e di denaro occorrente per dare vita a questa nuova attività commerciale del genere. Allora vediamo nei paragrafi che seguono come fare per aprire un fish bar: location, risorse finanziarie, procedure burocratiche e considerazioni finali.

APRIRE UN FISH BAR: LOCATION

Come per le altre attività commerciali, anche in questo caso riveste un ruolo di primo piano la scelta della location destinata ad ospitare il fish bar. Infatti, a parte la qualità e la freschezza della materia prima, la capacità di saper servire a tavola vere e proprie specialità di pesce, la cordialità e le capacità relazioni utili per catturare le attenzioni dei consumatori, un locale ben posizionato e grazioso fa la differenza sul mercato di settore.

Sapere donare alla location la massima visibilità è un buon punto di partenza per arrivare a sviluppare un business vincente. Ecco perché in primo luogo è fondamentale concentrarsi sull’individuazione del posto dove aprire un fish bar. In questa logica sono da preferire i centro-città, i centri storici e anche i quartieri in via di sviluppo.

Vale a dire posti frequentati da un bel numero di persone e quindi in grado di garantire un certo traffico quotidiano. Naturalmente stiamo parlando di una posizione strategica che richiede un impegno economico maggiore rispetto a un luogo periferico, ma che garantisce una maggiore visibilità e quindi potenzialmente margini di guadagno superiori.

Relegare la propria attività commerciale in un posto isolato non è affatto una scelta commerciale vincente, anzi servirebbe soltanto ad aumentare i rischi di impresa. Sempre relativamente alla location, un altro elemento di cui tener conto è la superficie. Con un fish bar le dimensioni del locale devono garantire un buon numero di posti a sedere e spaziosi ambienti per la preparazione delle pietanze.

La cucina, adeguatamente attrezzata con frigoriferi, piani cottura e friggitrici, richiede da sola uno spazio di almeno 20 metri quadrati per lavorare comodamente e in totale sicurezza. Poi tra i servizi igienici e la sala per consumare i pasti servono altri 100 metri quadrati, assolutamente utili per creare un fish bar alla moda. Anche l’atmosfera vuole la sua parte, per questo la location deve essere amichevole e graziosa perché, se è vero che non stiamo parlando di un locale di lusso, non si tratta neanche di allestire una semplice pescheria.

La location strategicamente posizionata e ben allestita, insieme a un menu che sappia puntare su pietanze genuine e particolari più che alle classiche proposte, sono alla base di un fish bar di successo.

Per trovare un locale in perfetta sintonia con quello che si cerca è opportuno uno studio di settore mirato non solo alla ricerca della location, ma anche a comprendere le potenzialità del territorio e gli eventuali concorrenti presenti in zona. Specie agli inizi di un nuovo lavoro è molto meglio stare lontani dalla concorrenza per avere più possibilità di affermarsi sul mercato di settore.

APRIRE UN FISH BAR: RISORSE FINANZIARIE

Spesso quando si vuole dare vita dal nulla a una nuova attività commerciale ci si scontra con la mancanza di fondi. Un problema non da poco ma superabile con la conoscenza delle giuste strategie. Per prima cosa, in mancanza di risorse finanziarie sufficienti, si può provare a trovare un socio con cui condividere lo stesso progetto commerciale. Si deve ovviamente trattare di un socio affidabile perché non è semplice portare avanti un’attività imprenditoriale con un’altra persona.

Un’altra strada da seguire per reperire il denaro è provare ad accedere a qualche finanziamento agevolato. Ci riferiamo a forme di finanziamento con tassi di interesse e piani di rimborso molto vantaggiosi. Per tenersi aggiornati su eventuali fondi destinati a questo tipo di attività è bene monitorare il sito ufficiale della Regione di riferimento o quello di INVITALIA. Un modo valido per conoscere eventuali finanziamenti, le condizioni, i requisiti per l’accesso, le modalità di domanda e le relative scadenze.

Infine, resta sempre in piedi l’ipotesi del ricorso a un istituto bancario per ottenere un prestito. In questo caso le condizioni contrattuali non saranno le stesse e sicuramente meno vantaggiose, ma il prestito bancario resta comunque un’opportunità da non scartare subito. Interpellare i vari istituti o confrontare online i diversi preventivi è una maniera valida per riuscire ad ottenere un prestito a buone condizioni.

In fondo con i comparatori online basta compilare correttamente i format e avere a disposizione un po’ di tempo per confrontare le diverse offerte degli istituti bancari. L’importante è non fermarsi alle prime difficoltà e trovare le soluzioni migliori per reperire le risorse economiche sufficienti per aprire un fish bar.

APRIRE UN FISH BAR: PROCEDURE BUROCRATICHE

Per aprire un fish bar in piena regola è necessario seguire precisi passaggi burocratici. Innanzitutto bisogna mettere a norma i locali dal punto di vista della sicurezza e igienico-sanitario. Una trafila ancora più lunga perché si tratta di somministrare ai consumatori generi alimentari. Quindi bisogna ottenere dalle autorità competenti tutte le autorizzazioni in materia previste dalla normativa vigente. Attenzione anche all’HACCP, un documento necessario per trattare correttamente gli alimenti.

Altri passaggi sono l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione alla Camera di Commercio, le aperture delle posizioni INPS e INAIL, la comunicazione al Comune di inizio attività e la richiesta del permesso per poter esporre l’insegna. Con la Comunicazione Unica di Impresa oggi assolvere agli obblighi nei confronti della Camera di Commercio, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INAIL e dell’INPS è sicuramente più veloce.

Nonostante il processo di semplificazione delle pratiche burocratiche, la cosa migliore da fare per ultimare l’intero percorso documentale è quella di affidarsi alla consulenza di un valido professionista. Meglio cioè affidare le pratiche a un commercialista e non rischiare di commettere gravosi errori.

Per avere a che fare con la burocrazia la conoscenza della materia e l’esperienza sono assolutamente necessarie, senza tali presupposti è molto difficile disbrigarsi. Ecco perché è opportuno rivolgersi all’Ordine dei Dottori Commercialisti e mettersi al sicuro da ogni sbaglio e perdita di tempo.

APRIRE UN FISH BAR: CONCLUSIONI

Aprire un fish bar e capitalizzare l’investimento fatto è quindi possibile attraverso le giuste strategie di mercato. Viceversa, improvvisare è molto rischioso e solamente una strada verso un rapido fallimento. In campo commerciale nessuno regala nulla e i concorrenti sono pronti a sfruttare ogni vostro sbaglio. Per questo fare le cose correttamente è assolutamente utile per un business di successo.

Per concludere, non dimenticate mai di promuovere l’attività commerciale con una buona campagna pubblicitaria, portata avanti soprattutto attraverso i social network. Per far conoscere i propri prodotti e donare alla propria location la giusta immagine l’aspetto pubblicitario è fondamentale. Il web, i volantini, le locandine e tutti gli altri mezzi pubblicitari nuovi e tradizionali sono importanti per farsi conoscere e per contrastare efficacemente la concorrenza.

 

Aprire una rivendita di vino: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Il vino è uno degli eccellenti prodotti italiani, un vero e proprio vanto del made in Italy. Al netto della concorrenza agguerrita presente un po’ su tutto il territorio nazionale, aprire una rivendita di vino è un’idea commerciale ancora percorribile e potenzialmente redditizia. Trattasi di un genere di attività commerciale interessante e appagante dal punto di vista professionale ed economico.

Aprire una rivendita di vino potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata e vincente, soprattutto in virtù del fatto che la produzione di vino nel nostro Paese è tra le prime al mondo per qualità e quantità e i consumatori italiani e stranieri affezionati al prodotto sono numerosi. Un progetto da trasformare quindi in un business di successo, a condizione di realizzare una rivendita di vino organizzata e strutturata al meglio, con un’offerta diversificata e di qualità, e con una location collocata in un luogo strategico per facilitare l’affluenza di persone.

La clientela di una rivendita di vino oggi è spesso raffinata e conosce alla perfezione i vini da degustare, parliamo di veri e propri cultori da soddisfare in pieno con una eccellente qualità di vino. Per questo il titolare di una rivendita e i suoi eventuali collaboratori devono essere altamente preparati per non deludere le aspettative dei clienti.

I principi di mercato da seguire per avere successo in campo commerciale sono diversi ed è bene conoscerli per allontanare i rischi di vedere andare in fumo sacrifici e denaro. Più si conoscono le strategie di mercato e maggiori sono le possibilità di successo. Allora vediamo di seguito cosa sapere per aprire una rivendita di vino: collocazione del punto vendita, voci di spesa, processo burocratico e conclusioni.

APRIRE UNA RIVENDITA DI VINO: COLLOCAZIONE

Uno degli elementi da attenzionare con estrema cura prima di aprire una rivendita di vino è la collocazione della nuova attività commerciale. Una location strategicamente collocata in un luogo di grande frequentazione, ben strutturata e con la possibilità di un ampio parcheggio è un ottimo punto di partenza per un business di successo. Un posto ottimale permette all’attività una giusta visibilità, mentre un ampio parcheggio consente ai clienti di sostare comodamente, senza perdite di tempo e di caricare eventuali confezioni acquistate senza fretta.

Collocazione e comodità a parte, per poter avviare l’attività in questione la location deve essere rispettosa delle norme in materia di sicurezza e igiene, di tutte le caratteristiche idonee per la conservazione dei vini, e avere un aspetto grazioso in modo tale da catturare la curiosità dei consumatori.

Quindi occorre anche allestire in maniera ottimale la rivendita di vino, privilegiando in modo particolare l’esposizione delle bottiglie, da dividere per annata o regione di provenienza. Un ambiente funzionale e grazioso aumenta le possibilità di buoni margini di guadagno e di grandi traguardi professionali.

Ecco perché la collocazione e l’allestimento sono aspetti importanti a cui destinare il tempo necessario e da non sottovalutare mai in campo commerciale. Vale a dire elementi fondamentali per il successo al pari della qualità di vini, della cordialità, delle capacità relazionali, della campagna promozionale e di altri fondamentali aspetti.

APRIRE UNA RIVENDITA DI VINO: VOCI DI SPESA

Aprire una rivendita di vino richiede un impegno economico non indifferente. Tra i costi per la ristrutturazione del locale, l’allestimento, l’allaccio delle utenze, le materie prime, per eventuali collaboratori, per la campagna pubblicitaria e per le pratiche burocratiche le voci di spesa sono numerose e impegnative. Poi molto dipende dalla collocazione e la metratura della location, dalla scelta o meno di una gestione a carattere familiare, dalla scelta degli arredi e da altri importanti aspetti.

Chiaramente i costi per l’acquisto o l’affitto di una location in una zona particolarmente strategica crescono sostanzialmente, così come impegnative sono anche le spese per l’allestimento: banco, frigoriferi, scaffalature, tavoli, sedie, calici e così via. Poi ci sono i soldi da investire in una campagna promozionale ottimamente mirata a garantire alla nuova attività commerciale la massima visibilità e i costi da preventivare per le documentazioni burocratiche.

Ora quantificare esattamente i costi da affrontare per aprire una rivendita di vino è un compito praticamente impossibile perché sono tante le variabili a determinare l’investimento complessivo da fare, ma un progetto fatto bene non può prescindere da una conoscenza di tutte le voci di spesa per avere un’idea attendibile delle risorse finanziarie necessarie. Partire preparati a un investimento piuttosto corposo aiuta a non andare incontro a sorprese future.

APRIRE UNA RIVENDITA DI VINO: PROCESSO BUROCRATICO E CONSULENZA PROFESSIONALE

La realizzazione del progetto imprenditoriale di aprire una rivendita di vino comporta lo svolgimento di un processo burocratico da portare a termine con la massima scrupolosità. Le autorizzazioni da ottenere per cominciare ad operare sul mercato di settore sono diverse, come differenti sono le autorità competenti al loro rilascio. Per iniziare la commercializzazione dei vini occorrono infatti il nulla osta in relazione al rispetto dei requisiti igienico-sanitari, la licenza per la vendita di alcolici e l’autorizzazione comunale per i pubblici esercizi.

Un iter burocratico che comunque può cambiare a seconda dei regolamenti territoriali, per questo è una buona regola informarsi presso gli uffici comunali e l’ASL locale per conoscere esattamente i permessi e le autorizzazioni da richiedere e ottenere. Inoltre, bisogna aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio, aprire le posizioni INPS e INAIL, segnalare al Comune di riferimento l’inizio attività e chiedere il permesso per poter esporre l’insegna.

Una serie di adempimenti abbastanza lunga e non di facile ultimazione nonostante gli sforzi fatti nel nostro Paese per alleggerire i percorsi burocratici. Data la complessità della materia è buona abitudine affidarsi a professionisti, persone con piena coscienza del campo e in grado di svolgere le pratiche senza intoppi. In primo luogo è bene richiedere la consulenza di un bravo commercialista, non solo per sbrigare la documentazione utile per l’avvio dell’attività commerciale ma anche indispensabile per la gestione contabile della rivendita di vino.

Avere la presunzione di sbrigare da soli l’intera documentazione burocratica senza un’approfondita conoscenza della materia è sbagliato e pericoloso perché potreste andare incontro a sanzioni e spiacevoli perdite di tempo. Molto più opportuno richiedere la consulenza di un buon professionista direttamente all’Ordine dei Dottori Commercialisti e mettere da parte tutti gli eventuali rischi. Perché allora rischiare e accollarsi anche l’onere del processo burocratico quando la soluzione è facile da trovare?

APRIRE UNA RIVENDITA DI VINO: CONCLUSIONI

Pensare di raggiungere il successo commerciale e guadagnare con una nuova attività senza seguire puntigliosamente le opportune strategie di mercato è follia allo stato puro. Con una rivendita di vino i margini di guadagno esistono solamente attenzionando ogni aspetto con continuità, avviando l’attività con delle basi solide e con una gestione oculata. In buona sostanza occorre impegnarsi al massimo, investire il capitale giusto, avvalersi bi bravi collaboratori e consulenti, garantire ai consumatori qualità dei prodotti, diversificazione dell’offerta e grande cordialità.

I clienti vanno coccolati e soddisfatti per catturare le loro attenzioni e per non allontanarli dalla vostra rivendita di vino. Inoltre, un occhio particolare anche alla politica dei prezzi da portare avanti con giudizio e nel rispetto dell’andamento di mercato. Inutile sparare prezzi alti, i consumatori in questi casi si forniscono dalla concorrenza. Un giusto equilibrio tra qualità e prezzo di vendita è una buona regola commerciale per un business vincente.

La furbizia spesso in campo commerciale è stata pagata a caro prezzo, meglio non dimenticarlo mai se si vuole avere vita lunga con una nuova attività imprenditoriale. Anche perché i consumatori di oggi sono molto attenti a tutto e non si fanno fregare così facilmente come qualcuno potrebbe credere. Dopo le ultime raccomandazioni, adesso non resta che farvi un grosso in bocca al lupo per l’apertura della vostra rivendita di vino!

 

Aprire una gelateria in Svizzera: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

L’avvio di un’attività commerciale all’estero prevede una valutazione preventiva di alcuni fattori come il territorio, la tassazione e gli aspetti burocratici per poter determinare con maggior chiarezza le reali possibilità di guadagno dell’impresa. In Europa alcuni paesi hanno le caratteristiche adatte per poter favorire gli investimenti da parte degli imprenditori locali e stranieri. La Svizzera è una delle mete commerciali più ambite, in cui la bellezza del territorio e una serie di vantaggi e agevolazioni fiscali, creano una commistione interessante a livello imprenditoriale. Aprire una gelateria in Svizzera può essere un’opportunità da sfruttare, ma per poterlo fare a pieno bisogna prima acquisire una serie di informazioni.

APRIRE UNA GELATERIA IN SVIZZERA: PANORAMICA SUL TERRITORIO

Aprire una gelateria in Svizzera è un passo importante e proprio per questo motivo è opportuno conoscere al meglio il territorio in cui ci si appresta ad avviare l’attività. La Svizzera (ufficialmente confederazione elvetica) è uno stato federale suddiviso in 26 cantoni; confina con Germania, Austria, Liechtenstein, Italia e Francia e le lingue ufficiali sono il tedesco, il francese e l’italiano. Ha una popolazione di 8,4 milioni di abitanti e i due terzi di essi sono concentrati in una delle regioni geografiche del paese chiamata Altipiano dove si trovano le maggiori città come Zurigo, Basilea, Ginevra, Berna, ecc.

Dal 2002 fa parte delle nazioni unite, del consiglio d’europa e dell’organizzazione mondiale del commercio. È sede di importanti organizzazioni internazionali come la Croce Rossa, la FIFA, il CERN e la sede europea dell’ONU.

APRIRE UNA GELATERIA IN SVIZZERA: OPPORTUNITÀ DA SFRUTTARE

La Svizzera è definita da molti come uno dei paesi più adatti per l’imprenditoria. Per un italiano, la parte del Cantone Ticino, dove si parla la lingua italiana e risulta essere la parte geografica più vicina ai nostri confini, può offrire ottime prospettive in chiave commerciale. Innanzitutto la confederazione elvetica calcola l’imposizione fiscale in base a determinati fattori come il comune di residenza. Si va da un minimo del 19% fino ad un massimo del 24%, può essere calcolata anche online e tiene in considerazione l’ammontare della cifra utile per il tipo di società scelta.

Le cifre utile per la costituzione della società sono: 10.000 franchi svizzeri (circa 9.300 euro) per le Società a Garanzia Limitata (Sagl); e 50.000 franchi svizzeri (quasi 47.000 euro) per le Società Anonime (SA). È possibile versare il capitale in natura, come possono essere i beni destinati alla vendita o altri materiali. Per la registrazione della persona giuridica è necessario rivolgersi ad un notaio che iscriverà l’impresa in un registro apposito. Il codice delle obbligazioni spiega in maniera chiara ed esauriente tutti i passaggi necessari per la costituzione di un’impresa in territorio elvetico ed è facilmente consultabile sul web.

APRIRE UNA GELATERIA IN SVIZZERA: INCENTIVI E POLITICHE DEL LAVORO

Rispetto al nostro paese, il costo del lavoro in Svizzera è molto più basso. Inoltre risulta molto semplice per l’mprenditore calcolare le varie voci utili. I sindacati, anche grazie alle garanzie statali e al rispetto dei lavoratori, non hanno bisogno di intervenire in maniera energica. I contratti di lavoro sono quasi esclusivamente senza limite di tempo e possono essere interrotti senza particolari motivi dall’azienda. Questo comunque non elude il principio che vige in Svizzera per cui un imprenditore non allontana facilmente le proprie risorse.

Agli imprenditori che portano vantaggi al territorio e all’economia elvetica, vengono riconosciuti sgravi e incentivi sotto diverse forme, e a differenza dell’Italia è più facile trattare con l’erario. Risulta semplice l’avvio di discussioni costruttive con le autorità locali anche se il peso economico della propria azienda gioca un ruolo importante. Anche l’accesso al mercato del credito e l’apertura di un conto corrente risultano essere operazioni veloci e senza troppi passaggi burocratici, come l’avvio di un’attività che solitamente richiede solo qualche giorno di attesa.

APRIRE UNA GELATERIA IN SVIZZERA: COSA CONVIENE FARE?

Il gelato italiano è da sempre apprezzato all’estero, e la Svizzera non fa eccezione. Girando per le maggiori città elvetiche ci si renderà presto conto di come molti altri connazionali hanno scelto la Svizzera come luogo in cui decentrare o avviare la propria gelateria. Ovviamente l’equazione Svizzera più gelateria non darà per forza un risultato positivo, ma le percentuali di riuscita sono potenzialmente alte. Per sfondare nel mercato elvetico risulterà importante scegliere un luogo di apertura consono al tipo di attività.

Città come Zurigo, Berna, Lucerna, Basilea sono molto popolate. In più il paese è scelto da molte persone come meta per le proprie vacanze. Un’afflusso turistico importante sommato ad una popolazione abbastanza folta innalzerà le possibilità di vendere i propri prodotti in maniera maggiore. Anche il marketing risulta importante e determinante per la riuscita dell’attività. Una campagna pubblicitaria capillare e costante andrà a colpire potenziali clienti e molti curiosi. Specialmente nel primo periodo successivo all’apertura è importante non eccedere con i prezzi di vendita: una mediazione ragionata tra costi e guadagni produrrà un prezzo finale onesto e in linea con la concorrenza.

 

Aprire una sartoria da uomo: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Aprire una sartoria da uomo può essere una valida scelta per chi ama il lavoro artigianale, l’eleganza e il buon gusto. Capi esclusivi e su misura trovano clienti disposti a pagare anche un prezzo alto pur di avere un capo unico. La sartoria da uomo è, oggi, più che attuale in un contesto sociale in cui si vuole emergere rispetto agli standard qualitativi.

La qualità offerta da questo genere di attività non conosce crisi. Uomini di ogni fascia economica sognano di indossare almeno una volta un capo confezionato su misura secondo i canoni dell’eleganza classica. Perché allora non pensare di dedicarsi ad un settore diverso che possa essere trampolino di lancio verso il mondo del fashion style?

Sia giovani che meno giovani possono pensare di entrare in un campo in cui la concorrenza c’è ma con moderazione. Il lavoro artigianale non può essere in alcun modo riproducibile. Solo mani esperte e appassionate creano capolavori di stile. Tastare con mano tessuti di lana, viscosa, cotone e lino non ha prezzo al pensiero che diventeranno il capo immaginato.

Le riviste del settore, del resto, propongono di continuo modelli di stile che rimarcano il tempo passato. Il gessato, il doppiopetto, il principe di galles e la righina spigata sono protagonisti del jet set internazionale in grado di emozionare per la bellezza della figura. Aprire una sartoria da uomo è la soluzione ideale per il giovane e il meno giovane dotato di creatività e voglia di fare.

Il lavoro non è certamente tra i più facili da svolgere. Sicuramente, però, è tra quelli che dà maggiori soddisfazioni. Vedere diventare realtà il disegno spinge ad andare avanti e proseguire alla ricerca della perfezione stilistica. Il mondo attuale, al di là, dei luoghi comuni, è caratterizzato dalla voglia di emergere dalla massa e creare una propria identità anche attraverso l’abito. Esso rappresenta il miglior biglietto da visita per uomini d’affari, politici e gente comune che ha voglia di sentirsi bella ogni giorno.

APRIRE UNA SARTORIA DA UOMO A PICCOLI STEP

Aprire una sartoria da uomo comporta alcuni adempimenti per arrivare a realizzare il sogno di confezionare abiti su misura. Come ogni altra attività bisogna essere in regola con le norme di sicurezza, igiene, fiscali e molto altro. Con un po’ di pazienza si riuscirà a raggiungere il traguardo finale rappresentato dal taglio del primo modello.

Per diventare sarto è necessario, innanzitutto, aver frequentato dei corsi di taglio e cucito e fatto un po’ di tirocinio per acquisire le nozioni preliminari per cucire abiti perfetti su misura del cliente. Quest’ultimo, infatti, pretenderà di poter indossare un vestito che aderisca alle sue forme ‘a pennello’.

Il costo di un abito su misura è decisamente sopra la media, per cui la perfezione è quasi un obbligo. La qualità delle materie prime utilizzate è alla base di un lavoro di qualità che sarà portavoce del lavoro del sarto. Il passaparola e la figura della persona che indossa il capo saranno il miglior biglietto da visita che si possa desiderare.

Il livello qualitativo dovrà posizionarsi su una fascia medio-alta non lasciando niente al caso. Il risparmio che potrebbe realizzarsi cercando prodotti di qualità scadente andrebbe a costituire un anticipo del fallimento successivo. Quindi, piccoli step, voglia di fare, passione e qualità sono le parole d’ordine per aprire una sartoria da uomo di sicuro successo.

Quando si parla di sartoria da uomo, comunque, bisogna anche prendere in considerazione i lavori che si possono svolgere in parallelo alla confezione dell’abito su misura. Oggi, le donne non fanno più lavori sartoriali a casa. Sempre più spesso si rivolgono alla sartoria per rammendare, cambiare una cerniera, fare un orlo e rimettere a modello.

Queste sono tutte attività accessorie che andranno a completare gli introiti della sartoria. Per questo motivo, oltre ad aver frequentato scuole e corsi di taglio e cucito è necessario svolgere un po’ di tirocinio presso un sarto esperto. Da lui si potranno imparare tanti piccoli trucchi e segreti che difficilmente una scuola potrà trasmettere allo studente.

Nel caso si voglia fare tirocinio presso una sartoria bisogna tenere in conto di dover prestare l’opera quasi gratuitamente. Il ritorno, però, non ha prezzo. Imparare è il bene più prezioso che il denaro non potrà mai regalare. Quindi, con forza di volontà, passione e un pizzico di sacrificio, i risultati arriveranno.

ITER BUROCRATICO PER APRIRE UNA SARTORIA DA UOMO

Dovendo partire da zero per aprire una sartoria da uomo è necessario valutare tutti gli investimenti e gli obblighi di legge da adempiere. Per chi si accinge a tuffarsi in una nuova impresa non esiste aiuto più prezioso che quello di un commercialista che sappia indirizzare il novello imprenditore verso la retta via.

Districarsi nel mondo della burocrazia e degli investimenti non è cosa da poco. Per riuscire a raggiungere risultati apprezzabili in poco tempo, il commercialista mette a disposizione del cliente una serie di azioni che faranno risparmiare risorse e tempo.

Il commercialista suggerirà la forma commerciale più consona alla situazione del cliente. In funzione della sua disponibilità economica, infatti, valuterà quella più opportuna. Se si dispone di un fondo cui attingere sarà più semplice avviare le pratiche di apertura. In caso contrario, il commercialista aiuterà il cliente a districarsi nel complicato mondo di richiesta del credito necessario ad aprire la sua attività.

I costi iniziali di cui bisogna tener conto sono quelli dell’affitto con le relative mensilità anticipate. Poi vengono man mano tutti le altre spese legate agli adempimenti di legge: Partita IVA, Camera di Commercio, INPS, INAIL. L’iscrizione al registro delle imprese presso la Camera di Commercio consente alla piccola attività di poter iniziare a essere identificata come tale e poter interagire con iniziative e promozioni a favore delle imprese operanti sul territorio.

In seguito, si deve aprire la Partita Iva, ovvero un numero con il quale la sartoria sarà conosciuta dal fisco, ed effettuare l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane. Quest’ultima domanda deve essere presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività alla Commissione Provinciale per l’Artigianato. In funzione di queste iscrizioni, a nome del titolare o dei soci, nel caso di società, sarà aperta una posizione INPS per il versamento dei contributi.

INVESTIMENTO INIZIALE

L’investimento iniziale per aprire una sartoria da uomo è riguarda l’acquisto dei macchinari essenziali per taglio, cucito e materie prime. Il loro acquisto può essere condotto ex-novo tramite pagamento a rate oppure valutando l’opportunità di ricorrere al leasing delle attrezzature. Con il commercialista si valuterà la scelta più rispondente alle necessità individuali.

La scelta dei locali è i primo step per iniziare l’attività. Lo spazio è necessario per poter posizionare i macchinari e aver una buona libertà di movimento. Le norme igieniche e di sicurezza sono il primo requisito da valutare. Lo spazio all’interno del locale deve essere suddiviso tra zona lavoro e camerini.

Valutare la posizione della sartoria è un punto a vantaggio del volume d’affari. Una zona di passaggio e con possibilità di parcheggio sarà più favorevole rispetto a una fuori mano. La pubblicità dell’attività, inoltre, farà arrivare più clientela attratta dalla possibilità non solo di farsi confezionare un abito su misura, ma anche dal fare un orlo o cambiare una cerniera.

Fare un bel giro per la città per valutare la posizione più favorevole è consigliato. Ampie vetrate e luce sono dei punti a favore per sfruttare visibilità durante il giorno. Successivamente si può pensare alla sua attrezzatura con relativo posizionamento all’interno del locale prescelto. Per aprire una sartoria da uomo è indispensabile disporre di alcuni strumenti di cui non si può fare a meno.

Il tavolo da lavoro è indispensabile per tagliare le stoffe. I manichini sartoriali sono un valido aiuto per prendere le misure e regolarsi con la vestibilità dei capi confezionati. Le macchine da cucire sono alla base dell’attività e il loro acquisto deve essere ponderato considerando le funzioni in dotazione.

Allo stesso modo, offrendo un vasto campionario di tessuti con ampia scelta di colori e fibre il cliente non avrà necessità di cambiare sartoria. In tal modo, si crea fidelizzazione con il cliente che rimarrà legato al suo sarto. Infine, essere cordiali, disponibili e onesti sarà la carta vincente. Il cliente spesso cerca qualcuno cui affidare la cura dell’immagine. Il sarto sarà la persona di fiducia in tal senso.

Aprire un locale a Cuba: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Aprire un locale a Cuba è sicuramente il sogno di quanti anelano a vivere in paesi esotici, baciati dal sole al suono del fluttuare delle onde del mare. Uno scenario romantico e pittoresco che comunque comporta una serie di scelte che tenderanno a cambiare un po’ le abitudini e le condizioni di vita cui sono abituati gli europei.

Cuba, per quanto possa essere un paese esotico, solare e ricco di fascino, ha condizioni politiche e sociali di non facile gestione. Nonostante ciò un imprenditore spinto dallo spirito di intraprendenza e iniziativa riuscirà a far valere la propria voglia di cambiamento. Prepararsi a vivere un emozione fuori dal comune è la motivazione giusta per aprire un locale a Cuba.

Prima di avviare un’attività a Cuba è necessario conoscere a fondo l’isola. Il punto di partenza è senz’altro scegliere un posto di alta densità turistica. Trovare i locali idonei è il passo successivo per creare un posto alla moda di sicuro successo. Gli avventori saranno attratti per prima cosa dalla vista del locale e successivamente da ciò che offre.

Tutto il resto verrà da sè. L’imprenditore, animato da passione e iniziativa, non troverà difficoltà a lasciarsi andare in questa isola esotica spesso vista su riviste di turismo, moda e viaggi. Palme, sabbie bianche e mare cristallino faranno da cornice al locale creando la giusta atmosfera per quanti cercano relax, divertimento e voglia di vivere.

All’inizio potrà sembrare una vera e propria impresa faraonica, ma una volta aperte le porte, la strada sarà in discesa verso il successo assicurato. Nonostante i problemi economici e politici storici che hanno afflitto Cuba, oggi si sta assistendo alla vera rinascita di questo paese che ha molto da offrire a chi voglia avventurarsi in questo genere di attività.

APRIRE UN LOCALE A CUBA: COME INIZIARE

L’impresa di aprire un locale a Cuba, per quanto possa entusiasmare il più creativo e avventuroso degli imprenditori, prevede una serie di passaggi obbligati e iter burocratici che devono essere adempiuti al fine di riuscire ad aprire le porte del locale. In questo caso, è consigliabile richiedere la consulenza di un commercialista al fine di valutare passo passo ogni azione per evitare di incorrere in errori e mancanze.

Il commercialista è la persona che guiderà l’imprenditore in una serie di scelte più convenienti per la buona riuscita dell’impresa. Iniziare bene è fondamentale per non avere problemi futuri. Disporre di un discreto ‘gruzzolo’ è condizione obbligata per aprire un locale a Cuba. L’investimento richiederà una serie di costi e spese che saranno alla base della realizzazione del progetto.

Nel caso in cui non si possegga denaro a sufficienza sarà necessario ricorre alla richiesta di credito alle banche. In questo caso, l’aiuto del consulente sarà indispensabile per mediare alla possibilità di ricevere la somma necessaria alle migliori condizioni possibili tra quelle offerte dal mercato finanziario.

I documenti per poter soggiornare a Cuba prevedono il possesso del visto lavorativo o di cittadinanza. Il primo ha carattere più temporaneo e sarà legato alla possibilità di lavorare. il secondo, invece, è consigliato per chi voglia trasferirsi definitivamente a Cuba e diventare a tutti gli effetti cittadino cubano.

Il visto lavorativo è provvisorio e si rinnova di anno in anno. In genere, a Cuba gli stranieri non possono soggiornare per più di 3 mesi consecutivi. Molti utilizzano l’escamotage di andare in Messico per un giorno e rientrarvi nuovamente, rinnovando così il permesso di soggiorno per altri mesi. In Italia, per ottenere questi documenti ci si può rivolgere al Consolato Cubano, le cui sedi sono una a Roma e l’altra a Milano.

Se non si vuole fare tutto ciò si può semplicemente dare prova di avere un’attività o comunque un lavoro e si ottiene il visto lavorativo per un anno. Questo si rinnoverà ogni anno se ci sono le condizioni che hanno portato inizialmente al suo rilascio. Un altro modo per ottenere il visto annuale è quello di sposare un cittadino cubano. In tal modo, si ottiene contestualmente in visto per soggiornare all’estero e il visto annuale cubano.

SCELTA DELLA FORMA SOCIALE, AUTORIZZAZIONI E LICENZE

Uno dei primi step per aprire un locale a Cuba è rappresentato dalla scelta della forma sociale più consona all’attività. In genere, essa dipende dalla disponibilità di capitale posseduto dal potenziale imprenditore. Nel caso in cui l’investimento è ingente per le proprie possibilità, la scelta di trovare dei soci può essere la strada da seguire per realizzare l’ambito sogno.

La scelta di aprire la filiale di una società già esistente non è consigliatissima. Si tratterebbe, infatti, di capitale straniero che affluisce a Cuba e quindi sarebbe maggiormente tassato a causa del blocco economico. Quindi aprire un locale a Cuba partendo da zero è la soluzione maggiormente consigliata.

A Cuba, inoltre, è possibile aprire solo società di capitali e non di persone, in quanto la legge non lo consente. Se si possiede la residenza a Cuba o la cittadinanza cubana, le tasse versate vanno agli Stati Uniti. Però, per aprire un’attività sull’isola è necessario chiedere l’autorizzazione al governo cubano.

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione l’Autorizzazione dal Governo Cubano si può passare a richiedere la licenza per il tipo di attività che si vuole svolgere. La durata della licenza dipende dall’attività stessa. In genere, è di 5 anni e va rinnovata periodicamente allo scadere del periodo. Tutto dipende da quanto sono ambiziosi i progetti.

L’Iscrizione al Registro delle Imprese è il passaggio successivo per aprire un locale a Cuba. Tutto l’iter burocratico sarà lungo e costoso, per cui nello stilare il preventivo di spesa di apertura dell’attività è necessario mettere anche queste spese in conto. Il commercialista, in ogni caso, informerà il suo cliente di tutto quello che è necessario al fine di aprire un’attività a Cuba.

APRIRE UN LOCALE A CUBA: CONSIGLI UTILI

Cuba non è un paese ricco. La popolazione vive in condizioni estreme e non può permettersi il lusso di frequentare locali di un certo livello. Il settore turistico-alberghiero è quello che traina maggiormente l’economia del paese. Il consiglio è quindi ci conoscere bene l’isola e le condizioni di vita prima di lanciarsi in qualsiasi impresa.

Le zone di maggiore afflusso turistico sono quelle che offrono maggiori possibilità di guadagno. Fare un giro e scoprire gli angoli più esclusivi frequentati da gente benestante è necessario al fine di capire la posizione location ideale per la propria attività a Cuba. Soggiornare un mese o due offre la possibilità di capire il contesto sociale ed economico al fine di non farsi troppi ‘castelli in aria’.

La scelta ponderata sarebbe di iniziare con poco, senza aver mire troppo alte. Questo vuol dire che sarebbe consigliato cominciare con un piccolo locale, carino e innovativo. Stimolare la curiosità degli avventori e capire i loro gusti, aiuta a dare dimensione al genere di consumi che fanno. Non affogarsi con i debiti ma svilupparsi man mano è il miglior modo di creare un’attività solida.

Gli spazi di crescita in questo settore ci sono. Gli ultimi eventi politici e le aperture economiche auspicate fanno anelare ad un futuro più prosperoso per Cuba. Iniziare senza ingenti debiti è il modo per essere già a metà dell’opera. Le tasse a Cuba sono elevate ed è bene tenere sempre presente anche l’aspetto fiscale. Sarebbe un peccato doversi ritrovare senza nulla in mano e con tanto capitale sprecato.

Per il resto, aprire un locale a Cuba, offre moltissime soddisfazioni in virtù delle possibilità offerte dal numero di persone che frequentano l’isola. Turisti da ogni parte del mondo si recano a Cuba durante tutto il corso dell’anno. L’utenza, quindi, non manca. La promozione del locale sarà alla base della sua popolarità. I social network sono uno strumento efficace e a basso costo che permette di far conoscere le iniziative intraprese.

Le iniziative attirano le persone in cerca di continue novità. Per quanto, l’isola possa essere interessante, romantica ed esotica, ad un certo punto può rendersi anche monotona. I turisti e non solo cercano qualcosa che attiri la loro curiosità. Per questo reinventarsi ogni giorno è il modo migliore per far crescere il locale.

Aprire un ambulatorio veterinario: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Dedicarsi alla cura degli animali è sicuramente una scelta nobile e ben vista dalla società. Molta gente, già in età adolescenziale, indirizza il proprio percorso scolastico verso questa professione, specializzandosi in veterinaria. È possibile quindi coniugare la passione e la dedizione nella cura degli animali e la possibilità di trarre profitto da un punto di vista imprenditoriale. Aprire un ambulatorio veterinario richiede comunque degli studi specifici e il rispetto di determinati passaggi.

APRIRE UN AMBULATORIO VETERINARIO: COSA SAPERE?

Aprire un ambulatorio veterinario rappresenta un sogno per molte persone. Il veterinario è colui che si occupa della salute e dell’igiene degli animali. Esso può svolgere l’attività aprendo un ambulatorio o lavorando in strutture pubbliche. La struttura ambulatoria offre svariati servizi per la salute degli animali e può essere gestito in maniera autonoma o in collaborazione con altri dipendenti/soci.

All’interno della struttura non si eseguono solamente visite e trattamenti igienici ma servizi più ampi come la chirurgia, il pronto soccorso e analisi specialistiche. Per poter praticare questa attività è obbligatorio aver conseguito una laurea in medicina veterinaria.

APRIRE UN AMBULATORIO VETERINARIO: QUALI REQUISITI?

Come accennato precedentemente, è necessario aver conseguito una laurea in medicina veterinaria per poter esercitare la professione. Dopodiché è possibile scegliere quale tipo di attività avviare tra le diverse tipologie di studi veterinari:

studi veterinari (si esercita la professione singolarmente o in associazione);
ambulatori veterinari (anche in questo caso è possibile scegliere tra lo svolgimento autonomo dell’esercizio o in concerto con altri soggetti);
ospedali veterinari laboratorio di analisi.

Così come espresso nella normativa di riferimento, lo studio veterinario è il luogo in cui il medico veterinario (specializzato in tale professione) svolge la sua attività in maniera autonoma e in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, oppure come libero professionista. L’ambulatorio invece è una struttura in cui operano uno o più medici di specializzazione variabile che non prevede il ricovero degli animali per periodi superiori al giorno.

Negli ospedali veterinari invece è prevista la degenza degli animali per periodi superiori alla giornata stessa ed è previsto obbligatoriamente il servizio di pronto soccorso 24h con almeno un medico presente nella struttura. Devono essere forniti inoltre anche i servizi di diagnostica di laboratorio.

All’interno delle strutture che ospitano i laboratori veterinari di analisi è possibile effettuare su richiesta indagini diagnostiche di vario tipo: strumentale, chimico, microbiologico, citologico, istologico ecc. Con successivo rilascio del referto. Non è possibile eseguire interventi chirurgici o altre attività veterinarie.

APRIRE UN AMBULATORIO VETERINARIO: ITER BUROCRATICO

Per poter aprire un ambulatorio veterinario è opportuno seguire la prassi burocratica prevista in questi determinati casi. Innanzitutto è necessario entrare in possesso dell’utorizzazione a svolgere l’attività dall’Asl di competenza. Successivamente dovrà essere comunicato al comune l’avvio dell’attività (con 60 giorni di anticipo dalla data stessa). Ovviamente prima di procedere con le autorizzazioni e i permessi è necessario avviare l’attività aprendo la partita Iva e determinando la forma giuridica dell’impresa.

Si dovrà procedere all’iscrizione presso gli istituti di previdenza e alla messa in regola del personale attivo all’interno della struttura. Potrebbero essere richiesti ulteriori permessi e autorizzazioni pertanto si consiglia di consultare le normative imposte dal comune.

APRIRE UN AMBULATORIO VETERINARIO: QUALI COSTI SOSTENERE?

Determinare con precisione le voci che vanno a concorrere nella formazione dei costi e dei ricavi è abbastanza complicato, ma non impossibile. Ovviamente un ambulatorio dovrà essere dotato di tutti gli strumenti utili per svolgere al meglio l’attività che ovviamente andranno a realizzare un costo da sostenere. Se poi si andranno a sommare i costi derivanti da eventuali modifiche per l’adattamento dell’ambiente di lavoro, si capisce come la spesa sarà destinata a lievitare.

Tra le voci da tenere in considerazione c’è pure quella dedicata al marketing. Anche le strutture veterinarie devono farsi pubblicità per raggiungere il maggior numero di potenziali clienti. Lo sfruttamento dei social network è un ottimo modo per raggiungere facilmente il proprio target, ma anche l’attività di pubblicizzazione tradizionale non deve essere accantonata.

APRIRE UN AMBULATORIO VETERINARIO: COSA TENERE IN CONSIDERAZIONE?

Così come per le tradizionali attività commerciali, anche gli ambulatori veterinari devono adottare alcune strategie per garantirsi un successo a livello economico. Una struttura ubicata in un luogo facilmente transitabile e con possibilità di parcheggiare agevolmente, sarà preferita rispetto ad altre poste in luoghi impervi e scomodi. Gli ambienti accoglienti e confortevoli sono da preferire.

Le persone assunte all’interno della struttura devono figurare in maniera professionale, dimostrandosi capaci di saper svolgere il loro ruolo e di saper interagire con la gente. La pulizia e l’igiene è fondamentale in questo tipo di attività, non solo per la reputazione ma anche per garantire il normale ambiente asettico a tutti gli animali accolti.

Aprire un ambulatorio veterinario è un’attività che può garantire cospicui guadagni ma solo se l’operato e la professionalità sono di alto livello.

 

Aprire un demolitore di auto tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

In Italia il numero di automobili circolanti è davvero ingente: si stima che il numero di vetture raggiunga i 37 milioni di unità e che l’età media dei modelli si aggiri attorno ai 10 anni. Le cifre fanno capire benissimo come un business legato al mondo delle auto può diventare potenzialmente redditizio se sfruttato nella maniera corretta. L’autodemolizioni, per esempio, è un’attività che consente di demolire fisicamente le automobili e rendere disponibili sul mercato i pezzi di ricambi delle stesse.

APRIRE UN DEMOLITORE DI AUTO: IN COSA CONSISTE?

Aprire un demolitore di auto è un’opportunità di business che richiede impegno e dedizione. L’attività svolta all’interno delle autodemolizioni consiste nel ritirare le auto, moto, furgoni, camion appartenenti a privati o a enti statali, e demolirli fisicamente dopo aver asportato i pezzi ancora integri dai mezzi per rivenderli successivamente come ricambi. La pratica di demolizione e cancellazione del veicoli dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) è chiamata rottamazione dalla quale è possibile ricevere incentivi e sconti per l’esecuzione di questa procedura.

Nel nostro paese esistono circa 1.500 centri che offrono svariati servizi, oltre alla demolizione dei veicoli. La fonte di guadagno maggiore risulta essere la vendita dei pezzi di ricambio che, in alcuni casi, può raggiungere cifre davvero interessanti.

APRIRE UN DEMOLITORE DI AUTO: ITER BUROCRATICO

La prassi burocratica necessaria per l’avvio di un’autodemolizioni è fitta e abbastanza rigorosa. Come primo passo si dovrà seguire la procedura standard per l’apertura di una qualsiasi attività commerciale:

apertura partita Iva;
iscrizione presso il Registro delle Imprese;
iscrizione presso gli istituti di previdenza INPS e INAIL;
presentazione della SCIA al comune di competenza
autorizzazione ASL.

Proprio per la natura diversa di questo tipo di attività, è obbligatorio conseguire altra documentazione:

Iscrizione presso il CCIAA (Albo Gestori Ambientali): visto il lavoro di raccolta, trasporto e produzione di rifiuti, l’articolo 212 comma 5 impone alle autodemolizioni l’iscrizione al presente albo.
autorizzazione da parte della provincia di competenza, con parere da parte del sindaco del comune, per la costituzione del centro di demolizione.
Ottenimento della licenza comunale per quanto riguarda il piano regolatore (inquadrata nelle attività insalubri di prima classe).
Licenza regionale per lo smaltimento dei rifiuti speciali.
Ottenimento dell’agibilità (previsto obbligatoriamente dal T.U.L.P.S.) e conseguente presentazione dell’autorizzazione da parte della provincia.
Concessione edilizia in merito all’edificazione in aree coperte.
Valutazione dei possibili livelli di inquinamento acustico e ambientale.
Rilascio del certificato di prevenzione degli incendi da parte dei Vigili del Fuoco
<li>Autorizzazione comunale per la vendita di ricambi.

In caso di vendita al dettaglio, servirà anche la dichiarazione di inizio attività produttiva (DIAP). Non è richiesto il conseguimento di un diploma o di una laurea per l’avvio di un’impresa di autodemolizioni. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni e aver rispettato il passaggio burocratico, si potrà procedere con l’avvio dell’impresa.

APRIRE UN DEMOLITORE DI AUTO: COSA OCCORRE?

Per poter svolgere l’attività è fondamentale trovar una location che soddisfi a pieno le proprie esigenze. Ovviamente stiamo parlando di una struttura molto capiente sia all’interno che all’esterno. Un’area di circa 3.000 mq da sezionare in base al lavoro da svolgere, potrebbe già andare bene. Un prezzo indicativo per un luogo di queste dimensioni potrebbe assestarsi sui 300.000 euro. Il lavoro di demolizione prevede l’acquisto di almeno una pressa compattatrice il cui valore si aggira attorno ai 200.000 euro, così come il famoso “ragno” utile alla distruzione e allo spostamento dei veicoli che ha un prezzo simile.

I carrelli sollevatori possono essere trovati anche a 60.000 euro, mentre l’attrezzo utile a smontare le gomme (chiamato appunto smontagomme) può essere acquistato per 5.000/10.000 euro. Inoltre l’area deve essere dotata di un’isola di bonifica per la soppressione dei mezzi nel totale rispetto dell’ambiente, il cui costo può raggiungere anche i 100.000 euro. Eventuali altre attrezzature faranno aumentare ulteriormente la spesa necessaria all’avvio e alla gestione dell’autodemolizione.

Calcolando tutte le voci riportate, ed includendo ulteriori spese extra, la cifra utile per l’investimento oscilla tra i 900.000 e 1.000.000 di euro.

APRIRE UN DEMOLITORE DI AUTO: CONSIDERAZIONI FINALI

L’attività di autodemolizione è sicuramente un lavoro che richiede un grosso investimento economico. Proprio per questo è opportuno valutare la possibilità di coinvolgere uno o più soggetti per la costituzione della società. La spartizione degli investimenti, in caso di difficoltà a coprire l’intera cifra necessaria, può aiutare moltissimo. Si tratta comunque di un’attività in cui bisogna aver maturato almeno un minimo di esperienza, pertanto se si è alle prime armi è meglio assumere personale qualificato o che abbia lavorato in passato in tale settore.

L’iter burocratico deve essere rispettato a pieno e non deve essere tralasciata nessuna autorizzazione, il rischio di problemi a livello legale con conseguente sequestro di aree o dell’intera struttura è molto alto. Aprire un demolitore di auto richiede passione, dedizione e anche tanta forza economica ma la possibilità di guadagnare è molto buona, specialmente se oltre all’attività tradizionale si offrono ulteriori servizi.

 

Aprire una clinica veterinaria: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Prima di aprire una clinica veterinaria è fondamentale raccogliere informazioni in merito ai requisiti richiesti per la sua corretta costituzione e gestione dalla legislazione statale e dalla specifica regolamentazione predisposta dal singolo ente per ciascuna regione. Infatti, ogni regione con una delibera della Giunta Regionale definisce le caratteristiche minime che una tale struttura deve possedere per poter operare validamente sul territorio.

Innanzitutto la clinica veterinaria deve disporre di specifiche professionalità e di una propria e autonoma organizzazione che contempli al suo interno medici veterinari sia con competenza generica che specifica. Affinché la struttura possa qualificarsi come clinica veterinaria, e non semplicemente come studio o ambulatorio veterinario, è necessario che la struttura sia organizzata in modo tale da assicurare agli animali non solo cure di carattere giornaliero ma in caso di bisogno anche terapie più lunghe; quest’ultime normalmente richiedono una permanenza molto più prolungata all’interno della casa di cura.

Prima di aprire una clinica veterinaria bisogna inoltre sapere che è indispensabile procedere alla nomina di un direttore sanitario. Quest’ultima figura può essere individuata solo nell’ambito della categoria professionale dei medici veterinari.

Non possono, invece, essere aperte cliniche veterinarie “mobili”, salvo che non si tratti di strutture deputate a soccorrere gli animali in difficoltà e in ogni caso impiegate per l’esercizio di attività funzionalmente legate a una o più case di cura stabili.

APRIRE UNA CLINICA VETERINARIA: I REQUISITI SOGGETTIVI E OGGETTIVI

I requisiti che una clinica veterinaria deve possedere per poter essere aperta sono di tipo soggettivo ed oggettivo. La prima categoria, quella dei requisiti soggettivi, afferisce al soggetto (sia nell’ipotesi in cui la struttura assuma la veste di imprenditore individuale sia che ricopra quella di tipo societario) che svolge l’attività e riguarda due aspetti: la moralità e la professionalità.

I requisiti morali che una clinica veterinaria deve possedere sono indicati nella recente disciplina emanata in ambito antimafia (“D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159”) mentre quelli professionali attengono al possesso della qualifica di medico veterinario.

La seconda categoria, quella dei requisiti oggettivi, attiene, invece, al luogo fisico in cui l’attività viene esercitata. Innanzitutto, è fondamentale che la destinazione d’uso dei luoghi sia “sanitaria ed assistenziale”; in secondo luogo devono essere rispettate le regole previste dalla legge per garantire l’igiene dello stato dei luoghi e la salute degli animali trattati all’interno della struttura.

Per l’avvio e l’esercizio dell’attività nella clinica veterinaria è richiesta l’autorizzazione specifica del “Servizio Veterinario di Sanità Animale” presente sul territorio. Ogni cinque anni viene verificata l’idoneità (soggettiva ed oggettiva) della struttura veterinaria a svolgere le funzioni per le quali è nata e opera sul territorio.

QUALI VALUTAZIONI PRELIMINARI EFFETTUARE PRIMA DI AVVIARE IL PROGETTO

Una volta individuati i requisiti principali per la nascita della clinica veterinaria, occorre decidere se avviare il progetto da soli o scegliere, invece, di associarsi con altri medici veterinari. Come per qualsiasi altra attività, occorre procedere a una scrupolosa attività di pianificazione al fine di evitare di andare incontro a problemi successivi.

Il primo passo da compiere è quello di preparare un “business plan” che non è altro che un progetto dettagliato del tipo di struttura veterinaria cui s’intende dar vita. All’interno del progetto devono essere individuati gli spazi, il personale dedicato e soprattutto le modalità attraverso cui s’intende finanziare l’attività (con capitali propri o con richieste di finanziamento da inoltrare agli istituti di credito).

La scelta dei locali presso cui si svolgeranno le cure veterinarie ha un notevole peso sui costi. Questi dipendono dal tipo di investimento che s’intende effettuare: se affittare o comprare i locali da adibire all’esercizio dell’attività veterinaria. In ogni caso, prima di impegnarsi con il proprietario, è bene informarsi presso il Comune per capire se ci sono limitazioni sulla rumorosità o se è stata emessa per quella particolare zona una specifica ordinanza che ne possa limitare in futuro l’attività.

APRIRE UNA CLINICA VETERINARIA: L’ITER PROCEDURALE

Il primo passo da compiere è quello della presentazione dell’istanza di apertura della nuova attività al SUAP (“sportello unico delle attività produttive”) del luogo in cui s’intende aprire la struttura veterinaria. Il compito del SUAP è quello di fungere da referente per la ricezione delle richieste e per la successiva trasmissione di ogni istanza all’ufficio che ha la competenza a rilasciare l’atto. Il termine entro cui il provvedimento finale deve essere emanato è di trenta giorni.

La procedura, instaurata con la presentazione della suddetta istanza, viene definita unica poiché al suo interno sono presenti una o più domande, compresa quella diretta ad ottenere l’autorizzazione sanitaria.

L’organo competente a rilasciare l’autorizzazione sanitaria è il Comune sentito il parere positivo del Responsabile del “Servizio Veterinario di Sanità Animale” competente territorialmente. Quest’ultimo è il soggetto cui compete di vigilare sia sul possesso sia sulla conservazione nel tempo dei requisiti delle cliniche veterinarie.

Nell’ipotesi in cui l’autorizzazione venga negata, il richiedente può presentare contro il diniego un ricorso all’organo amministrativo di primo grado (“Tribunale Amministrativo Regionale”). Il termine entro cui è possibile ricorrere è di sessanta giorni che decorrono dal momento in cui viene notificato l’atto o comunque dal momento in cui il richiedente ne ha avuto conoscenza.

 

Aprire un locale in Svizzera: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

La Svizzera rappresenta da sempre una delle destinazioni preferite dagli imprenditori e dai tantissimi giovani che cercano fortuna all’estero. Le ragioni sono da ricercare all’interno del sistema sociale ed economico che è considerato assai vantaggioso. Il paese è uno dei più visitati in Europa e le bellezze paesaggistiche rendono ancora più gradevole la permanenza nella confederazione elvetica. Aprire un locale in Svizzera può portare ad ottimi risultati a livello imprenditoriale ma per rendere l’attività vincente bisogna prima conoscere la struttura fiscale e le regolamentazioni interne.

APRIRE UN LOCALE IN SVIZZERA: PERCHÉ FARLO?

Aprire un locale in Svizzera è un sogno che accomuna molti imprenditori. La confederazione elvetica è composta da 26 cantoni e le lingue ufficiali sono ben quattro: tedesco, francese, italiano e romancio. La capitale è Berna che risulta essere il centro politico della nazione, mentre Ginevra e Zurigo sono due piazze finanziarie internazionali, considerate tra le più progredite al mondo in termini di qualità della vita.

La Svizzera è economicamente uno dei paesi più prosperi al mondo con un reddito pro-capite di 80.275 $. Il settore terziario occupa due terzi della forza lavoro, mentre il restante un terzo è attivo nel settore secondario. Il paese è famosissimo per il suo segreto bancario che nel 2018 è stato abolito per i non residenti, mentre per la popolazione elvetica e per i residenti è ancora in vigore.

APRIRE UN LOCALE IN SVIZZERA: QUALI VANTAGGI?

Come già accennato, la Svizzera è uno dei paesi più scelti per quanto riguarda l’avvio o il trasferimento di attività. Il paese offre molti vantaggi agli imprenditori di qualsiasi nazionalità, infatti non è obbligatorio essere svizzeri per godere degli sgravi e delle agevolazioni. Riassumendo, la confederazione elvetica offre:

Una stabilità politica ed economica fondamentale per l’avvio e la gestione di qualsiasi tipo di attività.
Pressione fiscale limitata per quanto riguarda i redditi provenienti dall’impresa.
Iter burocratico snello, veloce e pratico.
Livello di istruzione molto alto tra la popolazione, traducibile in una manodopera specializzata: l’80% dei residenti ha conseguito almeno il diploma delle scuole superiori o di un indirizzo professionale, ed è in grado di parlare le lingue ufficiali del paese.

Tra i vantaggi offerti, si può annoverare anche il diritto alla privacy a livello bancario. Nonostante il paese sia venuto incontro alle richieste di maggiore trasparenza da parte dell’OCSE, la protezione dei dati e dell’identità dei residenti è ancora attuata. Nel 2005 è stata firmato un accordo con l’Italia che prevede l’individuazione di 5 elementi in presenza dei quali può scattare il reato di frode fiscale e quindi l’avviamento dell’iter che prevede lo scambio di informazioni da entrambi i lati.

APRIRE UN LOCALE IN SVIZZERA: COME FARE?

Ogni individuo, sia svizzero che straniero, può avviare un qualsiasi tipo di attività, entrare a far parte di una società o trasferirla in territorio elvetico. Un Italiano, per esempio, può trasferire liberamente in Svizzera un’attività avviata in Italia. Le uniche limitazione potrebbero essere imposte in caso di apertura di una SA (Società Anonima), in quanto la maggior parte dei soci deve essere in possesso della residenza fiscale in Svizzera, o della Sagl che anche in questo caso obbliga almeno uno degli amministratori ad avere la residenza fiscale nella confederazione.

Per tutti coloro che volessero avviare un’attività in Svizzera, residenti o non, dovranno seguire un iter burocratico preciso:<li>scelta del tipo di attività e la determinazione della forma giuridica;
nomina di almeno un’amministratore svizzero (passaggio obbligatorio per legge);
redazione dello statuto societario
apertura di un conto corrente aziendale in svizzera: l’apertura del conto corrente può avvenire solamente recandosi fisicamente in filiale con la documentazione della società e muniti di documento di riconoscimento;
iscrizione presso la Camera di Commercio Svizzera.

L’apertura di un qualsiasi tipo di società richiede la redazione di un atto formale presso un notaio per identificare in maniera chiara e precisa lo scopo, il tipo di attività svolta, la forma giuridica e il versamento del capitale minimo. In caso di società di capitali verrà definita la suddivisione azionaria.

APRIRE UN LOCALE IN SVIZZERA: QUALE TIPO DI SOCIETÀ AVVIARE?

Il COS (Codice delle Obbligazioni Svizzero) prevede due forme di società:

<li>SOCIETÀ DI PERSONE: sono costituite da soci che rispondo con il proprio capitale in caso di debiti contratti dall’impresa. I tre tipi di società previsti sono: le società in nome collettivo, le società in accomandita e le imprese individuali.</li>

<li>SOCIETÀ DI CAPITALI: sono costituite con i capitali versati dai soci. Il capitale minimo previsto può variare in base al tipo di società scelto ma può variare dai 20.000 fino ai 100.000 franchi svizzeri. La responsabilità dei soci è limitata al capitale versato e non ricade sui propri beni personali. Le società di capitali che è possibile avviare sono: la SA (Società Anonima), la Sagl (Società a garanzia limitata), e la Società in Accomandita per Azioni. </li>

APRIRE UN LOCALE IN SVIZZERA: COSTI E TEMPISTICHE

Solitamente i tempi previsti per l’apertura di una società in Svizzera sono brevi e non prevedono particolari forme burocratiche che rallentano l’iter di apertura. Indipendentemente dal tipo di società scelta, i giorni utili per l’apertura sono 7. In caso di urgenza possono addirittura scendere a 5, mentre se è prevista la stipula di un atto presso il notaio il lasso temporale si dilata leggermente (3 settimane di attesa).

Per quanto concerne i costi di apertura, varieranno in base alla forma giuridica scelta: per le ditte individuali e le società di persone fisiche si può arrivare ad un massimo di 8.00 franchi svizzeri (circa 6.500 euro), mentre per la costituzione di società di capitali la cifra si attesta sui 12.000/15.000 franchi svizzeri (10.000/12.000 euro).

 

Aprire una gelateria in Uruguay: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Molti imprenditori per tentare la fortuna volgono lo sguardo oltre i propri confini nazionali, alla ricerca del luogo migliore per svoltare definitivamente. Non è una scelta facile, visto che ogni paese ha regimi fiscali differenti e leggi più o meno complicate. Alcuni paesi come l’Uruguay, offrono interessanti prospettive a livello imprenditoriale pertanto è consigliato analizzare la situazione fiscale di questo paese del sud America. Aprire una gelateria in Uruguay è un’opportunità da sfruttare.

APRIRE UNA GELATERIA IN URUGUAY:

Aprire una gelateria in Uruguay richiede una valutazione delle reali opportunità che il paese offre. Lo stato dell’Uruguay si trova nell’america meridionale e ha una popolazione di circa 3.500.000 abitanti; la sua capitale è Montevideo e la lingua ufficiale e lo spagnolo, anche se in alcune parti è parlato anche l’italiano. Il paese ha molti punti in comune con le nazioni europee, sia come clima, sia come abitudini sociali.

Questo è un elemento importante visto che un numero sempre maggiore di imprenditori ha avviato o valuta lo spostamento della propria azienda in Uruguay. Le gelaterie non sono presenti in maniera massiccia nel paese, e le imprese indipendenti sono perlopiù ubicate nei centri commerciali. È evidente che l’avvio di un’attività legata a questo ramo potrebbe rappresentare un’ottima opportunità di business, specialmente se i prodotti offerti vengono messi in vendita ad un prezzo ragionevole, visto che il gelato in Uruguay è più caro rispetto all’Italia.

APRIRE UNA GELATERIA IN URUGUAY: FISCO E TASSAZIONE

Nel 2006 il paese ha subito una profonda riforma fiscale che ha portato una serie di cambiamenti. Proprio a seguito della riforma è stato introdotto l’IRPF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) che va a colpire i redditi provenienti unicamente prodotti in Uruguay. I redditi da capitale sono tassati che va dal 3% al 12% mentre i redditi da lavoro prevedono una tassazione a scaglioni, come avviene in Italia.

Sempre nel 2006 è stata introdotta la IRAE (imposta sul reddito delle attività economiche). È un’imposta a cadenza annuale che grava sui redditi derivanti dalle attività economiche di qualsiasi natura svolte nel paese. L’imposta prevede l’applicazione di un’aliquota del 25% al reddito imponibile. In Uruguay è in vigore il sistema di imposizione che va a colpire solo i redditi di fonte nazionale pertanto i soggetti esteri non avranno nessuna obbligazione in termini di imposizione.

I dividendi di una società non sono tassati e al fine di incentivare gli investimenti, possono essere detratte alcune spese (come la certificazione della qualità). Le perdite registrate possono essere posticipate per un periodo di 5 anni e il valore può essere rivalutato al netto dell’inflazione. L’Iva è applicata con un sistema di detrazione di “imposta a imposta” molto simile a quello adottato in Italia. L’aliquota ordinaria è del 22%, mentre per i beni primari è del 10%.

Fino al 1999 l’Uruguay era presente nella black list dei paesi che non collaboravano in termini di scambio di dati in materia fiscale, ma negli anni a seguire ha firmato una serie di convenzioni che gli hanno consentito di uscire da questa condizione.

APRIRE UNA GELATERIA IN URUGUAY: COME FARE?

In Uruguay è possibile avviare diversi tipi di società:

<ul>
<li>società in nome collettivo;</li>
<li>società di capitali (o di lavoro);</li>
<li>società in accomandita;</li&gt;
<li>società di fatto;</li>
<li>cooperative.</li>
</ul>
Questi tipi di società sono adottate di rado dagli imprenditori perché prevedono una responsabilità giuridica e patrimoniale abbastanza rischiosa. Le opportunità a questo punto sarebbero due: costituire una società a responsabilità limitata oppure una società per azioni. Le imprese con modeste mire economiche optano per la prima opzione, mentre per un’impresa medio-grande risulta più appropriata la società per azioni.

È molto frequente l’acquisto di società per azioni già avviate o non operanti. Il prezzo di vendita solitamente è molto basso e gli studi commercialisti del luogo sono specializzati in questa pratica. L’importo medio va dai 15.000 fino ad un massimo di 20.000 dollari. La vasta scelta delle società per azioni al portatore ha un motivo ben preciso, infatti per la loro costituzione non è necessario versare materialmente il capitale richiesto e le azioni al portatore consentono al titolare di non essere presente fisicamente.

APRIRE UNA GELATERIA IN URUGUAY: COSA VALUTARE?

Il paese è una delle mete turistiche preferite di tutto il sud America. Molte città sono rinomate località turistiche e le favorevoli condizioni sociali permettono lo svolgimento dell’attività senza nessun particolare problema. Un gelato misto, in media, ha un costo di 1,20 € ma la qualità non è certo paragonabili a quella offerta dagli artigiani italiani. Gli affitti dei locali risultano abbastanza cari, paragonabili ai nostri.

Il costo della manodopera però è molto più basso, circa un terzo in meno rispetto all’Italia e le materie prime del luogo hanno un prezzo molto contenuto. Anche la media degli stipendi risulta abbastanza bassa, circa la metà di quelli italiani. È consigliato quindi avviare una gelateria attuando una strategia conservatrice che vada a limitare i costi nei primi mesi di svolgimento dell’attività e che offra un prodotto di alta qualità ad un prezzo ragionevole.

Prediligere sempre i luoghi con maggior afflusso di gente o perlomeno strade e piazze adiacenti ad esse. Il marketing è importante per consentire ai potenziali clienti di conoscere l’attività e il personale deve essere assunto in base all’esperienza e alle capacità di interazione con la gente.

 

Aprire un saponificio artigianale: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Nell’epoca in cui viviamo la maggior parte dei beni vengono prodotti in maniera massiva, prediligendo il volume a discapito della qualità. Un imprenditore attento capisce che un ritorno al passato, specialmente su determinati prodotti, potrebbe garantire il successo della propria attività. Aprire un saponificio artigianale permette di trattare articoli per l’igiene personale e per l’ambiente ripercorrendo le tradizioni di una volta, con un’attenzione particolare alla qualità e ai dettagli.

APRIRE UN SAPONIFICIO ARTIGIANALE: COMMISTIONE TRA PASSATO E PRESENTE

Aprire un saponificio artigianale in epoca moderna è una sfida interessante da affrontare. Come già accennato i beni nostrani vengono prodotti su grande scala e ad un prezzo contenuto; tale procedura però, quasi sempre, esclude un alto livello di qualità. In un saponificio artigianale, la cura e la dedizione sono due elementi fondanti, tanto da creare potenzialmente in poco tempo una fetta di clientela affezionata e disposta a mutare le proprie abitudini di acquisto.

Ovviamente l’attività dovrebbe adattarsi ai nostri tempi, ampliando l’offerta di vendita. Oltre ai saponi si dovranno mettere a disposizione i prodotti per l’igiene personale e per l’ambiente, garantendo sempre il principio della naturalezza e della semplicità.

APRIRE UNA SAPONERIA ARTIGIANALE: COME FARE?

L’apertura di un saponificio richiede il rispetto della normale procedura burocratica prevista per qualsiasi altra attività. Innanzitutto si dovrà procedere con l’apertura della partita IVA e l’iscrizione presso il Registro Delle Imprese. Successivamente è prevista l’apertura obbligatoria delle posizioni fiscali e previdenziali (INPS e INAIL). In seguito si dovrà provvedere alla comunicazione di inizio attività da far recapitare al comune di competenza con almeno 30 giorni di anticipo; questa documentazione è chiamata SCIA. Completati i suddetti passaggi si procederà con la comunicazione di inizio attività ai vari enti tramite “Comunicazione Unica” da inviare alla Camera di Commercio telematicamente tramite posta certificata.

Chiedere l’autorizzazione per l’affissione dell’insegna al di fuori del locale. Inoltre dovrà essere richiesta l‘autorizzazione all’Asl per la vendita dei prodotti e la valutazione delle norme igienico-sanitarie attuate all’interno dei locali di vendita. Per quanto riguarda le attività che richiedono il trattamento di sostanze chimiche, potrebbe essere richiesta una specializzazione o l’ottenimento del diploma o della laurea in chimica o farmacia oltre ad eventuali altre autorizzazioni da parte del comune e l’Asl per l’apertura del laboratorio.

APRIRE UN SAPONIFICIO ARTIGIANALE: COSA OCCORRE?

Il primo passo da compiere sarà quello di trovare un locale, anche di dimensioni contenute, per esporre la merce in vendita. Se si possiede una struttura di proprietà si andranno ad abbattere i costi relativi al pagamento del canone mensile di affitto. ovviamente eventuali spese di adattamento o ristrutturazione rappresenteranno dei costi extra da considerare. Occorrerà procedere all’allaccio della rete elettrica e a tutte quelle voci previste per la normale gestione di un’attività: commercialista, acqua, telefono, ecc.

È consigliato attuare una campagna promozionale abbastanza massiccia. Lo sfruttamento dei social network consentirà una diffusione più veloce e più ampia rispetto ai tradizionali metodi pubblicitari che comunque dovranno essere impiegati lo stesso. Per la produzione dei prodotti, o per una parte di essi, ci si dovrà munire degli strumenti del mestiere che avranno un costo variabile in base alla marca e alla qualità scelta.

L’assunzione di personale all’interno dell’attività deve essere ragionata in base alle proprie disponibilità economiche e alle vendite. Proprio per evitare spese eccessive, è consigliato prediligere l’aiuto di un familiare che solitamente avrà uno stipendio minore rispetto ad un estraneo.

APRIRE UN SAPONIFICIO ARTIGIANALE: È UNA SCELTA VINCENTE?

Si sa, i tempi cambiano. Il mercato ha subito una variazione in termini di domanda e offerta e le aziende si ritrovano a dover produrre in grandi quantità per soddisfare le richieste. Un saponificio artigianale si ritroverà quindi a dover fare concorrenza alle industrie e alle grosse catene di distribuzione. Mettendola su questo piano risulterebbe difficile spuntarla ma analizzando la situazione, alcuni punti di forza vanno a favore della saponeria. Innanzitutto l’alta qualità dei prodotti è già un’ottima base da cui partire: il cliente è alla costante ricerca di un prodotto che lo soddisfi ad un prezzo ragionevole. L’offerta quindi deve tener conto dell’esigenza dei clienti, pertanto i prezzi (specialmente nei primi tempi) dovranno essere non eccessivi.

Il passaparola è uno dei metodi più profittevoli che esistano: un cliente soddisfatto potrebbe fare da sponsor e allargare la clientela. Offrire una vasta quantità di merce, ad un buon prezzo e di ottima qualità produrrà gli effetti sperati. La pubblicità dovrà essere costante e non solo confinata ai primi mesi di attività: social network come Facebook e Instagram mettono a disposizione strumenti di marketing volti a raggiungere il target di clientela che più si addice al tipo di attività svolto.

Il rispetto e il tatto sono fondamentali nel rapporto con i clienti: maggiore comprensione e disposizione produrranno come effetto la probabile fidelizzazione dello stesso. Un’eccessivo distacco o dei metodi bruschi di relazionarsi saranno visti in maniera negativa.

 

Aprire un meetup: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
Avatar

Nell’era dei social network in cui tutti si è abituati a dialogare online e a creare gruppi virtuali, ci sono molte persone che ancora apprezzano stare insieme e condividere interessi nella vita reale. Ecco perché aprire un Meetup è molto utile e interessante. La procedura parte dal web, ma poi ci si può vedere di persona e avere un locale in comune da utilizzare per le proprie iniziative.

Prima di tutto si devono trovare persone disponibili, soprattutto accomunate da un hobby o da una passione attorno alla quale costruire il punto d’incontro. Non manca però la possibilità di gestire il tutto via internet. Infatti operare con Meetup consente di creare gruppi sulla piattaforma e poi, almeno per le persone di un territorio, di avere uno spazio fisico per fare incontri periodici e organizzare attività insieme.

Uno degli aspetti più importanti da sapere riguarda l’età. Infatti per iscriversi a Meetup bisogna essere maggiorenni. Si tratta di uno dei pochissimi requisiti richiesti dalla piattaforma: aver compiuto diciotto anni. Per i minorenni è vietata l’iscrizione. Questo rappresenta comunque un limite legale che a chi è interessato all’avvio di tale attività interessa poco. Anzi, è una garanzia per avere partecipanti responsabili e verificati.

Tutte le procedure avvengono online, come le discussioni, che danno però l’opportunità di aggregare anche offline. Meglio però andare con ordine. Per effettuare l’iscrizione bisogna fare riferimento direttamente alla piattaforma online messa a disposizione dall’azienda We Work. Si potrebbe definire un social online e offline. Ma cos’è davvero un gruppo Meetup?

La piattaforma è uno strumento ideato per mettere in connessione persone con interessi comuni. Il gruppo è la comunità di persone. Si può comporre di insegnanti, alpinisti, genitori, insomma non c’è limite alle motivazioni per cui ci si unisce e alle caratteristiche dei gruppi. Naturalmente va rispettata la legalità. All’interno del sito ci sono già molti gruppi divisi per interessi, ma se manca quello che si vuole proporre lo si può creare.

I contatti avvengono online, ma i ricordi si formano agli incontri reali. Ci si riunisce tra organizzatori e iscritti. Un modo per conoscersi di persona, per discutere e praticare le attività connesse alla proprie passioni comuni. Il tutto inizia dalla pagina di ricerca della piattaforma per individuare i gruppi esistenti e aggregarsi oppure creare qualcosa di nuovo.

APRIRE UN MEETUP: I PRIMI PASSI

L’iscrizione è completamente gratuita, ma per poter operare bisogna registrarsi. Si possono usare le credenziali Facebook, l’account Google oppure il proprio indirizzo email e il nome per poter entrare a far parte della piattaforma. Una volta forniti i dati si devono selezionare i propri interessi, così da essere aggiornati sulle categorie esistenti e sulle loro attività. Questo passaggio lo si deve fare sia per partecipare ad altri gruppi sia per aprire un Meetup come organizzatori.

La creazione di un gruppo richiede pochi minuti. Si clicca sull’apposito tasto “crea” e si seleziona la località. Quindi si individuano le passioni a cui farà riferimento il gruppo. Infine si inserisce un nome per la comunità a cui si vuole dare vita mettendo una descrizione. A quel punto vanno accettate le condizioni di utilizzo. L’avvio ha però un costo. Va scelto l’abbonamento più adatto alle proprie esigenze per poter gestire il gruppo.

Per l’abbonamento illimitato si spendono 4,99 dollari al mese, mentre l’abbonamento basic richiede una spesa di 2,99 dollari al mese. In questo secondo caso si possono inserire al massimo 50 membri e 4 organizzatori. Chi vuole poi iscriversi al gruppo ha la possibilità di visionare, prima di unirsi, le discussioni, le fotografie e le descrizioni pubblicate. A fronte di un piccolo costo si può dare avvio ad un’attività molto interessante. Nulla vieta che l’interesse possa essere legato anche al mondo del business.

Una volta pagato il corrispettivo, sono gli organizzatori che hanno deciso di aprire un Meetup a dettare le regole, sempre nel rispetto delle leggi e delle condizioni di utilizzo. Ciò non significa che il responsabile di un gruppo deve fare tutto da solo. Intanto ci possono essere più organizzatori e poi ci si possono dividere i compiti. Il segreto del successo sta anche nel rendere e mantenere attivi i membri della comunità di interessi.

APRIRE UN MEETUP: LA LISTA DELLE COSE DA FARE

La piattaforma agevola chi vuole operare in questo ambito e aprire un Meetup per creare occasione di incontro tra persone accomunate dai medesimi interessi. Si viene così guidati passo a passo nella costituzione del gruppo e nella sua gestione, in modo da non tralasciare alcun dettaglio e avere successo. Non si tratta solo di condividere ma di dare alle persone una vera e propria occasione di crescita, di arricchimento personale.

Cosa fare prima di dar vita all’incontro iniziale con il proprio gruppo? Si inizia con la preparazione dell’ordine del giorno, diffondendo così un programma all’interno del gruppo sulla piattaforma. Se si vuole realizzare un’attività è bene precisare con esattezza tutto ciò che si andrà a fare, spiegando ai componenti il loro ruolo. Va ovviamente indicata l’ora, unitamente alla sede.

Ciò significa che si deve disporre di uno spazio, lo si può chiedere a un ente, prendere in affitto o altro. L’importante è avere un luogo fisico in cui poter ospitare le persone e quindi attrezzato con il necessario. Meglio prepararsi con più opzioni contattando i proprietari o gestori. A tal proposito è opportuno informarsi se all’interno del gruppo ci siano persone con esigenze particolare, così da evitare di utilizzare locali con barriere architettoniche.

A chi conferma la partecipazione è bene inviare un’email come promemoria, con tutti i dettagli necessari alla partecipazione. Poi sarà utile affidarsi ai membri più attivi del gruppo per farsi aiutare qualora possa servire. Si intende chi sulla piattaforma partecipa con regolarità alle discussioni. Non si deve fare tutto da soli, sia perché si possono avere difficoltà, sia perché si coinvolgono maggiormente i componenti.

Ai nuovi membri è meglio scrivere personalmente e direttamente, così da instaurare un rapporto diretto. Per la parte pratica ci sono altri consigli utili a chi vuole aprire un Meetup e non ha molta esperienza. Vanno preparati cartelli, cartellini con i nomi, disporre di carta e penne, nonché di tutto il materiale che serve per realizzare l’attività proposta. Magari includendo bottiglie d’acqua e bicchieri se la durata sarà lunga.

Si inizia dando il benvenuto a tutti, si dovrebbe optare per accogliere personalmente ogni partecipante all’arrivo. Si fanno le presentazioni per facilitare la conoscenza personale tra i vari componenti e si deve mostrare interesse ponendo domande e facendo osservazioni. Sono questi i consigli destinati a chi inizia l’attività per la prima volta.

APRIRE UN MEETUP: OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Oggi sono moltissime le persone che utilizzano internet, ma sono in tanti a voler andare oltre e trasferire la socializzazione online nella vita reale. Insomma vogliono incontrarsi e discutere guardandosi negli occhi, condividere i propri interessi. Facebook, Twitter e le altre reti sociali non sono impostate per raggruppare le persone con interessi diversi e soprattutto per farle incontrare. Naturalmente ci si può organizzare, ma la piattaforma Meetup è stata concepita per questo.

Aprire un Meetup permette di sfruttare i benefici di software avanzati disponibili per computer e dispositivi mobili, così da fare un lavoro preparatorio via web, per poi arrivare agli eventi dal vivo. Non sono solamente hobbisti a usare questo sistema. Grazie a questo metodo sono nati movimenti politici e anche attività commerciali. Infatti con le tool create dall’azienda We Work si possono facilmente rintracciare le persone più interessate a una determinata tematica.

Quindi le si può coinvolgere e conoscere per poi incontrarle e sviluppare un percorso insieme. Va bene per iniziative culturali o di altro genere. Chiaramente rispetto a un social network tradizionale questa formula ha una forza maggiore. Funziona in tutto il mondo, ma consente di creare rapporti reali con i partecipanti. Lo sviluppo di progetti avviene offline, quindi questo è un valore aggiunto che permette di avere successo nell’apertura del Meetup.

 

Aprire una locanda: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
locanda_1561034733

A guardare bene il numero delle strutture ricettive presenti in Italia progettare di aprire una locanda potrebbe sembrare una mossa azzardata, eppure quest’attività commerciale potenzialmente garantisce ancora buoni margini di guadagno. Tutto però dipende dalle scelte imprenditoriali e dalle proprie capacità professionali.

In questo campo anche avvalersi di ottimi collaboratori fa la differenza sul mercato perché ai clienti va proposta la qualità dei servizi, cordialità e tanta professionalità. Dare vita dal nulla a una nuova attività in proprio richiede sempre un impegno costante e grande senso di responsabilità, senza tali presupposti è difficile contrastare i concorrenti e avere successo.

Prima di qualunque iniziativa commerciale è quindi meglio avere un quadro chiaro della situazione per capire bene cosa fare e in quale direzione muoversi. Principi di mercato da seguire per arginare i rischi e realizzare il progetto imprenditoriale creando un vero e proprio business di successo. Dopo le dovute premesse, ora vediamo nei seguenti paragrafi cosa fare per aprire una locanda: su cosa puntare, le voci di spesa da conoscere, iter burocratico e consulenza professionale, fino ai consigli finali.

APRIRE UNA LOCANDA: SU COSA PUNTARE PER AVERE SUCCESSO

Con una locanda generalmente è meglio puntare su una cucina semplice, genuina e molto gustosa. Vale a dire serve una cucina salutare fatta di prodotti locali e particolarmente appetitosi. Oggi i consumatori italiani e stranieri prestano molte attenzioni alla qualità e alla genuinità delle pietanze, per questo provare ad accontentarli è una scelta commerciale intelligente e redditizia.

Ingolosire i clienti con prodotti locali quali formaggi, salumi, carne e altre buone pietanze accompagnate da un buon bicchiere di vino artigianale è la cosa migliore per catturare le loro attenzioni e per soddisfare il loro palato.

Al pari di una buona cucina locale, bisogna però garantire ai clienti alcune camere dove dormire per passare qualche giorno lontano dallo stress e dallo smog delle grandi città. Quindi è necessario dedicare tempo anche all’allestimento della location sia per quanto riguarda la zona ristoro che relativamente alla zona notte. Camere da arredare in maniera accogliente e confortevole per creare un ambiente grazioso.

Aprire una locanda e gestirla in maniera efficace può diventare una scelta commerciale remunerativa perché, con dei servizi confortevoli, gli ospiti possono assaporare la genuinità dei prodotti artigianali e passare qualche bella giornata di vacanza o soggiornare per motivi di lavoro in piena comodità lontano da casa.

Con una struttura fatta bene e ben posizionata, magari immersa tra la natura e poco distante dai grandi centri, con la passione per la ristorazione e le tradizioni locali, con capacità ricettive, relazionali e imprenditoriali è realmente possibile avere successo e ottenere grandi soddisfazioni.

Stringendo il campo alla scelta della location individuarne una immersa nel verde della natura o comunque in piccoli suggestivi borghi oppure in un altro punto strategico, ben servita di mezzi pubblici e facilmente raggiungibile con i mezzi privati, con un parcheggio e ben visibile, favorisce di gran lunga il successo dell’attività commerciale.

Importante anche la scelta del personale, che deve essere fatta con grande scrupolo perché anche dai dipendenti qualificati e capaci dipenderanno le vostre fortune. Portare avanti un’attività del genere con collaboratori poco attenti alla causa e poco professionali è piuttosto complicato. Un rischio da non correre per non dare un vantaggio alla concorrenza.

APRIRE UNA LOCANDA: COSTI DA SOSTENERE

I costi per aprire una locanda non sono pochi, ma quantificare esattamente quanto spendere per avviare quest’attività non è facile. Più ragionevole conoscere le voci di spesa che maggiormente incidono sul capitale da investire.

Costi che sono direttamente collegati a vari fattori, come innanzitutto alla localizzazione della struttura, alle sue dimensioni e ai lavori di ristrutturazione per mettere non solo a norma gli ambienti dal punto di vista igienico-sanitario, ma anche per renderli graziosi e accoglienti.

Poi ci sono i costi per il personale, da retribuire secondo il contratto di settore e al quale versare i contributi previdenziali ed assistenziali previsti dalla legge italiana, per l’allacciamento delle utenze, per l’arredamento, per le materie prime, per dotarsi di hardware e software, per le procedure burocratiche e per la campagna promozionale.

Dato il corposo investimento previsto per aprire una locanda, si consiglia di informarsi dettagliatamente presso le istituzioni locali per conoscere eventuali finanziamenti di settore disposti dalle Regioni o dall’Unione Europea.

Per non perdere qualche buona occasione di accedere a un finanziamento agevolato è una buona abitudine consultare con una certa regolarità il sito ufficiale della Regione di riferimento nella parte in cui prevede la pubblicazione dei relativi bandi. Un modo per reperire informazioni anche sulle scadenze, sui tassi di interesse, sul piano di rimborso e sulle altre principali caratteristiche della misura a favore degli investimenti.

In fondo, poter contare su un finanziamento agevolato significa risparmiare un bel po’ di soldi proprio per i vantaggi proposti dalla natura del finanziamento stesso. Ovviamente bisogna comprendere bene di cosa si tratta e i requisiti per accedervi, cosa facilmente possibile con l’aiuto di un consulente.

APRIRE UNA LOCANDA: ITER BUROCRATICO E CONSULENZA PROFESSIONALE

Per aprire una locanda nel pieno rispetto delle regole è necessario in primo luogo concentrarsi sui lavori di ristrutturazione per rendere gli ambienti agibili, sicuri, rispettosi del piano urbanistico e a norma dal punto di vista igienico-sanitario. Per fare questo serve obbligatoriamente ottenere le autorizzazioni delle istituzioni competenti e il nulla osta dall’ASL.

Altri passaggi obbligatori sono la richiesta della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione alla Camera di Commercio, le aperture delle posizioni INPS e INAIL, la segnalazione al Comune di inizio attività, il permesso per esporre l’insegna e il pagamento dei diritti SIAE per la diffusone della musica.

Inoltre, trattandosi di un’attività commerciale destinata alla somministrazione di alimenti, per tutto il personale addetto occorre l’attestato HACCP. Un iter burocratico piuttosto lungo e difficile da seguire in autonomia, meglio invece affidarsi alla bravura di un professionista.

Sicuramente infatti è opportuno il ricorso a un commercialista, non solo per l’espletamento dei compiti burocratici utili per avviare la nuova attività imprenditoriale ma anche per la gestione futura. Per farlo è sufficiente informarsi presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino e mettervi così al riparo da ogni rischio. Non vale la pena rischiare sanzioni e perdite di tempo quando la soluzione è facile da trovare, soprattutto senza le dovute conoscenze del campo burocratico.

APRIRE UNA LOCANDA: CONSIGLI FINALI

Quindi per aprire una locanda è bene attenzionare la progettualità e l’intera gestione dell’attività commerciale. Catturare le attenzioni dei clienti è possibile solo attraverso un insieme di regole di mercato da non dimenticare mai.

Fare la differenza sul mercato e contrastare adeguatamente la concorrenza vuol dire saper offrire ai consumatori menù locali genuini e di qualità, un’ospitalità cordiale e confortevole, mettere in campo passione e competenza, effettuare uno studio di settore per individuare la location ideale e per capire il target di consumatori di riferimento, affidarsi a personale qualificato e cordiale, portare avanti un’opportuna campagna pubblicitaria basata su strumenti online e offline, e creare un’atmosfera accogliente e gradevole.

Tutti elementi fondamentali per gettare le basi del successo e garantirvi un pronto ritorno economico. Il cliente nella vostra locanda deve sentirsi come a casa, coccolato e servito con passione e professionalità. In questa logica tale mestiere richiede grande amore ed enorme pazienza perché senza questi presupposti è molto difficile avere successo.

Meglio quindi studiare bene il settore in partenza per non andare incontro a cocenti delusioni e gettare così al vento l’investimento prodotto. Improvvisare non serve a niente, anzi solo ad aumentare i rischi di impresa. Avviare una nuova attività commerciale è sempre un compito difficile, ancora più duro se non si seguono le corrette regole commerciali e non si studia ogni elemento fino ai dettagli. Buona apertura della vostra locanda!

 

Aprire un pizza hut: tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
aprire un pizza hut

Il marchio è statunitense e rappresenta le pizzerie made in USA. Aprire un Pizza Hut significa entrare in una catena che sta avendo successo in diversi Paesi del mondo. In Italia il licenziatario e promotore del brand è il gruppo Autogrill Spa. Quindi se si vuole avviare questi tipo di attività sfruttando un nome conosciuto e affermato si deve fare riferimento alla formula del franchising.

A rendere famosa la catena di pizzerie americane ha contribuito anche il cinema, sono infatti molte le pellicole di Hollywood. Sono queste ad aver attratto anche molti italiani che non hanno voluto mancare l’occasione di assaggiare le pizze targate USA nei loro viaggi negli States. Una cena da Pizza Hut è diventato un must, tanto da spingere alcuni imprenditori a investire nell’affiliazione per creare un punto vendita nella propria città.

Va precisato che per gli italiani abituati alla pizza napoletana, il prodotto statunitense è un po’ particolare. Infatti già dal suo aspetto sembra più una torta salata, ma gli estimatori di questo preparato sono davvero molti. Forse è merito anche del marketing portato avanti dalla società fondata il 15 giugno 1958 dai fratelli Dan e Frank Carney. Hanno iniziato il loro business a Wichita, una città del Kansas.

Negli anni sono cresciuti e hanno cominciato ad espandersi per arrivare ad oggi con 12 mila ristoranti presenti in 100 Paesi. Tra questi, da pochi anni, c’è anche l’Italia, ma i primi risultati non sono stati esaltanti. Attenzione, però, a non farsi condizionare da un inizio poco esaltante. I primi Pizza Hut italiani sono apparsi nella città natale della pizza nostrana e nei dintorni. Sebbene sul menù siano apparse ricette innovative il gradimento è stato minimo.

Con un po’ di cambiamenti i ristoranti italiani affiliati alla più grande catena del mondo specializzata nella pizza hanno cominciato a conquistare il pubblico. La complicità non è solo di ingredienti e ricette, ma anche di un software sviluppato per consentire ai clienti di comporre la propria pizza. Non viene realizzata al computer, ma si ordina con una formula digitale. Ci si siede al tavolo e si clicca sui vari ingredienti scegliendo così come far preparare la propria pizza.

APRIRE UN PIZZA HUT: LA BUROCRAZIA

Avviare una pizzeria è un business molto redditizio, sia perché la ristorazione risponde a un’esigenza delle persone, sia perché la pizza è economica e incontra così il favore del pubblico. Si tratta quindi di uno degli investimenti più sicuri al mondo, anche se ciò non significa tralasciare le competenze e l’iter burocratico. Due condizioni inevitabili per iniziare e avere successo.

Aprire un Pizza Hut consente di avere il supporto tecnico da parte dell’azienda a cui ci si affilia, ma c’è sempre una serie di passi da compiere da soli. Soprattutto in termini di burocrazia. Ecco perché affidarsi a un commercialista è consigliabile. Il professionista aiuta a preparare un business plan e quindi a valutare il contratto di affiliazione. Poi si occupa del disbrigo delle pratiche e fornisce la consulenza per la gestione fiscale dell’attività.

Quali sono gli adempimenti previsti? Non c’è nulla di complicato, ma bisogna fare molta attenzione per non sbagliare e incorrere in problemi che possono ritardare o bloccare lo svolgimento dell’attività. Intanto va considerato che questo tipo di ristorante deve avere un servizio da asporto e in più uno spazio in cui i clienti possano fermarsi a mangiare, ordinando al tavolo. Queste caratteristiche vanno stabilite per poter aprire la partita Iva e rientrare quindi nel giusto tipo di attività.

Così come tali informazioni servono per l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Una volta completati questi due passaggi si deve presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività al Comune. Va trasmessa in via telematica prima di aprire un Pizza Hut. L’ente rilascia l’autorizzazione e comunica le note relative all’impresa all’Azienda Sanitaria Locale e ai Vigili del Fuoco perché possano fare le ispezioni di rito.

Infatti loro rilasceranno una certificazione per attestare il rispetto delle norme igienico-sanitarie e antincendio. Senza il loro nullaosta non si può operare. Va comunque ricordato che se gli ispettori dovessero trovare qualcosa che non sia a norma si dovrebbe provvedere alla sistemazione entro un certo tempo e subire un’ulteriore ispezione. Questi sono gli adempimenti di avvio dell’impresa, ma ci vogliono anche alcuni requisiti.

APRIRE UN PIZZA HUT: I REQUISITI

L’iter burocratico per aprire un Pizza Hut è comunque condizionato dal possesso di alcuni requisiti. Non si tratta solo di competenze nella preparazione della pizza e nel servire i clienti. Ci vogliono un diploma di un corso professionale riconosciuto oppure di scuola alberghiera; un’esperienza di almeno due anni, svolta negli ultimi cinque anni, nel settore della ristorazione o della somministrazione di cibi e bevande; l’iscrizione al Registro Esercenti del Commercio.

Quest’ultimo requisito è essenziali per somministrare alimenti e bevande. Ma non basta. Bisogna essere in possesso dell’HACCP, ottenibile frequentando un apposito corso sull’igiene nella preparazione e nella conservazione di cibi e bevande. Al termine del corso si deve superare un esame. Poi vanno aperte le posizioni Inps e Inail per titolare e dipendenti al fine di garantire il trattamento previdenziale e quello assicurativo.

Aprire un Pizza Hut non è diverso da avviare una qualunque pizzeria, quindi l’iter da seguire è il medesimo. È bene sapere che se il titolare non si occuperà della preparazione delle pizze, ma assumerà un pizzaiolo, sarà lui a dover possedere la certificazione HACCP e quindi possedere titoli di studio ed esperienze nel settore. Questo è un modo per avviare l’attività senza dover seguire corsi o comunque aver fatto studi nel settore.

APRIRE UN PIZZA HUB: COSTI E FRANCHISING

Se si sceglie di aprire un Pizza Hub bisogna disporre sia del servizio da asporto sia del servizio al tavolo. Ovviamente significa sommare le spese per attrezzare il locale per adottare entrambe le opzioni. Vanno quindi installati il forno a legna, un bancone per servire i clienti che portano via il cibo, una sala con tavoli e sedie per i clienti che si fermano a mangiare, servizi igienici, spogliatoio per i dipendenti, magazzino in cui conservare gli ingredienti e arredi per la conservazione di cibi e bevande.

Chiaramente nei costi vanno conteggiati l’affitto dei locali, i salari dei dipendenti, utenze, tasse e oneri, inclusa l’imposta per la pubblicità dovuta al Comune per avere l’insegna. Non devono essere dimenticate le spese per le materie prime, assicurazione e marketing, essenziale per farsi conoscere e attirare i clienti. Non si può fare un calcolo preciso, perché ci sono molti elementi che variano da caso a caso, ma l’elencazione delle voci di spesa aiutano a fare i conti.

Pizza Hut è un marchio molto conosciuto e diffuso in tutto il mondo, quindi il primo beneficio del franchising è quello di mettere a disposizione un logo noto. Così si può approfittare e ridurre la spesa di pubblicità. Meglio ricordare che utilizzare un brand di successo aiuta a limitare i rischi di fallimento dell’impresa, perché molti clienti scelgono il ristorante proprio in base alla sua appartenenza alla catena.

I consumatori sanno già cosa si mangia e quanto si paga e per questo frequentano il locale. Il risultato è simile a quello di acquistare una pizzeria già avviata. Ovviamente il supporto tecnico, il marchio e la rete di cui si entra a far parte prevedono un costo. La spesa in questo caso si aggira sui 40 mila euro circa. La somma è onerosa, ma si tratta di un investimento che porta sicuramente ad avere un ritorno più che soddisfacente.

Avviare una pizzeria in franchising è una buona idea a livello economico. Intanto si tratta di uno dei settori più sicuri. Il comparto non conosce crisi, perché le persone devono mangiare e con Pizza Hut possono contenere la spesa. Basta mantenere un livello di qualità e di economicità, rapportando così il prodotto al prezzo. In questo modo i clienti non mancheranno mai.

Per comprendere la bontà dell’investimento basta fare attenzione alla quantità di scuole per pizzaioli nate negli ultimi anni in Italia. La cucina è sempre più importante nella vita delle persone, che amano essere stupite. A questo proposito è utile essere creativi e quindi proporre pizze diverse e innovative, da inserire nel menù accanto a quelle classiche, così da conquistare tutti i palati.

 

Aprire un centro diurno per anziani : tutto quello che devi sapere

By Giulia Malvestito,
aprire un centro diurno per Anziani

La situazione occupazionale italiana, nonostante le numerose iniziative per migliorarla, è ancora molto difficile. Nel nostro Paese trovare lavoro è complicato e i giovani non hanno tante possibilità di entrare nel mondo del lavoro. Alla luce di queste problematiche provare a mettersi in proprio non è una cattiva idea. In questa direzione aprire un centro diurno per anziani potrebbe essere la soluzione giusta ai problemi occupazionali del momento, sempre a patto di fare le cose per bene e in piena regola.

Stiamo parlando infatti di un’attività rivolta agli anziani e, quindi, adatta a chi sa rispondere a un livello di attenzioni piuttosto alto. Una persona anziana va attenzionata, amata, consigliata e trattata con il massimo impegno. Tanta pazienza e professionalità servono per avere a che fare con persone bisognose di cura, affetto ed estrema sensibilità.

Senza la necessaria pazienza meglio non lasciarsi neanche sfiorare dall’idea di dedicare parte delle proprie giornate agli anziani. Per dar vita a un business di successo con un’attività dedicata alle persone di una certa età è bene conoscere approfonditamente il campo, altrimenti si rischia un rapido fallimento.

I margini di guadagno esistono perché il numero di persone anziane in Italia è consistente, ma questo elemento da solo non basta a giustificare il buon esito dell’attività. Allora vediamo insieme come fare per aprire un centro diurno per anziani e puntare a guadagni soddisfacenti: servizi da offrire, costi da affrontare, procedure burocratiche e considerazioni finali. Di seguito quello che c’è da sapere.

APRIRE UN CENTRO DIURNO PER ANZIANI: SERVIZI POSSIBILI

Anche con un centro diurno per anziani il successo dipende dalla diversificazione dei servizi garantiti e dalla loro qualità. Offrire un bel numero di servizi generalmente aiuta a conquistare una buona fetta di clienti, a condizione però di non perdere mai di vista la qualità dei servizi proposti. Aprire un centro diurno per anziani è una cosa seria, sono quindi da bandire tutte le forme di improvvisazione.

Serve dunque una buona preparazione di base, la frequenza di un corso di operatore socio assistenziale può aiutare parecchio a vivere al meglio quotidianamente con una persona anziana. Trattasi di corsi di formazione molto utili per capire come fare a vivere a stretto contatto con gli anziani e come assisterli nel migliore dei modi.

Un anziano va trattato con le massime attenzioni, a partire dai servizi assistenziali tutto va curato nei minimi particolari. Igiene quotidiano, pasti, sorveglianza diurna e assistenza costante sono i servizi prioritari da assicurare agli anziani. Servizi principali possibilmente da affiancare con servizi di supporto psicologico, di trasporto e di infermieristica.

Trattasi di un campo che dà molte possibilità, opportunità da valutare anche attraverso uno studio di settore per capire le reali esigenze degli anziani della zona prescelta per la propria attività. Un’analisi di mercato non solo mirata a conoscere i bisogni degli anziani del posto, ma anche necessaria per capire la presenza o meno di concorrenti nelle vicinanze.

APRIRE UN CENTRO DIURNO PER ANZIANI: COSTI DA PREVEDERE

La quantificazione esatta dei costi da sostenere per avviare una nuova attività è sempre un’operazione complicata perché sono molte le variabili a determinare i costi effettivi. Di contro è possibile fin dagli inizi conoscere le voci di spesa da affrontare, cosa da fare attraverso una progettualità completa di ogni punto.

Una delle voci di spesa più incidenti sull’investimento da effettuare è sicuramente quella relativa al locale da destinare al centro diurno per anziani. Un locale da affittare o da comprare, a seconda della disponibilità di risorse finanziarie. Poi ci sono da considerare le spese per il personale, collaboratori da scegliere in maniera professionale e con una certa esperienza proprio per la delicata natura dell’attività da svolgere.

Inoltre, ci sono da affrontare i costi riconducibili agli allacci delle utenze (telefono, gas, luce, acqua) e al pagamento periodico delle stesse, e le spese per un eventuale servizio di trasporto. Dotarsi di un pulmino per accompagnare gli anziani fino alle proprie abitazioni potrebbe fare la differenza sul mercato perché la comodità è da sempre un aspetto molto apprezzato da qualunque tipo di cliente.

Infine, da non dimenticare neanche la cifra di denaro da investire in una buona campagna pubblicitaria. La visibilità di un’attività dipende anche da una promozione a 360 gradi, in grado cioè di sfruttare ogni canale pubblicitario disponibile. Oggi in campo commerciale senza un’adeguata promozione non si va lontano, un aspetto da non dimenticare mai per non offrire un assist alla concorrenza. Allora perché non pubblicizzare i propri servizi con un buon sito internet, con volantini, con qualche passaggio sule radio locali, etc.?

APRIRE UN CENTRO DIURNO PER ANZIANI: PROCEDURE BUROCRATICHE

Dal punto di vista burocratico aprire un centro diurno per anziani comporta un dispendio di tempo, impegno e denaro. Non è possibile dare vita a una nuova attività prima di ottemperare a una serie di obblighi di legge. Per prima cosa bisogna aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi alla Camera di Commercio, regolarizzare le posizioni INPS e INAIL e comunicare al Comune l’inizio delle attività.

Ricordiamo la possibilità di adempiere a questi obblighi con la Comunicazione Unica di Impresa, una procedura online pensata per accelerare i tempi di disbrigo in piena sicurezza. Una pratica informatica efficace e veloce.

Un iter comunque che richiede competenza ed esperienza perché abbastanza macchinoso, per questo si consiglia il ricorso a un professionista della materia. Vale a dire una persona con la preparazione adeguata per ultimare la documentazione burocratica nel migliore dei modi e senza alcuna perdita di tempo.

Provare a portare a termine l’intero percorso documentale in totale autonomia senza la professionalità del caso è azzardato, un rischio da non correre per non compromettere il buon esito delle procedure. In fondo non è difficile rivolgersi a un buon commercialista, basta far riferimento all’Ordine dei Dottori Commercialisti più vicino. Vista la facilità con cui è possibile affidarsi a un professionista del settore è quindi pura follia fare tutto da soli e rischiare di allungare i tempi di apertura per problemi documentali.

APRIRE UN CENTRO DIURNO PER ANZIANI: CONSIDERAZIONI FINALI

Riepilogando, in questo campo lavorativo contano il massimo impegno, dei collaboratori seri e professionali, pazienti e sensibili, dei servizi di qualità e un grande affetto e rispetto per gli anziani. A fare la differenza, più che in molti altri campi, con un centro diurno per anziani è l’aspetto umano perché spesso le persone di una certa età necessitano di confidarsi e dialogare con qualcuno che dimostra loro la massima fiducia.

Ecco perché la cordialità e qualche sorriso in più possono rendere le giornate degli anziani più serene e la loro permanenza nel centro più gradita. Con le persone bisognose di affetto la freddezza è la cosa peggiore, mentre saper dialogare con calore sincero è molto più opportuno. Difficile quindi portare avanti con successo il progetto imprenditoriale senza instaurare con i clienti un rapporto di fiducia e affetto.

In fondo, il passaparola tra famiglie e amici potrebbe rivelarsi il miglior veicolo pubblicitario per le fortune del vostro centro. Ottimizzare le strategie di mercato facilita la strada verso un business vincente e, in questo caso, e anche un modo per creare con gli anziani un positivo rapporto umano,

Stiamo parlando di un lavoro particolare e non di commercializzare articoli e prodotti, per questo occorre investire molte qualità relazionali nell’attività. Chi pensa di intraprendere un lavoro del genere senza tenerne conto è sulla strada sbagliata e non avrà molte chance di successo. Dopo le considerazioni finali, un grosso augurio per l’apertura del vostro centro diurno per anziani!