aprire un centro studi

La scelta di aprire un centro studi senza dubbio è generalmente motivata dalla forte predisposizione di alcuni soggetti a considerare un valore aggiunto la conoscenza, oltre che ad un valore sociale.

Aprire un centro studi significa accompagnare i giovani ad acquisire le informazioni necessarie che gli consentiranno in futuro di scoprire quali le loro inclinazioni ed interessi maggiormente congeniali. Il fine di orientarli alla scelta dell’ambito all’interno del quale vorranno proposi nella vita lavorativa è sostanziale.

Predisporre i primi o i meno giovani a competenza, fornendo loro formazione, è fondamentale e richiede un notevole senso di responsabilità sociale.

Ma se questo è vero, lo è altrettanto il fatto che in un panorama politico sociale come quello attuale, la precarietà degli insegnanti e la mancanza di lavoro spesso obbliga ad intraprendere attività professionali in proprio. Questo consente a laureati o agli stessi insegnanti, di scegliere di mettersi in gioco, al fine di creare un’attività di soddisfazione e nello stesso tempo remunerativa, tutto ciò a patto che abbiano compiuto il trentesimo anno d’età.

Decidere di aprire un centro studi comunque, come per tutte le attività, prevede una serie di adempimenti dai quali non è possibile prescindere.

La normativa fiscale, amministrativa e legale dovrà essere rigorosamente rispettata e ciò allo scopo di tutelare sia la propria attività, che la presenza dei terzi che saranno accolti nel centro studi.

La scelta delle persone di affidarsi ad un centro studi per la propria formazione, nel tempo è cresciuta nei numeri. Questo sempre più spesso a causa di carenze nel sistema scolastico e dalla necessità per altri di seguire corsi di approfondimento di materie specifiche o professionali.

Vi sono molte tipologie di centri studi che prevedono oltre ai tradizionali indirizzi formativi, anche settori di apprendimento specialistici versati allo studio delle lingue, dell’informatica, come variamente di quelli d’addottrinamento professionale specifico.

SCEGLIERE IL LOCALE PER APRIRE UN CENTRO STUDI

Come ogni altra attività il primo passo è di natura pratica. La valutazione del locale, la sua ubicazione sul territorio, la fascia di mercato di riferimento, rappresentano un aspetto sostanziale per dare l’avvio ad un’attività di questa tipologia.

La scelta del target e della natura del centro studi, sarà elemento principale su cui ruoterà la locazione che si andrà ad acquisire.

Il locale dal canto suo dovrà rispondere a tutte quelle norme previste in merito all’agibilità dello stesso, alla salubrità degli ambienti, alla norme igienico sanitarie con l’obbligo dei bagni per i disabili.

Da non dimenticare la sicurezza, aspetto che dovrà essere verificato dal Comune o dalla ASL di competenza ed eventualmente dai vigili del fuoco per quanto riguarda le eventuali vie di fuga.
Questo consentirà di ottenere le certificazioni previste per l’avvio dell’esercizio.

La decisione inoltre della location dove intraprendere l’esercizio, dovrà tenere in considerazione l’investimento economico, la progettualità degli spazi, i servizi previsti e non per ultimo il veicolo pubblicitario a cui si dovrà ricorrere.

ASPETTO LEGALE, AMMINISTRATIVO E FISCALE

Come per qualsiasi attività in cui si prevede l’apertura al pubblico, il centro studi deve evadere una serie di adempimenti a causa della sua natura a carattere continuativo e non occasionale.

La gestione di questi, pur essendo lineare nell’iter da seguire, molto spesso prevede delle clausole relative ai continui aggiornamenti delle norme vigenti, unitamente alla difficoltà di concertare tutti i passaggi necessari. Consigliabile, per non incorrere in errori ed eventuali sanzioni affidarsi a professionisti del settore che, oltre a sapersi muovere nell’intricato mondo della burocrazia, snelliranno i tempi di evasione delle pratiche consentendo un più agile, e non per ultimo sereno, processo di attuazione del progetto di apertura lavorativa.

Dare avvio ad un centro studi prevede innanzitutto l’invio di una comunicazione di inizio attività attraverso una segnalazione certificata che verrà presentata al Comune d’appartenenza, operazione che si potrà ormai inviare anche in via telematica tramite lo sportello preposto (SUAP). L’inizio attività dovrà inoltre essere reso noto, questo è possibile farlo anche contestualmente alla comunicazione precedente, al competente Registro delle Imprese e tutto ciò entro i 30 giorni successivi rispetto all’apertura dell’esercizio.

Quest’ultima operazione verrà richiesta al fine di provvedere alla regolamentazione degli adempimenti fiscali relativi alle posizioni INPS ed INAIL, questo in riferimento alle aliquote che si dovranno corrispondere proporzionalmente al reddito prodotto.

L’apertura della Partita Iva, sarà necessaria alla titolarità dell’impresa che dovrà inoltre contemplare una ragione sociale ed una denominazione.

Per entrare in possesso della Partita Iva, seppur semplice da ottenere recandosi presso gli uffici della Camera di Commercio, è consigliabile ottenerla attraverso una figura preposta quale il commercialista, che saprà orientare sulla tipologia di Partita Iva idonea allo svolgimento dell’attività.

Da non dimenticare l’apertura di un’assicurazione che tuteli il centro studi da eventuali incidenti di varia natura a cose e a persone.

Altro aspetto da considerare è relativo alle certificazioni, oltre a quelle pertinenti la staticità della locazione, la bontà delle norme igienico sanitarie e la sicurezza, anche il personale docente dovrà sottoporsi a verifica sierologica prima di iniziare l’attività. Quest’ultimo avrà l’obbligo di possedere titolo di studio che ne attesti le competenze acquisite o, là dove sia necessario, il superamento del concorso di abilitazione all’insegnamento.

Sarà inoltre richiesta dal Comune un’autocertificazione di tutto il personale non docente con relative copie dei documenti d’identità, il numero di classi, l’orario delle lezioni e ovviamente la tipologia di centro studi che si andrà a dichiarare.

Per ottenere inoltre il riconoscimento di scuola parificata, la domanda dovrà essere inoltrata al Provveditorato degli Studi alla fine di ogni anno solare.

aprire un centro studi

QUANTO COSTA APRIRE UN CENTRO STUDI

Poter prevedere dei costi è assolutamente impossibile se non si hanno degli strumenti idonei atti alla stesura di un business plan. In questo dovranno essere previsti sia i costi fissi dati dalle spese della locazione, dello stipendio degli impiegati e degli insegnanti, degli arredi, delle coperture assicurative come dei lavori di ristrutturazione, e di quelli variabili, materiale, spese d’utenza e quant’altro possa essere necessario nello svolgimento delle mansioni.

Molti consulenti danno indicativamente il costo di un centro studi intorno ai 15.000/20.000 euro, ma come detto precedentemente è necessario valutare singolarmente le proprie intenzioni e finalità. Consiglio spassionato è quello di rivolgersi ad uno studio di consulenza che garantisca per competenza un corretto studio di fattibilità ed una conseguente applicazione delle regolamentazioni in fase di apertura attività e di gestione della stessa.

SI POSSONO OTTENERE FINANZIAMENTI?

Il Decreto Legislativo 185/2000 sull’autoimpiego prevede la finanziabilità dei costi per l’apertura di centri di formazione secondo il concetto di Microimpresa.

Questo Decreto, se da una parte contempla la possibile copertura per i costi relativi all’acquisto di materiali, di ristrutturazione degli ambienti, di affitto dei locali, per la spesa d’utenza è prevista una copertura fino a 5.000 euro ammesso che il centro studi abbia ottenuto il titolo di partitario, dall’altro non prevede la finanziabilità dei costi per la formazione.
L’accenno precedente alla necessità di redarre un business plan con la pianificazione in fase di partenza di una previsione di spesa, sapientemente redatto da un professionista, potrà far accedere alla domanda per ottenere i fondi necessari al sostegno dell’attività.

Per quanto riguarda invece i centri di formazione non paritari, gli stessi, pur non potendo ottenere finanziamenti statali in quanto non riconosciuti dalla Costituzione italiana, possono invece accedere a delle agevolazioni fiscali e di esenzione dell’IVA, come i paritari, iscrivendosi agli elenchi regionali d’appartenenza.

 

FAQ: le risposte alle tue domande

1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?

Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.

2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?

Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.

3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?

Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.

4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?

Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.

5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?

Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.

6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?

Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.

7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?

Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.

8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?

Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.