Aprire una country house in Umbria: tutto quello che devi sapere

Sebbene oggi si tenda a usare molto i termini agriturismo e country house ai più sfugge la differenza tra le due strutture. Nella prima ci sono limiti sul numero di stanze e sull’uso dei prodotti per la cucina, che devono essere prodotti, per il 50%, nell’azienda agricola in cui sorge l’agriturismo. Mentre nella seconda l’unico limite riguarda la ristorazione: il 70% degli ingredienti usati in cucina deve provenire da aziende agricole biologiche della regione. Da questi elementi si comprende la convenienza di aprire una country house in Umbria.

Si tratta di una struttura turistica e commerciale con pochi vincoli in un territorio con una buona presenza di turisti. C’è una maggiore libertà nella gestione per questo tipo di strutture, quindi si riducono i costi e si possono ospitare liberamente i viaggiatori. Cosa si aspettano gli ospiti delle country house? Prima di tutto un’accoglienza in un ambiente caldo e familiare. L’opposto degli alberghi tradizionali.

I clienti vogliono mangiare cibi genuini proposti con ricette tradizionali e desiderano trascorrere tempo in totale relax, lontano dalla frenesia della città. Inoltre a fare da attrattiva c’è la natura, protetta oppure incontaminata, con cui gli ospiti vogliono entrare in contatto. Ovviamente le country house sono in campagna, ma in posizione strategica per consentire ai turisti di visitare il territorio non solo con i suoi paesaggi ma anche con i suoi musei.

Le possibilità di guadagno sono elevate e quindi si tratta di una buona alternativa per chi è alla ricerca di un’occupazione. Molto spesso chi si avvicina a questo tipo di attività lo fa per avere un’entrata extra, quindi ha un lavoro e usa la country house per arrotondare. Può essere impegnata la famiglia, così da suddividersi i compiti e gli orari. La ristorazione non è comunque legata alla coltivazione e questo lascia molto più spazio per limitare la presenza in struttura dei titolari e di chi collabora con loro.

Si pensa più che altro al servizio di pernottamento ed eventualmente di preparazione dei pasti. Nulla vieta di aggiungere delle attività specifiche per migliorare la proposta rivolta agli ospiti. Indubbiamente questo aiuta a vincere la concorrenza con altre strutture simili. A disciplinare il funzionamento è la legge regionale dell’Umbria, quindi è opportuno al momento dell’avvio verificare eventuali variazioni nelle procedure o nei limiti.

APRIRE UNA COUNTRY HOUSE IN UMBRIA: REQUISITI

Aprire una country house in UmbriaChi desidera aprire una country house in Umbria deve rispettare alcuni requisiti contenuti nella legge. Non si tratta di vincoli nella gestione, ma piuttosto nella composizione della struttura e del suo stato. Infatti Bisogna disporre di un locale sicuro, abbastanza ambio, con la destinazione d’uso di tipo abitativo-residenziale. La Regione Umbria prevede che l’immobile usato sia la residenza dei titolari e che non diventi un’attività imprenditoriale. Come requisiti è assimilabile alla guest house.

Aprire una country house in Umbria significa operare nell’ambito turistico senza dover rispecchiare le caratteristiche tradizionali di alberghi e strutture ricettive. Proprio perché è un’attività senza vere e proprie finalità commerciali. Serve a dare agli ospiti una dimensione familiare, facendo vivere loro un’esperienza a contatto con la natura in totale libertà. Quando si intende avviare il lavoro si deve presentare la documentazione in Provincia, i cui uffici provvedono a consegnare la lista aggiornata dei requisiti strutturali.

Inoltre la classificazione alberghiera non si applica. Per aprire una country house non si ottiene una valutazione in stelle. Le strutture sono tutte messe sullo stesso piano, anche se si possono differenziare per i servizi offerti. Sebbene si debba prevedere il pernottamento insieme alla ristorazione, nulla vieta di avere una sauna oppure una piscina. Tutto deve essere nella stessa proprietà e quindi nella residenza dei proprietari.

In questo contesto cambiano quindi anche i doveri fiscali. Non ci sono vincoli, anche se ovviamente sui redditi derivati dall’attività chi li riceve deve pagare le tasse. Questo aspetto fa intuire che la burocrazia è quasi assente, se non per la parte dell’immobile. Bisogna documentare lo stato della struttura per poter iniziare ad accogliere i turisti.

APRIRE UNA COUNTRY HOUSE IN UMBRIA: PARTITA IVA E BUROCRAZIA

Non vi è alcun obbligo di avere la partita Iva per aprire una country house in Umbria. Questo è dovuto alla natura dell’attività, non considerata come un’impresa. Non essendo di tipo imprenditoriale non viene considerata ai fini Iva. Questo dipende dal regolamento regionale del settore turistico. Nel tempo potrebbe variare, quindi è bene verificare all’atto dell’avvio quale sia la normativa in vigore.

Inoltre, a questo proposito, è bene consultare il commercialista, perché sebbene le regole regionali esentino da tale obbligo, in base al ricavo registrato potrebbe essere necessario aprire una posizione iva in base alla legge fiscale. Tuttavia ci sono anche altri aspetti da considerare. Se ad esempio si aggiungono dei servizi oltre a quelli minimi previsti, a quel punto si potrebbe far rientrare la country house in una diversa categoria tra le strutture ricettive, passando così alla vera e propria attività commerciale.

La country house, come concepita, si propone come un lavoro occasionale. Ci sono comunque delle procedure da seguire. Prima di tutto bisogna rivolgersi allo Sportello Unico delle Attività Produttive della località in cui si trova la struttura. Va trasmessa l’apposita modulistica in via telematica. Meglio quindi recarsi all’ufficio per poter avere tutte le informazioni necessarie aggiornate alla data in cui si decide di aprire una country house in Umbria.

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività va quindi inviata al Comune, attraverso il SUAP e sostituisce la Dichiarazione di Inizio Attività. Questo atto deve essere fatto prima di avviare l’attività. Il Comune ha sessanta giorni di tempo per effettuare le verifiche. Cosa deve controllare? Il possesso dei requisiti da parte del richiedente. Per questa ragione devono essere allegati i documenti della struttura.

Ci vogliono la planimetria dell’immobile e la copia della polizza di assicurazione per la responsabilità civile. Riguardo all’assicurazione è bene precisare che al di là dell’obbligo è opportuno avere una copertura per eventuali danni, così da garantire la propria sicurezza per qualsiasi eventualità. Se dovesse accadere qualche incidente si è tutelati e lo sono anche gli ospiti durante il loro soggiorno.

Poi va trasmetta la richiesta del nullaosta igienico-sanitario alla competente Azienda Sanitaria Locale. La certificazione ha lo scopo di verificare il rispetto delle norme in materia. In particolare si controlla che la cucina sia idonea e che i locali siano dimensionati secondo quanto prescritto dalla legge. Inclusi gli spazi in cui si cambia il personale. Chi si occupa della cucina deve seguire le medesime regole vigenti nel settore della ristorazione.

Per qualsiasi dubbio è bene rivolgersi alla ASL del proprio territorio così da chiedere informazioni sulle disposizioni aggiornate. Periodicamente possono esserci delle variazioni circa le norme e le circolari di applicazione, quindi è bene raccogliere i dati nel momento in cui si vuole avviare l’attività. I controlli avvengono tramite un’ispezione dei locali. Se non emergono criticità viene rilasciata l’autorizzazione, altrimenti vengono prescritte le modifiche e si dovranno ottemperare le richieste degli ispettori in un certo tempo.

APRIRE UNA COUNTRY HOUSE IN UMBRIA: LE TASSE

Come accade per qualsiasi profitto derivante da un’attività lavorativa, anche occasionale, i profitti ottenuti da chi ha deciso di aprire una country house in Umbria vanno tassati. Siccome tale tipologia di struttura non è di tipo imprenditoriale, si applica una normativa concepita ad hoc. Si seguono quindi le regole previste per i redditi fondiari. Ovvero l’imponibile viene calcolato sulla base della rendita catastale dell’immobile.

Questo accade se l’attività è occasionale e vengono offerti i servizi minimi indicati dalla Regione. Se invece si interviene con un’offerta più articolata o comunque si decide di operare a titolo di impresa, la tassazione applicata è quella concernete i redditi diversi. Quindi i guadagni sono sottoposti all’IRPEF, seguendo gli scaglioni previsti dalla legge fiscale. Se la country house viene gestita come una vera e propria impresa, magari con la presenza di soci allora la situazione è ancora diversa.

A venire applicata è la disciplina che regola le società. Quindi i soggetti interessati dovranno pagare l’IRES e l’IRAP sulla base dei ricavi dell’attività. Su questo è bene confrontarsi con il commercialista. Infatti oltre alla legge regionale è bene verificare i propri obiettivi e quindi il giro di affari generato dalla struttura ricettiva.