Aprire un asilo privato: tutto quello che devi sapere

Aprire un asilo nido privato

Aprire un asilo privato non è così complicato come si possa pensare. Esistono infatti diverse soluzioni per chi intende indirizzarsi verso il settore della cura e dell’educazione rivolta ai bambini, un ambito che richiede grande attenzione ed un forte senso di responsabilità, ma che allo stesso tempo è in grado di donare numerose gratificazioni. Vediamo qui di seguito cosa occorre fare per avviare questo tipo di attività.

APRIRE UN’ASILO PRIVATO: LE DIVERSE SOLUZIONI

Quando si vuole aprire un asilo privato, si dovrà decidere anzitutto che tipologia di servizio si intende proporre. Rispetto ai decenni passati, oggi esiste un numero maggiore di soluzioni, tutte regolamentate dalla legislazione, che presentano un grado di flessibilità superiore e concrete possibilità di adattare le prestazioni in base alle risorse logistiche degli operatori. Si potrà quindi optare per un asilo nido in franchising, un servizio a tempo parziale o a tempo pieno o un micronido.

Anche chi desidera predisporre la propria abitazione all’accoglienza dei bambini potrà farlo, scegliendo la soluzione del nido famiglia in casa o della cosiddetta “tagesmutter”, termine mutuato dal tedesco che indica la figura di un’educatrice che lavora a domicilio, ospitando un numero limitato di utenti. Si dovrà poi definire il target del sevizio. In questo caso, al fine di evitare confusione, è bene acquisire familiarità con i termini esatti, che sono stati recentemente modificati rispetto agli anni passati.

L’espressione “asilo privato” tende ad indicare l’asilo nido, la cui definizione tecnica aggiornata è “nido d’infanzia”: si tratta di un servizio dedicato ai bambini di età compresa tra il terzo mese ed il terzo anno d’età. Il passo successivo è la frequenza della scuola dell’infanzia (dai 3 ai 5 anni, comunemente indicata come scuola materna). L’utenza di un asilo privato sarà quindi la prima infanzia, ossia i bambini fino ai 3 anni di età. Ovviamente il servizio potrà specializzarsi in una fascia specifica, o si potrà indirizzare verso un’utenza indistinta.

PREDISPORRE UN ASILO PRIVATO IN CASA

Se si intende aprire un asilo privato ma non si dispongono delle risorse logistiche ed economiche sufficienti per l’affitto o l’acquisto dei locali, si potrà offrire un servizio domiciliare presso la propria casa. Ovviamente occorrerà considerare alcuni aspetti importanti: l’abitazione dovrà essere adatta ad ospitare dei bambini piccoli e quindi dovrà essere anzitutto pulita, spaziosa, dotata di servizi igienici a misura di bambino e soprattutto munita di uno spazio per i giochi e per i pasti. Un valore aggiunto sarà la possibilità di usufruire di spazi verdi durante la bella stagione, con giardini o cortili sicuri ed accoglienti.

Un altro passo fondamentale consiste nell’ottenere le autorizzazioni per poter fornire questo servizio. Il personale, ossia la tagesmutter, dovrà essere in possesso di titoli specifici, che si potranno conseguire tramite la frequenza di appositi corsi. Successivamente occorrerà fare richiesta per ottenere l’autorizzazione ad adibire il proprio ambiente domestico ad asilo privato ed aprire una partita IVA per la fatturazione.

Ovviamente, chi intende aprire un asilo privato di questo tipo, dovrà procacciarsi i clienti, entrando in contatto con una rete di famiglie che potrebbero avere bisogno di questa modalità di servizio. Aprire un sito, un blog ed affidarsi ai social media potrebbe essere una scelta vincente, nonché un metodo per comunicare con i genitori in tempo reale grazie ai sistemi di messaggistica.

I SERVIZI DI UN ASILO PRIVATO

Se invece si ha il desiderio di aprire un asilo privato di tipo tradizionale, ossia situato in locali non domestici, si dovranno modulare dei servizi specifici. L’attività potrà includere la semplice custodia dei bambini, ma anche la mensa, il trasporto e l’organizzazione di eventi come feste o pomeriggi a tema. Questa scelta avrà un impatto sia sugli aspetti logistici dell’asilo, sia sul personale che si dovrà impiegare.

Relativamente a quest’ultimo punto, si dovranno assumere figure in possesso di certificati specifici, che sappiano inoltre interagire in maniera idonea con i bambini: pazienza, empatia, capacità di ascolto, conoscenza delle fasi dell’infanzia sono le chiavi per questo lavoro, insieme a spirito di squadra e buona sopportazione dello stress. Proprio a causa della fatica che questa professione comporta, i turni di lavoro non dovranno essere molto lunghi e l’aggiornamento del personale dovrà essere costante.

Dal punto di vista logistico, si dovranno anche in questo caso ottenere le relative autorizzazioni igienico sanitarie e di sicurezza sui luoghi di lavoro. I locali dovranno essere luminosi, adatti a contenere decine di bambini, puliti e sempre in ordine all’inizio della giornata di lavoro. Ecco perché è necessario inoltre includere nei costi un servizio di pulizia quotidiana che interverrà alla sera, una volta concluse le attività educative con i bambini.

APRIRE UN ASILO PRIVATO: GLI ASPETTI FINANZIARI

Aprire un asilo privato può diventare una scelta proficua, specie se l’attività è situata in una zona residenziale con un alto tasso di famiglie con bambini. Sarebbe quindi più utile predisporre questa attività in una grande città, ma anche i piccoli centri sprovvisti di servizi pubblici potrebbero rivelarsi particolarmente remunerativi, soprattutto quando i genitori sono costretti a fare i pendolari per lavoro. Valutare questi aspetti sarà decisivo ai fini della sostenibilità economica del progetto.

Se non si dispone dei mezzi economici per aprire un asilo privato, non bisogna disperare: attraverso una ricerca su internet e presso gli uffici pubblici, si potranno trovare dei bandi a favore della cultura, educazione ed infanzia, che potranno aiutare i potenziali imprenditori ad ottenere il capitale necessario per avviare l’attività. Si consiglia di estendere la ricerca anche ai finanziamenti europei e a quelli nazionali e regionali a fondo perduto, dedicati alle specifiche categorie di beneficiari, come le donne o i giovani disoccupati.

 


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