Aprire un impact hub: tutto quello che devi sapere

Aprire un impact hub

Chi vuole mettersi in proprio per riuscire a crearsi una buona fonte di guadagno e far fronte ai tempi duri deve cercare un’idea vincente. Il criterio essenziale in ogni ambito è quello di saper innovare e seguire i trend del mercato. Aprire un Impact Hub rientra proprio tra le attività consigliate per le persone desiderose di avere successo e di fornire un servizio richiesto.

In un momento storico in cui le nuove imprese, le startup, sono le protagoniste dell’economia e ricevono particolare attenzione, concentrarsi su di loro è un modo per ottenere riscontro. Infatti loro puntano a conquistare il mercato cercando di ottimizzare i costi per far fruttare al meglio i capitali a disposizione. Per poter raggiungere questo obiettivo bisogna risparmiare sulla sede. Insomma serve uno spazio di coworking.

Serve una sede attrezzata in cui confrontarsi, lavorare, prendere contatti con altre persone, ricevere clienti e finanziatori. Avviare una sede affiliata a Impact Hub è sicuramente la migliore risposta da dare alle startup e alle persone che vogliono avere un ufficio per un tempo limitato, magari con giorni e orari fissi di settimana in settimana. Oltretutto il coworking permette ai clienti di conoscersi e scambiare idee.

Il guadagno per chi gestisce lo spazio arriva proprio dall’affitto. Ovviamente si devono prevedere varie formule per consentire alla clientela di decidere quale tipologia di canone possa essere più conveniente. Infatti qualcuno può averne bisogno una volta a settimana, qualcuno tutti i giorni, inoltre può essere utilizzato per poche settimane o per un paio d’anni. Dipende dai casi, ma bisogna organizzarsi.

Non mancano le difficoltà e neppure la burocrazia, ma facendo un buon piano di lavoro e facendosi assistere fin dalle fasi di ideazioni da un commercialista si possono velocizzare i tempi ed evitare gli errori. Il professionista supporta l’imprenditore nel disbrigo delle pratiche ma anche nella preparazione di un business plan e nella fase di affiliazione, necessaria per poter sfruttare al meglio i benefici proposti da Impact Hub.

APRIRE UN IMPACT HUB: IL MODELLO DA SEGUIRE E IMPOSTARE

Servono spazi molto ampi, un’atmosfera stimolante e qualcosa in più di un semplice ambiente di coworking. Aprire un Impact Hub significa dare alle persone un aiuto, un modo per crescere insieme. Non è solamente mettere a disposizione tavoli e sedie o qualche attrezzatura. Intanto il network a cui ci si affilia è uno dei più importanti nel mondo e la sua presenza in tanti Paesi permette di avere un confronto con altre realtà, da cui prendere spunto.

Inoltre unisce il coworking all’incubatore di idee mettendo al centro l’innovazione sociale. Avviare questo tipo di progetto significa dare una mano a chi vuole fare impresa per fare profitto, ma ciò deve avere una ricaduta sul territorio, dare modo alla comunità e all’ambiente di crescere insieme a loro. Si vuole creare così un legame tra le aziende e l’area in cui si sviluppa. Questo aspetto fa parte della filosofia di Imact Hub e deve diventare un leitmotiv per chi decide di percorrere questa strada.

Condivisi i principi ispiratori bisogna mettersi all’opera. I passaggi da seguire si suddividono in tre categorie: locale, affiliazione e burocrazia. Il primo punto è importante perché si tratta del contenitore da dare alla clientela, mentre il secondo prevede più che altro una procedura già stabilita da seguire. Allo stesso modo si fa per la parte burocratica, in gran parte seguita dal commercialista.

Sono questi i passaggi da fare per aprire un Impact Hub, che diventa a tutti gli effetti un’impresa, utile anche a crearne di nuove. Nel senso che all’interno dello spazio di coworking si vedranno nascere le startup. Infatti non tutti i clienti avranno già avviato la loro attività. Poi nasceranno nuove collaborazioni. Questi elementi potranno dare anche maggiori soddisfazioni di quelle economiche, che non mancheranno.

APRIRE UN IMPACT HUB: IL LOCALE

Disporre di uno spazio adeguato costituisce il primo passo da compiere. Del resto è indispensabile per l’affiliazione, per lo svolgimento delle attività, ma anche per calcolare i costi e redigere un business plan per valutare la convenienza del progetto. Quindi chi vuole aprire un Impact Hub deve cercare un locale adatto. A seconda degli obiettivi si decide la grandezza, ma più ampio è e meglio è.

In alcune grandi città ci sono strutture del genere con superfici che si aggirano sui 1500 metri quadri. Non bisogna necessariamente arrivare al medesimo livello, ma questo dato permette di comprendere facilmente che non ci si può limitare a locali di 100 metri quadri. Questo fa salire i costi, ma con qualche finanziatore è possibile far fronte alle spese iniziale e poi saranno le entrate a permettere di far rientrare gli investimenti e sostenere le somme impegnate per la gestione.

Per aprire un Impact Hub non si devono solo avere scrivanie e tavoli di lavoro, ma ci vogliono ambienti per eventi. Ad esempio sale per le conferenze, così da ospitare riunioni, seminari, anche feste aziendali. Questo indica che oltre ad affittare le sale si possono organizzare corsi specifici per i clienti. Ad esempio si invita un esperto che spieghi agli startupper come trovare i fondi per i loro progetti.

Un modo per dare alle persone un supporto più completo e guadagnare anche con i servizi. Non sarebbe male disporre di una cucina per invogliare gli ospiti a sfruttare la pausa pranzo, sfruttando l’ambiente per preparare e consumare un veloce pasto per tornare subito al tavolo alle loro attività. Poi vanno tenute in considerazione le esigenze della clientela e dei potenziali frequentatori del coworking.

Potrebbe essere utile un angolo da dedicare alla realizzazione di video oppure di posa fotografica. Molte aziende usano tali strumenti per creare le loro presentazioni. Dare loro la possibilità di farlo nell’Impact Hub sarà un ulteriore elemento per attirare nuovi clienti e avere successo. Potrebbe essere una buona idea di strutturare tale ambiente a prova di social. Ovvero di puntare su parti dell’arredamento ideali per diventare lo sfondo ideale per immagini da far circolare sui social network, non solo per pubblicizzare i progetti dei clienti, ma l’hub stesso. Si può anche aggiungere una biblioteca con testi dedicati.

APRIRE UN IMPACT HUB: AFFILIAZIONE E BUROCRAZIA

L’iter burocratico è molto simile a quello affrontato da una qualsiasi impresa. Si apre la partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, si effettua l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, trasmettendo poi la comunicazione di inizio attività al Comune competente territorialmente. Poi ci sarà l’ispezione dei Vigili del Fuoco per la verifica del rispetto delle norme antincendio. Questi sono i passaggi necessari per aprire un Impact Hub.

Ma per usare il nome si entra a far parte di una rete, che non è un franchising e tutti sono alla pari. Va tenuto presente che non serve personale, perché ci vuole un responsabile che coordini l’attività ma le altre persone possono essere collaboratori freelance. Per far parte del network si deve trasmettere una richiesta. Saranno gli uffici di Impact Hub a fornire la documentazione da compilare agevolando così gli aderenti.

La verifica viene fatta a partire dai curriculum dei fondatori per conoscere le loro competenze e accertarsi che abbiano le capacità necessarie alla gestione di questo tipo di attività. Non si tratta di avere qualifiche specifiche, ma piuttosto di avere un passato in linea con i valori e lo stile della rete. Se ci sono elementi o caratteristiche discordanti non si viene accettati. In ogni modo a vagliare l’istanza c’è una squadra di esperti, ma la decisione si prende a livello assembleare.

Sono tutti gli Impact Hub esistenti a votare sull’adesione, quindi a stabilire il futuro del nuovo punto della rete. Il processo è un po’ lungo, ma ci sono vari livelli attraverso cui passare. Si è associati, poi candidati, per arrivare infine all’approvazione definitiva. A differenza di un franchisor non pone vincoli alla strutturazione e non obbliga a fare acquisti di materiali. C’è la libertà degli associati purché si rispettino le linee generali di stile della rete.


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