Aprire un outlet online

Aprire un outlet online e iniziare a vendere prodotti, sfruttando il canale digitale, è divenuta negli ultimi anni una scelta sempre più vincente. L’opportunità di dedicarsi all’e-commerce è aperta sia per chi intende avviare una nuova impresa da solo sia per chi preferisce associarsi in franchising. È un’opportunità favorita da indubbi vantaggi: il quasi totale abbattimento dei costi fissi di gestione e l’opportunità di raggiungere un’elevata platea di potenziali clienti. Infatti, negli ultimi anni si assiste a un mutamento delle abitudini dei consumatori che propendono sempre più ad acquistare online, anziché recarsi direttamente in uno Store.

LE TIPOLOGIE DI ATTIVITÀ DI CESSIONE DI BENI SU INTERNET

La cessioni di beni su internet ha conosciuto negli ultimi tempi una costante evoluzione e si svolge secondo modalità diverse che sono principalmente riconducibili a tre diverse tipologie di attività:
– alienazioni che non costituiscono attività commerciale e che di conseguenza non possono essere tassate;
– alienazioni che costituiscono “attività commerciale occasionale” e che sono tassate ai fini Irpef;
– alienazioni che costituiscono “attività commerciale abituale”, e quindi attività d’impresa, che sono tassate ai fini Irpef e Irap e sono sottoposte ad Iva.
Per comprendere in quale categoria di attività si colloca l’apertura di un outlet online, è importante fare attenzione alle sue effettive modalità operative.

QUANDO L’APERTURA DI UN OUTLET ONLINE PUÒ DEFINIRSI ATTIVITÀ D’IMPRESA

Aprire un outlet online significa nella maggior parte dei casi esercitare un’attività imprenditoriale. A stabilire quando un’attività può definirsi imprenditoriale è l’art. 2082 del c.c. ai sensi del quale è imprenditore colui che “esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. Dal momento che l’esercizio di un’impresa implica innanzitutto l’adempimento di alcune importanti formalità sul piano civilistico, è indispensabile capire se aprire un outlet online costituisce o meno lo svolgimento di un’attività imprenditoriale.
Anche con riferimento all’e-Commerce, come accade già per i negozi classici, il requisito tipico che contraddistingue l’impresa è quello della professionalità. Quest’ultimo richiede che l’attività deve essere esercitata “in modo abituale e non occasionale”. La non occasionalità, però, non è riferita alla circostanza che i redditi prodotti dal commercio online non siano superiori al tetto massimo di 5.000,00, quanto piuttosto nel fatto che l’attività di vendita non sia esercitata in modo saltuario.
Sul piano fiscale, se la vendita di oggetti esercitata online rientra tra quelle che il Tuir (“Testo Unico delle imposte sui Redditi” di cui al D.P.R. n. 917 del 1986) definisce come attività commerciale, il reddito da essa prodotto viene sottoposto alla disciplina dei redditi d’impresa. Precisamente, questi ultimi sono assoggettati a Irpef, Irap e ad Iva.
È fondamentale, soprattutto nella fase prodromica all’apertura dell’outlet online, rivolgersi a un commercialista che si occupi di verificare se l’attività svolta abbia i requisiti per essere definita imprenditoriale e per essere sicuri di compiere i corretti adempimenti contabili (la tenuta dei registri), fiscali (apertura della partita IVA, liquidazione delle imposte e presentazione della dichiarazione dei redditi), previdenziali (contributi previdenziali) e assicurativi (iscrizione all’Inail).

Aprire un outlet online

L’ITER BUROCRATICO PER APRIRE UN OUTLET ONLINE

Se l’esercizio dell’attività costituisce un’impresa, il primo passo da compiere è quello di richiedere l’apertura della Partita Iva all’Agenzia delle Entrate. Successivamente, se l’attività è esercitata in forma societaria, si rende obbligatorio procedere all’iscrizione della stessa nel registro delle imprese conservato presso la Camera di Commercio.
Accanto a tali obblighi, occorre effettuare le comunicazione di avvio della nuova attività al SUAP (“Sportello Unico delle Attività Produttive”) del Comune, all’inps e all’Inail (quest’ultima comunicazione, obbligatoria in caso di presenza di dipendenti, viene resa a copertura degli eventuali infortuni sul lavoro e per la “Compliance” amministrativa).
In aggiunta, devono essere adempiuti tutti gli obblighi previsti dalla legge in termini di tenuta dei libri e registri contabili, delle liquidazioni e versamenti delle imposte, documenti attestanti i proventi di vendita ecc. Esistono poi delle regole specifiche per il commercio elettronico.

QUANDO LA CESSIONE DI BENI SU INTERNET NON COSTITUISCE IMPRESA

Stabilire che l’apertura di un outlet online abbia o meno natura imprenditoriale è di fondamentale importanza anche sul piano fiscale poiché è diverso il trattamento dei proventi derivanti da un’impresa rispetto a quello prodotti da un’attività che non costituisce impresa.
Se la vendita dei prodotti su internet avviene “una tantum”, non rientra nell’alveo delle attività commerciali. L’assenza della commercialità implica che i proventi derivanti dall’alienazione non sono tassati e di conseguenza non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi. Non rilevano neanche ai fini Iva e non comportano nessun adempimento formale.
Se, invece, la vendita dei prodotti avviene in modo occasionale (come ad esempio i beni venduti tramite “e-bay”), i relativi proventi si classificano come “redditi diversi” e, insieme agli altri redditi percepiti, formano il reddito complessivo del contribuente. Il suddetto reddito viene assoggettato a Irpef mentre non rileva ai fini Irap e Iva. Non sussistono, quindi, obblighi di tenuta dei registri Iva e non si è tenuti ad emettere né fattura né qualsivoglia altra ricevuta.

E-COMMERCE DIRETTO E INDIRETTO

A seconda delle “modalità di consegna” del prodotto, il commercio elettronico si distingue in “commercio elettronico diretto” e “commercio elettronico indiretto”.
Nel “commercio elettronico diretto” ogni fase dell’accordo (invio dell’ordine, esecuzione del pagamento, la consegna del prodotto) si svolge unicamente su internet. Per la tipologia del commercio, i beni venduti sono essenzialmente digitali (ad. es. un programma, una canzone, etc..).
Nel “commercio elettronico indiretto”, le fasi costituite dall’ordine e dal pagamento avvengono via web, mentre il prodotto viene consegnato direttamente all’indirizzo dell’acquirente.
Sotto il profilo fiscale, il “commercio elettronico diretto” si configura come una “prestazione di servizi”, sottoposta ad Iva nel Paese in cui si trova il domicilio del committente, ed è disciplinata dalla normativa comunitaria (“Direttiva 2006/112/CE e Risoluzione della Agenzia delle entrate del 3 luglio 2008, n. 274/E”) mentre il “commercio elettronico indiretto” si configura come una cessione di beni sottoposta a Iva ed è disciplinata dalla normativa nazionale oltre che da quella internazionale e comunitaria.
Se rivolto a privati consumatori, il “commercio elettronico indiretto”, è sottoposto alla medesima disciplina prevista in caso di “vendite per corrispondenza”. Secondo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate (Ris. n. 274 del 5 novembre 2009), per le operazioni che rientrano nel “commercio elettronico indiretto” non sussiste né l’obbligo di emettere fattura (art. 22, co. 1, n. 1), DPR n. 633 del 72) né quello di rilasciare scontrini o ricevute fiscali (art.2 del DPR n. 696 del 1996).

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.