Ogni anno, secondo le statistiche, sono soprattutto i giovani a chiedersi quale attività potrebbe avere successo e quale no. A tal proposito vogliamo fornire alcune informazioni utili su come aprire un ambulatorio di fisioterapia, poiché anche le start up in questo settore sono notevolmente in crescita. Il fatto che sia considerata un’attività da far decollare è soprattutto la consapevolezza, da parte dei pazienti, circa i benefici che un trattamento fisioterapico adeguato può apportare.
In effetti i fisioterapisti in Italia sono in aumento per numero e competenze acquisite proprio perché è largamente più diffusa rispetto al passato la cosiddetta “cultura del benessere”. In un buon percorso fisioterapico si possono prevenire problemi, risolverne altri riducendo anche l’eventuale assunzione di farmaci spesso nocivi nel tempo e ridurre il rischio di recidive su patologie che necessitano di fisioterapia.
I requisiti imprescindibili da possedere e raggiungere per addentrarsi in questa nuova attività sono:
- Accedere a corsi di studio validi ossia quelli organizzati dalla facoltà di Medicina e Chirurgia (a numero chiuso quindi annesso Test d’ammissione)
• Studio capillare delle materie di accesso al corso di Fisioterapia
• Tirocinio presso le strutture in convenzione diretta con l’Università
• Conseguimento del diploma di laurea triennale in fisioterapia (Classe L/SNT2)
• Esame di Stato che abilita all’esercizio della professione
• Localizzazione della giusta struttura fisica.
In aggiunta a tutto ciò, l’aspirante fisioterapista può decidere di completare la sua formazione attraverso Master, corsi di Laurea Magistrale (Classe LM/SNT2) ossia in Scienze della Riabilitazione e delle Professioni Sanitarie e raggiungere così una completezza formativa ottimale per lavorare in prima linea nel proprio centro di fisioterapia.
BUROCRAZIA OBBLIGATA PER APRIRE UN AMBULATORIO DI FISIOTERAPIA
Una volta ottenuta la qualifica attraverso la laurea triennale in fisioterapia oppure l’equivalente titolo di studio come Terapista di Riabilitazione e Osteopata si può passare all’analisi del corretto iter burocratico.
Passo numero 1. Avviare il proprio centro comporta una prima formalità che si esplica formalizzando l’apertura della società, segue la registrazione della partita IVA all’Agenzia delle Entrate e l’iscrizione dell’azienda nascente al Registro delle Imprese da effettuarsi presso la Camera di Commercio dell’Industria e dell’Artigianato.
Passo numero 2. Il fisioterapista, titolare del centro che s’intende aprire, deve essere iscritto all’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) e deve stipulare immediatamente una polizza professionale RC. Quest’ultimo punto è fondamentale per essere coperto in caso di denunce, errori medici e/o relative richieste di risarcimento da parte di un paziente.
Passo 3. La struttura in cui aprire il centro di fisioterapia deve rispondere a requisiti di grandezza minima a seconda dei macchinari da collocarci e delle prestazioni che s’intendono eseguire. Deve inoltre essere conforme in tutto e per tutto ai regolamenti comunali in materia di regime edilizio nonché totalmente in regola circa le norme igienico – sanitarie.
Passo 4. A questo punto si può presentare al SUAP del Comune, la cosiddetta Segnalazione Certificata di Inizio Attività. In base alla legge di “silenzio assenso”, si potrà procedere all’apertura dell’ambulatorio in questione non prima di 30 giorni dalla presentazione della domanda. Questo perché si ricevono comunicazioni su errate procedure nel caso in cui non si abbia l’autorizzazione per mancanza di requisiti o altro, se non si ricevono significa che c’è il via libera al proseguimento.
Passo 5. Fatto tutto ciò bisogna occuparsi del DPS, ossia il Documento Programmatico di Sicurezza relativo appunto alla sicurezza degli schedari, delle cartelle cliniche, dei registri e dei dati che saranno conservati nella struttura stessa. Un aspetto amministrativo necessario è proprio il rispetto normativo legato alla privacy, senza il quale nessuna struttura può essere autorizzata a lavorare.
COSTI E SPESE PER APRIRE UN CENTRO DI FISIOTERAPIA
Ci sono delle variabili che influenzano al rialzo o al ribasso il potenziale investimento iniziale per aprire un ambulatorio di fisioterapia:
- Dimensione del locale, metri quadrati di superficie utilizzabile
• Zona e posizionamento della struttura
• Macchinari
• Dipendenti
• Prestazioni.
Questi 5 fattori dipendono dalla tipologia di centro fisioterapico cui si aspira, più il locale scelto è grande in dimensione, metratura e ingombro esterno e interno, più i costi salgono. La zona scelta per la struttura è un’ulteriore componente che fa salire le spese: ci sono posizioni in città ampiamente popolate e altre meno, se la zona non gode di localizzazione territoriale strategica ma è più nascosta si avrà un abbattimento dei costi. Tuttavia è bene valutare i pro e i contro di tale scelta.
Un centro fisioterapico che gode di visibilità anche al passaggio semplice delle persone necessita di meno pubblicità cartacea, via internet o tramite altri canali, quindi una zona più popolosa, frequentata e in vista potrebbe far risparmiare sulla pubblicità con un buon ammortizzamento dei costi nel medio – lungo termine.
Le attrezzature e i macchinari che si vogliono acquistare dipendono sia dalla grandezza del locale, che andrebbe riempito idoneamente con sale ben attrezzate, sia dalle prestazioni che si vogliono offrire alla clientela. Per esempio se si punta anche alla riabilitazione fisioterapica in acqua è imprescindibile l’installazione di una piscina. Se ci si vuole occupare anche di tutte le malattie neuromuscolari, muscolo-scheletriche e viscerali, è necessario mettere in conto l’acquisto dei macchinari elettromedicali appositi.
L’affitto oppure il mutuo, a seconda se il locale è da acquistare o solo prendere in affitto, è un’altra concausa che farà oscillare le spese. Decidere, inoltre, se si vuole offrire un servizio a 360° che comporta un approccio medico multidisciplinare, è possibile prevedere nel centro anche la collaborazione di reumatologi, radiologi, neurologi e altri specialisti che a loro volta necessitano di macchinari specifici.
Utenze, arredamento e biancheria del centro, stipendi da pagare al personale e ai medici eventuali, software avanzati e tecnologia informatica adatta alla gestione di un centro fisioterapico e tutta la parte contributiva legata alle tasse e imposte da pagare sono fattori imprescindibili.
Tutto quanto considerato, si potrebbe partire con un investimento iniziale di 50.000 euro per avviare un valido ambulatorio di fisioterapia, fino a 70.000 euro per attrezzarlo “ad hoc”.
Le cifre indicate sono del tutto approssimative e oscilleranno verso il basso o verso l’alto a seconda del progetto che si ha in mente di realizzare.
PASSAGGI OBBLIGATI PER APRIRE LA STRUTTURA DI FISIOTERAPIA
Prima di lanciarsi in questa impresa si suggerisce un buon business plan così da avere le idee chiare e sapere a cosa si va incontro. Come detto, bisognerà decidere la grandezza della struttura dalla quale dipenderà sia il numero di attrezzature sia il numero di dipendenti che si dovranno assumere. Questo è naturale perché più grande è il centro e più prestazioni si possono offrire ai clienti ma a quel punto aumenta anche il personale necessario ad accogliere e prestare i servizi ai pazienti.
Dopo aver espletato le formalità burocratiche chiarite in un precedente paragrafo (iscrizione all’AIFI, Apertura Partita IVA, Polizza RC Professionale, SCIA di inizio attività al Comune di pertinenza, apertura posizione INAIL, rispetto della normativa sulla privacy) bisogna procedere con ulteriori ma fondamentali passaggi:
- Scelta dei dipendenti
• Verifica delle competenze, esperienze e abilitazioni/certificazioni in possesso dei dipendenti da assumere
• Richiesta al Sindaco per l’autorizzazione a fare la pubblicità sanitaria
• Aderire obbligatoriamente al Codice ATECO 86.90.21 di Fisioterapia che renderà identificativa e valida la professione in questione.
• Affidarsi ad un serio e competente commercialista per tenere tutta la contabilità e aggiornarla di volta in volta
• Attenersi scrupolosamente al Codice Deontologico del Fisioterapista.
Quest’ultimo punto è davvero importante perché include i diritti del malato e paziente in cura presso la struttura, un esercizio corretto della professione e dei tariffari perfettamente in linea con i prezzi minimi e/o fissi indicati proprio dall’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti che si occupa anche di stipulare un idoneo Tariffario Nazionale)
PERCHÉ APRIRE UN CENTRO DI FISIOTERAPIA INVECE DI UNO STUDIO PROFESSIONALE?
La risposta è semplice, un ambulatorio di fisioterapia presenta all’inizio dei costi leggermente più alti tuttavia consente di avvalersi di altri professionisti e collaboratori in maniera più snella. Inoltre si potrà svolgere una vera e propria attività imprenditoriale e nel caso in cui alla fine della propria carriera si voglia dare in gestione o vendere, tutto sarà fattibile e più semplice. Con uno studio professionale, invece, il fisioterapista rimane legato alla professione senza poter spaziare in altre aree comunque di competenza.
Non esiste una scelta giusta o una sbagliata, esiste la scelta idonea alle proprie esigenze. Rivolgersi ad uno specialista del settore, consulente e commercialista, permette di chiarire ogni dubbio su come creare la giusta sinergia tra il proprio lavoro e altri potenziali specialisti e consente soprattutto di ricevere uno studio di fattibilità per capire bene come aprire un ambulatorio di fisioterapia perfetto.
FAQ: le risposte alle tue domande
1. Quali sono i primi passi per avviare un'attività in Italia?
Per avviare un’attività in Italia è necessario seguire un percorso preciso che parte dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino alla gestione degli adempimenti burocratici. È fondamentale valutare attentamente il proprio progetto d’impresa, analizzare il mercato e redigere un business plan che tenga conto di investimenti, costi, ricavi attesi e obiettivi. Dopo questa fase iniziale, si passa alla scelta della forma giuridica più idonea (come ditta individuale, SRL o SRLS) e all’apertura della partita IVA. Vanno poi completate l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la comunicazione di inizio attività (SCIA) al Comune e la registrazione presso INPS e, se necessario, INAIL. Farsi affiancare da un professionista esperto può rendere il processo più semplice, rapido e conforme alle normative vigenti.
2. Quali sono le forme giuridiche più comuni per una nuova impresa e come scegliere quella giusta?
Le forme giuridiche disponibili per chi vuole avviare una nuova attività in Italia sono molteplici, ma le più comuni sono la ditta individuale, la società a responsabilità limitata (SRL) e la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS). La scelta della forma giuridica più adatta dipende da vari fattori, come la quantità di capitale iniziale disponibile, il grado di responsabilità personale che si è disposti ad assumere, le prospettive di crescita dell’attività, le esigenze fiscali e il numero di soci coinvolti. È fondamentale valutare attentamente ogni opzione con il supporto di un commercialista, poiché da questa decisione dipendono gli obblighi contabili, fiscali e giuridici futuri dell’impresa.
3. È possibile avviare un'attività con un budget limitato?
Sì, è assolutamente possibile iniziare un’attività anche con un budget ridotto, purché si scelga un modello di business compatibile con un investimento iniziale contenuto. Alcuni esempi includono le attività online, le professioni freelance o i servizi di consulenza, dove spesso non è necessario disporre di un ufficio fisico o di costose attrezzature. Inoltre, esistono diversi strumenti a supporto degli aspiranti imprenditori, come agevolazioni fiscali, bandi pubblici e contributi a fondo perduto, rivolti in particolare a giovani, donne e start-up innovative. Valutare attentamente i costi fissi e variabili, e pianificare le spese in modo oculato, è essenziale per costruire un’attività sostenibile anche in presenza di risorse economiche iniziali limitate.
4. Come posso trovare un’idea imprenditoriale adatta alle mie competenze e al mercato?
Trovare un’idea imprenditoriale valida non significa solo cercare qualcosa di innovativo, ma soprattutto qualcosa che rispecchi le proprie capacità, passioni ed esperienze pregresse. È utile partire da un’autoanalisi: quali problemi ti piacerebbe risolvere? In quali ambiti ti senti competente? A partire da queste domande si può costruire un’idea che sia non solo originale, ma anche fattibile e coerente con il proprio profilo personale e professionale. Contestualmente, è essenziale osservare il mercato: capire quali bisogni non sono ancora stati soddisfatti, quali servizi mancano in una certa area geografica, o quali tendenze stanno emergendo a livello nazionale e globale. L’incontro tra attitudine personale e domanda di mercato è la base più solida per sviluppare un progetto imprenditoriale duraturo.
5. Quali sono i vantaggi di affidarsi a un commercialista per avviare un'attività?
Affidarsi a un commercialista esperto fin dall’inizio del percorso imprenditoriale rappresenta una scelta strategica per evitare errori e ottimizzare ogni fase dell’avvio dell’attività. Il commercialista può guidare l’imprenditore nella scelta della forma giuridica più adatta, fornendo una valutazione personalizzata sulla base di esigenze fiscali, patrimoniali e operative. Inoltre, è in grado di occuparsi di tutte le pratiche burocratiche necessarie, come apertura della partita IVA, iscrizioni agli enti previdenziali e comunicazioni agli enti pubblici. Ma non solo: grazie alla sua esperienza, il commercialista può consigliare le migliori opportunità fiscali disponibili e offrire assistenza nella gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, contribuendo a costruire una base solida e conforme alla normativa per lo sviluppo dell’attività.
6. Quali sono le difficoltà più comuni che si incontrano nell’avviare un’attività?
Avviare un’attività comporta inevitabilmente una serie di difficoltà, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo imprenditoriale. Tra gli ostacoli più comuni vi sono la burocrazia complessa, che può risultare difficile da gestire senza il supporto di un professionista, e la mancanza di esperienza gestionale, che può portare a sottovalutare costi o tempistiche. Anche la scarsa conoscenza del mercato di riferimento o l’assenza di una pianificazione finanziaria solida sono criticità frequenti che rischiano di compromettere la sostenibilità del progetto. Altre difficoltà possono riguardare la scelta del regime fiscale più conveniente, la gestione della contabilità, o il reperimento delle risorse economiche per l’investimento iniziale. Affrontare questi aspetti con consapevolezza, supportati da un consulente esperto, può fare la differenza tra un’attività che decolla e una che fatica a partire.
7. Come posso valutare se la mia idea imprenditoriale è valida?
Per valutare la validità di un’idea imprenditoriale è necessario affrontare un’analisi approfondita sotto diversi punti di vista. Bisogna verificare se esiste una reale domanda per il prodotto o servizio offerto, definire con precisione il target di clientela, studiare la concorrenza e valutare il posizionamento di mercato. È importante anche stimare i costi di avviamento e gestione, e ipotizzare i ricavi potenziali in modo realistico. Strumenti come il business plan, l’analisi SWOT e la definizione del valore aggiunto dell’offerta sono fondamentali per ottenere una visione d’insieme e prendere decisioni consapevoli. Avere un’idea è il punto di partenza, ma verificarne la sostenibilità economica e la coerenza con il contesto di mercato è ciò che fa la differenza tra una buona intuizione e una vera opportunità imprenditoriale.
8. Serve per forza una figura esperta per gestire la burocrazia quando si apre un’attività?
Pur non essendo sempre obbligatorio, affidarsi a un esperto per gestire la burocrazia all’avvio di un’attività è fortemente consigliato. Gli adempimenti iniziali — come l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, la comunicazione al Comune (SCIA), l’iscrizione all’INPS e, se previsto, all’INAIL — richiedono precisione, tempi stretti e conoscenze tecniche. Un errore o un ritardo può comportare sanzioni o ritardi nell’inizio dell’attività. Un professionista, come un commercialista o un consulente d’impresa, conosce le procedure, i documenti richiesti e le eventuali esenzioni o agevolazioni disponibili, rendendo l’intero processo molto più fluido e sicuro. Inoltre, può suggerire il regime fiscale più adatto e semplificare la vita dell’imprenditore già dal primo giorno.

