Aprire un canile privato: tutto quello che devi sapere

aprire un canile privato

APRIRE UN CANILE PRIVATO: UN SERVIZIO PER LA COMUNITA’

Avviare una struttura adibita all’accoglienza e alla cura dei cani senza padrone significa aiutare gli animali e la comunità locale perché si evita il fenomeno dei cani randagi, ma aprire un canile privato richiede un certo impegno e il rispetto di specifiche procedure con controlli scrupolosi. Naturalmente la soluzione proposta permette di dare un contributo alla lotta agli abbandoni e poi cerca amorevoli padroni per gli amici a quattro zampe.

Va tenuto comunque presente che il canile ospita soggetti giovani, mentre i cani anziani sono destinati a un ricovero per animali, che generalmente li assiste per gli ultimi anni di vita. Questi esemplari devono essere accuditi in modo particolare e quindi le cure sono maggiormente complesse, ecco perché il canile può risultare più stimolante e semplice nella gestione quotidiana degli ospiti. Tuttavia è bene prevedere l’impiego di personale, perché servono attività specifiche.

Non si tratta solamente di far fronte alla pulizia o alla somministrazione del cibo, bensì alla cura delle malattie che possono aver contratto prima di essere stati portati al canile. Il veterinario e qualcuno in grado di sottoporre i cani ai trattamenti necessari con punture e medicine è sempre utile. Si devono quindi prevedere contratti di collaborazione ed eventualmente il coinvolgimento di volontari che possano aiutare il titolare nella gestione delle più diverse attività.

Non manca certamente la concorrenza rappresentata da altre strutture pubbliche o private, ma lo spazio per nuove attività del settore c’è, proprio perché la quantità di cani senza padrone è elevata in tutte le città italiane. Ci sono moli animali abbandonati nonostante le sanzioni e le pene previste per questi casi, quindi bisogna recuperare le bestiole lasciate sole e accudirle fino a quando non si trova un nuovo padrone.

Questo indica che l’apertura di un canile privato sia una buona idea, ma non ci si può improvvisare. Servono competenze specifiche per poter lavorare secondo le norme e con interventi efficaci. Infatti se non si conoscono bene i cani e non si sa come comportarsi si rischia di arrecare qualche danno e di non riuscire a ottenere le autorizzazioni previste dalla normativa vigente in materia di accoglienza e assistenza agli animali.

APRIRE UN CANILE PRIVATO: COME INIZIARE

La struttura privata non è molto diversa da quella pubblica per attività e composizione. Va inoltre tenuto presente che aprire un canile privato non significa certamente essere sottoposti a minori controlli e l’iter burocratico è comunque piuttosto complesso. Non si conta però sul sostegno statale o regionale, infatti i fondi saranno interamente provenienti dai privati e per questo motivo è necessario adoperarsi per trovare sostenitori.

Per autofinanziare il canile si ha bisogno di donazioni, raccolte fondi e altre iniziative benefiche volte a sensibilizzare le persone che possono contribuire economicamente a sostenere i costi di gestione della struttura. Questo elemento è essenziale per la sopravvivenza del canile, ma l’attenzione dovrà comunque focalizzarsi anche su altri aspetti come l’accoglienza dei cani. Precisamente si dovrà offrire loro un rifugio, curarli, addestrarli e riabilitarli.

Successivamente si dovrà cercare loro una nuova casa, possibilmente mettendolo nelle mani di persone amorevoli e disponibili a trattare l’animale con le dovute attenzioni. I veterinari dovranno visitare e monitorare il loro stato di salute, in modo da proporre l’adozione di cani in salute e senza problemi. Va comunque sottolineato che nei primi tre mesi trascorsi con la famiglia dovranno essere programmati controlli periodici da parte degli addetti del canile, così da assicurarsi che tutto proceda per il meglio.

La compatibilità tra il cane e la famiglia di adozione è una parte essenziale, al pari del libretto sanitario rilasciato dal veterinario prima della consegna ai nuovi proprietari. Il veterinario che collabora con la struttura deve occuparsi degli aspetti legati alla salute, mentre la verifica del rapporto tra il cane e le persone che lo adottano è un compito destinato ai responsabili della struttura e agli operatori.

Per aprire un canile privato bisogna informarsi bene sulle mansioni da svolgere e sulle normative vigenti. Proprio per questo motivo è utile rivolgersi a un commercialista. Il professionista aiuta il cliente nella redazione di un business plan per fare i conti dei costi, per raccogliere notizie sulle leggi e per disbrigare le pratiche previste correttamente e velocemente. Un esperto al proprio fianco è l’ideale per riuscire ad avviare l’attività con successo.

APRIRE UN CANILE PRIVATO: LA BUROCRAZIA E I LOCALI

Una volta definiti gli obiettivi, le mansioni e i costi da sostenere, bisogna iniziare ad affrontare la burocrazia. Il commercialista può occuparsi direttamente della compilazione dei documenti principali e della trasmissione, mentre restano in capo al titolare gli adempimenti previsti dalle normative sanitarie. Non ci si deve spaventare delle richieste della legge, ma per aprire un canile privato è bene seguire con attenzione ogni passaggio, altrimenti si può pregiudicare lo svolgimento dell’attività.

Va tenuto presente che oltre alle norme nazionali vanno applicate alcune regole locali che possono variare in base al comune e alla regione in cui si opera. Prima di chiedere quindi le apposite autorizzazioni all’Azienda Sanitaria Locale oppure al Comune e alla Camera di Commercio, bisogna farsi consegnare dagli uffici comunali competenti la lista degli adempimenti previsti sul territorio. Ovviamente ci si dovrà recare anche presso l’Inps e l’Inail per le iscrizioni relative alla posizione previdenziale e assicurativa del titolare e dei dipendenti.

Chiaramente si dovrà individuare la struttura più adatta per aprire un canile, che abbia una grandezza sufficiente ad ospitare gli animali e che garantisca il rispetto dei requisiti igienici, di spazio e di sicurezza previsti dalla legge. Meglio optare per un immobile con terreno collocato lontano dalla città, facilmente raggiungibile ma distante dalle zone urbanizzate per non arrecare disturbo agli abitanti quando gli animali abbaiano. Inoltre un’ampia area esterna aiuta per addestrare e far giocare gli ospiti a quattro zampe.

Per avere le giuste dimensioni è bene considerare che dovranno essere presenti i servizi igienici, un ambulatorio per le visite, un magazzino per le scorte, locali da chiudere per riporre le attrezzature, gli uffici dove svolgere le pratiche di adozione e i vari adempimenti burocratici, l’infermeria per gestire le emergenze e i trattamenti, una zona destinata all’isolamento per cani irrequieti o malati e quindi i vari box dove ricoverare gli animali.

I box devono essere riscaldati, facili da pulire e lavare e quindi da disinfettare. L’igiene è uno degli aspetti su cui puntano i controlli periodici effettuati dagli addetti dell’Azienda Sanitaria Locale per verificare che siano rispettati i requisiti di legge. Alla stessa ASL va presentata la domanda per l’autorizzazione dopo aver trovato la struttura. I suoi incaricati provvederanno a fare un’ispezione per essere sicuri che sia adatta ad ospitare il canile e quindi rilasceranno l’autorizzazione.

Si dovrà aprire la partita Iva e creare un’impresa da registrare alla Camera di Commercio e quindi assumere il personale necessario in base alla dimensione della struttura e quindi del numero di cani da accudire. Si farà quindi la comunicazione al Comune e si subirà anche l’ispezione dei Vigili del Fuoco in relazione alla sicurezza dell’immobile per le persone e per gli animali. Loro rilasceranno un nullaosta per poter utilizzare i locali.

APRIRE UN CANILE PRIVATO: I COSTI

Certamente ciò che più interessa, almeno in fase iniziale, le persone intenzionate ad aprire un canile privato è la spesa da sostenere. Non si può fornire una cifra precisa perché i costi variano a seconda della zona, della struttura e anche degli adempimenti, ma è possibile fare un calcolo generale per avere un’idea dell’investimento a cui far fronte e alla gestione dei primi tempi di attività. Per reperire i fondi si crea una società oppure si accende un mutuo o si avvia una campagna benefica.

Uno dei fattori principali della spesa è rappresentato proprio dai cani: ognuno ha un costo compreso tra 1.500 e 2.000 euro l’anno. Da questo dato si può fare un rapido calcolo. Se non viene adottato e resta in vita 14 anni, si spendono tra i 21 e i 28 mila euro. Non bastano però questi soldi ad assicurare il funzionamento della struttura. Infatti bisogna aggiungere le tasse, le utenze, il materiale per l’ufficio e le varie attrezzature.

Inoltre ci sono i costi delle autorizzazioni e delle varie pratiche, i salari dei dipendenti e le parcelle del veterinario. A seconda della zona in cui si desidera avviare l’attività le spese possono essere più alte o più basse, ma quelle menzionate sono le principali voci di bilancio a cui aggiungere i numeri per fare un calcolo preciso delle uscite a cui dovrà corrispondere un’entrata sufficiente. Il commercialista può essere un valido aiuto anche nella compilazione di questa parte di business plan.

 

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