Aprire un circolo pubblico: tutto quello che devi sapere

aprire un circolo pubblico

APRIRE UN CIRCOLO PUBBLICO: UN SERVIZIO ALLA COMUNITÀ

Avviare un’attività di questo tipo significa dar vita a una struttura associativa, infatti nella maggior parte dei casi si raduna un gruppo di persone con uno scopo specifico, generalmente culturale o ludico. Il numero di persone è variabile, ma a regolare i rapporti ci sono regole condivise che servono a dar vita ad un’organizzazione stabile e non professionale. Si intraprende un percorso comune per raggiungere determinati obiettivi. Aprire un circolo pubblico significa comunque fornire un servizio.

Ovviamente le finalità sono altruistiche, quindi l’attività svolta punta a portare benefici alla collettività. I circoli si rivolgono agli iscritti, ma le persone maggiorenni possono associarsi senza problemi, pagando una quota calibrata sui servizi offerti. I circoli hanno una sede fisica che risponde ai criteri ricercati per le specifiche attività praticate dai componenti. Ad esempio se si prevede di fare sport, tra le dotazioni della struttura ci saranno dei campi relativi alla disciplina di interesse degli iscritti.

All’interno di un circolo possono essere presenti anche un bar e un ristorante destinati all’uso dei soci. Durante la loro permanenza nella struttura hanno così la possibilità di bere e mangiare e naturalmente i prezzi applicati sono riservati agli iscritti e generalmente più vantaggiosi rispetto a quelli praticati dalle normali attività commerciali. I benefici corrispondono però ad alcuni requisiti da rispettare e normative da seguire in maniera scrupolosa, specialmente per l’apertura al pubblico.

Ci sono diversi adempimenti burocratici, ma con l’aiuto di un commercialista si possono affrontare le pratiche velocemente ed evitando errori che potrebbero pregiudicare l’avvio dell’attività. Il professionista assiste nella raccolta dei dati e nella redazione del business plan, consiglia e si occupa direttamente della compilazione e della presentazione dei diversi documenti richiesti dalla legge. In questo modo il gruppo può concentrarsi sul lavoro per l’apertura del circolo e per l’inizio delle attività.

L’esperto sarà anche utile durante la vita del circolo per l’assistenza fiscale, infatti sono previste specifiche regole per la tenuta dei conti e per il pagamento di tasse e imposte, quindi avere al proprio fianco chi ha la competenza necessaria si rivela una carta vincente. Va tenuto conto che le normative vengono periodicamente aggiornate e modificate, specialmente in materia fiscale, quindi bisogna sapere di anno in anno come comportarsi.

APRIRE UN CIRCOLO PUBBLICO: I REQUISITI

Il primo passo per aprire un circolo pubblico è riguarda la determinazione dello scopo. Si tratta di decidere quale sia la finalità che può essere culturale, sportiva, solidaristica, di promozione del territorio o di altra natura, a secondo degli interessi comuni del gruppo di persone che vuole costituire l’organizzazione. Bisogna prestare molta attenzione a questo aspetto, perché bisogna essere specifici e redigere uno statuto indicante lo scopo, che non potrà più essere modificato.

I soci fondatori possono essere quanti si vuole, ma mai meno di tre, perché questo numero è imposto dalla legge. Saranno loro a far parte del primo consiglio direttivo del nuovo circolo. Il compito dell’organo sarà quindi quello di redigere due copie di atto costitutivo e statuto da presentare alle autorità competenti per poter avviare il circolo. La loro redazione deve rispecchiare i requisiti previsti dalla normativa, ecco perché il commercialista può aiutare anche in questa fase.

Dopo aver preparato i documenti si procede recandosi presso l’Agenzia delle Entrate competente territorialmente per la registrazione e l’attribuzione del codice fiscale. Questa operazione comporta l’acquisto di marche da bollo da applicare sugli atti. Questa procedura consente di aprire un circolo pubblico, ma successivamente si può decidere di affiliarsi a un ente nazionale di promozione sociale, così da beneficiare di ulteriori agevolazioni e soprattutto di facilitare la gestione.

Infatti questo tipo di enti permettono di svolgere attività particolari come la somministrazione di alimenti e bevande, ovviamente ai soci. Tra i vantaggi si contano anche quelli fiscali, perché le organizzazioni nazionali con una certa quantità di circoli sparsi sul territorio possono usufruire di condizioni appositamente concepite dal Fisco e utilizzabili da tutti gli affiliati. Si ottengono altresì le autorizzazioni con maggiore facilità così da poter velocizzare l’iter e fornire più servizi agli iscritti.

APRIRE UN CIRCOLO PUBBLICO: IL FUNZIONAMENTO

Per aprire un circolo pubblico non è necessario interpellare un notaio e neppure richiedere il riconoscimento governativo, la cui procedura porterebbe solamente a un ritardo nell’avvio dell’attività. Quindi, a meno che non si abbia uno specifico obiettivo in tal senso, si può evitare di presentare istanza per tale atto. In ogni caso si registra lo statuto presso l’Agenzia delle Entrate. Il consiglio direttivo deve essere regolarmente eletto dall’assemblea, indetta periodicamente come previsto dallo statuto.

Il consiglio ha compiti esecutivi e deve quindi prendere le decisioni relative alla gestione del circolo e delle sue attività. Il presidente, anch’egli eletto dall’assemblea, deve dirigere il circolo e ha il ruolo di rappresentante legale, quindi è colui che ha la responsabilità di comparire eventualmente in giudizio per le cause che riguardano l’organizzazione. Avrà altresì l’onere di presiedere l’assemblea e di fare in modo che le regole contenute nello statuto vengano rispettate da tutti.

L’assemblea dei soci deve discutere e approvate i bilanci, elaborare il programma delle attività da svolgere e decidere su varie questioni gestionali seguendo le indicazioni fornite dal consiglio direttivo. Va ricordato che i vari organi, ad eccezione dell’assemblea, agiscono secondo mandati a scadenza, quindi una volta giunti al termine, si devono affrontare le elezioni. Nello statuto va normata la rieleggibilità del presidente e dei componenti del consiglio, ponendo dei limiti rispetto al numero di mandati.

I soci dovranno scegliere periodicamente, sempre come previsto dalle norme statutarie, nuovi rappresentanti affidando loro il compito di gestire le attività e dirigere il circolo. Per aprire un circolo pubblico bisogna sempre dotarsi di regole precise e di prevedere la trasparenza e la democrazia dei processi elettivi e gestionali. Ciò è richiesto proprio dalla legge e consente di affiliarsi a enti nazionali e a usufruire delle agevolazioni previste per questo tipo di organizzazioni.

APRIRE UN CIRCOLO PUBBLICO: L’ASSOCIAZIONISMO

C’è sicuramente una relazione con l’associazionsimo, ma chi intende aprire un circolo pubblico deve conoscere con precisione le differenze tra le varie tipologie di organizzazione. Infatti all’interno di un circolo si ha l’opportunità di gestire un bar o un ristorante di piccole dimensioni somministrando cibi e bevande ai soci. A parte le manifestazioni programmate e aperte al pubblico, con apposita comunicazione al Comune, tali servizi devono essere destinati esclusivamente a coloro che sono regolarmente iscritti.

I ricavi della vendita di cibi e bevande non può essere considerata attività commerciale e quindi non risultano essere imponibili fiscalmente. Tale beneficio tuttavia viene concesso solamente ai circoli affiliati a enti nazionali come previsto dalla legge. Per questa ragione è consigliabile prendere in considerazione la collaborazione con un’associazione di promozione sociale di livello nazionale e riconosciuta dal competente ministero. Non bisogna comunque dimenticare che la vendita di prodotti alimentari e delle bevande non deve essere lo scopo dell’organizzazione, ma solamente un corollario alle attività svolte.

Dovrà comunque essere richiesta un’autorizzazione per la somministrazione di cibi e bevande e seguire un corso di Haccp sulla sicurezza alimentare, superando l’esame finale. Inoltre il circolo deve essere strutturato all’interno di locali che rispettano gli standard urbanistici e sanitari stabiliti dalla legge. Questi aspetti non riguardano le associazioni, ma solamente i circoli. Va precisato comunque che non è richiesta la partita Iva, perché non si svolge attività commerciale.

Per le agevolazioni fiscali, però, bisogna avere uno statuto adeguato e tenere scrupolosamente i verbali relativi a tutte le riunioni dell’assemblea e del consiglio direttivo. Vanno debitamente compilati e aggiornati i registri dei soci e predisposti i bilanci. Gli utili, come accade per le varie tipologie di associazioni, non possono essere distribuiti tra i soci, ma devono rimanere all’interno del circolo per le varie spese da sostenere. Si possono eventualmente reinvestire per ampliare le attività o migliorare la struttura.

 

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