Aprire una bottega equo solidale: tutto quello che devi sapere

Aprire una bottega equo solidale

Aprire una bottega equo solidale è un modo alternativo di approcciarsi al commercio che si pone come obiettivo quello di abbandonare la logica di sfruttamento dei Paesi in via di sviluppo e di realizzare produzioni sostenibili a livello economico, sociale e ambientale. Questa forma di economia mira a pagare ai produttori di origine e ai loro dipendenti un prezzo equo stabilito in base al costo delle materie prime e del contesto locale al fine di garantire standard di vita dignitosi. Inoltre le coltivazioni destinate al commercio equo solidale (fair trade in inglese) sono realizzate con un uso limitato di pesticidi e, dove possibile, con il metodo biologico.

Il mercato equo e solidale è una nicchia in costante espansione. In Italia c’è una voglia crescente di comprare cibi prodotti senza sfruttare il lavoro altrui e l’ambiente. A fronte di una minore disponibilità di risorse, i consumatori sono disposti a pagare un prezzo più alto pur di acquistare prodotti del mercato eticamente corretto. Avviare un’attività imprenditoriale in questo ambito consente quindi di soddisfare la domanda proveniente dai consumatori socialmente responsabili e di supportare i produttori più svantaggi dei Paesi del sud del mondo per migliorare le loro condizioni di vita.

Chi vuole aprire una bottega nel commercio equo e solidale deve avere la consapevolezza che i margini di guadagno sui prodotti sono un po’ ridotti rispetto ad una struttura convenzionale perché vengono favoriti i guadagni dei produttori del Terzo mondo. Tuttavia rimane una buona forma di investimento se si tiene conto del fatto che il consumo responsabile sta crescendo a livello globale. Inoltre porta grandi soddisfazioni e gratificazioni sul lato personale perché permette di coniugare le esigenze commerciali con i bisogni della collettività. Vediamo allora quali passi seguire per aprire una bottega equo solidale.

APRIRE UNA BOTTEGA EQUO SOLIDALE

Per prima cosa chi vuole aprire una bottega equo solidale deve specializzarsi partecipando ad un corso promosso da Fairtraid, l’organizzazione internazionale che gestisce i prodotti realizzati senza sfruttare i lavoratori e l’ambiente. Il corso mira a fornire una panoramica generale sul commercio equo: la sua storia, gli attori coinvolti, gli aspetti contabili e fiscali, le tecniche di comunicazione e di vendita. La formazione è una condizione necessaria per aprire un’attività in questo settore perché non si tratta semplicemente di vendere dei prodotti. Se fosse così si verrebbe schiacciati da concorrenti molto più forti.

Lavorare nel commercio equo significa portare avanti un progetto per uno scopo comune, che sia recuperare il lavoro nelle carceri o supportare i produttori più svantaggiati dei Paesi in via di sviluppo. Questo scopo deve essere spiegato ai consumatori, ma prima è necessario che sia assimilato dal gestore stesso attraverso la formazione. Solo così potrà coinvolgere un pubblico che non sa cosa sia il commercio equo e solidale. Un altro elemento chiave per aprire un negozio nel commercio eticamente corretto è scegliere con cura l’offerta commerciale per fare in modo che i prodotti, selezionati con criteri chiari e precisi, siano esclusivi e possano essere raccontati ai clienti.

I prodotti che tirano di più sono quelli alimentari (caffè, tè, cacao, zucchero di canna, banane) ma ci si può concentrare anche su prodotti utili di artigianato, come gli oggetti d’arredamento e l’abbigliamento. Per quanto riguarda il luogo dove aprire la bottega, non è indispensabile che sia nel centro cittadino o in zone di forte passaggio perché chi è interessato a questo mercato non vede l’ora di fare la sua parte per un’economia giusta e sarà quindi disposto a cercarvi. Certo, se il negozio è in centro può attirare anche persone non sensibili ai temi del commercio equo. In ogni caso, assicuratevi che la zona sia facilmente raggiungibile e dotata di parcheggio nelle vicinanze.

APRIRE UNA BOTTEGA EQUO SOLIDALE: REQUISITI E ITER BUROCRATICO

Cerchiamo di definire un iter burocratico per chi volesse aprire una bottega equo solidale. Per prima cosa occorre scegliere la forma giuridica. Questo di tipo di attività commerciale può essere svolta come ditta individuale, società di persone, società di capitali, cooperativa o associazione. La maggior parte delle botteghe assume una forma giuridica senza scopo di lucro (non profit). Una volta scelta la tipologia giuridica, si deve aprire una posizione fiscale (partita Iva) attraverso la cosiddetta “ComUnica” (Comunicazione Unica), mediante la quale ci si iscrive anche al Registro delle Imprese e si aprono le posizioni previdenziali (Inps) e assicurative (Inail).

Parallelamente occorre presentare al SUAP, acronimo di Sportello Unico delle Attività Produttive, del Comune competente per territorio la segnalazione di inizio attività. Il modello relativo all’esercizio di commercio al dettaglio di vicinato, reperibile presso lo sportello fisico del SUAP o sul sito web, deve essere compilato e inoltrato per via telematica. Una copia del modello contenente gli estremi dell’autorizzazione rilasciata dal Comune deve essere presentata all’Ufficio del Registro delle Imprese della provincia di competenza dell’esercizio. Sempre al Comune si dovrà richiedere l’autorizzazione all’esposizione dell’insegna.

È inoltre previsto un sopralluogo da parte del SIAN (Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione) dell’ASL per verificare il rispetto dei requisiti igienico-sanitari previsti dalla legge. Chi ha avversione per la burocrazia può delegare tutto ad un commercialista il cui prezioso intervento consentirà di prevenire molti problemi e di evitare sprechi, come quelli derivanti da sanzioni amministrative. Ricordiamo che per aprire una bottega equo solidale è necessario essere maggiorenni e aver assolto l’obbligo scolastico. Non può esercitare l’attività di vendita chi è stato dichiarato fallito e i condannati per un reato non colposo ad una pena detentiva minima di 3 anni.

QUANTO COSTA APRIRE UNA BOTTEGA EQUO SOLIDALE

È difficile stabilire quanto costi aprire una bottega equo solidale perché molto dipende dalle dimensioni del locale, dall’investimento necessario per l’eventuale ristrutturazione e dalla prima fornitura della merce. Non è necessario che il locale sia molto grande, può andare bene anche una superficie di 40-50 metri quadrati. Per quanto riguarda la fornitura dei prodotti, di solito ci si rivolge ai grandi importatori come Altromercato, Equomercato, LiberoMondo, ecc. La scelta dei fornitori non può basarsi sulla convenienza perché i prodotti del commercio equo devono essere etichettati da organismi certificati che garantiscano la conformità degli stessi prodotti a precisi standard.

A questi costi si aggiungono: le spese relative alla burocrazia, all’esposizione dell’insegna e ai diritti SIAE per la diffusione della musica all’interno del locale; il costo per la formazione; gli onorari dei professionisti interpellati; i costi per le utenze, la linea telefonica e l’accesso a internet e lo stipendio del personale. Volendo azzardare una cifra, l’investimento iniziale per aprire un piccolo punto vendita equo e solidale potrebbe aggirarsi intorno ai 50.000 euro.

Chi è interessato ad avviare un’attività nell’economia solidale ma non ha i soldi per finanziare la propria idea può scegliere di aderire ad un franchising. Affiliandosi ad un gruppo già strutturato le spese di avvio saranno più basse e i fornitori verranno presentati dalla casa madre stessa. Ovviamente ogni marchio propone diverse condizioni riguardo all’affiliazione. In questo caso la consulenza di uno Studio di Commercialisti diventa indispensabile per valutare la proposta di franchising ed evidenziare sia i vantaggi che gli aspetti critici dell’affiliazione.

CONCLUSIONI

L’obiettivo di aprire una bottega equo solidale è quello di ripartire equamente i profitti lungo tutto l’arco della filiera, riservando al produttore la quota massima del guadagno. Chi vuole iniziare questa avventura deve fare un’attenta analisi dei costi e pianificare tutto nel dettaglio, senza immaginarsi una crescita vertiginosa. Per pubblicizzare l’attività si consiglia di fare un uso massiccio dei social network e di fare in modo che ogni singolo cliente sia il principale veicolo pubblicitario, puntando sul passaparola. Non ci resta che augurarvi un sincero in bocca al lupo!

 

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Commenti

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  1. Giovanni Altea


    Salve, mi mandate il vostro indirizzo email per mandare il mio curriculum. Cordiali saluti

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