aprire un supermercato

Nonostante il fatto che i centri commerciali sembrino avere la meglio sui supermercati tradizionali, sono sempre numerosi coloro che decidono di inserirsi in questo settore. Una cosa è certa: aprire un supermercato può essere ancora una validissima alternativa a patto che si tratti di una scelta consapevole e, soprattutto, molto oculata. Affinché un supermercato possa dare i propri frutti dal punto di vista economico, è necessario mettere in pratica un piano di sviluppo capace di creare le condizioni per poter effettuare una previsione pressoché attendibile.

In caso contrario, si potrebbe correre il rischio di essere letteralmente travolti dai competitors. Ma quanto costa aprire un supermercato e quali sono le strategie da adottare? Una cosa è certa: per aprire un supermercato è necessario mettere in conto una spesa niente affatto irrisoria che, però, potrebbe essere ben ammortizzata in pochissimo tempo. L’importante è non sbagliare durante la fase progettuale. Ecco qualche consiglio utile che chi intende aprire un supermercato dovrà tenere a mente per evitare di andare incontro a conseguenze del tutto impreviste.

APRIRE UN SUPERMERCATO: ECCO COME FARE

La prima cosa da fare se si intende aprire un supermercato è quella di analizzare nel dettaglio il contesto nel quale si intende avviare la propria attività. In buona sostanza, è fondamentale che non vi siano altri supermercati vicini e che, dunque, la concorrenza non sia troppo elevata. In caso contrario, sarebbe davvero molto difficile riuscire ad avere la meglio su attività già avviate.

La location del supermercato, pertanto, è a dir poco fondamentale e da essa dipenderà il successo dell’attività nel suo complesso. Di sicuro, uno dei luoghi ideali per aprire un supermercato è il centro della città o del paese. In alternativa, si potrebbe optare per una zona residenziale o, addirittura, per una zona industriale. Ma perché è così importante la location? Il posto in cui dovrà essere aperto il supermercato è davvero molto importante perché racchiude in sé le prospettive di sviluppo dell’attività.

Sbagliare la location significa essere costretti a fare i conti con una clientela davvero molto bassa e di certo non sufficiente a rientrare della spesa sostenuta. Insomma, prima di scegliere il luogo in cui aprire il proprio supermercato è fondamentale tenere conto di moltissime variabili. A tale riguardo, è necessario precisare che quando si parla di concorrenza non si fa riferimento solo ed esclusivamente ad altri supermercati, ma anche ai piccoli negozi presenti nei centri storici. In linea di massima, la fidelizzazione del cliente potrebbe avere la meglio anche sulla grande distribuzione. Il consiglio più importante da non dimenticare riguarda il fatto che è sempre meglio optare per zone non sature. Il concetto è molto semplice: è sempre meglio avere a che fare con pochi competitors.

I competitors, infatti, nel frattempo potrebbero aver fidelizzato i propri clienti e, dunque, potrebbe essere molto difficile riuscire a guadagnare cifre importanti in tempi rapidi. Dopo aver individuato la zona in cui avviare l’attività, sarà necessario decidere se optare per l’affiliazione ad una catena o per l’attività in proprio. Come è facile immaginare, nel primo caso la fase relativa alla burocrazia sarà molto meno complessa e, soprattutto, meno onerosa. Nel secondo caso, invece, tutta la responsabilità sarebbe in capo al titolare al quale spetta il compito di pensare in prima persona ad ogni fase.

FRANCHISING O ATTIVITA’ AUTONOMA?

Nel caso in cui si dovesse optare per il franchising, è implicito che si potrà beneficiare di un supporto non indifferente. La merce, ad esempio, sarebbe costantemente controllata, il punto vendita verrebbe opportunamente predisposto ed i titolari sarebbero costantemente seguiti dallo staff tecnico. Ovviamente, nel caso del franchising non mancano, comunque, aspetti burocratici non indifferenti.

Anche con il franchising, infatti, è necessario ottenere l’apposita licenza per vendere gli alimenti, l’autorizzazione rilasciata dal proprio comune, una certificazione attestante l’esperienza di almeno 2 anni negli ultimi 5 anni nel settore alimentare o il possesso di un titolo rilasciato a seguito della partecipazione ad uno specifico corso presso la Camera di commercio. Se si ha intenzione di aprire un supermercato in maniera autonoma, in buona sostanza, la parte burocratica è la medesima, ma si dovrà fare a meno dell’appoggio del brand al momento dell’organizzazione e la strutturazione dell’attività.

Il franchising rappresenta un aiuto notevole nella fase di avvio dell’attività. Anche il solo fatto di agevolare l’apertura di un supermercato pensando agli arredi interni, alle strumentazioni e ad ogni attrezzatura necessaria è un aspetto molto importante che non deve essere affatto sottovalutato. Il franchising, d’altro canto, comporta anche una partecipazione ai guadagni. Attenzione, però: nonostante il titolare abbia il compito di versare una parte dei propri guadagni al frachisor, il guadagno potrebbe essere comunque molto consistente, tendo conto del fatto che le spese iniziali sono state decisamente minori se paragonate a quelle necessarie per aprire un supermercato in proprio. Proprio riguardo ai costi, è necessario fare una breve ma utile panoramica.

aprire un supermercato

APRIRE UN SUPERMERCATO: I COSTI

In merito ai costi, in primo luogo è necessario tenere conto del fatto che essi sono molto variabili. In pratica, i costi da sostenere sono legati principalmente al locale nel quale si intende avviare la propria attività. Inoltre, è importante tenere conto del fatto che acquistare un fondo, almeno all’inizio, costa molto di più che affittarlo.

A meno che, dunque, non si abbia molta esperienza nel settore, sarebbe preferibile optare per un affitto. In linea di massima, un fondo abbastanza grande per poter aprire un supermercato può costare circa 350.000 euro. Nel caso in cui, invece, si preferisse optare per uno spazio ancora più grande la cifra sarebbe destinata a salire in maniera a dir poco esponenziale. Il capitolo relativo agli investimenti, però, non è di certo finito qua. Oltre al locale, infatti, è necessario pensare a tutti gli arredi, alle attrezzature, al personale ed a tutte le spese correnti da sostenere.

Come non tenere conto, poi, del commercialista al quale deve essere affidato il compito di occuparsi della parte economica? Insomma, gestire un supermercato non è affatto una cosa semplice e, dunque, è necessaria la massima scrupolosità. Un errore di valutazione, alla lunga, potrebbe costare davvero molto caro e potrebbe compromettere l’intero andamento degli affari. Per questo motivo, prima di avventurarsi in una simile impresa, sarebbe preferibile consultare un professionista esperto del settore per qualche consiglio e/o suggerimento.

I MARGINI DI GUADAGNO

Come ampiamente anticipato, chi ha intenzione di aprire un supermercato deve essere disposto ad investire una cifra piuttosto cospicua. I costi, infatti, non sono affatto irrisori. D’altro canto, però, sono decisamente molto interessanti anche i guadagni. Addirittura, lavorando bene, si potrebbe riuscire a rientrare dell’investimento in pochissimo tempo. In merito al guadagno, è importante tenere conto del fatto che i prodotti freschi sono molto più remunerativi rispetto a quelli conservati. In ogni caso, per guadagnare cifre considerevoli è necessario riuscire a fare subito un volume d’affari piuttosto altro.

In genere, al titolare di un supermercato rimane una quota che si aggira tra il 2% ed il 3% dell’intero fatturato. In termini molto più pratici, se l’investimento è stato di 1 milione di euro, l’utile è di circa 20/30 mila euro all’anno. Nel caso in cui si dovesse decidere di aprire un’attività in franchising, i premi di produzione potrebbero davvero fare la differenza e consentire al titolare di arrotondare non poco. In genere, comunque, il guadagno è evidente. Tra l’altro, è importante tenere conto del fatto che i costi fissi non sono poi così cospicui. Ciò che conta è non sottovalutare il rischio di un insuccesso.

A questo punto è quanto mai evidente che aprire un supermercato non è affatto difficile. L’unica cosa da fare è tenere conto delle variabili presenti nel contesto in cui si intende avviare la propria attività e, ovviamente, fare i conti con il proprio portafogli. Dal budget iniziale da investire nell’attività dipenderanno gli affari e, quindi, è opportuno valutarlo con particolare attenzione e scrupolosità. In ultimo, è importante ricordare che l’alternativa del franchising è ideale per tutti coloro che non sono troppo esperti nel settore ma che, comunque, intendono aprire il proprio supermercato.

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.