Aprire un bar in aeroporto: tutto quello che devi sapere

Aprire un bar

In merito all’apertura di un esercizio commerciale quale il bar come luogo preposto alla somministrazione di alimenti e bevande, è necessario come in qualsiasi altra attività essere in possesso dei requisiti necessari.

Abilitazione all’esercizio a seguito dell’acquisizione delle norme che regolamentano attività di settore, SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande) ex REC, di cui si dovrà sostenere corso ed esame, apertura di partita IVA con conseguente iscrizione della società al registro delle imprese competenti, controllo che lo spazio prescelto sia a norma ed in regola sia per licenze che per requisiti all’attività prescelta, ulteriori autorizzazioni per la vendita e somministrazione di super alcolici od eventualmente tabacchi, ivi compresi diritti SIAE nel caso in cui si decidesse di diffondere musica ed immagini.

Se però l’apertura di un bar in generale contempla una serie di adempimenti legati alla legislatura in merito agli esercizi pubblici, aprire un bar in aeroporto diviene una scelta importante e non poco dispendiosa che però i ricavi futuri potrebbero ampiamente compensare.

La preferenza di intraprendere un’attività quale il bar all’interno di uno scalo aereo dovrà inoltre tenere presente che la somministrazione in aeroporto avrà la necessità di avvalersi di personale per una copertura di 24 ore ivi compresa la disponibilità alla turnazione.

APRIRE UN BAR IN AEREOPORTO: ASSEGNAZIONE DELLO SPAZIO COMMERCIALE

La continua crescita del traffico passeggeri negli ultimi anni a causa della differenzazione d’utenza che contempla il bacino turistico ma anche ed in forte ascesa di quello business, ha fatto si che gli esercizi commerciali all’interno delle aree aeroportuali abbiano notevolmente incrementato il loro fatturato.

E’ onesto però mettere al corrente che accaparrarsi uno spazio in quest’area di transito non è certo facile. Le compagnie che in genere ne gestiscono gli spazi, pubblicano periodicamente bandi atti ad entrare in lista per poter sperare di accedere alla selezione dei business plan che dovranno essere debitamente redatti, rivolgersi ad un commercialista è sostanziale, e prevedere oltre al progetto, previsioni di carattere finanziario sia per quanto riguarda i costi ed i ricavi che per la gestione del personale. Caccia quindi ai bandi aperti, ma anche iniziativa individuale nel pianificare di mettersi in lista nel caso si presentasse l’occasione di uno spazio disponibile.

Fondamentale essere consapevoli che questa scelta prevederà oltre ad un esborso relativo a tutti quegli aspetti inerenti l’inizio dell’attività, compreso l’arredo, la concessione di una royalty che l’esercente dovrà riconoscere alla società che concede la gestione. In genere la previsione va da un minimo dell’10% ad un massimo del 30%.

L’AVCP, ovvero autorità di vigilanza sui contratti pubblici, informa che per quanto riguarda i servizi di natura commerciale all’interno degli aeroporti, i concessionari di controllo, amministratori, possano avere margini molto ampi sia nella selezione dei progetti sottoposti che nella scelta dei soggetti.

Le modalità di presa d’esercizio di uno spazio per l’apertura di un bar in aeroporto sono due, o si stabilisce un tetto di fatturato da raggiungere, tetto che se onorato garantirà al concessionario di gestione la royalty concordata e se non raggiunto una percentuale minima garantita, in questo caso non è prevista una spesa d’affitto, o la formula del franchising. Quest’ultima strada, considerata la più percorribile a fronte della garanzia di affidabilità che il marchio stesso garantirà, viene in genere preferita in quanto si suppone possa facilitare la preferenza per ottenere la concessione.

Di contro, l’adesione alla formula in franchising prevedrà oltre che, anche in questo, caso, una royalty sul fatturato, una cifra da corrispondere alla casa madre.

E’ evidente che visto il contesto all’interno del quale l’esercizio si presenterà, il bar dovrà rispondere a dei requisiti che soddisfino e garantiscano, come chiaramente enunciato nell’informativa dell’AVCP (autorità di vigilanza sui contratti pubblici), la valorizzazione dello scalo.

Ora, se si indaga sui parametri richiesti da molti aeroporti internazionali, è evidente che un aspetto sostanziale per ottenere l’assegnazione riguarda l’anzianità e la professionalità della società che andrà a ricoprire il ruolo di ristorazione. La motivazione di richiesta di garanzie, come è facile intuire, è da ricercarsi ovviamente proprio nella tipologia di esercizio che dovrà essere condotto in maniera veloce ed efficace data la natura di transito dell’aeroporto, oltre alla capacità di poter pianificare e realizzare una tipologia d’offerta di prodotti di consumo facili e veloci da preparare.

A seguito di stime ed analisi, un altro elemento di valutazione per l’assegnazione degli spazi commerciali, è nei numeri di prodotto venduto nell’anno precedente da parte del richiedente che ne garantisce la bontà d’avvio e la professionalità.

Per i grandi aeroporti si parla di numeri considerevoli da mettere sul tavolo che possono arrivare anche a due milioni di euro di fatturato. E’ evidente che non si può quindi neanche lontanamente pensare ad una gestione di carattere famigliare o improvvisata.

Altro aspetto sostanziale inoltre da tenere in considerazione nel progetto di aprire un bar in aeroporto, è la stima del personale necessario alla conduzione dell’attività. La possibilità di sostenere un numero di persone (lavoratori) che garantiscano il servizio è richiesto venga tutelato dall’apertura di una fideiussione che ne copra i costi complessivi per un certo numero di anni o per un periodo concordato.

Chiaro è che tutto ciò viene richiesto per i grandi scali internazionali, ma non è escluso che il progetto di aprire un bar possa essere dirottato anche verso aeroporti minori. Fermo restando alcuni parametri e il vaglio del target di riferimento oltre all’affluenza, sarà necessario rivalutare i costi del prodotto offerto al fine di non indirizzare l’utente finale all’approvvigionamento o al consumo all’esterno dello scalo.

Si consiglia in questo caso di valutare tariffe maggiormente accessibili per poter lavorare sui numeri.

APRIRE UN BAR IN AEREOPORTO: COSTI E RICAVI

Per aprire un bar in aeroporto comunque, va tenuto presente che, oltre agli adempimenti sopra menzionati, è necessario non dimenticare il costo da dover sostenere nell’eventualità la copertura non avvenisse attraverso le royalty della superficie che al mq che si aggira attorno ai 2.500,00 euro (cifra indicativa), ed all’investimento in risorse per quanto riguarda la pulizia, le divise e lo stato delle superfici d’appoggio, gli approvvigionamenti di materie prime e nel caso in cui non siano contemplati nel franchising, se si aderisse a questa soluzione, quello dei macchinari, lo smaltimento dei rifiuti, l’illuminazione, l’insegna e quant’altro sia necessario al corretto svolgimento dell’esercizio. Altro costo non menzionato è quello riferito alle utenze completamente a carico del gestore, oltre al personale il cui inquadramento è da ravvisare in quello minimo dei pubblici esercizi corrispondente in genere al quinto livello.

Se quindi da una parte la scelta di aprire un bar in aeroporto prevede sostanziali investimenti, dall’altra i ricavi previsti sono veramente stratosferici e consentirebbero, oltre che ad un breve tempo di rientro dell’impiego di capitale, anche ingenti ricavi.

L’alto prezzo del prodotto di consumo presso un bar aeroportuale oltre ad essere generato dalla necessità di coprire i costi di gestione è dato dal costume del cliente di aspettarsi tariffe maggiorate per prodotti che normalmente consumerebbe a prezzi inferiori, lo stesso dicasi per altri luoghi di transito quali autogrill, stazioni ferroviarie ed altri.

Da non sottovalutare inoltre l’interesse oltre che del gestore anche dell’aeroporto stesso a questa maggiorazione ingente di prezzo. Quest’ultimo infatti, non potendo superare delle soglie stabilite in merito alla tassazione aeroportuale che gli farebbero perdere gli scali low cost, attingono alle royalty dei bar per garantire comunque o potenziare tutta una serie di servizi tra cui la sicurezza.

Scali importanti con milioni di persone in transito è chiaro che consentirà di “fare” il prezzo all’esercente più idoneo alle sue necessità di copertura, del resto non è un mistero che approvvigionarsi o consumere in un aeroporto, stazione, come si ripete, o autogrill prevedere costi superiori alla media, costi che, per quanto riguarda i passeggeri business viene coperto dalle società di provenienza.

Il frequentatore di zone d’imbarco di aspetta di pagare conti più salati rispetto alla media.

Unica regola a cui fare riferimento riguarda la possibile presenza di altri bar. Se si dovesse avere l’esclusiva d’esercizio nella zona pubblica o nella zona riservata è evidente che il costo del consumato, non avendo concorrenza, potrebbe essere stabilito sulla base del criterio dell’unica offerta sulla vastità della richiesta, viceversa se dovessero essere presenti altri bar, i costi dovranno essere concordati ed essere quindi uguali.

Ma se questo vale per i grandi scali, per i piccoli, verso i quali potrebbe essere indirizzata la scelta di aprire un bar, la valutazione del costo dei prodotti offerti come la tipologia di somministrazione dovrebbe essere letta per un pubblico diverso, in quanto a volte fidelizzato rispetto a quello dei grandi aeroporti.


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