Aprire una ristobottega

Aprire una ristobottega significa dar vita a un’area enogastronomica dove i clienti acquistano a peso i prodotti alimentari, che possono poi decidere di consumare nel locale (al banco o al tavolo) o di portare via. L’obiettivo perseguito da chi intende avviare un’attività del genere è quello di dar vita a un locale che unisca i tratti salienti della bottega e del ristorante.
Prima di aprire una ristobottega è fondamentale sondare il territorio per conoscere i ristoratori concorrenti, la tipologia di clientela presente in zona, la raggiungibilità del locale per chi si muove con i mezzi pubblici e le possibilità di parcheggio per chi, invece, arriva in auto.
Dal momento che un locale del genere verrà testato inizialmente soprattutto dai residenti della zona, occorre che la ristobottega preveda nel menu un numero (anche limitato a quattro o cinque) di piatti ad un prezzo competitivo. Nella valutazione dell’avvio della suddetta attività commerciale, occorre sapere che in ordine d’importanza la ristorazione è preminente rispetto a quella dell’alienazione dei prodotti.

APRIRE UNA RISTOBOTTEGA: DA COSA INIZIARE

Il segreto per realizzare una ristobottega di successo è quello di creare dei rapporti di fiducia e di collaborazione con i produttori (a partire dagli allevatori di animali), con il cuoco e con l’intero personale di servizio.
L’attività della ristobottega deve puntare sulla qualità dei prodotti e della cucina. Il proprietario dell’attività deve essere un “gourmet” ossia deve essere una persona competente e in grado di portare sulla tavola piatti di eccellenza della gastronomia tradizionale locale.
Per chi è alle prime armi, si consiglia d’iniziare dai salumi e formaggi. Una volta acquisita la giusta esperienza, si può estendere l’offerta alla carne che richiede una competenza maggiore sia nella conservazione sia nella preparazione dei piatti. Il pesce, invece, richiede una gestione estremamente scrupolosa.
Inizialmente non è necessario partire da grandi spazi ma è possibile iniziare da locali più piccoli e incrementare gradualmente l’attività in funzione del successo raggiunto. Questo è il motivo per cui è consigliabile limitare gli interventi murari e le spese d’arredo allo stretto necessario. È consigliabile contrarre meno debiti possibili e contare essenzialmente sulle proprie disponibilità economiche.
Quindi, rendere confortevole e gradevole il posto è utile al raggiungimento del successo, ma è più importante mantenere appetibili i prezzi dei prodotti e/o piatti. In genere, è bene sapere che un’attività del genere non rende particolarmente ricchi ma, se gestita correttamente, può rendere il 15/20%.

LE DUE DIVERSE TIPOLOGIE DI RISTOBOTTEGA

Quando si decide di aprire una ristobottega occorre prendere una decisione in merito al “format” che s’intende utilizzare poiché ogni formula richiede spazi e investimenti differenti. In particolare, è possibile scegliere tra l’aprire una ristobottega artigianale e un pubblico esercizio.
Nella ristobottega artigianale la preparazione del cibo avviene alla presenza del cliente, il quale potrà gustarsi il piatto (che può essere un primo, degli antipasti o pizza) direttamente al bancone. Quindi in tale formula viene data la precedenza alla celerità del pasto e non sono necessari grossi spazi per esercitare l’attività.
Nel pubblico esercizio i menu offerti sono più elaborati e possono essere consumati con tranquillità al tavolo. In questo caso saranno necessari degli spazi più grandi che verranno utilizzati per essere adibiti a negozi, cucina e bistrot.

Aprire una ristobottega

GLI ADEMPIMENTI BUTOCRATICI PER APRIRE UNA RISTOBOTTEGA

Essendo la ristobottega un’attività a metà strada tra quella ristorativa e quella di vendita di alimenti, per il suo avvio sono richiesti ulteriori adempimenti rispetto a quelli previsti per l’apertura di una comune attività commerciale.
Accanto all’adempimento degli obblighi di comunicazione (di avviamento della nuova attività imprenditoriale e di denuncia d’inizio attività nel settore alimentare) al Comune del luogo in cui avrà sede la ristobottega, è necessario per lo svolgimento della suddetta attività il conseguimento della certificazione Haccp a tutela dell’igiene degli alimenti offerti.
Per l’ottenimento della certificazione di cui sopra, sono costantemente organizzati degli appositi corsi che si svolgono presso le associazioni di categoria del settore commerciale in cui si opera. In ultimo, un altro importante documento necessario per l’esercizio dell’attività è il certificato di agibilità dei locali.

QUANDO SUSSISTE L’OBBLIGO DELLA LICENZA PER LA SOMMINISTRAZIONE DEGLI ALIMENTI

Nella ristobottega la clientela ha la possibilità di comprare alimenti e di portarli via ma spesso sceglie di gustarli trattenendosi nell’area bistrot del medesimo locale. La normativa attuale prevede che per la consumazione degli alimenti con servizio al tavolo è necessario possedere la licenza per l’attività di somministrazione.
La licenza deve essere richiesta all’Ufficio del Comune, se sono consentiti ancora nuovi rilasci. In alternativa, è possibile rilevarla da chi ha chiuso l’attività. Se, però, non è previsto servizio al tavolo, ma un’area ristorativa self-service, non è necessario avere questa licenza.
La differenza tra mera vendita di prodotti e prodotti serviti al tavolo si fa sentire anche sul piano della tassazione, poiché nel primo caso l’aliquota IVA da applicarsi è del 22% mentre nel secondo caso è del 10%.
Per non andare incontro a degli errori contabili e fiscali, è utile munirsi di un apposito software che emetta un unico scontrino.

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.